marcell tatuaggi

MARCELL, IL "TAMARRO" CHE PARLA CON I TATUAGGI - JACOBS AMA ESIBIRSI, SI VESTE IN MODO APPARISCENTE E PREDILIGE LE SNEAKERS DUNK E JORDAN 1 - SUL CORPO SI È FATTO DISEGNARE UN PO' DI TUTTO: I NOMI DEI TRE FIGLI, IL CELEBRE AFORISMA DI CHARLIE CHAPLIN SUL PETTO, UNA TIGRE SULLA SCHIENA, IL NOMIGNOLO "CRAZYLONG JUMPER" A RICORDARE IL PASSATO DA LUNGHISTA E LA SCRITTA "BELIEVE" CON UNA CORONA DA RE, COME A DIRE CHE CI AVEVA SEMPRE CREDUTO...

Leonardo Coen per "Il Fatto Quotidiano"

 

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"È veramente bello battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione. Perdere con classe e vincere osando, perché il mondo appartiene a chi osa! La vita è troppo bella per essere insignificante": il celebre aforisma di Charlie Chaplin domina il pettorale sinistro di Marcell Jacobs, e non a caso. Chaplin ebbe un'infanzia triste e difficile perché il padre lo aveva affidato ad un orfanotrofio, ma seppe uscir fuori da quella condizione di miseria umana e materiale.

 

Il padre di Marcell, marine texano stanziato alla base di Ederle, conobbe la gardesana Viviana Masini, che lo seguì a El Paso dove il 26 settembre del 1994 dette alla luce Marcell.

 

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Poi papà Lamont venne dislocato in Corea del sud, Viviana non lo seguì e le loro vite si separarono per sempre: "A diciotto mesi ero in Italia, i miei tre figli sono nati qui, mi sento italiano in ogni cellula del mio corpo, tanto che con l'inglese faccio fatica", dice sempre Marcell quando gli rinfacciano che è nato negli Stati Uniti. Per questo va così veloce: "Non vedo l'ora di sentire l'inno italiano sul gradino più alto del podio".

 

Oggi, alle 12 in Italia, le sette di sera in Giappone. Non è più un mistero che la carenza affettiva abbia influito in passato sulle prestazioni di Jacobs: nel 2019 valeva 10"03, non un tempo da finale olimpica.

 

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Ma l'inizio del 2021 è stato travolgente: titolo europeo indoor con 6"47 nei 60 metri, miglior prestazione mondiale. Poi, il 13 maggio, a Savona lima il primato di Filippo Tortu con 9"95. Per scatenarsi a Tokyo con un trittico stratosferico: 9"94, 9"84, 9"80. Miracolo dei muscoli? Non solo. Anche della testa.

 

Un nuovo team di lavoro, tecniche all'avanguardia e un percorso psicologico che lo porta a riallacciare i difficili rapporti col padre fantasma. Ti sbloccherai se risolvi questo tuo conflitto interiore, gli ha suggerito la mental coach Nicoletta Romanazzi. Il campione irrisolto ha preso coraggio. Ha scritto al padre. Certo, "non tutto è ancora risolto", precisa Jacobs, "però almeno ci parliamo, con l'aiuto del traduttore di Google...".

 

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Marcell non si nasconde, anzi. Impasta, tritura, ironizza. Un tatuaggio rivela l'evoluzione dello stato d'animo. Guardate la spalla: una croce piantata su un terreno ricoperto di teschi. Campeggia la scritta "BELIEVE" e una corona da re. Credere. Sempre. In sé stessi, anche quando tutto sembra perduto. A sinistra, un altro tatuaggio proclama: "Famiglia. Dove nasce la vita e l'amore non ha mai fine".

 

Jacobs ama esibirsi. Si veste "da tamarro". Predilige le sneakers Dunk e Jordan 1. È cotto di Nicole, la compagna. Ha trovato finalmente equilibrio mentale, sicurezza, tranquillità. Comunica coi segni sul corpo. Il nome e la data di nascita del primogenito Jeremy, nato quando Marcell aveva 19 anni, impresso sul pettorale sinistro. Quelli di Anthony, avuto da Nicole, sulla pancia. Megan, l'ultima nata, sul bicipite destro.

 

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Quando Jacobs solleva le braccia all'altezza della testa per esultare, gonfia i muscoli, come fa Russell Crowe nel film il Gladiatore. È un messaggio in codice alla famiglia. La vistosa scritta sotto il collo, "CrazyLong Jumper", che è pure il suo account Instagram, sta a ricordare che prima di fare lo sprinter è stato un eccellente giovane lunghista.

 

La tigre tatuata sulla schiena è sinonimo di potere, forza, sensualità, passione, ferocia, bellezza. La grande rosa dei venti sul petto è la sua bussola esistenziale. Resta da immaginare dove tatuerà l'oro di Tokyo: "Vincere l'Olimpiade è il sogno di ogni atleta, non possiamo nasconderlo, è nella nostra testa".

 

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Solo mamma Viviana, albergatrice a Desenzano sul Garda, sapeva che avrebbe fatto qualcosa di indimenticabile. Qualcosa "in cui mio nonno, che non c'è più, aveva sempre creduto". Il nonno italiano, ci tiene a sottolineare.

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