giuseppe conte

TUTTI AL “CENTRO” ASPETTANDO CONTE – DA ZAMAGNI A ROTONDI, DAL GRUPPETTO DI BENTIVOGLI A TABACCI, L'ETERNA TENTAZIONE DI FONDARE PARTITI CENTRISTI. MA NELL'ASSEMBRAMENTO TUTTI RESTANO DISTANTI. INTANTO IL PREMIER STA PREPARANDO IL TERRENO A UN SUO PARTITELLO CATTO-PROGRESSISTA E AMBIENTALISTA. MA OCCORRE UNA CONDIZIONE: LA DEFINIZIONE DELLA LEGGE ELETTORALE “E IN PARTICOLARE DELLE SOGLIE DI SBARRAMENTO”

Vittorio Macioce per “il Giornale”

 

Stefano Zamagni

Tutti al «centro» ma almeno a un metro di distanza. È una suggestione che ogni tanto ritorna nella politica italiana, ma questa volta sembra nascere dalla noia e dallo strano incantesimo che il Conte bis sembra aver gettato su questo Paese: non accade nulla, ma giù, sottotraccia, tutti si agitano. Il «centro» allora diventa il posto da cui ricominciare, dove dire: ci sono anch' io.

 

La prima domenica di ottobre si apre con una notizia che potrebbe sembrare irrilevante: nasce «Politica Insieme». È un partitino di «centro» che si definisce cristiano e popolare. Il fondatore è l' economista bocconiano Stefano Zamagni, uno dei padri del terzo settore e del volontariato come risorsa economica. A battezzarlo, questa mattina alla Camera, ci sarà il cardinale Giovanni Battista Re. Due citazioni per capire cosa vuole essere «Insieme».

gianfranco rotondi marco follini

 

La prima. «È un partito cristiano aperto a credenti e non credenti per cambiare l' Italia». La seconda. «Non basta ri-formare; occorre piuttosto tras-formare». Il «centro» è nostalgia. Il sogno di rivedere un giorno la balena bianca. Gianfranco Rotondi riconosce il segno della croce nell' avventura di Zamagni, ma non se la sente di camminare insieme a lui. Ha un suo progetto centrista, che presenterà venerdì prossimo a Saint Vincent. Il sogno di Rotondi è sempre lo stesso: ridare un destino alla Dc.

 

gianfranco rotondi

Finora non è riuscito a trovare i voti, ma come il capitano Achab non si arrende. L' unica differenza è che lui non vuole uccidere Moby Dick, ma resuscitarla. Il messaggio di auguri ai volontari di Insieme invece ricorda un po' Brancaleone: ite anco voi al centro sanza meta, ma de un' altra parte.

 

Non importa che il «centro» sia già occupato. È la terra promessa di Forza Italia. È lì che ci sono i voti perduti, quelli di chi alle elezioni preferisce restare a casa, di chi annulla, di chi si astiene e fa scheda bianca, dei disillusi, di chi non si sente ascoltato e rappresentato, di chi si è rotto le scatole, di chi non sta certo con i Dem, non è grillino e neppure sovranista, populista, conservatore o qualunquista.

 

calenda bentivogli

È soltanto liberale, che di questi tempi basta pensarlo e subito ti senti solo. Il «centro» poi è quello post piddino di Azione, il partito di Carlo Calenda, che un po' sa di Macron e un po' di cineteca. È il «centro» dove guarda Renzi per sentirsi ancora vivo. È il «centro» dove Giorgetti vorrebbe portare la Lega, per vedere se esiste davvero o, come pensa qualcuno, sia soltanto una leggenda. Il «centro», forse, è una speranza.

