nicola berti carla bruni

"MEGLIO SCONFITTI CHE MILANISTI" – NICOLA BERTI SI RACCONTA: IL TRAP, CONTE, LE PALLONATE AI MILANISTI - "AVEVO LA FAMA DI ESSERE BIZZARRINO E VIVACE, E PER QUESTO L'INTER MI FACEVA PEDINARE! MI HANNO ASSOCIATO ANCHE A UMA THURMAN. LA VERITÀ È CHE VENIVA CON ME ALLO STADIO A VEDERE L'INTER". -CARLA BRUNI? "MA NO! CI HANNO FOTOGRAFATO INSIEME A UNA SFILATA, TUTTO LÌ" – VIDEO

 

Franco Vanni per repubblica.it

nicola berti

 

Oggi Nicola Berti compie 53 anni. Festeggerà in casa, come tutti quelli a cui è capitato in sorte il compleanno in periodo d'isolamento. Con lui, la moglie e i due figli adolescenti, nella loro grande casa di Piacenza.

 

Un appartamento che i fan hanno conosciuto nel video divertente in cui l'ex centrocampista, guascone come ai tempi in cui indossava la maglia numero 8 dell'Inter, pedala sulla cyclette con indosso un casco, per invitare tutti a stare a casa. Il casco è nerazzurro, ovviamente, come lo sono le sciarpe appese ai muri, i gagliardetti e il resto della collezione di cimeli. "Sono un ambasciatore dell'Inter. Per me questi colori hanno un'importanza che va molto oltre il pallone. Era così già quando giocavo".

 

Nell'Inter di oggi, si rivede in un giocatore in particolare?

"Mi riconosco in Nicolò Barella. Rispetto a me è più basso e più tecnico. Io fisicamente ero dirompente, ma lo spirito è quello. Della rosa attuale è il mio preferito. Abbiamo anche le stesse cifre sulla camicia, NB. Ci siamo conosciuti, è un tipo sveglio".

 

Con Antonio Conte ha giocato in Nazionale. Siete ancora amici?

nicola berti

"Certo, ci vediamo. Un anno e mezzo fa, quando Spalletti già traballava sulla panchina dell'Inter, ci incontrammo in un resort in Puglia. Gli dissi: dai che ti porto alla Pinetina! Lui si mise a ridere. Anche se non sembra un farfallone, Antonio si sa godere la vita".

Lei è un farfallone?

"Forse lo ero. O forse neanche quello. Spesso le persone non sono come appaiono. Al contrario di Conte, io sono molto più serio di come sembro".

 

Quali sono i punti di forza di questa Inter e quali i difetti?

"Antonio sta costruendo una squadra solida e vincente, a sua immagine e somiglianza. Da tifoso, ne sono davvero contento".

Questa Inter cos'ha in più, e cosa in meno, rispetto a quella dello scudetto dei record?

"Paragonare le squadre di oggi a quelle di vent'anni fa non ha senso. È cambiato tutto, tranne lo spirito. Il merito è dei due allenatori".

 

Il Trap e Conte. Due "gobbi" che sono riusciti a farsi amare dalla Milano nerazzurra.

"Se è per questo, il Trap aveva anche un passato milanista. Per lui conquistare il tifo nerazzurro dev'essere stato più complicato. Negli anni Ottanta il calcio si seguiva in modo viscerale. Erano i tempi del giocatore tifoso, delle bandiere in campo. Oggi l'idea che l'allenatore e il giocatore siano professionisti è più diffusa".

 

nicola berti carla bruni

Gli interisti si dividono fra antimilanisti e antijuventini. Lei da che parte sta?

"La Juve in Italia non è mai stata simpatica a nessuno, tranne che agli juventini. Ma il Milan contro cui giocavo io era così forte che non potevi non sentire la contrapposizione".

Lei i giocatori del Milan li prendeva a pallonate in allenamento.

"Mica sempre! Però è vero, è successo. Il Milan di Sacchi era una squadra di giganti. Anche solo a  vederli apparivano arroganti, facevano paura. Prima dei derby facevamo riscaldamento in una piccola palestra all'interno dello stadio, tutti insieme. Appena uno di loro si girava non resistevo, partiva la pallonata".

Meglio sconfitti che milanisti. È un suo slogan.

"L'ho detto in un'intervista dopo un derby di Coppa Italia. Lo direi altre cento volte. Lo sfottò ci sta sempre, è sano, è il calcio. Un gusto che oggi si è un po' perso".

 

I tifosi interisti le cantavano "Nicola Berti facci un gol" a ogni tocco di palla.

"A pensarci mi vengono i brividi. Se chiudo gli occhi quel coro lo sento ancora, come l'odore del prato di San Siro. Quando quel coro, il mio coro, è stato rivolto a Diego Milito nell'anno del Triplete ho capito davvero quanto mi avevano amato i tifosi. Mi incitavano come fossi un centravanti, anche se ero un centrocampista. Al Milan, per dire, facci un gol lo cantavano a Van Basten".

Non è un po' fissato col Milan?

"Ma no! Solo che sono un interista della vecchia scuola. Sono cresciuto con i tifosi. Li vedevo a bordo campo alla Pinetina, durante gli allenamenti. Li incontravo al ristorante ad Appiano Gentile. Facevo il giro degli Inter club e lo faccio ancora. La mia Inter era quella di Peppino Prisco, e sapete tutti cosa pensava del Milan".

nicola berti

 

Oggi i campi di allenamento sono chiusi come basi spaziali, Pinetina compresa.

"È un peccato. Intorno al calcio c'è molta pressione, più polemica, un vortice di voci alimentate dai social network. Forse aprire gli allenamenti sarebbe dannoso, non so. Ma resto convinto che un giorno a settimana in cui i bambini possono godersi i loro campioni dal vivo nella quiete del campo d'allenamento sarebbe bellissimo farlo".

Voi campioni dell'88-89 avete una vostra chat?

"No, mai avuta. L'abbiamo invece con i compagni di Nazionale a Italia '90. Io leggo tutto ma scrivo pochissimo. I più chiacchieroni su WhatsApp sono Ferri e De Napoli, il nord e il sud. Comunque non serve WhatsApp per tenere i rapporti. Noi dell'Inter del Trap ci chiamiamo, alla vecchia maniera".

 

Lei chi è che chiama?

"Aldo Serena è un fratello. Poi Zenga, Ferri, Bergomi. Con i tedeschi ci si prova. Klinsmann è poliglotta, parla un italiano perfetto, ma è l'unico. Con Matthaeus e Brehme ci si intende in qualche modo, come facevamo quando si giocava insieme".

Il Trap lo sente?

nicola berti

"Il Trap è difficile sentirlo. L'ho visto al teatro alla Scala per la festa dei 50 anni dell'azienda del presidente Pellegrini. Scherzando, ho detto alla moglie: dai che è vecchio, tienilo a casa, fallo riposare! Ma è impossibile, il Trap non si riposa mai. Lo so io, figuriamoci se non lo sa la moglie".

 

Vinceste contro il Milan di Sacchi e il Napoli di Maradona. La Serie A può tornare a essere il campionato più bello del mondo?

"A quei livelli è impossibile. La Serie A era una sorta di Mondiale per club. Molto più della Premier League oggi, che pure ci sembra irraggiungibile. Quando passai dall'Inter al Tottenham, gli avversari mi sembravano tutti un po' scarsini. Per contro, chi arrivava dall'Inghilterra in Italia faticava. Qualche segnale di ripresa comunque lo vedo, oggi la Serie A tecnicamente è più interessante della Liga".

 

In proporzione guadagnavate meno di oggi?

"Non mi interessa molto, non faccio calcoli. Guadagnavamo abbastanza per vivere bene".

Senza cellulari e senza social network, eravate più o meno controllati nella vita privata?

"In generale, direi meno. Ma per me valeva un discorso a parte. Avevo la fama di essere bizzarrino e vivace, e per questo l'Inter mi faceva pedinare! Pagavano qualcuno per starmi sempre dietro, poi in allenamento mi chiedevano: cosa ci facevi in quel locale l'altra sera? La mia risposta era sempre la stessa: se in campo corro, quel che faccio la sera sono fatti miei".

 

La Milano degli anni Ottanta era davvero scintillante come viene raccontata?

"Ci divertivamo molto. Io davo feste memorabili. Abitavo in piazza Liberty, a due passi da Duomo. Erano anni pazzeschi".

Fidanzate celebri?

"Non si fanno nomi! Mi hanno associato anche a Uma Thurman. La verità è che veniva con me allo stadio a vedere l'Inter".

 

nicola berti

Carla Bruni?

"Ma no! Che c'entra? Ci hanno fotografato insieme a una sfilata, tutto lì".

Ha lasciato Milano per Piacenza.

"Sono originario di Salsomaggiore, ma è troppo piccola, un borgo in decadenza. La mia città è stata Milano, ma la vita è fatta di fasi, oggi per me sarebbe troppo caotica. A Piacenza ho trovato il mio equilibrio, con mia moglie e i miei due figli. Hanno 14 e 12 anni".

 

Giocano a calcio?

"Il grande sì, è attaccante alla scuola calcio San Giuseppe, qui in città. Il piccolo ama la boxe, e gli riesce anche bene".

