giuseppe conte giorgia meloni

TUTTE LE GIRAVOLTE DEL CAMALE-CONTE – IL GIOCO DELLE TRE CARTE DI QUEL FURBACCHIONE DI PEPPINIELLO CHE ACCUSA MELONI DI AVER FATTO UN’OPPOSIZIONE “MORBIDA E COMPIACENTE” A DRAGHI, CHE LUI SOSTENEVA. E POI ACCUSA DONNA GIORGIA DI AVERE UN’IMPOSTAZIONE “NEOLIBERISTA TECNOCRATICA” DIMOSTRATA DALLA SCELTA DI GIORGETTI AL MEF, CHE CONTE SCELSE COME SUO SOTTOSEGRETARIO A PALAZZO CHIGI – ANCHE LETTA SULLE BARRICATE MENTRE RICHETTI NON ESCLUDE APPOGGI "NELL'INTERESSE DEL PAESE"

Maria Teresa Meli per il Corriere della Sera

 

MELONI CONTE

Il primo a parlare è Giuseppe Conte che promette un'opposizione «implacabile e intransigente». I dem invece, sottolinea Enrico Letta, sono «contrari al disegno presidenzialista» e faranno un'opposizione ferma. Ma i leader dei due principali partiti di opposizione, pur esprimendo entrambi un giudizio negativo sul governo, delineano due opposizioni diverse dopo il discorso di Giorgia Meloni.

 

Conte, che sfora i tempi di parecchi minuti e alza più volte la voce, attacca Meloni perché «in continuità con il governo Draghi»: «Il suo indirizzo economico potremmo sintetizzarlo come neoliberismo di ispirazione tecnocratica. Ma non è che alla fine l'agenda Draghi vuole scriverla lei? Non è escluso che otterrà l'appoggio anche dai banchi dell'opposizione», dice con una coda velenosa nei confronti del Terzo polo.

 

Seconda accusa: «Con lei Meloni ci sarà la corsa al riarmo. Non ha mai pronunciato la parola pace». Poi l'inevitabile difesa del reddito di cittadinanza: «Avete intrapreso una guerra contro i poveri. Mettete alla gogna chi guadagna 500 euro al mese, quando voi guadagnate 500 euro al giorno». A Meloni Conte non riconosce nemmeno la vittoria: «La vedo molto volitiva e sicura di sé, ma le consiglierei prudenza perché non rappresenta la maggioranza degli italiani».

 

MELONI CONTE 2

Il discorso di Letta comincia con gli auguri al nuovo esecutivo: «Il fatto che un mese dopo il voto ci sia un governo è il segno più evidente di chi ha vinto le elezioni e ha il diritto di governare». Quindi il segretario pd aggiunge: «Prendete il testimone dal governo che abbiamo sostenuto orgogliosamente e che ha fatto bene».

Ma, ed è questo il passaggio più importante dell'intervento del leader dem: «Noi faremo fino in fondo il nostro dovere, noi collaboreremo senza ambiguità, perché noi siamo alternativi. Ad esempio, sull'Ucraina potremo fare insieme scelte senza timore».

 

Nessuna difesa del reddito di cittadinanza, invece, da parte di Letta, almeno nel suo discorso in aula. Infine il richiamo antifascista con l'annuncio che venerdì, in occasione dell'anniversario della Marcia su Roma, andranno al monumento di Giacomo Matteotti.

 

meloni risponde a conte

Si sono alzati in piedi entrambi, Letta e Conte, applaudendo il discorso di Giorgia in diversi passaggi: quando la premier ha omaggiato le donne simbolo del Paese, il Papa, le vittime dell'alluvione nelle Marche, il personale sanitario e le vittime del Covid e la lotta alla mafia, con la citazione di Paolo Borsellino. Tributi a cui non ci si poteva sottrarre. Poi, quando sono intervenuti, hanno ufficializzato il loro no al governo Meloni.

 

In ogni caso, l'impostazione di Letta è più simile a quella del Terzo polo, in nome del quale Matteo Renzi ha incassato con «soddisfazione» l'apertura di Meloni sulla commissione d'inchiesta sul Covid. Carlo Calenda su Twitter non concede troppo alla neo premier: «Bene su reddito di cittadinanza e posizionamento internazionale dell'Italia. Bella la parte sulle donne. Il resto è fuffa».

 

GIUSEPPE CONTE CONTRO LA MELONI SU TIKTOK

Ma il capogruppo del Terzo polo alla Camera Matteo Richetti, come Letta, non esclude l'appoggio su «proposte serie» e nell'«interesse del Paese». Fuori dall'aula, tra i dem, dilagano i sospetti e i timori. Preoccupa l'eco di alcuni ragionamenti di Conte che sono giunti al Pd. Il leader del Movimento 5 stelle punterebbe al sorpasso nel 2024. Cioè alle elezioni europee. Per questa ragione l'ex premier non siglerà nessun patto per un coordinamento delle opposizioni e anzi continuerà a essere concorrenziale con il Partito democratico.

 

Questo non significa che in alcuni frangenti non vi potranno essere intese (nel Lazio, per esempio, il Movimento 5 stelle non ha ancora chiuso tutte le porte), ma l'obiettivo di Conte è quello di assumere la guida della sinistra sfilandola di mano al Pd e per questa ragione è necessario il sorpasso nel 2024. Ragiona preoccupato Matteo Orfini: «Il tentativo è chiaro, è quello di farci fare la fine dei socialisti francesi, con Conte che fa la parte di Mélenchon e Calenda quella di Macron».

giuseppe conte giorgia meloni atreju 1

CONTE LETTA

 

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