C’E’ CHI HA CR7 E CHI…”L’AMSTERDAM BLUFF” – SCONCERTI: "IL RISULTATO VA BENE MA NON SIAMO ABITUATI A VEDERE LA JUVE INFERIORE NEL GIOCO. QUESTO AJAX RICORDA QUELLO DI MICHELS, IN QUELLO CHE ERA CHIAMATO ‘L' AMSTERDAM BLUFF’: I GIOCATORI ENTRANO IN CAMPO SPAVALDI E CONVINTI DI ESSERE I MIGLIORI” – MURA: "IN VISTA DEL RITORNO LA JUVE FARA’ BENE A RICORDARE CHE L'AJAX HA FATTO 4 GOL AL REAL IN TRASFERTA…" - VIDEO

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1 - UNA SOTTILE LEZIONE DA TENERE PRESENTE PER LA GARA DI RITORNO

Mario Sconcerti per il “Corriere della Sera”

 

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Gran bella partita, diversa, bugiarda, traditrice. Non c' è stato niente del previsto, né una Juve dominatrice né un Ajax che assalta. È stata una felice partita di calcio, come non siamo abituati a vedere. Non credo nemmeno che il risultato dia un vantaggio a qualcuno, è solo una lunga partita interrotta. Nelle nostre letture classiche si pensava tutti a un Ajax che avrebbe attaccato pressando nel ricordo del calcio di Cruijff.

 

Non è così, l' Ajax di oggi è parente nell' aria di quel calcio, non nel sistema. L' Ajax di oggi gioca, non pressa, conquista spazio con la tecnica, non con la diversità tattica. Questo è quello che preoccupa in fondo alla partita, che si è giocato semplicemente a calcio e spesso l' Ajax l' ha giocato meglio. Non c' erano i segnali di una bolgia come a Madrid, di scontri fisici finali. Si è solo giocato a calcio.

 

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Perché allora la Juve ha giocato meno dell' Ajax? Perché comunque in trasferta la Juve è portata a difendersi, a gestire a suo modo le partite. Allegri voleva passare la prima ora senza subire gol e c' è quasi riuscito. Poi trasformare la squadra (Dybala, Duglas Costa), indirizzarla all' attacco contro una squadra che a quel punto doveva essere stanca. È andata più o meno così, ma in modo un po' triste, con i ragazzi dell' Ajax che tenevano sempre il pallone e allargavano il petto. Con Ronaldo che cercava un pallone, con De Jong, Neres e Van De Beek che mostravano la piccola arte di non perdere mai la palla. È questa l' amarezza della partita: il risultato va bene, ma non c' è stata soddisfazione, è mancata l' arroganza, è stato chiaro chi era il soggetto e chi il complemento. Non siamo abituati a vedere la Juve inferiore nel gioco. Può essere travolta da un' azione o due, ma non inferiore nella normalità. Stavolta è stato così, contro un Ajax che ricorda i vecchi detti universali, beati i non ricchi perché non subiranno pressioni.

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In una cosa questo Ajax ricorda quello di Michels, in quello che era chiamato l' Amsterdam Bluff: i giocatori devono entrare in campo convinti di essere i migliori. Holzenbein, nazionale tedesco che giocò la finale contro la Germania nel 1974, riassunse così il concetto: «Nel tunnel che ci portava al campo mi guardavo le scarpette e pensavo alla partita. Mi venne voglia di guardare i miei avversari e fu terribile. Erano sicuri, spavaldi, mi fecero sentire infinitamente piccolo». Questi non sono così bravi, ma hanno una sfacciataggine simile. La Juve l' ha subita, niente gli impediva di giocare alla pari. Non c' è riuscita. È probabile succeda a Torino, che tutto andrà come deve andare, ma la silenziosa lezione di questa partita resterà.

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2 - UN PASSO AVANTI PER ALLEGRI MA SI RICORDI DEL REAL MADRID

Gianni Mura per “la Repubblica”

 

Strana partita e strano pareggio, che alla fine tutt' e due le squadre si fanno piacere, ma a denti stretti. L' Ajax perché ha attaccato di più, e meglio. La Juve perché nel finale (palo di Douglas Costa, tiro-cross spinoso di Cancelo, dopo il rigore negato a Bentancur a inizio ripresa), ha sfiorato la vittoria.

Memore di Madrid, Allegri ha badato molto a tenere compatta la squadra, cercando di interrompere le linee di passaggio degli olandesi, che giocano come un simil-Barcellona, ma senza avere Messi, per dirne solo uno.

 

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Bravi i ragazzi dell' Ajax a pressare con ordine, a variare il ritmo, dando l' impressione di congelare il gioco e poi partendo a tutta velocità, meno bravi quando si tratta di tirare in porta.

 

Dopo un primo tempo passato in gran parte a difendersi (bene Rugani), la Juve trova il gol su una delle poche cose decenti azzeccate da Cancelo in tutta la serata. Per il resto, ne combina più di Carlo in Francia, e ha sulla coscienza l' 1-1 di Neves. Se deve difendere, un pianto. Se può attaccare, fa piangere gli avversari. E poi, morale della serata, c' è chi ha CR7 e chi no. Tornava in campo dopo un infortunio, ha sbagliato il primo dribbling, è stato fischiato dal pubblico ad ogni pallone che toccava, quando ha festeggiato dopo l' 1-0 è stato centrato da bicchieri di plastica, birra e varie cose, ma intanto la sua legge l' aveva fatta valere: in 6 gare, questo, di testa, su cross di Cancelo e azione avviata da lui stesso, era l' ottavo gol segnato agli olandesi.

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Ronaldo, da cui non si potevano pretendere miracoli visto il recupero in extremis, il suo l' ha fatto. Questo non si può dire di Mandzukic, Pjanic e, parzialmente, di Bernardeschi, che divora una clamorosa occasione e finisce in calando. Allegri capisce al momento giusto che il vento può cambiare e decide due sostituzioni offensive: dentro Douglas Costa e poi Dybala. Niente da fare per Kean, sarà per un' altra volta.

ALLEGRI ALLEGRI

 

Il risultato, oltre ad essere accettato, non è neanche male. Ma la Juve farà bene a non dimenticare Madrid. Non quella dell' Atletico, quella del Real. Dovrà ricordare che l' Ajax aveva perso in casa e che al ritorno aveva passeggiato al Bernabeu segnando 4 gol. Comunque, è un passo avanti verso le semifinali per la Juve: avrà un CR7 più rodato e il pubblico tutto dalla sua.

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