bruno pizzul

MACHU PIZZUL: “LA SCONFITTA CHE MI E’ PESATA DI PIU’? LA SEMIFINALE DI ITALIA 90 – I TELECRONISTI DI OGGI? IO NON MI PREPARAVO TANTO. QUESTI SANNO TUTTO. MA C'È IL RISCHIO CHE SI FINISCA A PARLARE, ANZICHÉ DI RIVERA, DELLA ZIA DI RIVERA” - "LA FINALE DELL'HEYSEL? INACCETTABILE DAL PUNTO DI VISTA ETICO - IL CALCIO DI OGGI? COMANDA IL DIO DENARO" - E POI RIVELA LA SQUADRA PER CUI FA IL TIFO… - VIDEO

Alessandro Rico per “La Verità”

 

BRUNO PIZZUL

È stato la voce della nostra passione azzurra. Bruno Pizzul, 83 anni, oggi vive a Cormòns, borgo di 7.000 abitanti in provincia di Gorizia.

 

«Il mio eremo paesano», lo chiama. E lo racconta con la stessa poesia con cui impreziosiva le telecronache della Nazionale: «È una zona ad alta vocazione enoica, da sempre ha prodotto grandi vini». Nello spot che ha girato per Dazn, lo vediamo giocare a carte al bar con gli amici: «Vivo con ritmi tranquilli, coltivo antiche abitudini.

 

Certo, qui è in voga la merendina, la bicchierata, ma gli acciacchi dell'età mi impediscono di partecipare in maniera vigorosa a questi simposi».

 

bruno pizzul

In Nations league ci siamo dovuti accontentare del terzo posto. Ma lei, di partite sfortunate dell'Italia, ne sa qualcosa. Quale sconfitta le è pesata di più: la semifinale di Italia 90, persa ai rigori con l'Argentina; la finale di Usa 94, che il Brasile ci soffiò dagli undici metri; o la finale di Euro 2000, sfumata praticamente all'ultimo minuto?

«Direi la semifinale di Italia 90. In quel Mondiale la nostra Nazionale aveva espresso il miglior calcio. E fu eliminata per una serie di circostanze assolutamente fortuite».

 

Ma la partita più «infame» fu l'ottavo con la Corea del Sud, nel 2002, con l'arbitro Byron Moreno.

volpi pizzul bartoletti de laurentiis

«Però giocammo male. Ricordo ancora l'errore clamoroso di Bobo Vieri, all'ultimo secondo, a porta sguarnita: buttò fuori un pallone che sembrava più facile da infilare che da sbagliare. Se avesse segnato, di Moreno, che pure ne aveva combinata una per colore, non avrebbe parlato nessuno».

 

E la finale dell'Heysel, nel 1985?

«È rimasta dentro di me come una ferita, qualcosa di inaccettabile dal punto di vista etico: essere costretto a raccontare di 39 morti per una partita di pallone è umanamente intollerabile».

 

bruno pizzul

Su Youtube c'è un video di lei che, a Cormòns, declama le formazioni di Italia e Inghilterra prima della finale di Euro 2020. Le è dispiaciuto non aver mai commentato un trionfo azzurro?

«Avrei più che volentieri urlato che avevamo vinto un Mondiale o un Europeo. Però vorrei tranquillizzare chi si preoccupa per questa mia carenza: non ho perso nessuna nottata di sonno».

 

Quando si arriva a una finale, si preparano prima le frasi da dire in caso di vittoria o di sconfitta?

«No, io non l'ho mai fatto. Ritengo che l'espressione migliore dello sport sia la trasmissione di emozioni. E l'emozione non può essere prefigurata. Bisogna ubbidire all'istinto del momento».

 

bruno pizzul

Che ne pensa delle telecronache di oggi?

«Risentono dei grandi cambiamenti intervenuti nel linguaggio per immagini».

 

Che intende?

«Un tempo le riprese venivano fatte con due telecamere dall'alto. Si seguiva lo sviluppo della coralità della manovra».

 

E ora?

«I registi hanno a disposizione un numero molto maggiore di telecamere. Ed essendo di formazione cinematografica, hanno la tendenza a confezionare una good television».

 

Quindi?

