VIAGGIO NELLA TESTA DI UN FUTURO TERRORISTA: "MI SENTO DEPRESSO E SENZA AMICI” - IL “WASHINGTON POST” È RIUSCITO A SCOVARE SU INTERNET IL DIARIO SEGRETO DI UMAR - ARRIVANO I TERRORISTI DEI QUARTIERI ALTI TUTTI COLLEGE, CORANO E TRITOLO - LA STRAGE FALLITA DI DETROIT HA MESSO A NUDO IL FALSO MITO DEI KAMIKAZE FIGLI DELLA POVERTÀ ALIMENTATO DALLA CULTURA TERZOMONDISTA DEGLI ANNI SETTANTA - (OSAMA E IL SUO VICE AL-ZAWAHIRI VENGONO DA FAMIGLIE BENE, IN ARABIA E IN EGITTO) -

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VIAGGIO NELLA TESTA DI UN FUTURO TERRORISTA: "MI SENTO DEPRESSO E SENZA AMICI"
IL "WASHINGTON POST" È RIUSCITO A SCOVARE SU INTERNET IL DIARIO SEGRETO DI UMAR
Angelo Aquaro per Repubblica.it

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"Mi sento depresso e solo, non so che cosa fare". Così Umar Farouk Amddulmuttalab, il ragazzo che quattro anni dopo avrebbe cercato di far saltare un aereo in volo con 300 persone a bordo, scriveva online nel gennaio del 2005. "Non c'è nessuno con cui posso consultarmi, nessuno che mi aiuti. E soprattutto credo che questa solitudine mi possa creare altri problemi...".

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La testimonianza shock fa parte di 300 post online che il Washington Post è riuscito a leggere. Il giornale ha effettuato una megaricerca partendo dal nomignolo su Internet di "farouk1986", che il ragazzo aveva forgiato mischiando il suo nome con la data di nascita. Nelle sue chiacchierate online c'è di tutto: l'amore, la famiglia, gli amici, le sue ambizioni, la battaglia del fondamentalismo. Un vero e proprio sguardo ravvicinato, un viaggio nella testa di un futuro terrorista.

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Da Facebook alle chat dei siti arabi, Umar Farouk si racconta con semplicità: "Il mio nome è Umar ma chiamatemi Farouk". Il ragazzo credeva molto nelle sua "rete". "Che Allah vi possa ringraziare per quello che leggete", scrive, "e soprattutto per l'aiuto che qui mi date".

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Nei post il ragazzo racconta dei suoi viaggi a Londra, negli States e soprattutto in quello Yemen che oggi è al centro dell'inchiesta sul fallito attentato. Gli investigatori non hanno voluto confermare al quotidiano della capitale la veridicità del diario su Internet, ma un riscontro fattuale non lascerebbe dubbi. Farouk racconta anche di quando decide di iscriversi all'università di Londra dopo aver vagliato la possibilità di frequentare un college degli Stati Uniti.

mutanda esplosivamutanda esplosiva yemenyemen

Tutti i post si trovano sull'Islamic Forum Web Site e molti contengono le risposte degli internauti in comunicazione con lui. L'esperienza in Yemen, racconta Farouk, "è semplicemente grandiosa": sono qui per studiare la lingua araba, dice, ed è uno spettacolo guardare tutti questi turisti britannici e americani impazzire per lo shopping nei vicoli di Sanaa. Soltanto una bocciatura all'esame Sat, obbligatorio per accedere a una università negli States, sbarra al futuro attentatore la possibilità di entrare direttamente in un college americano.

Farouk prepara le domande di iscrizione per Stanford e per Berkeley "ma ho provato a fare l'esame Sat" scrive in un post del marzo 2005 "ed è stato un disastro!!!". Ci aggiunge anche i tre punti esclamativi: la scrittura entusiasta di un ragazzo. Che quattro anni dopo tenterà di farsi saltare in aria sui cieli di quell'America che sognava con 80 grammi di esplosivo raccolti nelle mutande.

