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LA NOTTE DI DE ROSSI, “IL CAPITANO PERFETTO” - RONCONE: "TOTTI ERA UN'ALTRA COSA. DANIELE È STATO CAPITANO COME LO FU AGOSTINO DI BARTOLOMEI. LO MANDA VIA UN PRESIDENTE, JAMES PALLOTTA, CHE HA COMPRATO L'AS ROMA COME AVREBBE POTUTO COMPRARE UN'AZIENDA DI SCATOLE” – EDOARDO LEO: “AD AVERCENE DI 'IGNORANTI' COME TE" – CRISTIANA CAPOTONDI: “INIZIO A TIFARE AFFINCHÉ TU POSSA DIVENTARE UN GIORNO L'ALLENATORE DELLA ROMA. CIAO MISTER FUTURO”- VENDITTI LO SALUTA SULLE NOTE DI "ROMA CAPOCCIA"

Foto di Ferdinando Mezzelani per Dagospia

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Dal profilo Facebook di Fabrizio Roncone

 

Anche da questa bacheca salutiamo Daniele De Rossi.

Daniele è stato il capitano perfetto. Ogni partita ho sempre saputo che in campo, al posto mio, c'era lui. Avrei esultato come lui sotto la curva, avrei difeso un compagno come faceva lui, mi sarei messo davanti alla difesa come lui e urlato che oh, attenti, copri a destra, scala, chiudi! e come lui mi sarei buttato in scivolata su quell'ultimo pallone.

Io, tutti noi in tribuna e davanti alla tivù: lui, in campo.

Per questo è stato il capitano perfetto. Totti era un'altra cosa. Totti era Totti, faceva Totti. Daniele è stato capitano come lo fu Agostino.

 

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Lo manda via un presidente, James Pallotta, che vive e fa affari dall'altra parte dell'Oceano, che è venuto a Roma l'ultima volta tredici mesi fa, e che ha comprato l'As Roma come avrebbe potuto comprare un'azienda di scatole. Senza considerare che ogni azienda, anche se calcistica, ha un suo Dna: e che se compri la Roma, nel pacchetto speciale non trovi solo un nome planetario e la possibilità di costruire uno stadio (che lì, a Tor di Valle, non si farà comunque mai); nel pacchetto trovi un'idea di amore, qualcosa che sta tra un dolcissimo senso di appartenenza e una psichedelica forma di religione, dove resistono miti e leggende (che agli altri, legittimamente, scatenano vagoni di sarcasmo): Venditti al Circo Massimo, Alberto Sordi, er gol de Turone che era valido, Dino Viola e Sensi, la colletta al teatro Sistina, campo Testaccio, i rigori del Liverpool, Ginulfi, Falcao e Bruno Conti, la carbonara.

 

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Daniele De Rossi è stato, magnificamente, dentro tutto questo. E anche se a nessuno sfugge il dettaglio anagrafico dei 35 anni, e la certezza di un ginocchio messo male, a tutti resta incomprensibile l'offensiva e frettolosa sciatteria con cui è stato congedato (quando, per altro, ancora mancavano due fondamentali partite di campionato).

Comunque, è andata.

E perciò, anche da questa bacheca, giunga a De Rossi un grande grazie.

Arrivederci, capitano.

E a presto.

 

EDOARDO LEO

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Dal profilo Instagram di Edoardo Leo

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Ecco qua. L'ennesimo post romantico su un giocatore. Beh aspetta, non è proprio così. Non è solo 'un giocatore'. Non è il calcio il punto. E' un pò diversa, ti spiego. Il punto è che ogni maledetta domenica io sapevo chi era il capitano della mia squadra, chi stava in mezzo al campo a macinare chilometri, sempre. Ed ero contento fosse Daniele De Rossi. Perchè ero sicuro che perdendo o vincendo, giocando male o bene, comunque sarebbe uscito dal campo con la maglia della mia squadra del cuore sudata, sporca, bagnata, strappata. Rispettata. E se avesse segnato, riempita di baci. Avendo il titolo per farlo., perchè aveva indossato sempre e solo quella. Ero allo stadio quando il mio idolo da ragazzino, Bruno Conti, dava il suo addio. E anche il giorno in cui ha smesso 'quel' numero 10. E ci sarò stasera insieme a tanti amici a ringraziare un ragazzo di Ostia gentile, riservato e fuori dal coro. Uno che nei vari saluti di questi giorni ha ringraziato gli avversari "Che mi hanno fatto sentire vivo. Il calcio è contrapposizione, è tifo e anche un pò di ignoranza"...hai detto proprio così. Ad avercene di 'ignoranti' come te. Ciao Daniè, goditela stasera. Te la sei meritata"

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CRISTIANA CAPOTONDI

Ciao capitan futuro.

Chi se lo immaginava che il tuo regno sarebbe durato solo due anni...

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Ho pensato tanto a cosa scrivere poi ho letto la tua lettera ai tifosi e ho perso le parole. Lì ho intravisto l’uomo e il calciatore che in tutta la vita ha occupato quella che per me è la porzione di campo più bella del mondo, indossando la sua maglia del cuore.

Capitano hai dimostrato di avere cuore, testa e umiltà, qualunque cosa sceglierai di fare da grande, sarai felice perché conosci il senso della dignità e lo hai dimostrato sino in fondo.

Io, da questo momento, inizio a tifare affinché tu possa diventare un giorno il nostro allenatore.

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Ciao MISTER FUTURO

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