leo messi vestaglia tunica bisht infantino al thani

“MESSI OGGI È DEL QATAR, IL MEDIO ORIENTE LO HA ANNESSO ALLA FAMIGLIA REALE” - “LA STAMPA”: “PER CHI AVESSE DEI DUBBI IN MERITO A CHI LO PAGA, BASTA VEDERLO NEL MOMENTO IN CUI RICEVE UFFICIALMENTE LA COPPA DALL'EMIRO CAPO TAMIM BEN HAMAD AL-THANI. INDOSSA, MEGLIO, DEVE INDOSSARE IL BISHT, LA VESTE TRADIZIONALE CHE GLI UOMINI ARABI PORTANO PER LE GRANDI OCCASIONI. HA A CHE FARE CON CERIMONIALI LEGATI A POLITICA E CLERO. IL QATAR GLI PAGA LO STIPENDIO AL PSG, L'ARABIA SAUDITA LO FORAGGIA COME UOMO IMMAGINE E LUI METTE SU IL BISHT INSIEME CON L'UNICA ESPRESSIONE SCHIFATA DELLA SERATA..."

Giulia Zonca per “la Stampa”

leo messi in vestaglia coppa del mondo

 

Adesso finalmente è solo. Lionel Messi senza più confronti, privo di passato, fuori dalle ombre lunghe di chi lo ha preceduto, dalle rivalità che lo hanno spinto a moltiplicare i numeri: campione del mondo con un'Argentina tutta sua. Unico, libero, felice. Il bacio al trofeo che ha inseguito per tutta la carriera lo dà in privato davanti a uno stadio stracolmo, più di 80 mila persone dentro e 4 miliardi fuori a guardare la tv: un attimo di assoluta intimità sfacciatamente pubblica.

 

Un travolgente, passionale bacio dato all'ossessione inseguita per una vita intera, un amore fino a qui non corrisposto e impossibile da dimenticare, nonostante plurimi tentativi di pensare ad altre vittorie. Infinite e mai abbastanza intense per soddisfarlo.

 

leo messi alza la coppa del mondo

Messi bacia il Mondiale prima di sollevarlo, prima di condividerlo, ci appoggia le labbra sopra quando sfila a ritirare il premio di migliore in campo, da solo. E si gode quell'attimo con gli occhi che gli brillano, senza l'idea di una lacrima. Smetti di piangere Argentina, che sarà ancora populismo e garra e cancha e hinchas e «Muchachos», «Tierra del Diego y Lionel. De los pibes de Malvinas...», come recita la canzone con cui il tifo saluta il trionfo atteso 36 anni, ma stavolta senza strazio. Nessuna faccia devastata da una beatitudine che rende troppo sensibili. Stavolta si ride.

 

Siamo al Lusail Stadium e l'Argentina ha appena battuto la Francia 7-5, ai rigori.

gianni infantino tamim al thani leo messi mondiale qatar 2022

Messi ne segna due: uno in partita, tra i più glaciali mai visti e uno nel duello testa a testa contro Mbappé dagli 11 metri dopo aver piazzato pure una rete su azione, quando ormai ha in testa solo un'idea: vincere. Non ha fatto altro e l'abitudine si vede pure quando tutto finisce e lui è finalmente pronto.

 

Non avrebbe accolto così il successo otto anni fa quando ha perso la prima occasione, né nel 2010, quando Maradona era ct e gli toglieva l'aria, né nel 2018 delle faide interne che non ha mai avuto voglia di domare e di sicuro non nel 2006 dell'esordio. Gli serviva passare da lì, cinque edizioni mondiali, 26 presenze, più di chiunque altro e del resto comanda ogni statistica.

al thani coppa del mondo

 

Il più coinvolto nelle azioni decisive, 12 gol, 7 solo in Qatar e 8 assist (3 qui), il più premiato per incisività nelle singole partite, quello con più minuti, più palle toccate, più giocate uomo contro riuscite, solo che dopo decenni a contare ogni record ha esaurito le cifre da aggiornare e non ha nemmeno più voglia di smettere, di chiudere con la nazionale: «È l'ultima partita a un Mondiale e la regalo alla gente, ma non mi ritiro, voglio indossare la maglia dell'Argentina da campione».

 

leo messi alza la coppa del mondo 1

Purché sia solo per lo sfizio perché non vogliamo vederlo invecchiare mentre gioca. Ci piace così, rannicchiato su un prato da quanto se la gode, appagato. Ad abbracci esauriti e mucchi selvaggi sciolti, a rete tagliata e coppa alzata in ogni angolo, portato in trionfo, forse non dovrà nemmeno camminare mai più, Messi si lascia cadere a terra e non è per sfinimento. È piacere: «Lo sapevo che Dio mi avrebbe dato questa gioia. ho avuto la fortuna di conquistare ogni titolo ma volevo arrivare qui. Ora mi diverto».

 

al thani premia leo messi

La prima volta in cui ha assaporato l'idea era un bimbo, a Rosario, dove è nato in un barrio decisamente pericoloso, uno di quelli dove i supermercati hanno il metal detector e le sbarre. Messi già strabiliava e prima di risolvere i problemi alla schiena, di firmare un contratto su un tovagliolo di carta ha detto: «Voglio vincere il Mondiale».

 

Poi è partito per Barcellona, a 13 anni, lì lo hanno fatto crescere in centimetri e qualità, ne hanno esaltato il talento e rapito l'anima. Almeno secondo il racconto popolare che da Riquelme a Tevez ha sempre chiamato altri a guidare il popolo. Perché Messi era di Barcellona.

 

Oggi è del Qatar, per chi avesse dei dubbi in merito a chi lo paga, basta vederlo nel momento in cui riceve ufficialmente la coppa dall'emiro capo Tamim ben Hamad al-Thani. Indossa, meglio, deve indossare il bisht, la veste tradizionale che gli uomini arabi portano per le grandi occasioni. Ha a che fare con cerimoniali legati a politica e clero: il Medio Oriente ha annesso Messi alla famiglia reale.

al thani veste messi con la tunica da emiro

 

Il Qatar gli paga lo stipendio al Psg, l'Arabia Saudita lo foraggia come uomo immagine e lui mette su il bisht insieme con l'unica espressione schifata della serata. Tanto non lascia traccia, cancellata dalla grazia. Più nulla incide sul Messi campione del mondo, è oltre ogni giudizio. Pure quello morale, ammesso che ne esista una dietro le sue firme.

Messi è solo, lui e il Mondiale, lui e l'Argentina e non c'è più un paragone che tenga, lui e la famiglia che lo segue in campo, lui e una moltitudine che lo lascia comunque solo a cullare i sogni di gloria.

 

LEO MESSI E LA COPPA DEL MONDO

Ora sono realizzati e può riviverli all'infinito e non importa quanta gente ha intorno, resta una storia a due, lui e la magnifica ossessione. Non con Ronaldo, incrociato per decadi e ora a distanza e non con Mbappé, che probabilmente ha già preso il suo posto al centro della scena del calcio. Non con Maradona, con buona pace delle sentenze nostalgiche. C'è solo Messi e il Mondiale uniti da un bacio travolgente che gli resterà addosso in eterno.

Ultimi Dagoreport

donald trump padrone del mondo

DAGOREPORT – TRUMP HA UCCISO LA POLITICA, COSI’ COME LA CONOSCEVAMO: CON LUI VALE IL DIRITTO DEL PIU’ FORTE (LE TRADIZIONALI CATEGORIE DI DESTRA E SINISTRA IN QUESTO SFACELO, HANNO ANCORA SENSO?) - DIPLOMAZIA, DIRITTO INTERNAZIONALE, MULTILATERALISMO E DIALOGO SONO STATI ROTTAMATI IN NOME DEL “SI FA COME DICO IO” - UN BRUTALE RITORNO ALLA POLITICA DI POTENZA DELL’OTTOCENTO E TANTI SALUTI A ONU, NATO, UE E ORGANISMI SOVRANAZIONALI – GODONO SOLO PUTIN E XI JINPING, CHE INFATTI DAVANTI AL BLITZ IN VENEZUELA E ALLA MINACCIA DI TRUMP DI OCCUPARE LA GROENLANDIA TACCIONO – SI DIRA’: MA TANTO TRUMP NEL 2028 SARA’ FUORI DALLA CASA BIANCA. SICURI? GIA’ NEL 2021 NON ACCETTO’ LA SCONFITTA E MANDO’ I SUOI SCAGNOZZI AD ASSALTARE IL CONGRESSO – ORA STA IMPRIMENDO AGLI USA UNA LENTA SVOLTA AUTORITARIA E I SEGNALI NON MANCANO…

antonio di pietro raul gardini

FLASH – PERCHÉ TONINO DI PIETRO HA ASPETTATO 33 ANNI PER RIVELARE LA VERITÀ SULLA PISTOLA RITROVATA LONTANO DAL CADAVERE DI RAUL GARDINI IL 23 LUGLIO 1993? SOLO ORA, IN UN’INTERVISTA AD ALDO CAZZULLO CHE ANDRÀ IN ONDA DOMANI SU LA7, DURANTE “UNA GIORNATA PARTICOLARE”, DI PIETRO AMMETTE: “L’HO PRESA IO STESSO CON IL FAZZOLETTO QUANDO SONO ARRIVATO E ABBIAMO PRESO ATTO CHE SI ERA UCCISO”. POI PRECISA: “NON FUI IO IL PRIMO A INTERVENIRE, MA L’EX MAGGIORDOMO”. NON CAMBIA IL SUCCO DEL DISCORSO: PERCHÉ NE PARLA PUBBLICAMENTE SOLO ADESSO, DOPO TRE DECENNI IN CUI SI È SUSSEGUITO OGNI TIPO DI IPOTESI SU QUELLA PISTOLA…

roberto vannacci matteo salvini

FLASH – ROBERTO VANNACCI BATTERÀ I TACCHI E ANDRÀ ALLA KERMESSE LEGHISTA “IDEE IN MOVIMENTO”, DAL 23 AL 25 GENNAIO A ROCCARASO? PER L'ADNKRONOS, IL GENERALE NON CI SARA' MA I RUMORS SOSTENGONO CHE IL GENERALE E SALVINI AVRANNO UN FACCIA A FACCIA, PROPRIO IN ABRUZZO - IL MILITARE ABBASSERÀ I TONI, RIALLINEANDOSI ALLA VECCHIA BASE LEGHISTA, O SALUTERÀ INAUGURANDO UN PARTITO SUO? - UNA FORMAZIONE “VANNACCIANA” POTREBBE VALERE TRA IL 2-3%. POCHINO MA IN GRADO DI ROMPERE LE UOVA ALLA LEGA E AL CENTRODESTRA...

rocco eleonora andreatta fabrizio corona

FLASH! – COME SI CAMBIA, PER FATTURARE! - ELEONORA "TINNY" ANDREATTA, FIGLIA DEL DEMOCRISTIANO BENIAMINO, ERA CONSIDERATA UNA BIGOTTONA D’ALTRI TEMPI QUANDO ERA IN RAI - ALL'EPOCA, DA DIRETTRICE DI RAI FICTION, PROMUOVEVA SOLO SCENEGGIATI SU PRETI, SUORE E FORZE DELL'ORDINE, PER NON TURBARE IL SONNO DEGLI ANZIANI TELESPETTATORI - UNA VOLTA PASSATA A NETFLIX, HA ROTTO GLI INDUGI: È DIVENTATA AUDACE! SOLO SESSO, DROGA E STORIE “MALEDETTE”, COME LE SERIE SU ROCCO SIFFREDI, I FESTINI DI “TERRAZZA SENTIMENTO” E ORA IL DOCUMENTARIO SUL PREGIUDICATO FABRIZIO CORONA...

luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone mps mediobanca

FLASH! - E SE SU MPS STESSE ANDANDO IN SCENA UN BEL TEATRINO? NON SARA' CHE LE LITI TRA LOVAGLIO E CALTAGIRONE, RACCONTATE IN QUESTI GIORNI DAI QUOTIDIANI, FANNO PARTE DI UNA "NARRAZIONE" UTILE A DIMOSTRARE CHE TRA L'AD DI MONTEPASCHI E IL COSTRUTTORE NON CI FU ALCUN "CONCERTO" PER L'ACQUISTO DI MEDIOBANCA? - A TAL PROPOSITO, VALE SEMPRE LA PENA RICORDARE LE GUSTOSE INTERCETTAZIONI TRA I DUE, IL 18 APRILE, ALL’INDOMANI DELL’ASSEMBLEA MPS CON CUI VENNERO SUPERATE LE RESISTENZE ALL’AUMENTO DI CAPITALE DELLA BANCA AL SERVIZIO DELLA SCALATA DI MEDIOBANCA: “MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE? COME STA?”; “MOLTO BENE! ABBIAMO FATTO UNA BELLA OPERAZIONE. IL VERO INGEGNERE È STATO LEI, IO HO ESEGUITO SOLO L’INCARICO”

leonardis enrico marchi elkann la stampa marco gilli

FLASH! - LA TORINO CON I DANE' SI MOBILITA PER SALVARE "LA STAMPA": LE DUE CORDATE INTERESSATE AL QUOTIDIANO (GRUPPO SAE DI ALBERTO LEONARDIS E GRUPPO NEM DI ENRICO MARCHI), HANNO BISOGNO DEL SUPPORTO DELLE FONDAZIONI CRT E SANPAOLO - NELLA CORSA A "LA STAMPA", AL MOMENTO E' IN VANTAGGIO ENRICO MARCHI, CHE HA GIA' RILEVATO DA GEDI I QUOTIDIANI DEL NORD-EST: "NEM" HA OTTENUTO LA BENEDIZIONE DI CRT E POTREBBE PRESTO AVERE ANCHE QUELLA DI SANPAOLO, GUIDATA DA MARCO GILLI, VICINISSIMO AL SINDACO LORUSSO...