peppino prisco

UN SECOLO DI PEPPINO PRISCO - “QUANDO STRINGO LA MANO A UN MILANISTA ME LA LAVO, SE LA STRINGO A UNO JUVENTINO MI CONTO LE DITA” - NEL CENTENARIO DELLA NASCITA (E VENTENNALE DELLA MORTE), VITA, OPERE E AFORISMI DEL PIÙ GRANDE INTERISTA DI SEMPRE E “UNICO ALPINO ASTEMIO DELLA STORIA" - LA LATTINA DEL BORUSSIA, LA MOGLIE JUVENTINA, L’IMITAZIONE DI TEOCOLI, IL RICORDO DI MORATTI – MUGHINI E LA BUFERA CALCIOPOLI: "SE FOSSE STATO ANCORA IN VITA PRISCO AVREBBE SMORZATO TUTTE LE POLEMICHE CON UNA BATTUTA DELLE SUE” - VIDEO

 

Da calciomercato.com

 

peppino prisco massimo moratti

IL RICORDO DI MASSIMO MORATTI - “L’ho conosciuto da bambino, era il vicepresidente dell’Inter quando il club era del mio papà. È sempre stato di famiglia, anche perché all’epoca il calcio era una cosa diversa, aveva un’impostazione familiare e non istituzionale. Per cui si era tra amici ed era normale vederli girare per casa. Prisco era brillantissimo e anche ammirato per il suo passato da eroe alpino. E poi quell’ironia, quel modo inconfondibile di comunicare.

 

Diventa difficile fissare un solo aneddoto per ricordarlo, perché in qualsiasi ragionamento, anche in quello più serio, emergeva con una sua battuta che ti imponeva a riflettere sul fatto che in fondo alcune cose della vita sono serie o meno a seconda di come le guardi.

 

peppino prisco

Possedeva invidiabili punti di vista. E poi non posso dimenticare il giorno in cui uscendo di casa lo trovai fermo all’angolo ad aspettarmi: in dieci minuti mi spiegò che l’Inter attraversava un brutto momento, che bisognava immediatamente intervenire, ma aggiungendo che avrei dovuto farlo io, che fino a quel momento pensavo a tutto tranne che a comprare l’Inter. In quei pochi minuti riuscì a raccontarmi praticamente tutto e anche a convincermi del fatto che fondamentalmente avrei potuto fare qualcosa.

 

Non parliamo solo della classica pulce all’orecchio, Prisco fece tutto affinché la trattativa iniziasse e finisse come desiderava, organizzò anche gli incontri. Io mi trovavo in quelle classiche situazioni in cui c’è di mezzo un amico a cui fai anche fatica a dire di no. All’Inter pensavo più come una cosa futura, e invece… Adesso mi manca la sua intelligenza, quel rapporto di ragione e tutto ciò che portava l’avere accanto uno come lui, anche nella sua discrezione. Perché non è mai stato invadente, ti lanciava dei messaggi estemporanei che coglievi perché aveva la capacità di attecchire con poche parole”.

peppino prisco

 

E allora un’ultima domanda sorge spontanea… Anche oggi l’Inter attraversa un momento di difficoltà, provi a pensarci: esce di casa e lì all’angolo trova Peppino Prisco ad aspettare. Come si comporterebbe? (Ride divertito, ndr)“Eh no, non me la farebbe per la seconda volta. Cambierei marciapiede”.

 

PRISCO

Maria Strada per corriere.it

 

L'alpino

Prima, però, c'è la Seconda Guerra Mondiale. Vissuta al fronte, con gli Alpini. Che gli rimarranno sempre dentro. Si arruolò appunto subito dopo la maturità, battaglione Aquila del 9° Reggimento, Divisione Julia. Significava campagna di Russia. Il sottotenente Prisco fu uno dei tre ufficiali superstiti, del suo battaglione tornarono vivi in 159 su 1700 anime. Per lui, una medaglia d'argento al valore. E un plico di lettere, che gli furono recapitate tutte in una sola volta: erano quelle che il padre Luigi gli inviava ogni giorno, cui non aveva mai potuto rispondere.

