julio velasco

“SCAPPAI DALLA DITTATURA ARGENTINA FACENDO IL LAVAVETRI” – JULIO VELASCO SI RACCONTA A ALDO CAZZULLO: IL FRATELLO TORTURATO, GLI AMICI ASSASSINATI E IL PRIMO ORO OLIMPICO DELLA PALLAVOLO ITALIANA CON LE DONNE – “NON L’HO VINTO IO. È STATA UNA GRANDE VITTORIA DI SQUADRA” - "NON MI SONO MAI INNAMORATO DI UNA GIOCATRICE, IO CON GLI ATLETI METTO UNA CERTA DISTANZA. NON FACCIO L’AMICO" – E POI PAOLA EGONU, VANNACCI, SALVINI E IL TEMA DELLA CITTADINANZA – “SONO ANCORA UN UOMO DI SINISTRA, MA NON COMUNISTA…” - VIDEO

Aldo Cazzullo per corriere.it - Estratti

 

(...)

JULIO VELASCO E PAOLA EGONU

Come diceva Borges? L’argentino è un italiano che parla spagnolo...

«Hanno attribuito a Borges una frase in realtà più popolare: l’argentino è un italiano che parla spagnolo, pensa in francese e vorrebbe essere inglese. Alla nascita dell’Argentina, i governi incoraggiarono l’immigrazione dall’Europa, pensando di attrarre la classe media; ovviamente arrivarono i poveri. La Plata è una città di fondazione. Costruita dagli italiani. Con una grande influenza della massoneria».

 

La massoneria?

«I liberatori dell’America Latina erano massoni: Bolivar, San Martín, Garibaldi».

 

Lei si sente argentino o italiano?

JULIO VELASCO DOPO LA VITTORIA DELLA NAZIONALE FEMMINILE DI PALLAVOLO ALLE OLIMPIADI

«Entrambi. Non è difficile: al mondo non esistono due popoli più simili. La differenza è che gli italiani hanno la saggezza ma anche il pessimismo dei vecchi. Gli argentini sono sognatori come gli adolescenti. Hanno l’ottimismo dei popoli giovani».

 

Cosa rappresenta il Che per lei?

«L’eroe della nostra generazione. Ma con il tempo ho maturato un distacco critico. Non dall’uomo, che rimane un esempio di altruismo; dalla politica che proponeva».

 

Anche lei voleva fare la rivoluzione.

«Militavo nel partito comunista rivoluzionario, nato da una scissione maoista del partito comunista argentino. Anche lì c’è una influenza italiana: il segretario generale del Pc per molti anni fu Vittorio Codovilla, che aveva fatto la guerra civile spagnola e conosceva la lingua. Dicono che fu Togliatti a proporlo a Mosca. Noi però eravamo antisovietici. Contro le invasioni di Budapest e Praga».

 

velasco il laureato

(...) Nel ’72 ero presidente del Centro degli studenti di Filosofia e Lettere, poi per tre anni fui responsabile della nostra corrente studentesca».

 

In Argentina c’era una dittatura militare.

«Tra il ’73 e il ’76 ci fu una parentesi democratica, con fortissime tensioni politiche tra l’ala di destra del peronismo e l’ala diciamo di sinistra. C’è stata moltissima violenza».

 

Poi, il 24 marzo 1976, il golpe.

«Il peggiore della nostra storia, il più spietato, sanguinoso, retrogrado. I militari iniziarono ad arrestare persone, a torturarle, a farsi dare nomi di altre persone e a farle scomparire. Facevano partorire le ragazze incinte, ammazzavano la mamma e regalavano o vendevano i bimbi. Arrestavano illegalmente le persone delle liste che davano i torturati, le torturavano e si facevano dare altri nomi. Qualcuno indicò ex militanti che ormai avevano lasciato: mio fratello Luis fu preso così. Viveva con nostra madre, andarono a prenderlo a casa, alle tre del mattino».

