lotito malagò cellino

LA GUERRA DEL CALCIO - DIACONALE ATTACCA ANCHE MALAGÒ: “LUI E CELLINO HANNO UNA CONCEZIONE DA MARCHESI DEL GRILLO” - IL PORTAVOCE DELLA LAZIO TIRA IN BALLO IL NUMERO UNO DEL CONI: "ANNULLAMENTO DEL CAMPIONATO? DA CAPIRE CHI LO HA SUGGERITO. SPERIAMO CHE MALAGÒ NON PENSI DI DELEGARE QUESTO COMPITO AD UN GOVERNO CHE HA COLORI AMICI…” - CELLINO E' STATO COLPITO DA CORONAVIRUS...

Da www.corrieredellosport.it

Claudio Lotito Foto Mezzelani GMT 14

 

Ormai è un gioco di attacco e contrattacco. Arturo Diaconale, portavoce della Lazio, difende ad ogni costo, a colpi di note scritte sul suo taccuino Facebook, gli interesse del club. Nell’ultima puntata i protagonisti sono Massimo Cellino (ancora una volta) e Giovanni Malagò: “Auguri di pronta guarigione al presidente del Brescia Massimo Cellino che, rientrato nella sua città dopo aver passato la Pasqua con la famiglia in Sardegna ha scoperto di essere affetto da coronavirus. Auguri a lui ed ai suoi famigliari con l’auspicio di incontrarlo come sempre frizzante e combattivo quando, a campionato finalmente ripreso, la sua squadra verrà ospitata allo Stadio Olimpico. Gli auspici e gli auguri non sono in contraddizione con la considerazione che la sua richiesta di vedere interrotto e concluso il campionato a causa della propria malattia debba essere interpretata come una singolare pretesa: “Tutti fermi perché io sono malato”.

 

Claudio Lotito Foto Mezzelani GMT 17

Su Malagò

“Cellino, comunque, non sembra essere il solo ad avere una concezione da Marchese del Grillo della propria persona. Una tendenza del genere sembra aver colto ultimamente anche il presidente del Coni Giovanni Malagò che, in una intervista, pur ribadendo di voler riconoscere l’autonomia del calcio, è intervenuto con tutto il peso della sua autorità di massimo rappresentante dello Sport nazionale, per sostenere che il campionato venga chiuso senza l’assegnazione dello scudetto, cioè con la cristallizzazione della classifica attuale. Secondo il presidente del Coni una scelta del genere costituirebbe un grande segnale di ordine morale e l’avvio di una fase di profonda innovazione del mondo del calcio. Tanto più, sempre a stare alle parole di Malagò, che la sua è una proposta che gli viene sollecitata da tanta gente interessata a capire come potrà cambiare il mondo del calcio nel dopo-coronavirus".

arturo diaconale foto mezzelani gmt

 

L’augurio finale

"Nell’impossibilità di sapere chi sia la gente che propone a Malagò di premere per la mancata assegnazione dello scudetto e quindi dell’individuazione di chi dovrà retrocedere e chi andare in Champions League, una domanda sorge spontanea. Ma a chi spetta disegnare il futuro dello sport italiano dopo il coronavirus se non al presidente del Coni ed a tutti i principali operatori dei tanti settori sportivi e di quelli del calcio in particolare (dato che il calcio è il motore economico dell’intero comparto?). Speriamo che Malagò non pensi di delegare questo compito ad un governo che ha colori amici, ma che mai come in questo momento sembra avere la necessità di appoggiarsi ai tecnici ed ai competenti!".

 

 

MALAGO'

Giovanni Malagò e Gabriele Gravina Foto Mezzelani GMT45

Paolo Brusorio per La Stampa

 

«Faccio passeggiate con i miei cani che si sorprendono di questa nuova abitudine. E rimetto a posto vecchie foto, me ne è capitata una del 1966, un prato del quartiere Fleming dove, a proposito di cani, avevo seppellito il mio Nelson».

Giovanni Malagò al tempo del lockdown. Fosse così facile. La realtà invece dice che lo sport è in mezzo alla tormenta in un' Italia piegata dal coronavirus e fare il numero uno del Coni significa anche sovrintendere, se non anche gestire, questa emergenza. Con polemiche annesse.

 

Presidente, intravede la luce in fondo al tunnel oppure è ancora buio pesto?

Giovanni Malagò e Gabriele Gravina Foto Mezzelani GMT43

«Un segnale di speranza, in effetti, si comincia a percepire. Lo riconoscono le previsioni degli esperti e lo si intravede in alcune zone d' Italia. Se stai a Roma hai una visione della situazione diversa rispetto a Milano; ma se vivi in Basilicata è ancora differente da quella di Roma».

 

Da membro Cio immaginiamo i contatti internazionali: che idea si sono fatti all' estero della situazione italiana?

«All' inizio di compassione e di vicinanza. Poi, più il virus si spargeva, di comprensione.

Adesso restano impressionati dal numero di decessi ancora altissimo nel nostro Paese».

