LA DECISIONE DI AFFIDARE L’ARBITRAGGIO DELLA PARTITA DI SUPERCOPPA TRA LIVERPOOL-CHELSEA ALLA FRANCESE STÉPHANIE FRAPPART E’ UN ATTO DI CORAGGIO DELL’UEFA - E' STATA IL FISCHIETTO DELLA FINALE DEL MONDIALE FEMMINILE USA-OLANDA. E' LA MIGLIORE TRA LE DONNE, MA HA DIMOSTRATO DI ESSERE SUPERIORE A DIVERSI COLLEGHI UOMINI. NEI TEST HA OTTENUTO BUONI RISULTATI…

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Stefano Boldrini per “la Gazzetta dello sport”

 

STEPHANIE FRAPPART STEPHANIE FRAPPART

La decisione di affidare la sfida di Supercoppa europea Liverpool-Chelsea alla francese Stéphanie Frappart, sostenuta dalle guardalinee Manuela Nicolosi - anche lei francese di federazione, ma italiana di nascita - e Michelle O' Neill - irlandese -, si può leggere in tanti modi, dalla suggestione del recente Mondiale femminile alla voglia reale di abbattere pregiudizi fino - forse qui però esageriamo - a lanciare un messaggio preciso nella Turchia conservatrice di Tayyp Erdogan, ma alla fine, limitandosi alla cronaca nuda e cruda, si può dire che stasera si apre una nuova era.

 

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Il calcio compie un passo decisivo. Fa un salto in avanti di 50 anni dopo essere rimasto troppo indietro, tra luoghi comuni, diffidenza del nuovo, machismo. In un mondo spesso dominato dal sessismo, dove ancora i gay hanno paura a dichiararsi, la spallata dell' Uefa e del presidente della commissione arbitri Roberto Rosetti è un atto di coraggio e di profonda coscienza civile. Squadre maschili, ma fischia una donna. Il calcio, complice il successo del Mondiale francese, non è più una «cosa» solo per uomini.

 

Stéphanie si presenta con aria serena. E' una tosta, questa francese di 35 anni, originaria della Val-d' Oise, a Nord di Parigi. Il 28 aprile scorso ha debuttato in Ligue 1, dirigendo Amiens-Strasburgo, finita 0-0. E' stata il fischietto della finale del Mondiale femminile Usa-Olanda. E' la migliore tra le donne, ma ha dimostrato di essere superiore a diversi colleghi uomini. Nei test ha ottenuto buoni risultati.

 

«Corre tantissimo", sottolinea più volte Rosetti in questa inedita conferenza stampa che apre le danze a Istanbul: in cattedra, oltre alla Frappart, anche le colleghe Nicolosi e O' Neill, più il padrone di casa Cakir, abile nello sfruttare la vetrina mediatica per promuovere non solo le qualità della terna di stasera, ma pure le bellezze di Istanbul.

 

«Non posso fingere che non accadrà nulla - le prime parole di Stéphanie -. Questa designazione mi sta cambiando la vita. Ero conosciuta solo in Francia, ora sono diventata famosa nel mondo. Non sono preoccupata e non ho paura anche perché allenandomi in modo intenso ho scaricato qualsiasi tensione. Dobbiamo dimostrare di essere uguali agli uomini su tutti i fronti: fisico, tecnico, tattico.

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Arbitrare una sfida maschile, seppure di questo livello, non mi sconvolge per due ragioni: la prima è che ho già lavorato in Ligue 2 e Ligue 1, la seconda è che le regole sono le stesse. Mi lusinga essere stata scelta per aprire una nuova era ed è bello condividere questo momento insieme ad altre colleghe come Manuela e Michelle, ma sono pronta a tutto. Ora, prima della gara, c' è tanta curiosità e benevolenza, ma se poi in campo sbaglieremo, i nostri errori saranno criticati. Vorrei solo una cosa: essere giudicata come "fischietto" e non come donna. Il regolamento e la sua applicazione sono uguali per tutti.

Non hanno sesso».

 

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Madame arbitro giocò a calcio fino all' età di 13 anni. In età adolescenziale, fu incuriosita dal regolamento. A 18 anni si ritrovò di fronte ad un bivio: fare la calciatrice o dirigere le partite. Scelse la seconda, mentre i due fratelli proseguivano la corsa nel football amatoriale. L' approccio di Stéphanie è estremamente professionale. Non si limita all' allenamento sul campo, dove cerca di sfruttare al meglio le sue qualità di fondista, ma si documenta, attingendo informazioni dai giornali, dalla televisione e da internet. «Bisogna conoscere le squadre, le loro caratteristiche, gli allenatori, come giocano, le loro tattiche.

 

Non si può pensare solo alla preparazione fisica e all' applicazione del regolamento, che resta in ogni caso la nostra strada maestra. Il calcio è uno sport governato da regole in evoluzione e dettagliate». Gli uomini che l' hanno incrociata sui campi di Ligue 1 e Ligue 2 definiscono Stéphanie «diplomatica»: non usa mai atteggiamenti sopra le righe. L' altra qualità che viene riconosciuta alla Frappart è l' ostinazione: voleva sfondare, arrivare in alto e ci è riuscita.

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Rosetti racconta come sia nata la decisione di affidarle Liverpool-Chelsea: «L' idea è balenata durante il Mondiale ed è stata messa a fuoco in una riunione. Stéphanie ha superato test importanti. Ha dimostrato di essere forte fisicamente e mentalmente. Merita questa chance e la speranza è che questa serata, indubbiamente storica e portata in milioni di case di tutto il mondo, possa ispirare molte donne a dedicarsi all' arbitraggio». Cakir, unico maschio del gruppo di stasera, spiega: «Per noi non c' è differenza nel nostro lavoro tra uomini e donne. Siamo tutti arbitri. Non c' è gender». Detto nella Turchia di Erdogan, non è frase da poco.

 

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La svolta epocale domina anche nelle conferenze delle due squadre. Frankie Lampard, manager del Chelsea, dimostra che la storia del suo alto quoziente d' intelligenza non è una favola: «Sono onorato di far parte di questo momento storico. La scelta di affidare ad una donna la gara di Supercoppa rappresenta un grande passo in avanti». Il capitano dei Blues, Azpilicueta, aggiunge: «Dobbiamo vedere l'arbitraggio femminile come un processo naturale. Sono contento che il calcio vada avanti e progredisca. Il Mondiale femminile, con il suo successo di pubblico, è stato la svolta. Ora bisogna proseguire su questa strada».

 

Anche Jurgen Klopp esprime il suo totale consenso: «Era ora. Ho avuto esperienze di arbitraggi femminili in Germania e sono davvero felice di vivere questa tappa storica. E' una decisione molto importante, una svolta intelligente. Mi auguro che non sia una storia isolata. Noi cercheremo di essere collaborativi. Per quanto mi riguarda starò molto attento ai miei comportamenti, altrimenti, chi la sentirà poi mia madre».

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