 

Chi era suo fratello?

velasco il laureato

«Uno studente di medicina. Scomparve per un mese e mezzo. Fu terribile, ne uscì devastato. Quando tornò non era più lo stesso. E neppure la mamma era più lei. Luis si esiliò prima in Perù e dopo in Spagna. È morto giovane, per malattie che secondo me erano anche causate da qualcosa che si era rotto dentro di lui. Mio fratello fu testimone nei processi che si svolsero con il ritorno della democrazia nel 1983».

 

Lei ha perso amici nella repressione?

«Ho perso i miei due migliori amici. Con Rafael Tello eravamo insieme al liceo: anarchico, figlio di italiani, sparì con i due fratelli. Con Guillermo Micelli studiavamo insieme Filosofia: giocatore di rugby e pallavolo, lo uccisero davanti alla moglie incinta e al figlio di due anni. E poi Miguel Lombardi, mio compagno di squadra di volley, e tanti altri...».

 

PAOLA EGONU E JULIO VELASCO

Lei come si è salvato?

«Lasciai La Plata per Buenos Aires, dov’era più facile passare inosservati. Pochi sapevano che ero andato nella capitale e nessuno conosceva il mio indirizzo. I primi due anni sono stati molto duri, poi la pallavolo mi ha salvato: ho cominciato ad allenare bambini e a innamorarmi del mio lavoro. All’inizio per mantenermi ho fatto di tutto, anche le pulizie».

 

Dove?

«Lavavo i vetri di una banca, dalle sei del mattino alle 10. Mi infastidivano quelli che entravano appoggiando le mani sul vetro, anziché usare la maniglia. Lì ho imparato a rispettare il lavoro manuale e a guardare le cose dal punto di vista degli altri. Insegnavo di tutto: corsi di lettura veloce, di memoria, di metodo di studio, di geografia, di ortografia. Di notte studiavo quello che dovevo insegnare il giorno dopo».

 

Come ricorda i Mondiali del 1978?

giovanni malago con julio velasco

«Avere un Mondiale in casa, assegnato prima del golpe, era un sogno per tutti noi che amavamo il calcio. Boicottarlo sarebbe stato un errore: lo sport appartiene al popolo, non ai politici, tanto meno ai dittatori; ad esempio non avrei vietato di fatto l’Olimpiade agli atleti russi. Da tifoso scesi anch’io per strada a festeggiare la vittoria ai Mondiali. Ma appena vidi le bandiere argentine al vento, ripensai che le ultime le avevo viste ai funerali degli amici ammazzati. Rientrai a casa».

 

Maradona o Messi?

«Maradona. Nel mondo era rispettato e ammirato; ma soltanto noi argentini e i napoletani gli volevamo davvero bene. Era un uomo pieno di difetti, e proprio per questo vicino alle persone normali. Non era facile essere Maradona».

 

Messi non ha mai letto un libro in vita sua e fatica pure a parlare, ma è un genio. Com’è possibile?

«L’intelligenza non è solo quella teorizzata da Platone e Cartesio. Il cervello funziona in modo specifico. Scannerizzare il campo come fa Messi, o restare in equilibrio sulla trave come Simone Biles o Alice D’Amato, è una forma di intelligenza».

julio velasco

 

(...)

 

Lei ha allenato pure la nazionale dell’Iran, vincendo due campionati asiatici. Vedremo la caduta del regime degli ayatollah?

«Secondo me, sì. Sarà un processo lento, perché in Iran la politica è mescolata alla religione, e la religione dà sicurezza alla gente; ma tra la gente il consenso per il regime è sempre più basso».

 

(...)

 

Il Papa è peronista come dicono?

«No, il Papa non è peronista. È uno che ha capito che, se non si avvicina ai poveri, la Chiesa cattolica, almeno in America Latina, perde sempre più fedeli. Siamo stati a trovarlo, gli ho regalato una foto di frati francescani che giocano a pallavolo, gli ho parlato in argentino...».

