ali frazier

ALI-FRAZIER: LA SFIDA CHE HA FERMATO IL NOVECENTO - L'8 MARZO 1971 AL MADISON SQUARE GARDEN DI NEW YORK L'INCONTRO DI BOXE DEL SECOLO (CHE ENTRÒ ANCHE NELLA STORIA DEL MOVIMENTO AFROAMERICANO PER I DIRITTI CIVILI) - ALI DEFINÌ L'USURPATORE COME UN "ORRIBILE SCIMMIONE" MA SUL RING FU GONFIATO COME UNA ZAMPOGNA - FRANK SINATRA SI TRASFORMO’ IN FOTOGRAFO: IL SUO SCATTO È DIVENTATO LA COPERTINA DELLA RIVISTA "LIFE" – VIDEO

 

Antonio Monda per “la Repubblica”

 

frazier ali 19

Era elettrica l' aria, quella sera dell' otto marzo 1971, e i ventiduemila spettatori assiepati in ogni posto del Madison Square Garden erano talmente emozionati che esitavano persino a esultare: stavano per assistere all' incontro del secolo, e nessuno osava rompere la magia di quel momento.

 

Era una notte di stelle: Barbra Streisand era seduta a pochi metri da Woody Allen e dal gotha della comunità afroamericana: Diana Ross, Miles Davis e Bill Cosby. Norman Mailer lanciava in aria colpi di boxe a bordo ring, mentre Frank Sinatra scattava foto per la rivista Life. Accanto a loro Burt Lancaster, che aveva accettato di fare la telecronaca dell' incontro: non sapeva molto di boxe, ma quello era un evento epocale, che riproponeva, nel cuore del mondo, le sfide dei guerrieri del passato, e lui iniziò parlando di Achille ed Ettore.

 

frazier ali 17

Ma nessuna star era paragonabile ai due contendenti, entrambi imbattuti: da una parte Joe Frazier, che per molti, a cominciare da Muhammad Ali, aveva usurpato il titolo di campione, dall' altro l' uomo a cui era stato sottratto per aver rifiutato di combattere in Vietnam.

 

frazier ali 16

Ali aveva motivato la decisione con una battuta passata alla storia: «Nessun Vietnam mi ha mai chiamato negro», e in originale aveva detto nigger, il più infame degli epiteti razziali. Erano molti anni che aveva ripudiato il «nome da schiavo Cassius Clay» e aveva massacrato Ernie Terrell, un gigante che aveva osato chiamarlo ancora in quel modo. «Come mi chiamo?», gli aveva ripetuto dopo ogni colpo, sferrato per umiliarlo e allungare platealmente la lezione. Ed erano anni che era diventato un Musulmano Nero, facendosi immortalare con Elijah Muhammad e Malcolm X, due tra le personalità più detestate dall' America wasp.

frazier ali 1

 

Sapeva di essere il più grande, Ali, forse il più grande di sempre, ma sapeva ancora meglio di essere odiato da buona parte del Paese, e questo lo esortava a essere più strafottente e spietato. E sapeva di essere bellissimo: un fisico perfetto e un portamento regale che contrastavano con gli atteggiamenti clowneschi e quella frase con cui aveva inventato il rap: « float like a butterfly, sting like a bee / vola come una farfalla e pungi come un ape».

 

frazier ali 21

Era l' opposto del rivale in tutto, poco glamour persino nel soprannome "Smoking Joe" - basso, tarchiato e silenzioso - Joe Frazier era però implacabile e dotato di un gancio sinistro che avrebbe sfondato un muro. Fu quel colpo a fargli vincere il titolo vacante: aveva distrutto due pugili di valore come Buster Mathis e Jimmy Ellis, che Ali aveva definito "mediocrità assolute". Era un grandissimo campione, Frazier, ma Ali era un genio, che tuttavia ritornava sul ring dopo tre anni di inattività e due soli incontri di preparazione: aveva sconfitto per k.o. Jerry Quarry e Oscar Ringo Bonavena, faticando però molto più del previsto.

frank sinatra ali frazier 8

 

Il mondo intero sapeva che era stato privato dei tre anni che avrebbero rappresentato il momento di massimo fulgore: era stato infatti costretto a smettere a 26 anni, e ora si avvicinava ai 30, e nessuno gli avrebbe più ridato quella lucentezza, nonostante lui ripetesse in ogni occasione che il più grande è tale perché sfida ogni età e ogni momento della vita.

ali frazier 9

 

Era stato sprezzante, Ali, nei giorni che avevano preceduto il match, sconfinando anche in epiteti razzisti che solo lui poteva permettersi: definiva l' usurpatore come un "orribile scimmione" e tale era il suo carisma che nessuno aveva protestato. La storia era dalla sua parte, e Ali era riuscito come sempre a manipolare il mondo intero, facendo passare se stesso per il campione e Frazier per un abusivo.