2 - I TERRORISTI DEI QUARTIERI ALTI

Maurizio Molinari per La Stampa

Le origini agiate del kamikaze nigeriano Umar Farouk Abdul Mutallab portano gli esperti di terrorismo negli Stati Uniti a porsi l'interrogativo su come affrontare la minaccia della «radicalizzazione della classe media musulmana» che non sembra più confinata all'Europa.

attentato sul volo amsterdam-detroitattentato sul volo amsterdam-detroit il nigeriano di al qaeda, autore dell'attentato al volo amsterdam-detroitil nigeriano di al qaeda, autore dell'attentato al volo amsterdam-detroit

«L'episodio di Detroit ha messo a nudo il falso mito dei terroristi figli della povertà alimentato dalla cultura terzomondista degli anni Settanta - afferma Jonathan Schanzer autore del libro «Al Qaeda Army» sulle nuove generazioni jihadiste -. In realtà sappiamo che Osama bin Laden e il suo vice Ayman Al-Zawahiri vengono da famiglie benestanti, in Arabia Saudita e in Egitto, così come i terroristi islamici che hanno colpito a Londra nel 2005 o che sono stati arrestati negli ultimi anni negli Stati Uniti non erano certo dei disoccupati o dei diseredati».

Rachel Ehrenfeld, che ha dedicato all'evoluzione della struttura di finanziamento di Al Qaeda lo studio «Funding Evil», ritiene che il legame fra radicalizzazione religiosa e agiatezza economica nasca «dalla rivolta dei giovani contro il tipo di vita che vedono condotto dalle loro famiglie, spesso in grandi città europee» portandoli a essere «sensibili, vulnerabili, ai messaggi del fondamentalismo che arrivano dalle moschee che si trovano a frequentare».

attentato terroristico sul volo amsterdan-detroitattentato terroristico sul volo amsterdan-detroit

«L'ideologia di Al Qaeda spinge questi giovani a rivoltarsi contro tutto quanto hanno attorno per poterli poi usare nella Jihad contro l'Occidente e l'America» aggiunge la studiosa.

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Patrick Clawson, specialista di terrorismo al «Washington Institute», suggerisce di «ricercare la genesi di questo fenomeno nel tipo di educazione ricevuta da personaggi come il kamikaze nigeriano» che si sono formati «grazie ai soldi delle loro famiglie ma in solitudine e nel cuore del sistema dell'istruzione britannico».

Se fino a due anni fa si pensava che questo problema riguardasse soltanto l'Europa, adesso le cose stanno diversamente. Mitchell Silber, capo degli analisti della Divisione Intelligence del Dipartimento di polizia di New York, lo dice a chiare lettere: «Pensavamo che radicalizzazione della classe media musulmana fosse un fenomeno soprattutto europeo, legato alle difficoltà di integrazione presenti in alcuni Paesi, ora invece è chiaramente arrivato anche negli Stati Uniti».

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A dimostrarlo sono episodi recenti come gli arresti compiuti a Dallas, Detroit, Raleigh in North Carolina e Minneapolis di giovani islamici cittadini americani che, pur cresciuti in famiglie senza difficoltà economica, avevano scelto di dedicarsi alla Jihad.

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«È un gruppo di individui nel quale rientra anche il maggiore Nidal Malik Hasan, che ha ucciso 13 commilitoni nella base texana di Fort Hood» afferma l'ex ministro della Sicurezza Interna, Michael Chertoff, che lo assimila al gesto commesso in precedenza da «un soldato convertito all'Islam che ha ucciso un militare in un centro reclute dell'Arkansas».

Per questi individui «l'ideologia della Jihad conta di più delle origini familiari e dello status sociale», aggiunge Matthew Levitt, ex alto funzionario dell'antiterrorismo nel ministero del Tesoro di Washington, secondo il quale «bisogna fare di più per contrastare l'incitamento all'odio che viene dai predicatori fondamentalisti» tanto attraverso il Web che nelle moschee.

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«Dobbiamo fare i conti con il fatto che si può appartenere al ceto medio-alto, e diventare un kamikaze della Jihad - conclude Farhad Khosrokhavar, autore di «Inside Jihadismo» - e questo può avvenire tanto in Europa quando in Africa, in Asia o negli Stati Uniti». Per Chertoff non è un fenomeno del tutto spontaneo: «Per anni i capi di Al Qaeda hanno mandato in Occidente una moltitudine di persone addestrate a propagare la loro ideologia, e adesso hanno iniziato a raccogliere i frutti desiderati».

 

 

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