 

In spagnolo.

«In argentino, che è un po’ diverso dallo spagnolo. Si è sorpreso».

 

JULIO VELASCO DOPO LA VITTORIA DELL'ORO OLIMPICO DELLA NAZIONALE FEMMINILE DI PALLAVOLO

E Milei?

«Non riesco a credere che sia diventato presidente. La sua vittoria misura il disastro della politica argentina».

 

 

Quando divenne allenatore di pallavolo?

«Al Defensores de Banfield, nel comune della Grande Buenos Aires dov’è cresciuto Javier Zanetti. Poi allenai i bambini di 10-12 anni del club Gimnasia y Esgrima. Quindi sono andato al Ferro Carril Oeste, dove allenavo i bambini e i ragazzini di 13-14 anni. Quando l’allenatore della prima squadra andò via, la offrirono a me; ma io mi trovavo benissimo con i giovani, e non volevo accettare. Mi convinse un dirigente che rispettavo molto».

 

Al Ferro Carril lei vinse quattro campionati argentini consecutivi.

«Sì, ma non volevo lasciare i ragazzini. Non bisogna mai pensare che la felicità sia legata al fare una cosa importante, all’essere in un posto importante: la felicità è dove ti trovi bene».

 

Fece anche il vice della Nazionale argentina, che per la prima volta salì sul podio mondiale.

VELASCO italia usa

«Il c.t. era sudcoreano, però non allenava la squadra, il preparatore atletico ero io. Fu un periodo interessante. Una tournée di 64 giorni in Europa, in tutti i Paesi dell’Est: Bulgaria, Cecoslovacchia, Ddr, Jugoslavia... Poi un mese e mezzo in Oriente, a imparare una pallavolo veloce, meno fisica, improntata sulla difesa. Così, quando nel 1983 Jesi si trovò senza allenatore, i due argentini della squadra dissero: “Noi un allenatore lo conosciamo, è bravo e costa poco. Perché non chiamate Velasco? Secondo noi, viene”».

 

Venne. E nell’85 era già alla Panini di Modena, dove vinse quattro scudetti consecutivi. Qual è il suo segreto?

«Non c’è un segreto. Ci sono tanti fattori. Il primo è trovare giocatori con qualità magari ancora inespresse però di alto livello. Il secondo è trovare l’ambiente incline al cambiamento. Molti allenatori puntavano tutto sulla tecnica. Che è importante; ma è un mezzo, non un fine. Il fine è il gioco. E il gioco è una questione più complessa».

 

Qual è il suo vero segreto?

velasco bernardi 2

«Un allenatore, e in genere un leader, non fa nulla. Fa fare le cose agli altri. E deve convincerli. L’allenatore è prima di tutto un insegnante; per questo deve uccidere il giocatore che è stato. Se non lo fa, rischia di fallire; e più forte è stato, più il rischio è alto. Capello, Cruijff, Guardiola, Ancelotti ci sono riusciti; Maradona e Platini no».

 

Come si fa a convincere?

«Con l’empatia. Devi capire che l’altro è altro, è diverso da te, e motivarlo con la sua motivazione, non con la tua. Devi fare un po’ come Socrate, che con le domande faceva ragionare, guidava».

 

In nazionale trovò atleti fortissimi — Zorzi, Lucchetta, Bernardi, Gardini, Giani... — che però tutti insieme non avevano mai vinto nulla. Con lei vinsero due mondiali, tre europei, cinque World League. È vero che esordì dicendo: vedo occhi di mucca, voglio vedere occhi di tigre?

velasco bernardi

«No. Dissi che in due anni dovevamo diventare tra le prime quattro nazionali del mondo, e in quattro anni dovevamo giocare una finale. Mi sono sbagliato: in due anni siamo diventati campioni del mondo. Il punto è che avevo fiducia in loro. È come con i figli: i figli capiscono quando i genitori non hanno fiducia, quando non dicono la verità».

