carlo ancelotti

"SONO L'UOMO DEI RECORD, MA VINCERE CON REAL E MILAN È PIÙ FACILE" - LA RIVINCITA DI CARLETTO ANCELOTTI: DOPO LE ESPERIENZE A NAPOLI E CON L'EVERTON, TUTTI LO DAVANO PER FINITO, MA LA SECONDA ESPERIENZA A MADRID HA RILANCIATO LA SUA CARRIERA - ANCHE FLORENTINO PEREZ AVEVA INIZIATO A DUBITARE DEL TECNICO DOPO IL 4-0 SUBITO IN CASA CONTRO IL BARCELLONA, MA "RE CARLO" L'AVEVA RASSICURATO: "STIA TRANQUILLO PRESIDENTE, LIGA E CHAMPIONS SARANNO NOSTRE" 

Paolo Tomaselli per il “Corriere della Sera”

 

liverpool real ancelotti

Cantala ancora, Carlo. Lo aveva promesso e lo ha rifatto: Ancelotti ha intonato la canzone del Real (Hala Madrid) ieri al Bernabeu nella notte blanca, dopo la sfilata cittadina. Aveva promesso anche di rivincere la orejona , la coppa delle grandi orecchie, e ha mantenuto la parola: «Presidente stia tranquillo, Liga e Champions saranno nostre» ha detto il tecnico - che la doppietta non l'aveva mai centrata in carriera - al presidente Florentino Perez, piuttosto perplesso subito dopo la debacle di inizio aprile contro il Barcellona, 4-0 in casa.

 

In realtà Ancelotti ha un po' bleffato: «Nemmeno io, che sono generalmente ottimista, potevo immaginare una stagione del genere. Sono l'uomo dei record, sono stato bravo, ma vincere con Real e Milan è più facile. Non penso ai numeri, ma alla felicità che provo e che abbiamo dato a tutti i nostri tifosi».

 

FESTA REAL ANCELOTTI

Nella lunga notte di Parigi, l'abbraccio fra Carletto, come lo chiamano anche gli spagnoli, e il suo presidente è stato intenso, accompagnato dalle parole di Ancelotti: «Grazie, grazie per avermi riportato qui». Già, perché la quarta Champions (la sesta se si considerano le due da giocatore) è speciale per almeno tre motivi: il primo è nel percorso da Indiana Jones, con le rimonte avventurose a dir poco su Psg, Chelsea, City e la vittoria finale sul Liverpool. Il terzo è per i record stabiliti, dato che Ancelotti non solo è il primo ad alzare quattro volte la Coppa più desiderata, ma con nove trofei internazionali diventa anche il più vincente di sempre, staccando miti come Trapattoni e Ferguson.

 

CARLO ANCELOTTI VINCE LA LIGA 2022

Il terzo motivo è meno evidente, ma sembra il motore di tutto il resto. E forse non a caso, quando ne parla, Carlo si commuove, come ha fatto alla vigilia della sfida di Parigi. Dopo l'esonero al Bayern, le incomprensioni e l'addio al Napoli (con un secondo posto e una qualificazione storica agli ottavi) e la routine da metà classifica all'Everton, è arrivata la svolta. Inaspettata.

 

E in un momento doloroso, come quello della morte dell'ex moglie Luisa, madre di Davide e Katia, il 24 maggio di un anno fa: «e lei fino all'ultimo ci diceva che saremmo tornati al Real» ha raccontato proprio il figlio di Carlo al Corriere . La chiamata da Madrid è arrivata il 27: «Ci siamo sentiti per altre cose e iniziando a parlare mi hanno chiesto se volevo tornare. E come si fa a dire no al Real Madrid, è impossibile. Chiaramente l'Everton non era tanto contento, forse ora lo sarà di più perché abbiamo battuto il suo rivale - sorride Ancelotti -. E a me tornare al Real ha cambiato la vita».

 

carlo ancelotti real madrid vince la liga 2022 1

Uno dei «segreti» di Ancelotti è quello di non anteporre mai il personaggio alla persona, mantenendo quindi la naturalezza di ogni suo gesto, in panchina e fuori dal campo.

Così, se in conferenza stampa gli offrono un sigaro per inscenare uno sketch, lui ringrazia ma rinvia la consegna a un altro momento.

 

E poi anche quando dice certe cose seriamente, non si capisce mai davvero se scherza o no: «L'avevo detto a Courtois e lui può confermarlo: Thibaut, io ti porto in finale, ma poi la finale la devi vincere tu...».

 

liverpool real ancelotti

Il portierone annuisce, stringe la mano al suo coach, «il migliore senza dubbio» per Karim Benzema, che ha già prenotato il Pallone d'oro. Eppure l'uomo che sussurra ai Galacticos viene criticato per le prestazioni del suo Real, sintetizzate dai due tiri in porta di sabato (uno in fuorigioco) e dalle parate mostruose di Courtois.

 

«Ho visto lo stesso atteggiamento con Heynckes, che ha vinto una Champions con il Real e una col Bayern - spiega Toni Kroos -. Come se fossero solo allenatori dello spogliatoio. È una vergogna». Chiedere consiglio ai veterani sui cambi da fare, come è successo in semifinale contro il City proprio con Kroos, non è segno di debolezza, ma di forza. E di genuinità. Puro Ancelotti.

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