 

2 - GIUSEPPE CAMBIA ANCORA FACCIA E SOGNA IL PARTITO DEI CATTOLICI

Antonio Socci per “Libero quotidiano”

 

gianni letta carlo calenda marco bentivogli

Ora anche il povero san Francesco d' Assisi viene trascinato nelle lotte di potere interne al governo giallorosso. Il paradosso è che a "usare" il santo Patrono d' Italia ieri, ad Assisi, è stato quel Giuseppe Conte che è a capo della coalizione di governo più laicista e anticattolica della storia repubblicana: quella che ha fatto insorgere la Cei per la mancata riapertura delle chiese (scrissero che era minacciata la "libertà di culto") e che ha fatto insorgere la Cei pure per la legge Zan in cui i vescovi vedono "derive liberticide".

 

marco bentivogli

Il Capo del governo - secondo alcuni - sta preparando il terreno a un suo partito che vorrebbe dirsi addirittura d' ispirazione cattolica. Paradosso tipico di un' epoca e di un premier per cui le parole non hanno più nulla a che fare con la realtà. Peccato che lo smemorato Conte ieri, ad Assisi, sia incorso in una gaffe clamorosa. Per l' operazione che ha in mente infatti ha coniato uno slogan che invece di rimandare a san Francesco evoca involontariamente Licio Gelli: "Piano di rinascita".

 

Il sito della Stampa ha titolato: «"Piano di rinascita". Conte sdogana lo slogan P2». Perfino sul sito del Fatto quotidiano, il giornale più contiano, Antonello Caporale ha commentato desolato: «Chiamatelo come volete, ma non Piano di Rinascita». Eppure non è neanche la prima volta. Già il 4 giugno scorso Conte - parlando della ripartenza del Paese dopo il Covid - parlò di «Piano di rinascita nazionale». Tanto che l' on. Enrico Borghi, deputato Pd, protestò: «Eviterei definizioni tipo "Piano di rinascita democratica" oppure "Programma di rinascita nazionale". Almeno per la memoria di Tina Anselmi».

 

GIANFRANCO ROTONDI CON CAMICIA MULTICOLOR

Però Caporale ricorda che «anche dalla bocca di Nicola Zingaretti, il segretario del Pd, abbiamo udito questa superficialità lessicale, che è figlia di una colpevole e piuttosto insopportabile smemoratezza». Dunque ieri ad Assisi Conte c' è ricascato con il "Piano di Rinascita nazionale".

 

Però, secondo diversi osservatori e molte voci di palazzo, il premier starebbe caldeggiando un' altra rinascita: quella della Dc o di un partito della "sinistra Dc". A dire il vero ci sarebbe già la "sinistra dc" storica che fa parte del Pd (era la Margherita), ma di "cattolico" l' attuale Pd, a guida (post)comunista non ha proprio nulla. È piuttosto una sorta di "Partito radicale" di obbedienza tedesco-merkeliana con un' ideologia "politically correct" e la vecchia arroganza comunista.

 

renzi calenda

PUNTO D' INCONTRO Il possibile "nuovo" partitello cattoprogressista sarebbe il punto d' incontro di molti viandanti in cerca di alloggio politico. La prima carovana è quella di alcuni esponenti del mondo bergogliano, perlopiù generali senza esercito, in cerca di un qualche protagonismo politico. Hanno la sponsorizzazione della Cei e infatti ieri Avvenire, il giornale dei vescovi, lanciava l' operazione su un' intera pagina con questo titolo: «Cristiani e autonomi, partito al via».

 

 Sottotitolo: «Parte la nuova formazione politica. Zamagni: bipolarismo ha fallito, pensiero cattolico torni protagonista. Oggi, con il documento programmatico, saranno decisi nome e simbolo. Leadership collegiale: 21 membri». Ma la cosa più importante era il trafiletto che Avvenire affiancava all' articolo: «Tanti guardano al centro. Aspettando Conte». Effettivamente Conte-Godot è considerato l' aggregatore ideale di questo presunto centro moderato.

 

Ma, dice Avvenire, occorre una condizione: la definizione della legge elettorale «e in particolare delle soglie di sbarramento».