 

Si è discusso molto se gli atleti debbano essere «cattivi», aggressivi, agonisticamente feroci.

«Non so se cattivi; aggressivi sì. Il bello dello sport è che l’aggressività è delimitata dal tempo e dalle regole: nel volley non si insulta un avversario sotto rete, e alla fine gli si stringe la mano. Ma l’aggressività è importante e utile».

julio velasco

 

Perché?

«Perché toglie dubbi, elimina l’insicurezza. È giusto insegnare a competere in modo educativo, fin da bambini, perché la competizione fa parte della vita».

 

 

Lei ha vinto il primo oro olimpico del volley italiano...

«Non io: è stata una grande vittoria di squadra».

 

Avete vinto il primo oro con la logica del «qui e ora». Ce la spiega?

«Il giocatore deve decidere ogni volta, a ogni punto. Bobbio ci ha ricordato l’importanza del dubbio per gli intellettuali. Ma se un giocatore comincia a dubitare, o a pensare al punto precedente, o a quello successivo, è finita. Conta solo il punto che stai giocando».

 

Cosa diceva alle ragazze per motivarle? Che erano le più forti?

«Dicevo che dovevano essere autonome e autorevoli. Che eravamo forti, però dovevamo dimostrarlo ogni volta. Una partita non è una sfilata di pregi, è un confronto. Spesso prima delle partite uno si sente nervoso, gli sudano le mani, sente lo stomaco chiuso. Nel Luna Park la gente paga per andare sulle montagne russe, per sentirsi male. In realtà paga per sentire una emozione forte. Ecco, all’Olimpiade è lo stesso».

 

Cos’altro diceva?

«Che sarebbe stata durissima. Soprattutto i quarti di finale, che sono sempre la partita più difficile».

julio velasco

 

(...)

E alla Egonu cos’ha detto?

«Che il personaggio Paola Egonu era una cosa, la persona un’altra. Io so cosa vuol dire. A me interessava parlare a Paola. E dirle che su certe cose — il razzismo, lo pseudorazzismo, le insinuazioni — io l’avrei difesa sempre e comunque. Sulle altre cose l’avrei trattata come tutte le altre».

 

Paola Egonu era stata esclusa dalla nazionale.

«Ogni allenatore prende decisioni difficili. Io rispetto quelle degli altri».

 

Ma cos’è cambiato?

«I giocatori si accorgono subito dell’aria che tira. Con loro non bisogna mentire mai, perché la menzogna è una palla di neve che diventa una valanga. Mai dire a un atleta: ti farò giocare. Devi dirgli: ti farò giocare? Non lo so».

 

(...)

 

Una sua atleta si è mai innamorata di lei?

«Che io sappia, no».

julio velasco

 

E lei si è mai innamorato di una sua atleta?

«No. Io con gli atleti metto una certa distanza. L’allenatore non deve essere amico dei suoi giocatori. Non devono fare come i genitori che vanno alle feste dei figli e si mettono a ballare pure loro».

 

Altre regole?

«Mai permettere a nessuno di parlare male di un compagno».

 

Lei parla male di Montali però.

«Assolutamente no. Lo considero un grande allenatore e abbiamo buoni rapporti. Quando qualcuno mi veniva a parlare di Montali, gli dicevo: hai trenta secondi».

 

Che differenza c’è tra allenare gli uomini e le donne?

«Le donne hanno il terrore di sbagliare; perché per millenni hanno pagato gli errori con le botte degli uomini. Quindi a volte vanno incoraggiate. Per il resto sono straordinarie, e imparano straordinariamente in fretta».

julio velasco

 

L’Italia è ancora maschilista?

«Il mondo è ancora maschilista, ma la rivoluzione silenziosa delle donne avanza. Ha notato che ai bagni degli aeroporti c’è sempre la coda in quelli delle donne e mai in quelli degli uomini? Sa perché?».

 

Perché?

«Perché li ha progettati un uomo. Che non sa o non tiene conto che le donne hanno bisogno di più spazio».

