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AZZURRO TENEBRA - GARANZINI: "NON SARÀ CHE IL MONDIALE È DIVENTATO QUALCOSA DI TROPPO LONTANO DA NOI, COME LA COPPA DEI CAMPIONI? C'ERA UNA VOLTA UN'ITALIA CHE GLI EUROPEI SE LI SOGNAVA, MA AL MONDIALE DI TANTO IN TANTO PIAZZAVA LA GRANDE IMPRESA. ORA LA STORIA SI È CAPOVOLTA, E NON SI DIREBBE CHE NEL CAMBIO CI ABBIAMO GUADAGNATO..."

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Gigi Garanzini per la Stampa

 

Se ci sono andati i vecchi bucanieri azzurri, i Bonucci e i Chiellini, laggiù nell'Anatolia, è giusto aver fatto loro un po' di compagnia almeno a distanza. E tenendole eccome le distanze, sul piano emotivo. Anche se tra i tanti mai più di questi giorni il primo, per distacco, andava destinato alla finalina tra i perdenti dei playoff perché alle buffonate della Fifa, e del ranking, e dei diritti tv ad ogni costo ci si poteva pure ribellare: il Portogallo, nel suo piccolo, l'aveva detto prima, se perdiamo con la Turchia noi con la Macedonia non giochiamo.

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Per dire che a tutto c'è un limite. Fuorché ai pronostici. Ed eccoci qua, loro in campo noi in poltrona, come se niente fosse accaduto. A meno di cinque anni dal finimondo seguito all'eliminazione per mano della Svezia, altro che Macedonia, del Nord: e dopo un girone perso dalla Spagna, non dalla Svizzera.

 

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 Gratitudine per l'impresa di Wembley o passione calcistica in calando? Un po' dell'una e un po' dell'altra: ma se la prima conforta, la seconda indubbiamente preoccupa perché gli indicatori di disaffezione sono tanti. Di esaltarci per un trionfo siamo capaci ancora: di disperarci per un disastro, meno. Messa così non sarebbe nemmeno male, visto che il football rimane una modalità del tempo libero.

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O non sarà piuttosto che il Mondiale è diventato qualcosa di troppo lontano da noi, come d'altra parte la Coppa dei Campioni? Nel 2026, sempre che non si metta di mezzo la Macedonia, magari del Sud, saranno vent' anni. Non solo dall'ultimo titolo. Ma anche dall'ultima sfida dentro o fuori in un Mondiale, la finale vinta ai rigori sulla Francia.

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Da allora due eliminazioni nel girone, in Sudafrica e Brasile, e poi la doppia, consecutiva onta della qualificazione fallita come soltanto nel '58 era accaduto. C'era una volta un'Italia che gli Europei se li sognava, ma al Mondiale di tanto in tanto piazzava la grande impresa. Ora la storia si è capovolta, e non si direbbe che nel cambio ci abbiamo guadagnato.

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