roberto lagalla pietro polizzi francesco lombardo

VOLETE SAPERE DOVE HA FATTO IL PIENO DI VOTI ROBERTO LAGALLA, NEO SINDACO DI PALERMO? NEI QUARTIERI A “RISCHIO” E DOVE LA MAFIA HA UN PESO SPECIFICO: HA SUPERATO IL 60% A BRANCACCIO, ALLO ZEN HA OTTENUTO IL 54.4% E ALL’UDITORE IL 45.1% - HANNO PRESO VOTI PURE I DUE CANDIDATI AL CONSIGLIO COMUNALE, ARRESTATI PER AVER INCONTRATO DUE BOSS: IN 61 HANNO VOTATO PER PIETRO POLIZZI. 171 SONO STATE LE PREFERENZE PER FRANCESCO LOMBARDO – E DELL’UTRI E CUFFARO ESULTANO…

Claudia Brunetto, Claudio Reale per "la Repubblica"

 

roberto lagalla

Nei quartieri a rischio il centrodestra del nuovo sindaco di Palermo Roberto Lagalla sfonda. Lo fa a Brancaccio, dove venerdì è stato arrestato un boss in contatto con un aspirante consigliere di Fratelli d'Italia e dove il partito di Giorgia Meloni registra un exploit. Lo fa all'Uditore, dove abitava il capomafia che si era rivolto al candidato di Forza Italia arrestato un paio di giorni prima.

 

francesco lombardo

Lo fa in un quartiere al limite come lo Zen. E in una campagna che secondo Lagalla è stata segnata da «un uso strumentale della questione morale» persino i politici finiti in cella nella settimana delle elezioni ricevono voti: 61 preferenze per il forzista Pietro Polizzi, che pure aveva detto di voler rinunciare alla corsa dopo essere finito in cella, addirittura 171 per il meloniano Francesco Lombardo, arrestato proprio mentre iniziavano i comizi di conclusione della campagna elettorale.

 

Nessuno dei due, ovviamente, ha ottenuto uno scranno in Consiglio comunale. Eppure c'è chi ha ritenuto comunque di doverli votare: tanto più che la candidata collegata a Lombardo per la doppia preferenza di genere, Teresa Leto (che non è coinvolta in alcun modo nell'inchiesta) ha persino sfiorato la conquista di un seggio in Consiglio comunale, arrivando prima dei non eletti in Fratelli d'Italia. Curiosa sorte: nella lista civica della sinistra, che non ha superato la soglia di sbarramento, il giudice che firmò il rinvio a giudizio di Marcello Dell'Utri, Gioacchino Scaduto, si è fermato a una manciata di preferenze, appena 300.

roberto lagalla

 

Risultati che riflettono l'exploit nei quartieri a rischio. A Brancaccio Lagalla supera il 60 per cento: il primo partito, qui, è FdI, che sfiora il 15 per cento, mentre la Dc di Totò Cuffaro si attesta oltre il 6.

Allo Zen va appena peggio: il nuovo sindaco ottiene il 54,5 per cento, mentre Forza Italia supera il 16 e la lista di Cuffaro (che ha ottenuto l'elezione di tre consiglieri comunali) sfiora il 6 per cento. All'Uditore il risultato del candidato sindaco è più contenuto, 45,1, ma ci sono alcune sezioni con dati singolari: il boss al quale si era rivolto il forzista Polizzi era il fratello del padrone di casa di Totò Riina, e nella scuola che si trova a pochi metri dalla villa in cui fu catturato il capo dei capi ci sono seggi in cui la lista berlusconiana supera il 20 per cento. L'ombra dei clan, del resto, ha caratterizzato tutta la campagna.

 

pietro polizzi 4

I kingmaker della candidatura di Lagalla sono stati - nonostante le condanne per mafia - Cuffaro e Dell'Utri, che non hanno mancato neanche ieri di esultare per l'elezione di Lagalla: «Avevo semplicemente espresso un mio parere dicendo che l'ex rettore era il candidato più indicato - dice l'ex senatore forzista dopo l'elezione - Era il parere di un semplice cittadino. Invece, sono stato massacrato. Ma quale "ombra di Dell'Utri"? Semmai l'ombra di Dell'Utri ha illuminato le menti offuscate».

 

roberto lagalla 1

Cuffaro, invece, si proietta già sulle Regionali siciliane, in programma in autunno: «Quando ci siederemo a un tavolo per ragionare insieme - osserva - faremo anche noi la nostra proposta: noi lavoreremo perché possa esserci un candidato donna. In ogni caso, al di là dei nomi, dovrà essere una candidatura condivisa da tutti e se a unire fosse il nome di Nello Musumeci non disdegneremo di stare con lui». «Lagalla - ha annotato però subito dopo l'ufficializzazione dei risultati il vicesegretario del Partito democratico, Peppe Provenzano - ha il dovere di dire parole chiare e di prendere le distanze dai personaggi impresentabili.

pietro polizzi 2

 

Se la sedia restasse vuota alla commemorazione di via D'Amelio non sarebbe mai davvero sindaco di Palermo ». Il riferimento alla sedia vuota non è casuale: il 23 maggio il nuovo sindaco ha disertato il trentennale della strage di Capaci e il 19 luglio è atteso all'anniversario di quella in cui nel 1992 morirono Paolo Borsellino e gli agenti della scorta. «Quel giorno - ha detto a caldo - parteciperò al memoriale ».

dell utri 25toto cuffaro

roberto lagalla 2 pietro polizzi 1francesco lombardopietro polizzi 3agostino sansoneadelaide mazzarinopietro polizzi adelaide mazzarinoil covo di toto riinavincenzo vellafrancesco lombardoroberto lagalla 1 roberto lagalla

Ultimi Dagoreport

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?