Come va la quarantena?

nicola berti cattelan

"I ragazzi seguono le lezioni via Skype. E con la Playstation se la passano bene. Io in casa soffro, non ci ero mai stato così a lungo. Esco per fare la spesa, con guanti e mascherina, e niente più. Per il resto, lo ammetto, mi annoio".

 

Potrebbe giocare alla Playstation anche lei.

"Con i videogiochi ho iniziato e finito negli anni Ottanta. Mi sognavo le musichette di notte, un incubo".

 

Come festeggerà oggi il suo compleanno?

"Un mio amico che cucina benissimo mi manderà a casa un bel pranzo. Non vedo l'ora, la vita da recluso mi sta insegnando ad accontentarmi".

La spaventa l'idea di invecchiare?

"Ma va, dai. Si sa che funziona così, ogni anno ne hai uno in più, non si scappa. Soprattutto in un momento duro come questo, per tutti, festeggiare con la propria famiglia è un lusso".

A proposito di lusso, pensa sia giusto che in un momento come questo i giocatori si taglino gli stipendi?

nicola berti

"Ne prendono così tanti che è giusto, sì. Ma sarebbe bello che i soldi risparmiati andassero almeno in parte in solidarietà e ospedali".

 

Nel 1986, dopo l'esplosione di Cernobyl, negli allenamenti prendeste qualche cautela?

"Ma no, non mi ricordo di nulla. Avevo 19 anni, giocavo a Firenze, l'incidente ci sembrava lontanissimo, come fosse avvenuto su Marte".

Per colpa sua, e dei 7 miliardi di lire pagati da Pellegrini per il suo cartellino, fu rotto il gemellaggio fra tifoserie di Fiorentina e Inter.

"Lo so bene. La prima volta che andai a giocare a a Firenze con la nuova maglia il pubblico mi distrusse. Mi fischiarono tutta la partita, gli anziani mi tiravano monetine. Quanto mi avevano amato in viola, tanto mi hanno odiato dopo che me ne sono andato".

 

Come reagì agli insulti?

"Per la prima e unica volta in carriera, li soffrii. Di solito venire insultato mi dava la carica, specie se a farlo erano i milanisti. Ma quella volta no. Erano i miei ex tifosi e i miei ex compagni, tutti contro di me! In campo rispondevo agli insulti, ero una bestia, ma la verità è che mi si sgonfiarono le gambe. Dopo 25 minuti il Trap mi tolse dal campo.  Stavamo vincendo, finimmo per perdere".

 

I suoi compagni raccontano che lei prima delle partite era sempre il più tranquillo.

"Certo, stavo da dio, non vedevo l'ora di giocare. Se entrando in campo sorridi, l'avversario ha già perso. Dopo avere giocato invece era complicato, ero pieno di adrenalina. Soprattutto per le partite serali. Mi dicevano: vai a casa e riposati. Riposati? Ma se nemmeno riuscivo a stare seduto. Ero elettrico".

nicola berti

È giusto provare a ripartire con campionato e coppe?

"La salute è una cosa seria, e secondo me sarebbe più saggio aspettare settembre. In ogni caso, penso che ci proveranno. Cercheranno di giocare tante partite in pochissimo tempo, a porte chiuse, limitando i contatti delle squadre e degli staff col mondo esterno. Da un certo punto di vista, lo capisco. Il calcio, l'urlo liberatorio, il gol, mancano a tutti".

 

Il suo gol più bello?

"Derby 1992-1993. Prendo la palla a Maldini, faccio un tunnel a Costacurta che mi stende. Baresi mi tira la palla addosso, io mi incazzo, prendo ammonizione. Ruben Sosa si prepara a calciare la punizione. In area mi marcano in due, io lo dico ad alta voce: "Ora vi faccio gol". Palla alta, insacco di testa. Pazzesco, godo ancora oggi, anche se Gullit pareggiò dopo quattro minuti".

 

Poi c'è il famigerato autogol di Rossi.

uma thurman

"Esatto. Tiro una botta incredibile, la palla tocca la traversa, prende la nuca del portiere ed entra in porta. Autogol, secondo le stupide regole di allora. Se le deviazioni fossero state considerate come oggi, chissà quanti gol avrebbero fatto i centravanti del passato. Penso a uno come Boninsegna! Ma non ha senso guardare al passato, si guarda sempre avanti".

Nel 2014 lei ha tentato con Collovati e Galante l'avventura di Agon Channel in Albania, ma è finita presto. Che progetti ha per il futuro?

"È stata un'esperienza interessante, gli albanesi sono un bel popolo e lo hanno dimostrato aiutandoci con l'invio di medici nei giorni più duri dell'emergenza coronavirus. Quanto a me, sto bene così. Faccio l'ambasciatore dell'Inter, la squadra che amo, e mi dedico ai miei figli. Quando penso al mio futuro, penso a loro".

nicola berti cattelannicola berti cattelan

 

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