 

Chi è Vannacci? Un fascista, un razzista, un furbo?

«Non mi interessa definire le persone, tanto meno insultarle. Non è importante capire chi è Vannacci, ma perché tanta gente lo appoggia. La vera questione è la cittadinanza. Salvini dice che l’Italia è il Paese che ne concede di più: è vero, ma proprio perché vige il diritto del sangue, e basta avere un bisavolo italiano per diventare italiani; mentre non sono italiani ragazzi nati e cresciuti qui.

 

julio velasco

Per fortuna Egonu, Silla ed altre sono diventate italiane prima di compiere 18 anni, quando lo sono diventati i loro genitori: altrimenti non avrebbero potuto giocare in Nazionale».

 

Lei è ancora un uomo di sinistra?

«Sì, ma non comunista. Seguo molto la politica, ma come allenatore della Nazionale non mi pare giusto parlarne. La Nazionale è di tutti».

 

 

Nel calcio com’è andata? Prima Lazio, poi Inter.

«È stata una bella esperienza, Cragnotti lasciava molto fare e io amo il calcio, ma ho capito che fare il dirigente non è il mio mestiere. Sono un uomo di campo».

 

A Flavio Vanetti del Corriere disse: non mi faccia parlare di doping che succede un casino.

julio velasco

«Confermo. Il doping è un problema serissimo. Come la corruzione. Non si può accusare nessuno senza prove; però il doping c’è. A volte il doping è sistemico, altre volte di squadra, ma molte volte è anche individuale. Qualche volta ci sono anche errori involontari».

 

Lei crede in Dio?

«Ci credevo».

 

Cosa c’è nell’aldilà?

«Credo niente. Penso che per molta gente sia una consolazione importante di fronte alla propria morte o quella di esseri che amiamo molto. Di noi resterà solo il ricordo, e neppure per tanto tempo».

 

Ha paura della morte?

julio velasco

«No. Spero sia veloce e inaspettata. Che mi colga mentre sto facendo una cosa nuova o risolvendo un problema. L’idea della pensione mi fa orrore. Invidio gli artisti, che in pensione non vanno mai».

velascobonaccini velascovelascoIL GESTO DELL OMBRELLO DI JULIO VELASCOjulio velasco

Ultimi Dagoreport

meloni berlusconi tajani marina pier silvio barelli

DAGOREPORT – MELONI IN TILT CON IL SUO PRIMO "AIUTO-CAMERIERE" TAJANI RIDOTTO DAI BERLUSCONES A UNO ZOMBIE: LA DUCETTA HA BISOGNO PIU' CHE MAI DI AVERE A SUA DISPOSIZIONE FORZA ITALIA NELLA MAGGIORANZA MA "LA FAMIGLIA" NE HA PIENE LE SCATOLE DELL'AUTORITARISMO DEI "CAMERATI D'ITALIA", VUOLE UN PARTITO DAL VOLTO NUOVO, LIBERALE E MODERATO, CON BUONI RAPPORTI CON L'UE, AVVERSO SIA AL TRUMPISMO SIA AL PUTINISMO - GIA' AVVISATA LA "FIAMMA MAGICA" CHE MEDIASET NON SARA' PIU' DISPONIBILE A FARE IL MEGAFONO DEL MELONISMO AVARIATO - ORA TAJANI SARÀ MESSO ALLA PROVA SULLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE CHE FAVORISCE SOLO FDI – LA “NUOVA” FORZA ITALIA NON ANDRA' A SINISTRA, RIMARRÀ NEL GOVERNO FINO AL 2027 MA, PRIMA DELLE ELEZIONI, SI DOVRÀ RIDISCUTERE IL PROGRAMMA DELLA COALIZIONE - SE NON SI TROVERA' LA QUADRA, FORZA ITALIA AVRA' LE MANI LIBERE: DEL RESTO, IL PPE (DI CUI GLI AZZURRI FANNO PARTE) IN EUROPA E IN GERMANIA, GOVERNA CON I SOCIALISTI....