«Le immagini sono molto frammentate e, necessariamente, la cronaca deve rispettare questo ritmo incalzante. Qualche volta si ha la sensazione che il commento, con questa ridondanza di immagini e parole, diventi più importante di ciò che racconta. La cornice è preminente rispetto al quadro. E l'alluvione di parole può sembrare eccessiva».

pizzul2

 

C'è un epigono che ammira?

«Li ammiro tutti. Sono preparatissimi, quasi in maniera imbarazzante. Io sono sempre stato afflitto da tratti di pigrizia notevoli e da una certa presunzione, per cui non è che mi preparassi tanto. Questi qua sanno tutto».

 

Sciorinano statistiche e informazioni sovrabbondanti, no?

«Eh sì C'è il rischio che si finisca a parlare, anziché di Rivera, della zia di Rivera».

 

La Fifa vorrebbe far disputare il Mondiale ogni due anni. Il sindacato dei calciatori è contrario.

pizzul

«Le cadenze quadriennali, inframezzate poi dai campionati continentali, sono un format già convincente. Si cerca in tutti i modi di reperire fonti di sovvenzionamento attraverso i diritti tv, ma non credo che sentiamo il bisogno di un ulteriore affollamento d'impegni internazionali».

 

La Nations league le garba?

«È qualcosa di abbastanza raccogliticcio. Non è che abbia inciso molto sulla fantasia della gente».

 

Bruno Pizzul

È stato già deciso l'allargamento del campionato del mondo da 32 a 48 squadre, a partire dal 2026. Va bene offrire chance alle Nazionali minori, ma non si esagera?

«Ma sì, dai C'è il rischio che ci siano partite assolutamente inutili. E soprattutto, c'è un impatto tra realtà calcistiche che hanno una dimensione, una storia e delle potenzialità troppo diverse».

 

Un'altra ipotesi è quella di introdurre il tempo effettivo di gioco: due frazioni da 30 minuti, con il cronometro che si ferma a ogni interruzione.

«È un'ipotesi accarezzata da tantissimo tempo. Non riesco a capire per quale motivo la regola non sia già stata adottata».

Bruno Pizzul-zoff

 

Si eviterebbero sceneggiate nei minuti finali delle partite, tra calciatori che stramazzano al suolo e calci di rinvio lunghi un minuto

«Ma anche interpretazioni troppo personali da parte dei direttori di gara: c'è chi dà sette minuti di recupero, chi molto meno».

 

E le sostituzioni illimitate?

«È chiaro che già con cinque sostituzioni, la regola dell'era Covid, le partite possono essere davvero cambiate. E se si va verso un ulteriore rigonfiamento degli impegni, si dovrebbero consacrare definitivamente i cinque cambi. Ma a tal proposito, sono abbastanza scettico. C'è però un'altra ipotesi al vaglio della Fifa, che trovo condivisibile».

 

Quale?

«La possibilità di interpretare in maniera diversa l'uso del Var per il fuorigioco».

 

Cioè?

bruno pizzul

«Si dice che il Var abbia portato certezze assolute, ma alcune decisioni sono aberranti».

 

A che pensa?

«Gol annullati per un'unghia di un piede al di là del difensore».

 

E cosa si può fare?

«Introdurre il cosiddetto "spazio fra i giocatori"».

 

Sarebbe?

«Un calciatore verrebbe considerato in fuorigioco solo quando c'è una luce tra l'attaccante e l'ultimo difensore. Certo, anche lì, poi, basterebbe un tacchetto al di là del nuovo limite individuato...».

 

Quali partite le è piaciuto di più commentare?

PIZZUL MARTELLINI

«Sorprendentemente, alcune di quelle che ho seguito prima di diventare telecronista della Nazionale. Per chi ama il calcio, non c'è paragone tra un Italia-Lussemburgo e un Germania-Inghilterra».

 

C'è un match che ricorda con più soddisfazione?

«Ricordo con molto piacere l'eccezionale avventura di Messico 70. Se me l'avessero detto qualche mese prima, non ci avrei creduto».

 

Perché?

«Entrai in Rai senza alcuna vocazione, avendo partecipato quasi per caso a un concorso. E appena assunto, venni subito spedito lì a fare il quarto telecronista. La partita più bella fu proprio il quarto di finale tra Germania-Inghilterra».

 

PIZZUL TRAPATTONI

Come andò?