 

peppino prisco

Il figlio, battezzato in onore del nonno, racconta che solo allora pianse. Non lo aveva fatto nemmeno quando, al fronte, si era reso conto dell'inferiorità di mezzi rispetto a quella dei tedeschi: « Noi eravamo poco addestrati, male armati, scarsamente attrezzati mentre quelli, i crucchi, sembravano bestie nate per fare la guerra... Mandarci in tali condizioni in Russia fu per certi aspetti una forma di vera criminalità», raccontava.

 

La lattina contro il Borussia e la vittoria (in tribunale)

Proprio da una delle Coppe Campioni cui partecipò nasce uno dei cardini della giustizia sportiva: la responsabilità oggettiva. Il 20 ottobre 1971 l'Inter, campione d'Italia, allenata da Giovanni Invernizzi, sta giocando la partita d’andata degli ottavi di finale contro i campioni della Germania Ovest, il Borussia Moenchengladbach. La squadra nerazzurra, fu poi sconfitta per 7-1.

 

peppino prisco

Ma, sul 2-1, Boninsegna viene colpito alla testa da una lattina di Coca Cola mentre sta per battere una rimessa laterale (con Mariolino Corso che, letteralmente prese a calci nel sedere l’arbitro, reo di avere concesso un rigore inesistente). E qui arrivò il capolavoro di Prisco: nella sua arringa davanti all'Uefa parlò di un «pesante condizionamento» arrivando a chiedere addirittura la vittoria a tavolino. L'Uefa fece ridisputare l'incontro (dopo quello di San Siro vinto per 4-2 dai nerazzurri) in campo neutro, a Berlino, e finì 0-0. Nerazzurri, poi, lanciati verso la finale persa contro l'Ajax.

 

Un'altra perla, forse meno innovativa, fu quando minacciò di non fare iniziare una partita di campionato finché la Curva Nord, la culla del tifo dell'Inter, non avesse tolto uno striscione antisemita. Pronto ad assumersene le responsabilità anche in sede disciplinare.

 

 

Le sue frasi: caustiche, mai volgari

peppino prisco

«Quando stringo la mano a un milanista me la lavo, quando la stringo a uno juventino mi conto le dita»; «Il Milan è finito in B due volte, la prima pagando, la seconda gratis»; «La Juventus è una malattia che purtroppo la gente si trascina fin dall'infanzia». Sono alcune delle sue celebri, feroci, caustiche battute contro i rivali di sempre («Tifo per l'Inter. E sempre per chi gioca contro di loro»).

 

Impossibile per milanisti e juventini evitare di riderne: Peppino Prisco era il tifoso ideale anche per gli avversari. Anche per Franco Baresi, che ricevette un grande complimento nel 1997, il giorno dell'addio al calcio: «Il miglior acquisto dell'Inter? L'addio al calcio di Franco Baresi. E se si fosse ritirato prima, gli avrei pagato io la festa».

 

Prisco e l’imitazione di Teocoli

peppino prisco imitazione teo teocoli

Tanto simpatico e irriverente l’originale, quanto la sua imitazione caricaturale fatta da Teo Teocoli (come avvenuto per Gianni Agnelli, anche per qualche anno dopo la scomparsa del modello) a «Quelli che il calcio...» e in teatro:

 

«Quello sketch l’ho fatto con il cuore, spinto solo dall’affetto e dalla voglia di rendere omaggio a due grandi personaggi che, purtroppo non ci sono più e che hanno lasciato un grande vuoto negli sportivi. Nelle tournée il pubblico mi chiede continuamente “facci Prisco”», raccontava lo showman. L’avvocato (quello interista) ricambiava sempre gli sfottò: « Ogni volta che lo stuzzicavo prima del derby mi rispondeva: “Ci sono quasi 60 milioni di italiani, perché devi venire a rompere i cogl.. proprio a me?”».