matteo renzi silvia salis

DAGOREPORT: PRIMARIE SI’ O NO? - SE DECIDERA' DI RICORRERE AI GAZEBO, IL CAMPOLARGO CHIAMERÀ L’ADUNATA POPOLARE TRA GENNAIO E FEBBRAIO 2027. AL MOMENTO IN CAMPO CI SONO ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE (AMBEDUE CONTRARISSIMI AL "PAPA STRANIERO") - MATTEO RENZI, TUTOR DI SILVIA SALIS, SPINGE PERCHÉ LA SINDACA DI GENOVA SIA DELLA PARTITA, ACCETTANDO DI CONTARSI ALLE PRIMARIE, FONDAMENTALE PER AVERE L'INVESTITURA DI LEADER DELLA “CASA RIFORMISTA”, LA FORMAZIONE LIBERAL-CENTRISTA IN COSTRUZIONE CHE DEVE AFFIANCARE IL SINISTRISMO DEL PD-ELLY E IL "PROGRESSISMO" A 5STELLE DI CONTE - MA L'EX MARTELLISTA TENTENNA, NICCHIA, PRENDE TEMPO IN ATTESA DI SONDAGGI A LEI PIU' FAVOREVOLI...

viktor orban - giorgia meloni - 7

URBI ET ORBAN! IL TONFO DI VIKTOR NON DIVIDE SOLO LA MAGGIORANZA DI GOVERNO (FORZA ITALIA ESULTA): APRE UNA CREPA ANCHE DENTRO LA “FIAMMA MAGICA” DI PALAZZO CHIGI: UN ESPONENTE DI SPICCO E' RIMASTO DI STUCCO DI FRONTE AL MESSAGGIO DI CONFORTO E SOLIDARIETA' DI GIORGIA MELONI ALL''AMICO'' UNGHERESE USCITO SCONFITTO – MERCOLEDÌ ARRIVA A ROMA ZELENSKY A CACCIA DI SOLDI E DOVRÀ INDOSSARE LA MASCHERA DI ATTORE CONSUMATO PER DISSIMULARE L'IRRITAZIONE VERSO IL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA CHE NON HA FATTO MAI MANCARE IL SUO SOSTEGNO AL TRUMPUTINIANO ORBAN, AUTORE DEL VETO AL FINANZIAMENTO EUROPEO DI 90 MILIARDI ALL'UCRAINA - PER NON PARLARE CHE LA MELONI PRO-UCRAINA (A PAROLE) MAI HA APERTO LA BOCCUCCIA QUANDO IL SUO "AMICO" TRUMP HA FATTO PRESSIONI (EUFEMISMO) SU ZELENSKY DI CALARE LE MUTANDE ALLE RICHIESTE DI PUTIN... - VIDEO

pier silvio marina berlusconi antonio tajani enrico costa deborah bergamini paolo barelli maurizio gasparri

AR-CORE NON SI COMANDA! TAJANI, PRIMO ZOMBIE DI FORZA ITALIA - AZZOPPATO AL SENATO (GASPARRI) E SBARELLATO ALLA CAMERA (BARELLI), PER NON PERDERE DEL TUTTO LA FACCIA, RIESCE A SPUNTARLA SULLA NOMINA A CAPOGRUPPO DI DEBORAH BERGAMINI, CARA A MARINA BERLUSCONI, MA DOVRÀ SUBIRE L’INVESTITURA DI ENRICO COSTA, CHE DI SICURO NON È UN TAJANEO - DI PIÙ: E' RINVIATO IL CONGRESSO NAZIONALE PER EVITARE CHE TAJANI SI BLINDI NEL PARTITO E LA BERLUSCONINA POSSA COSI' SCEGLIERE LEI I CANDIDATI AL VOTO DEL 2027 - TENSIONE ANCHE SUL RUOLO DI FRANCESCA PASCALE: PER IL CIOCIARO, GLI ATTACCHI DELL’EX DI "PAPI SILVIO" SAREBBERO ISPIRATI DALLA FAMIGLIA – IL “COMMISSARIAMENTO” DI FATTO DEL SUO “AIUTO-CAMERIERE” CIOCIARO PEGGIORA LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONI CHE VEDE I "PADRONI" DI FORZA ITALIA COME NEMICI E NON VUOLE ULTERIORI SCOSSE ALLA MALCONCIA STABILITÀ DEL GOVERNO - NEGLI ULTIMI GIORNI LA THATCHER IMMAGINARIA DELLA GARBATELLA AVREBBE CHIESTO A PIÙ RIPRESE DI FERMARE LA CACCIATA DEI CAPIGRUPPO TAJANEI - MA COME DETTA LA “LEGGE DI MURPHY’’: QUANDO LE COSE VANNO MALE POSSONO SEMPRE PEGGIORARE…