 

Ad agitarsi attorno al fantasma della Balena Bianca infatti sono in tanti e tutti pesci piccolissimi: da Italia viva di Renzi (reduce da una pesante batosta alle regionali) a quel che è rimasto dell' Udc, da "Noi con l' Italia" di Maurizio Lupi al gruppetto di Bentivogli, da quello di Giro fino al Centro Democratico di Bruno Tabacci (e non dimentichiamo Mastella, Casini, Alfano). Potrebbe essere Conte il "federatore" di un partitello "cattoprogressista-ecologista" intenzionato a mettersi sull' onda del papato (al tramonto) di Bergoglio?

 

Finora il premier aveva sempre tranquillizzato Pd e M5S che, ovviamente, sarebbero i più danneggiati da un' operazione del genere. Ma ultimamente sembra che agitare il fantasma di questo partito gli serva per tenere a bada Zingaretti e il Pd i quali - sentendosi rafforzati dal voto delle regionali - pretenderebbero di dettar legge all' esecutivo.

calenda renzi

 

VELATA MINACCIA Il governo in effetti è completamente impantanato, il Pd freme e vorrebbe dargli una scossa, vista la crisi galoppante del paese e il Recovery fund che si allontana, così il premier Conte risponde in due modi: da una parte lo "stato d' emergenza" che gli permette di alimentare la paura collettiva, rendendo molto difficile mettere sotto tiro il governo (magari coltiva pure la speranza di tornare a sermoneggiare in tv e far risalire la sua popolarità). Dall' altra risponde con la velata minaccia di essere lui stesso a dimettersi e chiedere elezioni anticipate capeggiando un partito che sottrarrebbe voti a Pd e M5S.

 

È quanto fa credere lo scaltro Gianfranco Rotondi, ritenuto molto vicino a Conte, con questo messaggio: «Alle elezioni anticipate - come diceva Prodi - non ci si va. Ci si casca.

mike pompeo giuseppe conte

Nel senso che a Palazzo Chigi saprebbero cosa fare se, al Senato, Renzi e un pezzo del Pd assecondassero un incidente parlamentare: Conte prima salirebbe al Colle per dimettersi, poi denuncerebbe davanti all' opinione pubblica l' agguato e il tradimento, e infine chiederebbe di tornare al voto». Magari è solo una minaccia, ma intanto il premier continua a tessere la sua tela, perfino verso certi settori del centrodestra. Infatti il prossimo week end a Saint Vincent concluderà una curiosa tre giorni sul tema: "Laudato si': la politica cristiana dal bianco al verde".

 

Per capire di cosa si tratta basta scorrere i nomi dei partecipanti: l' ex ministro verde Alfonso Pecoraro Scanio, Rocco Buttiglione, Renato Schifani e Michela Vittoria Brambilla. Sembra all' insegna del bergoglismo.

 

Dal primo dibattito ("L' enciclica Laudato si' cinque anni dopo: la cura del creato nuova frontiera dell' impegno politico dei cattolici") al successivo: "Cattolici ed ecologisti: è l' ora di un' alleanza per la terra?". Le conclusioni dell' 11 ottobre - celebrata la Messa - saranno tirate proprio da Conte dopo un discorso di Silvio Berlusconi (sarà interessante sentire cosa ne dicono Marco Travaglio e i grillini).