 

Quando ha capito che stava calando il sipario sullo sport italiano?

«La sensazione covava sotto la cenere. Poi si è diffusa a macchia di leopardo tra dirigenti e atleti. Era il nove marzo, giorno dell' ultima partita della Serie A, quando in video conferenza abbiamo deciso di fermarci per resettare tutto».

Giovanni Malagò e Gabriele Gravina Foto Mezzelani GMT41

 

Ma, per fare degli esempi, tra rugby che ha chiuso subito, basket e volley successivamente e calcio che cerca ogni strada per andare avanti, non si poteva trovare una misura?

«Io non ho sollecitato nessuno. I presidenti federali mi hanno detto che avrebbero interrotto, è nei loro diritti».

Il calcio invece ragiona diversamente. Lo fa per necessità o senso di superiorità rispetto alle altre federazioni? La Lega l' ha attaccata parlando di sue ingerenze.

«Sono il primo a riconoscere la specificità del calcio e il diritto/dovere di cercare ogni strada per chiudere la stagione.

Ma non hanno mai pensato a un' alternativa. Ha presente chi è Catia Pedrini?».

 

La presidentessa del Modena Volley, perché?

«Ha detto che non potrà più permettersi l' ingaggio di Zaytsev dopo questa crisi e che per salvaguardare la società, parliamo di uno dei capisaldi della pallavolo, è disposta a lasciarlo andare nella prossima stagione».

 

malagò

Morale?

«Invece di pensare al campionato o alle coppe, cerca di mettere in sicurezza il futuro. Perché il vero problema non è l' oggi ma il domani».

 

Non assegnare gli scudetti sarebbe un gesto etico importante, un memento per fissare nella storia un anno tragico per l' Italia?

«Non mi permetto di parlare di etica. Ma è palese il bisogno di lasciare un segnale, è un sentimento molto diffuso tra la gente».

A proposito di riconoscimenti: la massima onorificenza del Coni sono i Collari d' Oro.

 

Perché non assegnarla ai medici e agli infermieri?

«Sarà proprio così. Vogliamo fare qualcosa di speciale».

 

La Federtennis ha messo in cassa integrazione i propri dipendenti. Sorpreso?

«Molto. E come me, le rappresentanze sindacali viste le loro reazioni. Ma è un problema che riguarda Sport e Salute, non il Coni».

 

Una federazione è un ente pubblico, però: è legittimo chiedere contributi statali?

malagò gravina

Oppure ha un tesoretto privato cui attingere?

«Non so se sia legittimo. Ma, ripeto, deciderà Sport e Salute».

 

Il virus ha colpito duro in mezza Italia, meno al Centro-Sud. Si aspetta un Paese spaccato in due alla ripresa?

Ricciardi, consulente italiano dell' Oms, propone di far disputare al Sud le restanti giornate di campionato. Idea plausibile?

«Che il Paese sia diviso in due è un dato acclarato. Tutti i progetti possono essere interessanti, poi però bisogna andare nei dettagli. I piatti si devono cucinare, non solo immaginare».

 

Capitolo Giochi, che cosa è stato decisivo per il posticipo al 2021?

«Il parere dell' Oms al Cio e al governo giapponese. Fino ad allora convincere Tokyo della bontà del rinvio non era stato facile. Come non capirli, nel loro bilancio le Olimpiadi valgono 8-10 miliardi».

 

Pellegrini ha già detto che ci sarà nel 2021, ma tra Nibali, Di Francisca, Cagnotto e Montano quanti big teme di perdere da qui ai Giochi?

«Faccio una previsione neanche tanto azzardata, li rivedremo tutti in Giappone».

 

Torino propone l' accensione di tutti i bracieri olimpici il prossimo 24 luglio, data in cui sarebbero dovute cominciare le Olimpiadi. Andrà in porto l' idea?

spadafora malagò

«A me piace. E il Coni farà il possibile perché sia realizzata, Poi, certo, l' ultima parola spetta al Cio».

In questo periodo non è mai mancata la voce degli atleti.

 

Chi l' ha colpita di più?

«Ne scelgo due. Sono agli antipodi ma danno il senso di quello che stiamo vivendo. La prima è Michela Moioli, vive ad Alzano Lombardo e ha perso un nonno e una nonna per il virus. Le sue sono state parole di rara forza e sensibilità».

 

E il secondo?

«Per tutt' altri motivi, Daniele Lupo. Vive, da solo, a venti metri dalla spiaggia di Fregene ed è un campione di beach volley.

Sentirlo dire che non può andare in spiaggia ad allenarsi dà l' idea anche di quanto sia surreale la situazione».

giovanni malagò foto mezzelani gmt034

 

Che Italia uscirà da questa tragedia?

«Con tantissimi problemi. Per questo mi auguro che prevalga il bene comune e non i personalismi: nel Paese e quindi anche nello sport».

 

 

 

 

Massimo Cellino Foto Mezzelani GMT04

 

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