 

frazier ali 25

Quando l' arbitro Arthur Mercante diede gli ultimi avvertimenti, si fissarono negli occhi promettendosi dolore: non esiste alcuna disciplina che ha un momento così intenso, ed è allora che la boxe diviene il più epico degli sport. Quanto appariva ingenuo De Coubertin a pensare che l' importante fosse partecipare: i due pugili, come chiunque sale sul ring, volevano terminare l' incontro con le mani alzate al cielo mentre il rivale è stramazzato nella vergogna del tappeto. No, sul ring non si tratta mai solo di vincere, ma di umiliare chi ha usato sfidarti.

 

ali

Il pubblico del Madison Square Garden era diviso a metà tra i due sfidanti, e allo scoccare del primo gong la tensione esplose in urla e canti disordinati. Ali cominciò a danzare intorno a Frazier, punzecchiandolo con il jab sinistro, colpendo poi con feroci diretti destri: puntava gli occhi e al naso, con crudeltà, con scherno, voleva sfigurarlo prima ancora di umiliarlo. Ma Frazier non si lasciava intimidire e continuava ad avanzare, cercando di sferrare il terrificante gancio sinistro che l' aveva portata in cima al mondo. Riuscì a colpire Ali un paio di occasioni, ma lui, nonostante fosse scosso dalla potenza dei colpi, reagiva con un sorriso derisorio, e scuoteva la testa come per dire: «Tutto qui? Non mi hai fatto nulla».

 

Nei primi tre round sembrò che Ali controllasse il match senza problemi, e in alcuni scambi in velocità diede l' impressione di essere ancora il campione imbattibile che aveva ridicolizzato Cleveland Williams nell' incontro più perfetto di tutti i tempi, ritenuto l' esempio più efficace per comprendere perché la boxe è la Noble Art. Ma poi, a partire dal quarto round, l' inattività cominciò a farsi sentire, e Frazier avanzava implacabile, incurante dei pugni di Ali, che continuava a puntare al volto. A metà dell' incontro risultò chiaro che Frazier aveva preso il sopravvento: era inarrestabile, Smoking Joe, e Burt Lancaster urlò nel microfono: «È un carrarmato Sherman!».

ali frazier 12

 

A metà dell' undicesimo round, una combinazione di ganci fece piegare le gambe ad Ali, mostrando al mondo intero che anche il più grande era vulnerabile. Ma il campione era troppo stanco per chiudere l' incontro, e Ali fece appello a tutta la propria esperienza per rimanere in piedi, riuscendo poi a vincere i tre round successivi: la classe sopraffina era rimasta intatta. Ma allo scoccare del quindicesimo round, Ali sapeva di essere in svantaggio ai punti, e che avrebbe potuto vincere soltanto atterrando il rivale: era esausto, ma fece di tutto per danzare, colpendolo sempre sul volto. A metà del round lanciò un destro sul naso, ma si scoprì un attimo di troppo e il campione sferrò un gancio sinistro dalla potenza inaudita.

ali frazier 11

 

Partì dal basso, il colpo, e Frazier fissò il rivale con il sorriso rabbioso di chi punisce una persona che lo ha umiliato. Alì volò al tappeto con le gambe in aria, e nessuno al mondo riuscì a capire dove trovò la forza di rialzarsi dopo quattro secondi: era solo l' orgoglio a tenerlo in piedi, nessuno lo aveva mai atterrato, e il più grande non poteva rimanere al tappeto.

frazier ali 3

 

Riprese a combattere, stremato, e tentò perfino di attaccare, ma ormai l' incontro era compromesso: riuscì soltanto a resistere fino allo scoccare dell' ultima campanella. Frazier alzò le braccia al cielo, sapeva di aver vinto, ed esultò verso i suoi fan, nonostante il volto fosse una maschera piena di sangue, deformata da una mascella rotta. I tre giudici bianchi gli assegnarono la vittoria all' unanimità, e Ali, nell' ultimo tentativo di manipolazione, dichiarò che era una " white men decision".

 

frazier ali

Il più grande sembrava finito, in quella notte newyorchese, ma nel giro di tre anni riuscì a vendicarsi nella rivincita, e quindi a riconquistare il titolo battendo George Foreman in quel capolavoro passato alla storia come Rumble in the Jungle. Sconfisse infine definitivamente Frazier in The Thrilla in Manila, uno dei più emozionanti e drammatici incontri di tutti i tempi: per i due campioni fu il canto del cigno, e causò danni irreparabili nel fisico di entrambi.

