LA LEGGENDA DI “JOHNNY” CECCHINO - "LA MIA OTTAVA OLIMPIADE? BASTA UN COLPO". A 50 ANNI GIOVANNI PELLIELO PUNTA AGLI EUROPEI 2021 PER IL PASS VERSO TOKYO: "ALTRIMENTI ANDRÒ AI GIOCHI DI PARIGI NEL 2024 - ''IL TIRO A VOLO È UNO SPORT STRANO, LEGATO AL POCO, BASTA UN PIATTELLO PER CAMBIARE IL VENTO" - "VIVO CON MIA MADRE, HA 82 ANNI, E DURANTE IL LOCKDOWN HO SPARATO IN CASA..." - VIDEO

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Simone Battaggia per gazzetta.it

 

johnny pellielo johnny pellielo

Per Giovanni Pellielo il lockdown è stato soprattutto "un’occasione per stare in silenzio, per vivere il culto privato della fede, per la scoperta del mio essere". Cinquant’anni, sette Olimpiadi disputate conquistando tre argenti e un bronzo nella fossa olimpica, quattro titoli mondiali e due europei a livello individuale tra i seniores, il vercellese delle Fiamme Azzurre può vivere la sua passione per il tiro senza l’ossessione di una carta olimpica che può arrivare come no e senza lo stress di un appuntamento, quello di Tokyo, che sta costringendo tutti gli atleti del mondo a rivedere i piani di allenamento per farsi trovare pronti tra un anno.

 

 

Il livello al quale sta sparando in questo periodo non è male: nelle due gare finora disputate, un GP a metà luglio e la Green Cup di domenica a Todi, ha firmato un 122 su 125 piattelli, lo stesso punteggio siglato a Rio 2016.

 

johnny pellielo johnny pellielo

Il ranking internazionale in questo momento però qualifica Mauro De Filippis, quindi per “Johnny” la sola strada è vincere gli Europei di Osjek (Croazia) del prossimo anno e dare all’Italia un pass che, a quel punto, dovrebbe essere assegnato dal d.t. Albano Pera, mentre la carta “ranking”, che in questo momento sembra appannaggio di De Filippis e che è personale, a quel punto decadrebbe.

 

"Certo, sarebbe bello partecipare per l’ottava volta ai Giochi, ma potrei anche farlo saltandone una — spiega Pellielo —. Il tiro è uno sport strano, legato al poco, basta un piattello per cambiare il vento. Io continuo ad andare al campo della mia città perché mi dà un senso di libertà, mi permette di realizzarmi in ciò che mi piace fare. Vivo lo sport come un impegno ma non come un sacrificio, sento che se non riesco a tirare divento triste. La gioia è nel percorso, non nel traguardo".

 

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SILENZIO E RESPIRO—   Quello di Pellielo è un approccio filosofico allo sport, quasi mistico. Avere alle spalle una carriera trentennale già piena di successi certamente aiuta a relativizzare l’importanza di un risultato. I mesi appena trascorsi con l’incubo Covid-19 calato sulle nostre vite è un altro fattore che insegna a capire come i nostri programmi siano scritti sulla sabbia. "Vivo il mio sport nel silenzio. Ho le mie cuffie, i tappi alle orecchie chi mi aiutano a concentrarmi. Sono abituato ad ascoltare il mio respiro, a sentire la meraviglia del diaframma.

 

PELLIELO PELLIELO

Durante il lockdown ho pensato a quanto fossi fortunato a poter vivere questa sensazione mentre la gente moriva proprio perché non riusciva a respirare. Mi dispiace molto non aver potuto aiutare chi stava soffrendo. Quando è stato imposto di restare a casa io l’ho fatto subito, sebbene all’inizio per noi sportivi ci fosse la possibilità di allenarsi individualmente.

 

Vivo con mia madre, ha 82 anni, sapevo che se fossi uscito avrei esposto lei e me al rischio di portare a casa qualcosa di fatale. Così mi sono allenato nella palestra che ho attrezzato a casa. A maggio, alla riapertura, ho vissuto una gioia fanciullesca, quella del bambino cui hanno tolto i giocattoli per un periodo e che improvvisamente li ritrova. Mi mancava troppo il mio attrezzo di lavoro".

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