matteo salvini luigi di maio

IL VAFFA AL POTERE –  “PARACULO”, “SCIACQUATI LA BOCCA”, DI MAIO E SALVINI PER TENERE ALTA LA TENSIONE FINO ALLE EUROPEE CONTINUANO A INSULTARSI. MA ARRIVERANNO INDENNI AL 26 MAGGIO? IL QUIRINALE NON NE PUÒ PIÙ, ANCHE PERCHÉ I BATTIBECCHI STANNO PARALIZZANDO L’AZIONE DI GOVERNO – IL COPIONE È SEMPRE LO STESSO: PRIMA PESCI IN FACCIA, POI FANNO PACE E POI RINCOMINCIANO A LANCIARSI PALATE DI LETAME

Laura Cesaretti per “il Giornale”

 

MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO COME BUD SPENCER E TERENCE HILL

«S ei un paraculo!». «Sciacquati la bocca se parli con me!». La lotta nel fango dei due bulli di governo prosegue con brio, e di qui alle elezioni europee ne sentiremo di ogni colore. Una gigantesca rissa, messa in scena da Lega e Cinque stelle per oscurare gli altri attori politici e strappare più voti possibili, e in mezzo l' inutile governo Conte ridotto alla totale paralisi.

Al Quirinale non nascondono la crescente preoccupazione: i conti vanno a rotoli, l' economia è ferma, il decreto Crescita è una pezza fredda. E il rischio che si vede dal Colle non è quello di una crisi a breve, ma di un totale «blocco» dell' azione di governo.

 

MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO BY LUGHINO

I fronti aperti su cui Lega e Cinque stelle si accapigliano riguardano tutto lo scibile governativo, e ogni giorno ne viene inventato uno: dal surreale decreto Crescita al Salva Roma, dal caso Siri alla leva obbligatoria, dalla Resistenza all' aborto.

 

Peccato che poi, dopo ogni rissa, i contendenti assicurino che intendono andare avanti così. «Abbiamo tante cose da fare, lavoriamo con entusiasmo e non c' è nessuna crisi di governo alle porte», giura Salvini. E Di Maio gli fa eco: «Certo che nessuno apre crisi di governo, con tutte le cose che abbiamo ancora da fare».

matteo salvini e virginia raggi 4

 

Un attimo dopo i due ricominciano a lanciarsi palate di letame. Salvini rivendica lo stop al Salva Roma e attacca la Raggi: «I cittadini romani non hanno bisogno di regali ma di una amministrazione efficiente». Di Maio mastica amaro, ma non riesce a difendere l' indifendibile Raggi, e quindi la butta sul caso Siri: «Deve dimettersi. Sulla legalità passi indietro non ne faremo mai.

 

MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO INNAMORATI

C' è una gran bella differenza tra garantismo e, diciamola così, paraculismo». Poi spedisce i suoi fedelissimi, da Corrao a D' Uva, a sparare contro il sottosegretario leghista: «Troppi dubbi e relazioni con personaggi legati alla mafia. Il silenzio di Salvini su un suo esponente di spicco che dialoga con chi ricicla i soldi della mafia è una vergogna».

 

GIUSEPPE CONTE PINOCCHIO IN MEZZO AL GATTO (LUIGI DI MAIO) E LA VOLPE (MATTEO SALVINI) MURALE BY TVBOY

Il leader leghista reagisce come una furia: «Il mio nome - tuona - non può essere accostato in alcun modo alla mafia. Chi parla di Lega deve sciacquarsi la bocca perché con la mafia non abbiamo nulla a che vedere».

 

Si butta nella mischia anche il premier Conte (che domani parte per la Cina, si immagina con un carico di arance), la cui unica attività istituzionale sembra ormai quella di scendere ogni giorno sul piazzale davanti Palazzo Chigi, all' ora stipulata da Rocco Casalino con le compiacenti troupe televisive, e recitare un fervorino (faremo questo, faremo quello) senza l' inutile fastidio di domande cui non saprebbe rispondere.

recessione di maio salvini

 

Ieri ha annunciato molto autorevolmente che sul caso Siri deciderà tutto lui: «Ascolterò il sottosegretario, lo guarderò negli occhi e prenderò le mie decisioni tenendo conto del principio di innocenza a cui come giurista (sic, ndr) sono molto sensibile». Poi ha lasciato intendere che la decisione, in verità, sarà quella già annunciata dal partito della Casaleggio, ossia la richiesta di dimissioni. Salvini lo zittisce: «Non c' è alcuna richiesta di dimissioni da parte di Conte, né io né lui facciamo i giudici».

LUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI GIUSEPPE CONTE

 

Il surreale balletto continua poi con tutti e tre che in coro giurano che va tutto bene, e il governo «va avanti». Verso il baratro.

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…