«Era la rivincita della finale del 1966, quella del famoso "gol non gol". Il match fu emozionante: l'Inghilterra conduceva per 2-0 fino a dieci minuti dalla fine. Poi i tedeschi pareggiarono e vinsero ai supplementari, in condizioni ambientali terribili: si giocava a mezzogiorno, con un caldo feroce».

 

Meglio il calcio di ieri o quello di oggi?

«Nel calcio moderno, anche per la crescente incidenza del dio denaro, si è venuta perdendo molta della patina di romanticismo che accompagnava quello di un tempo, con i giocatori bandiera e l'attaccamento alla maglia. Certi calciatori sono diventati agenzie d'affari».

 

Anche seguirlo, il calcio, è diventato difficile. Quanti fastidi per i problemi di Dazn

«Mi pare che Dazn abbia rimediato, ma l'apparato attraverso il quale si vuole proporre in maniera così esaustiva tutto il calcio, in tutte le salse, ha le sue controindicazioni. E i mezzi tecnologici non sempre funzionano alla perfezione».

 

pizzul simeoni foto carbone gmt

E poi c'è lo spezzatino: di orari e di piattaforme. Ne servono tre.

«Sì, la cosa suscita qualche perplessità».

 

È l'anno del Napoli?

«Sta facendo benissimo, anche se vive molto sulle individualità, peraltro di altissimo livello. Luciano Spalletti è un comunicatore del tutto particolare e il momento è di grande fulgore. Con l'Inter, il Napoli è, allo stato attuale, la squadra che gode di maggior credito».

 

La Juve uscirà dalla crisi?

«Già nel corso di questa stagione arriverà a un rendimento adeguato alle sue aspirazioni. Certo, il ritardo in classifica è cospicuo. Ma si va profilando un campionato in cui si riaffaccia la competizione tra le "sette sorelle", che finiranno per rubarsi punti a vicenda. E ciò rende la Serie A molto interessante».

 

BRUNO PIZZUL NELLO SPOT FIAT

Il giocatore azzurro più forte?

«Anche se non sempre ha azzeccato le prestazioni, Federico Chiesa dà l'impressione di avere un cambio di passo e di velocità che manca ai suoi compagni».

 

Per chi tiene, in politica?

«Ho un figlio impegnato (è consigliere regionale dem in Lombardia, ndr). Io sono di estrazione cattolica, ma di idee progressiste».

 

Tifa per il Torino?

BRUNO PIZZUL NELLO SPOT FIAT

«Sì. Da queste parti, era facile ammirare il Grande Toro. Ma io e i miei coetanei diventammo tifosi del Torino per un altro motivo».

 

Quale?

«Nell'immediato dopoguerra, qui la situazione era durissima: non si sapeva se saremmo rimasti con l'Italia o se saremmo finiti con la Jugoslavia. Non avevamo nulla».

 

Drammatico.

«Miracolosamente, però, il prete del paese riuscì a trovare un pallone, che usava per chiamarci a raccolta in parrocchia. Solo che ne lasciava la gestione a noi ragazzi...».

 

E allora?

«Quelli più grandi di noi se ne impadronivano, non ce lo facevano mai toccare. Erano tutti tifosi della Juventus. Per reazione, ci mettemmo a tifare Torino».

BRUNO PIZZUL E GIOVANNI TRAPATTONI NELLO SPOT FIAT

Ultimi Dagoreport

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...

guerra russia ucraina vladimir putin volodymyr zelensky donald trump

DAGOREPORT – NON FATE LEGGERE A TRUMP L’ANALISI DELL’EX DIRETTORE DEI SERVIZI BRITANNICI, JOHN SAWERS, CHE SUL “FINANCIAL TIMES” SENTENZIA: “NON CI SARÀ NESSUNA TREGUA TRA MOSCA E KIEV FINO AL 2027”. IL TYCOON HA LE ORE CONTATE: DEVE TROVARE UN ACCORDO PURCHÉSSIA ENTRO NOVEMBRE, QUANDO I CITTADINI AMERICANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO - UNA SCONFITTA DEL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È PRATICAMENTE CERTA. A MENO CHE NON RIESCA A CHIUDERE LA GUERRA IN EUROPA E FAR DIMENTICARE IL DISASTRO MILITARE AMERICANO IN IRAN – PUTIN NON CEDE AD ALCUN COMPROMESSO, E ZELENSKY LA VEDE “NERA” PER IL FUTURO…

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO