PROMESSE A CHI? TSITSI...BOOM: L’APOLLO GRECO BATTE THIEM E CONQUISTA LE FINALS ATP (IL SESTO PIÙ GIOVANE DI SEMPRE, A 21 ANNI E TRE MESI). IL NUMERO 6 DEL MONDO STA SCALANDO L'OLIMPO DEL TENNIS: “IO NON GUARDO AGLI ALTRI: IO CREDO IN ME” - DOPO IL TRIONFO A MILANO, TERZO TITOLO A ORTISEI PER SINNER, CHE SALE AL NUMERO 78 IN CLASSIFICA. IN UN ANNO SCALATE 684 POSIZIONI - MERCOLEDÌ L'ESAME DELLA PATENTE

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Riccardo Crivelli per La Gazzetta dello Sport

 

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Promessa a chi? A un ragazzo che in un anno ha guadagnato 684 posizioni in classifica (il 19 novembre 2018 era 762), che non si stanca di vincere nonostante una stagione spossante per il fisico e adesso pure per la testa, perché tutti lo vogliono e tutti lo cercano, che oggi diventerà il sesto miglior italiano nella classifica Atp, al numero 78, anche se ha giocato la prima partita nel circuito maggiore solo ad aprile?

 

Jannik Sinner ormai è tutto questo e molto di più, sublimando ancora una volta la sua qualità migliore, che non è tecnica bensì di personalità: a poco più di 18 anni, un' età in cui nessun tennista azzurro prima di lui era mai stato neppure tra i primi 200, fa sembrare normale una scalata eccezionale.

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Dopo il trionfo alle Next Gen Finals di Milano, l' allievo di Riccardo Piatti avrebbe potuto tranquillamente godersi qualche giorno di vacanza e fermarsi a Ortisei, di passaggio verso la natia Sesto, solo per salutare la sua gente e prendersi un bagno di folla senza versare una stilla di sudore.

 

E invece ha voluto saldare un debito d' onore con gli organizzatori, giocando il Challenger da 46.600 euro e dimostrando perché con la stoffa dei predestinati si nasce: una volta in campo, agli altri ha lasciato le briciole. Vittoria (la terza dopo Bergamo e Lexington) senza perdere neppure un set (ultima vittima l' austriaco Ofner), esaltandosi sulla superficie ultraveloce e offrendo qualche altra perla di un talento sconfinato, come nella semifinale contro il francese Hoang, cui ha annullato tre set point nel secondo parziale e poi ha dominato il tie break pur non mettendo mai la prima di servizio.

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Il coronamento di un anno straordinario: il 19 novembre di dodici mesi fa Jannik era 762 in classifica, a inizio 2019 si era migliorato fino a 553. Oggi, nel nuovo ranking, tra gli italiani avrà davanti soltanto Berrettini, Fognini, Sonego, Cecchinato e Seppi, gli ultimi due peraltro (che sono 71 e 72) distanti poco più di cento punti.

 

L' obiettivo dichiarato dopo Milano, cioè di approdare tra i primi sessanta alla fine della prossima stagione, un lodevole tentativo di tenere un basso profilo, di questo passo rischia però di essere vanificato in meglio già da gennaio, se Doha (da wild card) e poi gli Australian Open saranno nuovi terreni di caccia. Intanto, se conserverà questa classifica, potrà giocare i tornei di Miami e di Indian Wells senza passare dalle qualificazioni, mentre un traguardo plausibile di medio termine potrebbe essere quello di superare Claudio Pistolesi come più giovane italiano a vincere un torneo Atp (il romano ci riuscì a 19 anni e sette mesi, a Bari nei 1987), visto che le Next Gen, avendo un limite di età, non vengono conteggiate dall' Atp.

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Più ravvicinata, invece, la meta della patente di guida (dopodomani l' esame tanto atteso) e dopo le fatiche della scuola guida potrà dedicarsi agli amici: «Giocheremo alla Playstation Fifa». E non vorrà perdere neppure lì: «Da piccolo ero un vero rompiscatole. Quando volevo una cosa andavo a prenderla. In realtà fuori dal campo da tennis sono ancora un bambino e spero di restarlo il più a lungo possibile». Enfant terrible.

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Finale challenger Ortisei: Sinner b. Ofner (Aut) 6-2 6-4.

 

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IL DIO GRECO LOTTA APOTEOSI FINALS «IO CREDO IN ME»

Riccardo Crivelli per la Gazzetta dello Sport

 

Il Maestro di Atene Con una filosofia assimilata fin da bambinetto, quando la racchetta che tieni in mano è più grande di te: «Io non guardo agli altri: io credo in me». Elegante come un dio greco, Tsitsipas batte Thiem e si proclama nuovo signore dell' Olimpo delle Finals, il sesto più giovane di sempre a 21 anni e tre mesi (il record è di McEnroe, 19 anni e 11 mesi nel 1978): ora sarà soltanto la storia, quando la parabola di Stefanos diventerà completa, a raccontare se si sarà trattato di una meteora oppure solo del primo passo verso l' eternità.

 

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In una finale, l' ottava del Masters tra due giocatori che non ci erano mai arrivati prima, in cui si sfidano il migliore e il secondo del torneo per percentuale di palle break annullate (86% Tsitsi, 68% l' austriaco), il primo set non può che finire al tie break. Lo vince Thiem, anche se le occasioni più nitide per allungare sono del greco, ma da quel momento Dominator sparisce dal campo, tirando sempre lungo e con un servizio balbettante, e non ci rientra fino al sesto game del terzo set, quando strappa per la prima volta il servizio all' avversario agguantandolo sul 3-3. La conseguenza è un altro tie break, culmine di una partita intensa ma spettacolare a tratti, esaltata solo dai due rovesci a una mano: lì, 5 mini break figli di una tensione palpabile consegnano le chiavi del paradiso a Stefanos.

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Meritato: è stato più continuo e aggressivo, mentre Dominator rimane scornato da 40 gratuiti dopo aver battuto, nel torneo, Federer e Djokovic (e perso da Berrettini).

Una prova di maturità per il biondo ateniese, il test di ingresso tra le stelle più luminose: «Non era facile gestire le emozioni di una partita così importante, è stata una battaglia e alla fine sono stato più solido. Penso che con Dominic ci rivedremo in altre finali di questo genere». Tradotto: gli Slam, il vero discrimine che separa ancora gli emergenti dai Big Three. Intanto, l' augurio è che il greco non si perda come Dimitrov e Zverev, i quali dopo il successo alle Finals (2017 e 2018) hanno avuto un' annata orribile. Ma non succederà, perché Tsitsipas è nato per questo sport fin da quando, ragazzino, aprì un profilo Facebook per collezionare i risultati di tutti i tornei.

 

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Non poteva che andare così, da figlio di un ex giocatrice russa, Julia Salnikova e di un professore di educazione fisica, Apostolos, che si erano conosciuti nel resort dove lui insegnava tennis. Quando l' allenatore che seguiva il giovane Stefanos ha deciso di non accompagnarlo in giro per il mondo, papà si è inventato coach. Ci ha visto lungo, perché l' erede ha qualità enormi. Da junior ha vinto il Bonfiglio, poi a Milano si è preso anche le Next Gen Finals l' anno scorso. Però che potesse arrampicarsi fino al cielo in appena una stagione sembrava utopia: in Australia, a gennaio, c' era appena una giornalista a seguirlo dalla Grecia. Lui ha battuto Federer ed è stato il suo messaggio al mondo, mentre un ristorante ellenico di Melbourne gli dedicava il souvlaki Tsitsipas: agnello, tzatziki, basilico, melograno e pomodoro. Sarà pure un fenomeno, ma in cucina siamo ancora all' abc.

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