NICOLA ZINGARETTI E GIUSEPPE CONTE

 

Che tutto questo possa sfociare in un partito che abbia un senso è difficile immaginarlo. Ma resta lo stupefacente spettacolo di un premier che - non avendo nessuna identità politica - è pronto a "giocherellare" con tutte per restare a Palazzo Chigi (o magari salire su colli più alti). Mentre l' Italia è sull' orlo del baratro.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni sergio mattarella elezioni legge elettorale melonellum

DAGOREPORT – A CHE GIOCO STA GIOCANDO GIORGIA MELONI? NELL’ULTIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI HA TUONATO: “SE SALTA LA LEGGE ELETTORALE, CI SARANNO CONSEGUENZE INEVITABILI”. TRADOTTO: SALIRÒ AL COLLE PER PRESENTARE LE DIMISSIONI – EPPURE L’“INCIDENTE” PARLAMENTARE SUL MELONELLUM A QUESTO PUNTO SAREBBE LA SCUSA PERFETTA PER LA DUCETTA PER PROVARE AD ANDARE AL VOTO A INIZIO 2027 (MATTARELLA PERMETTENDO): PRENDEREBBE IN CONTROPIEDE IL CAMPO LARGO, CHE AL MOMENTO È SENZA LEADER E SENZA UNO STRACCIO DI PROGRAMMA, EVITEREBBE D DOVER AFFRONTARE MESI ECONOMICAMENTE DA INCUBO PER NOI POVERI CITTADINI, TRA INFLAZIONE E CRISI ENERGETICA, E BLOCCHEREBBE L’ASCESA DI ROBERTO VANNACCI – SENZA DIMENTICARE LA COMMISSIONE UE NON PIÙ DISPOSTA A TENDERE UNA MANO AI PATRIOTI TRICOLORE, MENTRE L’ONDA NERA TRAVOLGE L’EUROPA…

onorato renzi de luca manfredi

DAGOREPORT! FERMI TUTTI! VINCENZO DE LUCA SCENDE IN CAMPO: VENERDI’ PROSSIMO APRE LA LEOPOLDA INSIEME A RENZI. MATTEO LO VUOLE FRONTMAN DEL SUO PARTITO: “SOLO DI VOTO DI OPINIONE, CI PORTA IN DOPPIA CIFRA”. LO "SCERIFFO" E’ TENTATO, ANCHE PER SBARRARE ALL’ODIATO MANFREDI LA STRADA VERSO LA RIBALTA NAZIONALE. NON SOLO: IL SINDACO DI NAPOLI E’ LA PUNTA DI DIAMANTE DEL PARTITO DI ONORATO, NEMICO GIURATO DI RENZI. SAREBBE UNA BREZZA FRIZZANTINA PER L’ATTUALE CAMPO LARGO E LA SUA ATMOSFERA DA CAMPOSANTO… 

donald trump cina usa xi jinping

CERA UNA VOLTA IL BULLO DELLA CASA BIANCA! DAVANTI A XI JINPING, DONALD TRUMP SI È PRESENTATO COME UN QUESTUANTE, CON IL CAPPELLO IN MANO. IL TYCOON, IMPANTANATO NELLA GUERRA DEL GOLFO IN CUI SI È INFILATO, CON IL PREZZO DEL PETROLIO CHE PESA SUI PORTAFOGLI DEGLI AMERICANI E I CONSENSI IN PICCHIATA, AVEVA UN DISPERATO BISOGNO DI OTTENERE DAL PRESIDENTE CINESE ANCHE UNA MINIMA CONCESSIONE. HA CHIESTO AL DRAGONE LO STOP AL SOSTEGNO ALL’IRAN E HA MESSO SUL TAVOLO I TEMI DELLE TERRE RARE, DEL COMMERCIO DEI CHIP E DEI DAZI – MA XI, CHE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, HA NICCHIATO SU TUTTE LE RICHIESTA DI “THE DONALD” E HA POSTO COME CONDIZIONE PER QUASIASI TRATTATIVA LA FINE DEGLI AIUTI AMERICANI A TAIWAN – ALLA FINE DELLA FIERA, TRUMP APPARE ANCORA PIU’ AZZOPPATO DI PRIMA E  XI JINPING NE ESCE COME IL GRANDE VINCITORE…