 

 

Moratti jr, il fallo di Iuliano su Ronaldo, la sua assenza in Calciopoli

peppino prisco

Prisco fu anche l'uomo che iniziò con Angelo Moratti e chiuse con Massimo Moratti. Anzi, fu l'uomo che fece sì che Massimo iniziasse ad investire. Vinse solo una Coppa Uefa con lui, quella del 1999 conquistata in finale contro la Lazio, e appena prima visse con rabbia uno degli episodi chiave della storia dell'Inter, il famigerato caso Iuliano-Ronaldo del 1998.

 

«La denuncia del furto non mi interessa, vorrei la restituzione della refurtiva», soffiò ai microfoni di Tutto il calcio minuto per minuto. Morì a 80 anni e 2 giorni e non visse né il 5 maggio (2002) con lo scudetto sfumato all'ultimo secondo (morì con i nerazzurri primi in classifica), doppio sorpasso di Juventus e Roma mentre la sua squadra cadeva in casa della gemellata Lazio.

teo teocoli imita peppino prisco

 

Si perse anche Calciopoli, l'estate della guerra giuridica e della retrocessione (a tavolino) della «odiata» Juventus, con lo scudetto assegnato proprio all'Inter. E mancava, non soltanto ai nerazzurri o nei tribunali sportivi. Giampiero Mughini, tifosissimo bianconero, in quell'estate 2006 ammise: «Prisco avrebbe smorzato tutte queste polemiche con una battuta delle sue».

priscopeppino prisco

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni piantedosi torino mattarella mantovano vannacci

DAGOREPORT - SONO GIORNI DIFFICILI PER GIORGIA MELONI: AL TRUMPISMO ON "ICE" E AL VANNACCISMO COL FEZ, ORA SI E' AGGIUNTA LA RIMONTA DEL "NO" AL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA. IN CASO DI SCONFITTA, LA "FIAMMA MAGICA" DI PALAZZO CHIGI CERCA DI CONVINCERE LA DUCETTA CHE E' MEGLIO ANDARE SUBITO AL VOTO ANTICIPATO, APPROFITTANDO DI UN CENTROSINISTRA IMBELLE E ANTICIPANDO LA NASCITA DEL PARTITO ULTRA-FASCIO DI VANNACCI - COME MAI A TORINO CERTI GRUPPUSCOLI EVERSIVI, DA TEMPO BEN ATTENZIONATI DALLA DIGOS, POSSONO DEVASTARE LA REDAZIONE DE "LA STAMPA" E PRENDERE A MARTELLATE UN POLIZIOTTO? PERCHÉ NON C’È STATA ADEGUATA PREVENZIONE? - RICICCIA LA “STRATEGIA DELLA TENSIONE” PERFETTA PER DISTRARRE L’ATTENZIONE DALLE MAGAGNE DEL GOVERNO? E IL DECRETO SICUREZZA SERVE PER NON PERDERE QUELLO ZOCCOLO DURO DELL'ELETTORATO DI DESTRA DELUSO DAL SUO CAMALEONTISMO DEMOCRISTIANO ED ECCITATO DAL VANNACCISMO? 

bruno valentinetti giorgia meloni angelo san lorenzo in lucina daniela memmo antonio damelio

DAGOREPORT - CI MANCAVANO SOLO I FASCIO-MONARCHICI! PER CAPIRE DA DOVE ARRIVA L'AFFRESCO DELL'ANGELO CON LE FATTEZZE DI GIORGIA MELONI, ALLA BASILICA DI SAN LORENZO IN LUCINA, A ROMA, BISOGNA GUARDARE ALLA VECCHIA ARISTOCRAZIA NERA ROMANA, CHE HA IN QUELLA CHIESA UN PUNTO DI RIFERIMENTO - LA CAPPELLA IN QUESTIONE È DEDICATA A UMBERTO II (IN ASSENZA DI UNA TOMBA AL PANTHEON, SOGNATA DAGLI EREDI) E IL RESTAURO PRECEDENTE, NEL 2003, FU FINANZIATO DA DANIELA MEMMO E DAL MARITO, ANTONIO D'AMELIO, FIGLIO DEL MINISTRO DELLA REAL CASA DI SAVOIA, CARLO - CHI HA PAGATO L'EX MILITANTE DELL'MSI BRUNO VALENTINETTI PER IL "RITOCCO" MELONIANO? IL COMMITTENTE SAPEVA CHE SAREBBE COMPARSO IL FACCIONE DI GIORGIA? IL PARROCO PARLA DI "SPONSOR, ASSOCIAZIONI E DUE FONDAZIONI". QUALI? - IL SALDISSIMO RAPPORTO DEI CONIUGI MEMMO-D'AMELIO CON SVARIATI ESPONENTI DELLA DESTRA, A PARTIRE DA GIANNI ALEMANNO: IL LORO SALOTTO DI PALAZZO RUSPOLI È DIVENTATO IL CENACOLO PREFERITO DAL PIO ALFREDO MANTOVANO...

leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - IL DISASTROSO DEBUTTO TELEVISIVO DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO, CHE DOVEVA INCORONARE LA NUOVA STAR DEL CAPITALISMO ITALIANO PRONTO A PRENDERE IL POSTO DI JOHN ELKANN IN FUGA, HA SPINTO GLI “ADDETTI AI LIVORI” A DOMANDARSI: “CHI GLI VUOLE COSI MALE DA SUGGERIRE CHE ERA GIUNTA L’ORA FATALE DI DARSI UN’IMMAGINE PUBBLICA, ESPONENDOLO A ‘STA FIGURACCIA DA MILIARDARIO RINCITRULLITO CHE IN MEZZ’ORA HA PROMOSSO QUELLO SVALVOLATO DI LAPO ELKANN IN ARISTOTELE?” - FORSE LA RISPOSTA ALL’"HARAKIRI CATODICO" DI DEL VECCHIO JR ARRIVERÀ DOMENICA 8 FEBBRAIO DA UN'INCHIESTA DI “REPORT” SU ‘’EQUALIZE’’, LA CRICCA DI SPIONI MILANESI CHE PER ANNI HA DOSSIERATO PER CONTO DI GRANDI AZIENDE, POLITICI, BANCHIERI E IMPRENDITORI, TRA I QUALI SPICCA PROPRIO IL RAM-POLLO DEL VECCHIO - DAI VERBALI DEI PM MILANESI ESPLODE UN DELIRIO DI TRUFFE, RICATTI, INTERCETTAZIONI:“VOGLIO SAPERE I SOLDI NASCOSTI CHE HA MIA MAMMA, MIO FRATELLO, L’ALTRO MIO FRATELLO, MIO CUGINO, TUTTA LA FAMIGLIA…” - "REPORT" TIRA IN BALLO NON SOLO LA GUERRA DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO SULL'EREDITA' DA SOGNO, DA 4 ANNI FERMA AL PALO, MA ANCHE UN POSSIBILE COLLEGAMENTO DI QUESTE ATTIVITÀ ILLEGALI CON IL RISIKO BANCARIO MPS E MEDIOBANCA...

donald trump flavio briatore

CIAO “BULLONAIRE”, SONO DONALD! – TRUMP, CON TUTTI I CAZZI E I DAZI CHE GLI FRULLANO NELLA TESTA, ALMENO DUE VOLTE A SETTIMANA TROVA IL TEMPO PER CAZZEGGIARE AL TELEFONO CON IL SUO VECCHIO AMICO FLAVIO BRIATORE – DA QUANDO HA VENDUTO IL TWIGA, L’EX FIDANZATO DI NAOMI CAMBPELL E HEIDI KLUM E' UN PO' SPARITO: CENTELLINA LE SUE APPARIZIONI TV, UN TEMPO QUASI QUOTIDIANE - IN DUE MESI È APPARSO NEI SALOTTI TV SOLO UN PAIO DI VOLTE: UNA A DICEMBRE A "DRITTO E ROVESCIO" CHEZ DEL DEBBIO, L’ALTRA MERCOLEDÌ SCORSO A “REALPOLITIK” MA NESSUNO SE N’È ACCORTO (UN TEMPO BRIATORE FACEVA NOTIZIA)

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…