donald trump putin sex

VI RICORDATE DELLA PIOGGIA DORATA? IL RUSSIAGATE PERDE ALTRI PEZZI - DUE DOCUMENTI SMONTANO LA CREDIBILITÀ DI CHRISTOPHER STEELE, L'EX SPIA INGLESE INCARICATA PER COMPORRE QUEL DOSSIER PIENO DI BUFALE (PAGATO DAI REPUBBLICANI ANTI-TRUMP E DAI DEMOCRATICI) SU CUI SI È BASATA L'INDAGINE DURATA QUASI TRE ANNI E FINITA IN UNA BOLLA DI SAPONE - IL SESSO CON LE ESCORT RUSSE CHE URINAVANO SUL LETTONE IN CUI DORMÌ OBAMA ERA UNO DEI PUNTI FORTI: DOVEVA SERVIRE AI RUSSI PER RICATTARE IL PUZZONE

 

Stefano Graziosi per ''La Verità''

 

CHRISTOPHER STEELE

La gioiosa macchina da guerra del Russiagate perde altri pezzi. Venerdì scorso, la commissione Giustizia del Senato ha pubblicato due documenti che minano in gran parte alla base il cosiddetto «dossier Steele»: un fascicolo, redatto dall'ex spia britannica Christopher Steele, che costituì a lungo un punto di riferimento per chi considerava Donald Trump un burattino nelle mani del Cremlino.

 

In particolare, il dossier sosteneva che l'attuale presidente americano fosse sotto ricatto da parte dei russi, a causa di alcune sue attività sessuali scabrose, consumatesi nel 2013 in un hotel di lusso a Mosca. In secondo luogo, il dossier venne più volte usato dall'Fbi come pezza d'appoggio per chiedere e ottenere mandati di sorveglianza sul consigliere di Trump, Carter Page. Peccato che il documento si sia dimostrato nel tempo largamente infondato e scarsamente attendibile: soprattutto perché si scoprì che era stato finanziato dagli avversari politici dell'allora candidato repubblicano (a partire da Hillary Clinton).

piccolo trump putin

 

E adesso le nuove rivelazioni del Senato rischiano di picconarne ulteriormente la credibilità. Vediamo la faccenda nel dettaglio. Il primo documento, pubblicato venerdì, è un riassunto - lungo 57 pagine - di un interrogatorio, condotto dall'Fbi nel gennaio 2017, di un'importante fonte dello stesso Christopher Steele (rimasta tuttavia anonima). Secondo il testo, la fonte dichiarò ai funzionari del Bureau che delle informazioni presenti nel dossier non erano attendibili, aggiungendo di non aver mai riferito all'ex spia alcune delle «notizie», riportate nel documento. Tra l'altro, si fa riferimento al fatto che le principali fonti cui Steele si rivolse non avessero quasi mai informazioni di prima mano.

GLI ESTRATTI DEL DOCUMENTO SU TRUMP E LE PIOGGE DORATE A MOSCA

 

Ad essere affrontata, è anche la questione delle attività sessuali scabrose con alcune prostitute che il dossier attribuiva a Trump nell'hotel Ritz Carlton di Mosca. Sotto questo aspetto, la fonte ha riportato che l'«attività sessuale non ortodossa» del futuro presidente al Ritz era fondata su «voci e speculazioni» e che quindi «non era stato in grado di confermare la storia». Lo stesso fatto che Trump sarebbe finito sotto ricatto dei russi viene presentato «come una "conclusione logica", piuttosto che come un resoconto». In tal senso, anche il secondo documento - diffuso venerdì - va nella stessa direzione.

 

GLI ESTRATTI DEL DOCUMENTO SU TRUMP E LE PIOGGE DORATE A MOSCA

 Si tratta di alcune note, scritte dall'allora (controverso) agente dell'Fbi, Peter Strzok, a margine di un articolo del New York Times, pubblicato il 14 febbraio 2017 e dedicato a presunti collegamenti del comitato elettorale di Trump con l'intelligence russa. Nel dettaglio, sono due gli aspetti più rilevanti che emergono: nelle sue note, Strzok non metteva solo in dubbio l'«affidabilità» di Steele ma, più in generale, la stessa esistenza di una collusione tra il comitato di Trump e i servizi russi, smentendo così seccamente alcune parti dell'articolo.

 

GLI ESTRATTI DEL DOCUMENTO SU TRUMP E LE PIOGGE DORATE A MOSCA

«Non abbiamo visto prove di individui affiliati al team di Trump in contatto con [funzionari dell'intelligence russa]», si legge in una delle annotazioni. Del resto, che il dossier di Steele fosse controverso e traballante era già stato sottolineato, a dicembre scorso, dall'ispettore generale del Dipartimento di Giustizia, Michael Horowitz, che - a pagina 413 del suo rapporto - scrisse: «[L'Fbi] ottenne informazioni da una fonte di Steele nel gennaio 2017, che sollevarono significative domande sull'affidabilità del resoconto di Steele, il quale venne usato per chiedere i mandati per mettere sotto controllo Carter Page». Gli agenti, proseguiva Horowitz, non hanno ciononostante informato della faccenda il Dipartimento di Giustizia e la notizia venne omessa, quando fu chiesto il rinnovo del mandato per sorvegliare Page.

 

peter strzok lisa page

Lo stesso ex vicedirettore del Bureau, Andrew McCabe, in audizione alla Camera nel dicembre del 2017, ammise in riferimento al dossier: «Non siamo stati in grado di provare l'accuratezza di tutte le informazioni». Insomma, se l'Fbi nutriva seri dubbi sul dossier di Steele e la stessa fonte dell'ex spia aveva confermato la farraginosità del documento, per quale ragione - anziché procedere a una sua radicale verifica - il Bureau continuò a utilizzarlo per chiedere il rinnovo dei mandati di sorveglianza su Carter Page, nel corso della primavera del 2017? Ma soprattutto su quali basi e per quale ragione l'Fbi proseguì la sua inchiesta sul comitato elettorale di Trump, visto che - al di là del dossier di Steele - non c'erano prove, secondo gli stessi agenti, di collusione con il Cremlino?

McCabe

 

Christopher Burrows PARTNER NELLA SOCIETA DI CHRISTOPHER STEELE

 

christopher steele

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