monteleone corsini malara giletti daniele

DAGOREPORT - A VIALE MAZZINI C’E’ MARETTA INTORNO A “FILOROSSO” E AL SUO CONDUTTORE, ANTONINO MONTELEONE – PER RAGIONI DIVERSE, PAOLO CORSINI, MASSIMO GILETTI, ELEONORA DANIELE E LA REDAZIONE DI “MI MANDA RAI TRE” HANNO I NERVI A FIOR DI PELLE – I BASSI DATI DI ASCOLTO DI “FILOROSSO” METTONO IN CRISI IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, PAOLO CORSINI, E SOPRATTUTTO IL SUO VICE, GIUSEPPE MALARA, PRINCIPALE SPONSOR DELLA TRASMISSIONE – PER CORRERE AI RIPARI E CONTENERE L’EMORRAGIA DI TELESPETTATORI, SI VALUTA DI CAMBIARE IL GIORNO DELLA MESSA IN ONDA, ORA FISSATO AL MARTEDI’ - IL CDR APPROFONDIMENTI CHIEDE UN INCONTRO URGENTE AI VERTICI…

giovanni malago giancarlo giorgetti andrea abodi

DAGOREPORT - MALAGÒ È SOTTO ASSEDIO E RESISTE AL TENTATIVO DEL GOVERNO (ABODI E GIORGETTI) DI SPODESTARLO DALLA GUIDA DELLA FIGC – I CLUB DI SERIA A, SUOI GRANDI ELETTORI, FANNO QUADRATO ATTORNO A LUI CHE DOMANI, IN CONSIGLIO FEDERALE, INCASSERA’ IL SOSTEGNO DI TUTTE LE COMPONENTI - DOPO LE PARTITE DEGLI AZZURRI IN NATIONS LEAGUE, LA GIUNTA CONI DECIDERÀ SE COMMISSARIARE LA FIGC (E LI’ MALAGO’, EX PRESIDENTE DEL COMITATO OLIMPICO, HA DIVERSE FRECCE AL SUO ARCO A PARTIRE DAL RAPPORTO PERSONALE CON MOLTI PRESIDENTI FEDERALI, TIMOROSI DI RICEVERE LO STESSO TRATTAMENTO DALLA POLITICA) – LE VOCI (SMENTITE) SULL’82ENNE ADRIANO GALLIANI COME POSSIBILE SUCCESSORE E LA GRANDINATA DI RICORSI CHE SI ANNUNCIANO IN CASO DI COMMISSARIAMENTO...

giorgia meloni istat sergio mattarella ursula von der leyen

DAGOREPORT – GIORGIA DÀ I NUMERI! COSA C’È DIETRO L’ATTACCO DI MELONI ALL’ISTAT, PER LA CERTIFICAZIONE DEL DEFICIT AL 3,1%? LA DUCETTA È CONVINTA CHE IL DEEP STATE ABBIA DECISO DI “ZAVORRARE” IL GOVERNO IN VISTA DELLA PROSSIMA MANOVRA, IMPEDENDO L’USCITA DALLA PROCEDURA D’INFRAZIONE – PER FRATELLINI D’ITALIA, IN TEMPI DI “FINANZA CREATIVA, UN DECIMALE O DUE PER FAR TORNARE I CONTI SI POTEVA TROVARE – L'INSOFFERENZA PER L’ESTABLISHMENT SI CONDENSA NELL’ATTACCO SCOMPOSTO DELLA PREMIER A MATTARELLA SULLA SCUOLA  – L’ALTRO FRONTE DI GUERRA PER LA STATISTA DELLA SGARBATELLA È QUELLO EUROPEO, CON LA COMMISSIONE INFASTIDITA PER LA SCELTA DI FINANZIARE LA MANCETTA ELETTORALE DELLO STOP AL BOLLO AUTO CON I “RISPARMI” DEL PNRR – CON L’ONDA NERA CHE AVANZA, VON DER LEYEN NON CONCEDERA’ UN CENTESIMO IN PIÙ DEL DOVUTO ALLA MELONI E ALLE DESTRE…