marcell jacobs

"LA MIA CORSA ALL'INDIETRO ALLA RICERCA DEL PADRE PERDUTO" - MARCELL JACOBS SI CONFESSA A "VERISSIMO" E IN UN LIBRO - "MI SONO SENTITO ABBANDONATO. HO RIVISTO MIO PADRE UNA SOLA VOLTA IN FLORIDA, QUANDO ORMAI ERO ADOLESCENTE. FU COME INCONTRARE UN ESTRANEO” – IL RE DEI 100 METRI RIVELA: "IO SONO PIGRISSIMO. SONO L'UOMO PIÙ LENTO DEL MONDO, SEMPRE IN RITARDO..." – I BACI DELLE COMPAGNE DI SCUOLA E LA PREMONIZIONE DELLA MADRE PRIMA DEI 2 ORI DI TOKYO

Bruno Ventavoli per “La Stampa”

 

marcell jacobs e la mamma

La vita non è come i cento metri, un rettilineo da bruciare in meno di dieci secondi. E' un percorso pieno di curve, incidenti, dolori. Certe volte sembra persino di correre all'indietro. E se la metafora vien fuori dalle labbra di Marcell Jacobs, è più che convincente.

 

Lui, il nostro eroe nazionale che vinse a sorpresa (facendo rosicare il mondo) due medaglie alle Olimpiadi di Tokyo, quelle surreali che rimbombavano di spalti vuoti, dimostrando all'Italia prigioniera del lockdown che avremmo potuto farcela, è stato protagonista anche al Salone del Libro. Osannato, selfizzato, coccolato dalla fluttuante tribù lettrice del Lingotto. Era qui per presentare la sua autobiografia che si intitola Flash, come i suoi fulminei sprint, e come i ricordi che illuminano un'avventura esistenziale fantastica, ma non facile, iniziata a El Paso, Texas, 28 anni fa.

marcell jacobs

 

Jacobs racconta che dietro un campione c'è un uomo, anzi che si diventa campioni soltanto quando l'uomo riesce a ritrovare se stesso. Una lezione di sport che tracima nella vita.

 

Ci sono i nonni che lo hanno allevato da bambino, i primi passi nello sport, i piedi infelici con il calcio, le amicizie, la carriera spiccata con il salto in lungo poi virata alla corsa veloce; c'è l'appassionante narrazione degli istanti che hanno preceduto la finale olimpica, fatta di paure, ripensamenti, piccoli gesti scaramantici, a ribadire che l'atletica è un rito perfetto;

 

marcell jacobs e la mamma

c'è l'omaggio grato alle persone che lo circondano, l'allenatore, il massaggiatore la geniale mental coach, a sottolineare che un campione oltre ad essere una massa di muscoli unici e irripetibili è un solerte lavoro d'equipe; c'è la dettagliata topografia di tutti i tatuaggi che ricoprono la superficie del suo corpo, e di tutte le ferite interiori che la vita ha lasciato nel giovane Jacobs, bello di fama e di (alcune) sventure come un eroe pindarico.

 

Non è stato facile, dunque, arrivare alla gioia di Tokyo?

«No, affatto. Racconto bene nel libro che la mia vita non è stata sempre bella, limpida, lineare. Anzi, è piena di alti e bassi. Il primo grande vuoto si è chiamato Lamont Marcell Jacobs, mio padre.

 

A scuola tutti disegnavano una famiglia con due genitori. Io no. E mi inventavo un sacco di frottole. Per avere un'immagine di noi due insieme dovevo cercare tra le poche fotografie rimaste in casa. Attraverso un paio di istantanee, e le parole della mamma, quel bambino di sei sette anni che ero, si creò una specie di eroe, un marine che faceva guerre e girava per il mondo. Ma non era vero niente.

 

MARCELL JACOBS SAVONA

Ben presto mi sono sentito abbandonato. Ho eretto un muro per proteggermi. L'ho rivisto una sola volta in Florida, quando ormai ero adolescente. Fu come incontrare un estraneo. Convivo con la sua assenza da quando ricordo di essere vivo. E ho dovuto fare i conti con questa voragine per diventare me stesso».

 

C'è stata però una grande madre.

«Era una ragazza di sedici anni nata in provincia con il mito dell'America. Incrociò lo sguardo di un americano bello, alto quasi due metri, dai modi gentili. S' innamorarono, sognarono insieme. Poi l'amore è finito. E lei mi ha cresciuto da sola, sudando anche tre lavori perché non mi mancasse nulla. Mi ha insegnato che non si deve mai mollare. Ha sempre creduto in me, mi spingeva ad allenarmi quando ero adolescente incerto e fragile.

Mi ha spinto a credere nel mio sogno».

 

Lei sostiene che i velocisti sono le persone più pigre al mondo.

marcell jacobs ai mondiali indoor di belgrado 7

«Lo pensa anche Bolt. Per quanto mi riguarda io sono pigrissimo. Sono l'uomo più lento del mondo. Mi piace osservare, ascoltare, stare nei pensieri e prendermi tutto il tempo che serve. Sono in perenne ritardo. Dato che passo la maggior parte delle giornate in pista o in palestra, dove si deve andare al massimo, quando stacco, rallento, voglio godermi tutto quello che c'è intorno, tutto quanto la vita mi regala».

