EGONU-CENTRICA - LA STELLA DEL VOLLEY ITALIANO, A FINE DELLA STAGIONE DOPO LO SCUDETTO CON IL CONEGLIANO, LASCERÀ L'ITALIA PER ANDARE IN TURCHIA, AL VOLFBANK DI ISTANBUL (CHE AFFRONTERÀ PROPRIO IL CONEGLIANO IN FINALE DI CHAMPIONS) - LA PALLAVOLISTA, CHE È UNA DELLE SPORTIVE ITALIANE PIÙ AMATE E SEGUITE, HA ANCHE AVUTO DEI RUOLI FUORI DAL CAMPO: HA FATTO LA "IENA" PER UN GIORNO E LA DOPPIATRICE PER IL FILM DELLA PIXAR "SOUL" - L'AMICIZIA CON MYRIAM SYLLA, IL BACIO ALL'EX FIDANZATA E LE POLEMICHE PER L'USO DEI SOCIAL...

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Eleonora Cozzari per www.corriere.it

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Conegliano ha vinto il 10 maggio il suo quarto scudetto consecutivo battendo 3-2 Monza in gara 4 (serie chiusa 3-1) e per Paola Egonu — regina del volley italiano ancora una volta trascinatrice delle campionesse d’Italia con 37 punti, 8 dei quali nel quinto set — non poteva esserci miglior passo d’addio. Già perché a fine partita la stella 23enne di Cittadella ha riconfermato quello che già era noto: «Sì, è la mia ultima stagione a Conegliano, volevo chiudere così. Sono molto orgogliosa della squadra. Dico ciao Italia, ma questo è solo un arrivederci».

 

Egonu andrà in Turchia, proprio al Vakifbank di Istanbul che il 22 maggio a Lubiana contenderà a Conegliano la Champions. L’ultimo trofeo che Paola intende portare all’Imoco prima di lanciarsi nella sua nuova avventura. La nuova tappa di una vita che, sia in campo che fuori, non è mai banale.

il selfie di paola egonu dopo la vittoria dell'italvolley il selfie di paola egonu dopo la vittoria dell'italvolley

 

La famiglia, le origini e la zia suora

Nata a Cittadella in Provincia di Padova il 18 dicembre del 1998, Paola Egonu ha altre due fratelli, Angela e Andrea nati anche loro in Italia. Dal 2016 la sua famiglia si è trasferita a Manchester ma si sentono ogni giorno. «Sono tutto per me, un giorno ho chiamato mio padre e sono scoppiata a piangere perché io dovevo andare in palestra e fuori c’era il sole!». I genitori, papà Ambrose e mamma Eunice, emigrati negli anni 90, sono entrambi nigeriani ma si sono conosciuti in Italia.

 

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Alle sue origini Paola ha sempre tenuto moltissimo: «In Nigeria mi sento a casa, posso andare anche in giro in pigiama ma sono una principessa. Le mie cugine sono orgogliosissime. Una parte di me viene da quella terra e io stessa ne faccio parte. Passo le giornate con tutta la nostra famiglia, lì si pensa molto agli altri. Aiutiamo a sistemare la casa, andiamo a riempire la nostra riserva d’acqua e poi parliamo, cantiamo, guardiamo un film, tutti che raccontano una storia. La sera dormo insieme ai miei cugini in una camera grandissima e tra di noi parliamo inglese». Egonu ha 13 zii di cui una è suora in Vaticano e più volte ha scherzato sul fatto che da piccola voleva fare anche lei lo stesso percorso.

 

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Portabandiera olimpica non a caso

È stata una dei sei atleti di tutto il mondo che hanno portato il vessillo a cinque cerchi durante la cerimonia di apertura dei Giochi olimpici e lei, vestita di bianco come una sacerdotessa in cammino verso il tempio, si è emozionata moltissimo. Le Olimpiadi di Tokyo non sono andate come sperava la schiacciatrice azzurra che con la Nazionale italiana è stata eliminata ai quarti di finale, ma l’edizione giapponese rimarrà comunque indelebile nella sua storia personale proprio per quel momento. «È stata una delle esperienze più grandi e intense della mia vita. Rappresentare tutti gli atleti del mondo è una responsabilità e un grosso orgoglio. Sono onorata e grata per questo».

 

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Paola non è stata scelta solo perché è la giocatrice più forte nel suo sport ma perché da sempre è in prima linea per una società più tollerante e inclusiva. Gli episodi di razzismo subiti da bambina («Da piccola non sentivo la differenza per il colore della pelle. Invece crescendo notavo che quando entravo in un negozio con mia sorella e la mia amica ghanese, le commesse ci seguivano per vedere se rubavamo qualcosa e allora ci soffrivo») e il clamore per il bacio pubblico alla sua (ex) fidanzata l’hanno fortificata e resa consapevole.

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Iena per una sera: io sono libera

È una delle sportive più amate e seguite degli ultimi anni ed è stata tra le protagoniste, co-conduttrice per una sera, della trasmissione tv «Le Iene». Il suo monologo anti etichette ha suscitato molti apprezzamenti.

