papa francesco

UNDICESIMO COMANDAMENTO: NON SCIALACQUARE - IL PAPA SI È ROTTO DELLE SPESE FOLLI E VUOLE IL BILANCIO IN ORDINE PER IL GIUBILEO DEL 2025: PRIMA HA ORDINATO CHE FOSSERO PASSATI A SETACCIO DUE IMPORTANTI DICASTERI E POI HA POSTO IL VICARIATO DI ROMA SOTTO LA LENTE DI INGRANDIMENTO DEL REVISORE DEI CONTI DELLA SANTA SEDE - NON GLI È ANDATO GIÙ QUEL RIFACIMENTO DI UNA CAPPELLA DEL SEMINARIO MINORE, IN PIENA PANDEMIA E CON LE CASSE IN SOFFERENZA, COSTATO 2 MILIONI...

Franca Giansoldati per "Il Messaggero"

 

Papa Francesco

Senza troppo chiasso Papa Francesco nell'arco di poco tempo ha assestato una serie di colpi bassi a due congregazioni di curia e, in aggiunta, al Vicariato di Roma. Prima ha ordinato che fossero passati a setaccio due importanti dicasteri - incaricando due vescovi esterni di individuare i punti gestionali da correggere - poi ha posto il Vicariato di Roma sotto la lente di ingrandimento del Revisore dei Conti della Santa Sede.

 

L'obiettivo è di ottenere a stretto giro dei bilanci certificati e trasparenti. Il Giubileo del 2025 si avvicina e Bergoglio vuole che la sua diocesi divenga un modello gestionale da additare, previa razionalizzazione dei conti.

 

IL VATICANO

L'INIZIO

Il primo atto ispettivo risale all'inizio di quest'anno quando Francesco ha predisposto un accertamento conoscitivo e non di natura disciplinare alla Congregazione del Culto Divino. Il vescovo esterno (di Castellaneta) incaricato, Claudio Maniago ha fatto le pulci al dicastero facendo colloqui con i funzionari, ascoltando pareri, raccogliendo materiale.

 

All'epoca la struttura era retta dal cardinale africano ultra conservatore Sarah che allo scoccare dei 75 anni ha presentato le dimissioni che Francesco ha accolto senza indugi. Il rapporto stilato da Maniago al termine di quella ispezione è servito ad individuare come successore di Sarah una scelta interna nell'inglese Arthur Roche, fino a quel momento segretario.

 

Monsignor Egidio Miragoli col papa

La seconda ispezione un altro fulmine a ciel sereno è stata avviata alla Congregazione per il clero, un dicastero con un peso da novanta. Da lì dipendono tutti i preti del mondo, l'autorizzazione delle dispense e l'ordinamento dei beni ecclesiastici. Ancora una volta il Papa si è appoggiato a un giovane vescovo titolare di una piccola diocesi periferica, Mondovì, in Piemonte.

 

Monsignor Egidio Miragoli, ferrato in questioni canoniche, ha ora il compito di passare a setaccio competenze, organigramma, funzioni, raccogliere testimonianze e alla fine redigere un dossier che servirà al Papa come base per riorganizzare quel ministero e realizzare la sua Chiesa da campo, più attenta alle periferie, alle esigenze degli ultimi.

 

il cardinale Beniamino Stella

Inoltre quel documento forse lo aiuterà anche ad individuare un nuovo prefetto visto che il cardinale Beniamino Stella - l'attuale prefetto del Clero - tra qualche mese compirà 75 anni e andrà in pensione.

 

In questi giorni Miragoli ha diffuso una lettera ai preti della sua diocesi. Per un certo periodo di tempo, ha detto, non potrà essere presente a Mondovì perché il Papa gli ha chiesto «un favore personale».

 

LATERANO

Con la stessa sollecitudine Papa Francesco ha messo sotto osservazione anche il Palazzo del Laterano: lì il Revisore dei Conti, Alessandro Cassinis Righini (ex Deloitte) farà le pulci ai conti, ai libri contabili, valutando la razionalizzazione delle risorse esistenti. È la prima volta che viene portata avanti una procedura del genere.

 

il papa con il revisore Alessandro Cassinis Righini

La Diocesi di Roma è una realtà molto complessa che amministra più di 500 chiese, 330 parrocchie, centinaia di associazioni, confraternite, per un totale di mille sacerdoti.

 

don Pierangelo Pedretti

DECISIONI

I maligni ipotizzano che dietro questa decisione vi sia una certa preoccupazione per una gestione un po' troppo dirigista da parte del nuovo segretario generale, don Pierangelo Pedretti.

 

Una cosa però sembra certa, il Papa non avrebbe gradito il rifacimento della cappella del seminario minore. In piena pandemia, con i conti in sofferenza, spendere due milioni di euro per una ristrutturazione che poteva aspettare non è sembrata una buona mossa.

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