elly schlein giuseppe conte piepoli

DAGOREPORT – PER CAPIRE PERCHÉ ELLY SCHLEIN SI OPPONE ALLE PRIMARIE NON SERVE UN GENIO: LE PERDEREBBE! IL SONDAGGIO DELL’ISTITUTO PIEPOLI CERTIFICA: IN CASO DI CONSULTAZIONE TRA GLI ELETTORI DEL CAMPO LARGO, IL 55% SCEGLIEREBBE GIUSEPPE CONTE E SOLO IL 37% LA SEGRETARIA DEM – LA “SORPRESA” DI ERNESTO MARIA RUFFINI, CONOSCIUTO AL GRANDE PUBBLICO SOLO COME EX ESATTORE DELLE TASSE (È STATO DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE): IL 26% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA IN LUI (HA UN GRADIMENTO DOPPIO DI ELLY E PEPPINIELLO TRA I MILITANTI DEL CENTRODESTRA) - LA "SVOLTA" DI AVS: DOPO ANNI PASSATI A RIMORCHIO DI CONTE, ORA "SCELGONO" SCHLEIN

matteo renzi theodore kyriakou giorgia meloni brachetti peretti mario orfeo

DAGOREPORT: KALIMERA, THEO! – ALTRO CHE INCONTRO SEGRETO CON RENZI A ROMA, COME HA SCRITTO SALLUSTI SU “LA VERITÀ”: IL NEO EDITORE DI “REPUBBLICA”, THEO KYRIAKOU, STA GIRANDO COME UNA TROTTOLA, CON INCONTRI SU E GIU’ PER L’ITALIA  (APPARECCHIATI DAL SUO STAFF CAPITANATO DAL NUOVO CEO DELL’ACQUISITO GRUPPO GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO), PER CONOSCERE I POTERI DRITTI E STORTI DEL PAESE DI MACHIAVELLI E PULCINELLA: HA STRETTO LA MANINA DI SALA, CAIRO, PIER SILVIO BERLUSCONI, CALTAGIRONE, ANGELUCCI, COMPRESO IL VISPO LEONARDINO DEL VECCHIO - LA TAPPA CAPITOLINA DEL GRAND TOUR DEL GRECO ANTENNATO, È STATA ATTOVAGLIATA NELLA MAGIONE DI UGO BRACHETTI PERETTI – OLTRE ALL'AMICO DI LUNGA DATA, SOTTO L'ALA DI TONY BLAIR, MATTEO RENZI, ALLA COLAZIONE ERANO PRESENTI IL SINDACO DI ROMA GUALTIERI, I DISCEPOLI RENZIANI NASTASI E CARBONE, ATTUALE MEMBRO LAICO DEL CSM - COLPISCE CHE IN TUTTI QUESTI INCONTRI E ABBOCCAMENTI ITALICI, IL NOSTRO THEO ABBIA AVUTO FINORA SOLO UN BREVE CONTATTO TELEFONICO CON GIORGIA MELONI…