marocco portogallo

CR7 IN LACRIME! PORTOGALLO KO, IL MAROCCO E’ NELLA STORIA: PER LA PRIMA VOLTA UNA NAZIONALE AFRICANA SI QUALIFICA PER LE SEMIFINALI DI UN MONDIALE. AFFRONTERA’ LA VINCENTE TRA FRANCIA-INGHILTERRA. DECISIVO L’ERRORE DI DIOGO COSTA USCITO A FARFALLE, GRANDI PARATE DI BOUNOU E LA SOLITA MAGISTRALE PARTITA DI OUNAHI, TRA I MIGLIORI CENTROCAMPISTI DEL MONDIALE - LA SVOLTA DEI “LEONI DELL’ATLANTE” È NATA CON L’ACCADEMIA INAUGURATA NEL 2009 DA RE MOHAMED VI – IL CT PRATICA L’IPNOSI… - VIDEO

 

 
 

RONALDO IN LACRIME

Clamoroso ai quarti di finale di Qatar 2022: il Marocco batte 1-0 il favoritissimo Portogallo e si qualifica per le semifinali, dove affronterà la vincente di Francia-Inghilterra.
 
Decisivo il gol segnato da En Nesyri sul finire del primo tempo, bravissimo a sfruttare un’uscita disastrosa di Diogo Costa e a batterlo. Nella ripresa Fernando Santos inserisce tra gli altri Cancelo e Ronaldo, ma il Marocco si conferma squadra solidissima e resiste fino alla fine, con Pepe di testa che manca l’ultima occasione nel recupero dopo l’espulsione di Cheddira per doppio giallo.

 

 

MAROCCO PORTOGALLO

Emanuela Audisio per la Repubblica

 

Oggi il mondo è più arabo. Perché il calcio riesce sempre ad allargare i dintorni, a cambiare le geografie, a far capire che ci sono nuovi nomi sulla mappa. Sabiri, che segnato il primo rigore contro la Spagna, ha trovato le parole per dirlo: «Per tutta l'Africa, per i Paesi arabi, per tutti i musulmani del mondo. Volevamo renderli felici». Il Marocco è la quarta africana a raggiungere i quarti ai Mondiali, dopo il Camerun nel 1990, il Senegal del 2002 e il Ghana del 2010, ma è la prima nazionale del Maghreb. E di nuovo c'è che si porta addosso e trascina il mondo arabo, anche se è il Paese africano più vicino all'Europa (per 14 chilometri). Anche i villaggi dell'Africa subsahariana tifano l'ultima squadra del continente rimasta in gioco.

 

bounou marocco

Il Marocco gioca in casa a Doha in Qatar (30 mila fan allo stadio), clacsonate e cortei di auto fino all'alba, a Parigi migliaia sugli Champs Elysées al grido di «questo successo dimostra la nostra importanza», a Barcellona e a Madrid, in Spagna, a Bruxelles, in Belgio, a Milano, Torino, Roma. Perché non è mai solo calcio, a qualsiasi latitudine, ma orgoglio di poter rivendicare una storia.

E voglia di sentirsi parte di una stessa umanità. E se per gli europei tutti i nordafricani sono uguali, ora è veramente così, il Marocco si è ingrandito ed è sempre più global.

 

Bandiere marocchine nelle strade di Ramallah, la capitale amministrativa della Palestina, e a Nablus, feste a Gaza dove il Qatar ha provveduto a installare un maxischermo per far vedere gratis le partite. Ma celebrazioni anche a Dimona nel sud di Israele dove vive una comunità di emigranti ebrei dal Marocco. E anche bandiere della Palestina mostrate sul campo per affermare che il calcio non cancella la storia, ma che a volte bisogna vincere per sventolarla.

 

LA NAZIONALE DEL MAROCCO

Non è politico, solo gioioso, il ballo del pinguino di Hakimi dedicato al suo amico Mbappé. Ai ruggiti dei Leoni dell'Atlante nel calcio nessuno dava troppo importanza, un ct last minute, Walid Regragui, nemmeno tanto conosciuto (il secondo marocchino a guidare la propria nazionale), che usa la tecnica dell'ipnosi (tutti sveglissimi), 17 giocatori su 26 nati fuori dal Paese. Doppie nazionalità, in tanti sparsi in Europa, figli di un'Africa che per sopravvivere deve andare altrove. Però un'accademia di calcio, inaugurata nel 2009 da re Mohamed VI, nuovi investimenti (13 milioni di euro) e forme di reclutamento con osservatori che vivono nei Paesi dove questi calciatori crescono. Nessuna lontananza, c'è chi ti tiene d'occhio.