 

Ali detestava il suo rivale sul ring quanto lo amava in privato: quando Frazier morì dopo una malattia devastante, pretese di celebrare personalmente il guerriero che gli aveva tenuto testa. Fu lui a portarne la bara a spalle, nonostante tremasse tutto per il morbo di Parkinson che aveva aggredito il suo fisico regale.

ali frazierFRAZIER MANDA ALI AL TAPPETOFrazier manca Alijoe frazier

Ultimi Dagoreport

fertitta meloni

"BENVENUTA A BORDO, GIORGIA!", COSÌ E STATA ACCOLTA LA PREMIER DELLA SGARBATELLA DALL’AMBASCIATORE USA A ROMA, TILMAN FERTITTA, CHE NELL’ULTIMO WEEKEND L'HA OSPITATA SUL SUO MEGA-YACHT "BOARDALK" DI 117 METRI, CHE HA GETTATO L'ANCORA ALL’ARGENTARIO DAVANTI ALL’''HOTEL PELLICANO", IMPEGNATO A COSTEGGIARE IL BELPAESE ("COASTAL DIPLOMACY", LA CHIAMA) - DOPO IL RENDEZ-VOUS, UNA VOLTA SBARCATA A PORTO ERCOLE, LA EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" NON HA DOVUTO "IMPLORARE" PER UN SELFIE, COME AD EVIAN CON IL TRUMPONE, METTENDOSI IN SORRIDENTE POSA CON I VILLEGGIANTI - DOPO ESSERE STATA SPUTTANATA E INSULTATA VIA SOCIAL DAL SUO EX AMICO COL CIUFFO, LA CAMALEONTICA "GIGIORGIA" FORSE SPERA ANCORA DI RIALLACCIARE UN RAPPORTO COL DEMENTE DELLA CASA BIANCA AL CONVEGNO NATO DI ANKARA DEL PROSSIMO 7 LUGLIO - NEL DUBBIO DI QUALE SARA' LA REAZIONE DI TRUMP VERSO DI LEI (BUFFETTO O SCHIAFFETTO?), LA DUCETTA AZZOPPATA È STATA BEN ATTENTA A NON FAR SAPERE ALLE GAZZETTE DEL SUO INCONTRO CON FERTITTA - LA SMENTITA DI PALAZZO CHIGI: "MELONI NON È STATA SULLO YACHT DI FERTITTA. NOTIZIA INVENTATA"

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…

giorgia meloni marina berlusconi matteo salvini antonio tajani roberto vannacci sergio mattarella

DAGOREPORT- SONDAGGIO DOPO SONDAGGIO, SONO MOLTI GLI ANALISTI CHE LO DANNO PER CERTO: L’IRRUZIONE SULLA SCENA POLITICA DI ROBERTO VANNACCI E DELLA SUA ‘’SPORCA DOZZINA”, ALTRIMENTI DETTA FUTURO NAZIONALE, NON È UN FUOCO DI PAGLIA, NON È UNA CARICATURA, NON È UN MERO FENOMENO DI PASSAGGIO DESTINATO A BALLARE UNA SOLA ESTATE - SE VA AVANTI COSÌ, GUADAGNANDO 1 PUNTO OGNI 15 GIORNI, A SETTEMBRE VANNACCI SOTTERRERÀ NON SOLO LA LEGA, SPROFONDATA AL 5/6%, MA ANCHE FORZA ITALIA, GALLEGGIANTE AL 7/8% - A QUEL PUNTO, CON I DUE ALLEATI IN STATO COMATOSO, RIUSCIRÀ GIORGIA MELONI, COL SUO 28%, AD OTTENERE IL 42% DEI CONSENSI, COME VUOLE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE TARGATA CENTRODESTRA, SENZA IMBARCARE ANCHE L’ULTRA-DESTRA DI FUTURO NAZIONALE? - MA IN TAL CASO, L'USCITA DI FORZA ITALIA BY MARINA DALLA COALIZIONE, PER TOTALE INCOMPATIBILITÀ COL “MONDO AL CONTRARIO”, OMOFOBO E RAZZISTA, DI VANNACCI, VIENE DATA PIÙ CHE PROBABILE...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA' VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA "GIGIORGIA" PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E' CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… - VIDEO

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE - E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL'INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? - CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU' LIBICHE ("PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO"), CHISSA' QUANTO SARA' COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI... - VIDEO