 

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 «Questa sera voglio parlarvi di una cosa che mi sta molto a cuore, io sono un’atleta e su di me ci sono un sacco di aspettative. In alcuni momenti la pressione può schiacciarti, perché tutti si aspettano tanto da te: ovviamente questo fa parte del gioco e lavoro ogni giorno per trasformare la pressione in coraggio, la difesa in attacco. Questo mi piace. Quello che invece non mi piace sono le etichette che la gente mi appiccica addosso. Chi preferisce giudicarmi per chi amo, per il colore della mia pelle, per il mio passaporto. Io questa cosa non la sopporto e se davvero volete mettermi addosso un’etichetta, ce n’è solo una che posso indossare: libera».

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Propaganda e Ivan Zaytsev

Che il conduttore di Propaganda Live avesse una passione per la pallavolo si sapeva già dai Giochi di Rio, quando «Zoro» andò in onda con la faccia di Ivan Zaytsev stampata sulla maglietta. Lo stesso ha fatto quest’anno e nella prima puntata di «Propaganda» al rientro dopo la pausa estiva, l’immagine di Paola Egonu è finita sulle sue famosissime magliette.

 

Lo stesso Ivan Zaytsev è un suo fan e ha dichiarato: «Paola è il mio erede. È moderna, amata, seguita, criticata, fortissima dentro e fuori dal campo e gioca nel mio stesso ruolo». Le due icone della pallavolo in campo e sugli schermi tv

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Doppiatrice Disney

Ha prestato la sua voce a Sognaluna, un personaggio del film d’animazione Soul, della Disney, e per una bambina che ha iniziato a giocare a pallavolo con «Mila e Shiro», è il sogno che si realizza. «Sono diventata grande guardando “Alla ricerca di Nemo” e “Oceania”, chi avrebbe mai immaginato che sarei diventata anch’io uno di quei personaggi? Ho amato Soul dal primo momento perché è un film che parla di musica, amicizia, amore e passione, un mix potente che rappresenta tutto ciò che mi porta a non smettere mai di sognare…nonostante tutto».

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Miriam Sylla, sorella maggiore

Tre anni fa ha scelto Conegliano (e non le sirene turche) anche perché lì ci giocava Miriam Sylla, quella che a tutti gli effetti è sua sorella maggiore. «Miriam è una delle donne più forti che possano esserci. Sia in campo che fuori è la mia sorella maggiore. Non mi ha mai fatto sentire fuori posto, non mi ha mai giudicata e mi accetta per quello che sono. La nostra amicizia è nata nel 2016, al torneo di qualificazione olimpica per Rio. Lei non faceva parte del Club Italia quindi non la conoscevo bene. Ci nascondevamo da Bonitta (l’allora c.t. azzurro, ndr) perché nessuna delle due voleva entrare».

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Fa sorridere, a pensarci adesso. «Poi ci siamo anche scontrate duramente eh… Miriam mi fa sempre notare quando sbaglio. Ma litigare ci ha fatte conoscere meglio. Se litighi con una persona è perché ci tieni». Insieme da quel momento, sia in Nazionale che a Conegliano, hanno vinto (quasi) tutto. E a Parigi 2024 non manca molto.

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I record, le vittorie, il bulldog Noir, Armani

Paola Egonu è la Divina della pallavolo, schiaccia a tre metri e mezzo di altezza (gioca nel ruolo di opposto ed è alta 190 cm) e in una sola partita è stata capace di piantare a terra 47 palloni vincenti. Ha un bulldog francese di nome Noir che adora, una passione per le tagliatelle al ragù di Cannavacciuolo e le piace fare servizi fotografici (è testimonial di Armani) in ricordo di quando da bambina voleva fare la modella. Con maglia della Nazionale, a settembre 2021 ha vinto il suo primo oro, battendo la Serbia alla finale degli Europei.

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Prima, aveva vinto un argento al Mondiale del 2018 e un bronzo europeo nel 2019. Arrivata al Club Italia (la squadra della Federazione) a 13 anni, vive a Milano per cinque anni all’interno del centro federale. Poi nel 2017 il trasferimento a Novara, dove vince due coppe Italia e una Champions League e nel 2019 il passaggio all’Imoco Conegliano dove fa il definitivo salto in avanti e si porta a casa uno Scudetto, una Champions League, un Mondiale per club e altre due coppe Italia. Nel 2021 è stata poi eletta dalla CEV Giocatrice dell’anno, una sorta di Pallone d’oro.

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Le polemiche social

Il video in cui, dopo la vittoria dell’Europeo, in una storia su Instagram grida tutta la sua rabbia: «Siamo qua e dopo tutta quella m… (sottinteso che ci siamo beccate, ndr) siamo noi le campionesse», ha fatto il giro del mondo. Criticatissima dopo i Giochi di Tokyo, presa di mira alla prima partita sottotono (ai microfoni Rai, dopo il bronzo europeo del 2019, fece una cosa simile) da Paola ci si aspetta sempre lo straordinario. Invece è umana, fumantina, con un carattere a volte difficile da gestire. Ed è la prima ad ammetterlo.

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Sbaglia chi la tratta da diva da allontanare dal reale. È un’immagine che non la rispecchia. E se la tua vita è fatta di standing ovation, superlativi e prime pagine quando sei in alto, devi mettere in conto che i fischi saranno in misura uguale e contraria se cadi. La Generazione dei fenomeni era obbligata ad andare in conferenza stampa a spiegare le sconfitte (Velasco insegna). Non c’erano i social e la cattiveria che inspiegabilmente ne deriva. Ma neanche le Stories dalla cui finestra gridare al mondo la fierezza di avercela finalmente fatta.

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