 

La vita le ha regalato due medaglie olimpiche: l'ha anche cambiata?

«Beh è bello che le persone ti riconoscono e ti ringraziano, più che per un autografo o un selfie, per le emozioni che ho donato. Mi ringraziano per le lacrime di gioia che ho fatto versare. In pista, invece, è tutto più arduo. Diventare il numero uno è difficile, restarlo lo è ancora di più. Ma dopo le Olimpiadi abbiamo fatto un ottimo lavoro. Per esempio sono diventato campione del mondo nei 60 metri, la parte della gara che dovevo migliorare».

 

Delle sue vittorie parla sempre al plurale?

marcell jacobs ai mondiali indoor di belgrado 5

«Assolutamente sì. E' vero che i 100 metri sono una gara individuale, l'apoteosi della solitudine. Quando sei ai blocchi di partenza il mondo intorno svanisce come in un acquario, ma tutto quello che viene prima, e dopo, è frutto di un lavoro di squadra. Sapevo di valere, però sono diventato quel che sono perché ho incontrato un piccolo team che ha messo insieme i pezzettini che rendono perfetto il puzzle».

 

Oltre agli allenatori che lavorano sui muscoli lei attribuisce un ruolo fondamentale a Nicoletta Romanazzi, mental coach.

«La prima volta che sono andato nel suo studio mi ha detto: "Ho guardato i video delle tue gare. E sai che cosa ho visto? Un elastico che ti trattiene. Quando corri sei legato, c'è un vero e proprio blocco. Dobbiamo capire dov'è e romperlo"».

 

E' evidente che ci siete riusciti.

marcell jacobs ai mondiali indoor di belgrado 6

«Mi ha spiegato che dovevo fare pace col mio io interiore, capire chi era mio padre, e incominciare a mettere l'energia al servizio dei miei sogni invece che bruciarla con la rabbia di essere stato abbandonato. Mi ha insegnato ad ascoltare il mio bambino interiore, a prendermi cura delle paure e delle emozioni.

 

E quella corda d'un tratto è diventata una fionda. La mente è un muscolo potente. Bisogna allenarla quanto i bicipiti. D'altronde gli antichi non dicevano mens sana in corpore sano?»,

 

Quando ha capito di saper correre?

marcell jacobs ai mondiali indoor di belgrado 3

«Ho fatto la seconda elementare in una scuola di suore. C'era un cortile che ricordo enorme nel quale giocavamo. Durante la ricreazione ci sfidavamo tra maschietti a corsa per farci belli davanti alle bambine.

 

Chi vinceva aveva diritto al bacio di una compagna e a poter dire che ci stava insieme. Vincevo sempre io, ero così veloce che a volte mi sedevo su una panchina, lasciavo che il gruppo mi raggiungesse, poi mi alzavo, li superavo di nuovo e tagliavo sempre per primo il traguardo.  Alla fine mi esclusero dalle gare, consideravano ingiusto che vincessi sempre il bacio. Il destino, e la rabbia dei compagni, mi diedero un segnale chiaro sulla mia futura vocazione».

 

Il destino ha «parlato» con sua madre anche prima della finale olimpica

marcell jacobs

«Mentre ero a Tokyo, una mattina si fece una bella passeggiata a Manerba, nel pieno della pandemia. C'era un bel sole e voleva sentirsi felice. Davanti c'era un furgoncino per il lavaggio delle strade. Vide volare e poggiarsi a terra una carta della briscola, il gioco amato da nonno Osvaldo. La raccolse e se la mise nel portafoglio. Quando ho vinto anche la staffetta, l'ha tirata fuori per guardarla: era un due di ori».

leotta jacobs fiamingomarcell jacobs oro nei 60 metri a belgrado 4marcell jacobs vs ilaria spagnuolo foto mezzelani gmt 046marcell jacobsmarcell jacobs marcell jacobsmarcell jacobs 1marcell jacobs e paolo borroni foto mezzelani gmt 035marcell jacobs nicole daza 1marcell jacobs 3IL PACCO DI JACOBSmarcell jacobs nicole dazamarcell jacobs 7marcell jacobs paolo borroni e matilde gioli foto mezzelani gmt 018LEOTTA FIAMINGO JACOBS E NICOLEmarcell jacobs nicole daza 3JACOBSMARCELL JACOBS E NICOLE DAZA 3MARCELL JACOBS E NICOLE DAZA 1JACOBSjacobs kerley de grassemarcell jacobs da piccolo 1marcell jacobs 2marcell jacobs 1MARCELL JACOBS E TOTTI A SABAUDIA marcell jacobs oasi di kufra sabaudia 1marcell jacobs 5marcell jacobs 4marcell jacobs da piccolo 2marcell jacobs con le due medaglie doro di tokyo 2020marcell jacobs da bambino con la madre viviana masini marcell jacobs ai mondiali indoor di belgrado 1

Ultimi Dagoreport

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…