 

maglia del marocco 1

Nel passato i nomi più famosi da Madjer, "Il Tacco di Allah", a Zidane e Benzema, sempre di origini algerine, come lo scrittore Albert Camus che iniziò da portiere. Marocco grande nell'atletica, anche se a volte un po' a sorpresa, come a Los Angeles '84 quando una ragazza, Nawal El Moutawakel, sui 400 ostacoli andò in fuga, e le americane si dissero: lasciamola sfogare, dove vuoi che vada un'araba? Dritta al traguardo, naturalmente.

 

Diventando la prima medaglia d'oro del Marocco, di un'atleta africana e di una donna musulmana ai Giochi. Qualche giorno dopo il mezzofondista Saïd Aouita si prese i 5 mila e per dieci anni nessuno riuscì a stargli davanti. Poi arrivò Hicham El Guerrouj, un altro che correva i 1.500, ma che alle Olimpiadi non riusciva mai a vincere. Inciampava sempre in qualche piede. Ce la fece a 30 anni, alla terza, Atene 2004. Finalmente oro, doppiando 1.500 e 5 mila, basta maledizioni. Per capire di più come vanno storte le cose si era messo a leggere Paulo Coelho e Ben Jelloun. Si allenava alle undici di sera, con meno sei gradi, sulle montagne di Ifrane. Il suo record mondiale sui 1.500 resiste ancora dopo un quarto di secolo. E ora Soufiane el-Bakkali, eccezionale siepista, oro olimpico a Tokyo. Il Marocco, residenza o passaggio di scrittori maledetti: da Paul Bowles a William Burroughs che a Tangeri iniziò a scrivere lo scandaloso Pasto Nudo e poi Tennesse Williams, Truman Capote, Jean Genet e la Beat Generation.

 

MAROCCO

Ma anche la voglia di resistere di Marcel Cerdan, che a sei anni arrivò a Casablanca dall'Algeria e che nel 1948 sul ring contro Tony Zale diventa campione del mondo dei medi e l'uomo di Edith Piaf. Cerdan con una spalla rotta perde il titolo contro La Motta. È l'autunno del '49. Piaf è in America, Cerdan è in Francia, sta preparando la rivincita, ha prenotato un posto in nave. Lei lo chiama: «Prendi l'aereo. Ho bisogno di te, muoio lontano da te. A domani». Domani c'è solo il telegramma: «L'aereo Parigi-New York si è schiantato sul picco Redondo, nell e Azzorre. Nessun sopravvissuto». Cerdan aveva 33 anni. Quando Lelouch girò il film su di lui a Casablanca potevate ancora incontrare i ragazzi con i quali Marcel scappava a dare calci al pallone, di nascosto al suo manager che glielo aveva vietato. Ora nei quarti la squadra che è diventata di casa nel mondo gioca contro il Portogallo. Come si fa a non citare Casablanca? Suonala ancora, Marocco.

MAROCCOMAROCCO PORTOGALLO

MEME SUL MAROCCO AI QUARTI DI FINALE DEI MONDIALI IN QATAR MAROCCO SPAGNA

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? LA MISURA È DIVENTATA COLMA CON IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI, PUBBLICATO SUI SOCIAL IERI SERA: DA GIORNI IL VICEPRESIDENTE DEL CSM, IL LEGHISTA FABIO PINELLI, ERA IN ALLERTA PER LE VERGOGNOSE PAROLE DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO”. PINELLI SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, POTENTE SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – IL GUARDASIGILLI NORDIO ABBASSA LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” – L’INCAZZATURA MAGGIORE DEL COLLE È CON GIORGIA MELONI: AVEVA PROMESSO DI FAR ABBASSARE I TONI A NORDIO, E POI È STATA LEI A TORNARE ALL’ATTACCO… - VIDEO

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…

meloni board of peace marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT - GIORGIA MELONI PORTA L’ITALIA NEL CLUB DEI PUZZONI GLOBALI! IL NOSTRO DISGRAZIATO PAESE SARÀ L’UNICA GRANDE POTENZA EUROPEA A ENTRARE NEL “BOARD OF PEACE” DI DONALD TRUMP, INSIEME A DITTATURE, REGIMI MILITARI, AUTOCRAZIE E MONARCHIE ASSOLUTE DOVE I GIORNALISTI VENGONO FATTI A PEZZETTI - IL NOSTRO PENSIERO VA A MARINA BERLUSCONI: UNA SETTIMANA FA IN UN’INTERVISTA AL “CORRIERE” HA TUONATO CONTRO TRUMP (“LA SUA UNICA REGOLA È CANCELLARE TUTTE LE REGOLE. E LUI LA CHIAMA LIBERTÀ”), E SI RITROVA IL SEGRETARIO DEL SUO PARTITO, ANTONIO TAJANI, IN PARTENZA PER WASHINGTON A BACIARE IL PANTOFOLONE DEL TYCOON, IN MODALITÀ MAGGIORDOMO DI CASA MELONI...