serena venus richard williams

SERENA E VENUS NEL NOME DEL PADRE – IN UN LIBRO LA BATTAGLIA CONTRO IL MONDO DELLE SORELLE WILLIAMS: LE DUE MICHAEL JORDAN DEL TENNIS SONO STATE CRESCIUTE COME MACCHINE FEROCI DAL DIABOLICO PAPA’ RICHARD CHE PERO' NON E’ MAI STATO CON LORO UN ORCO SPIETATO – L’AUTRICE GIORGIA MECCA: "SERENA HA NORMALIZZATO L' IDEA DELLA CADUTA. SI È LASCIATA TRAVOLGERE DAL PANICO DUE VOLTE..." - VIDEO

Valentina Desalvo per "il Venerdì - la Repubblica"

 

richard williams e le figlie venus e serena

Un padre. Il padre. Quante storie nel tennis cominciano così? Suzanne Lenglen, Steffi Graf, Jennifer Capriati, per esempio. Vittime di padri spietati, fanatici, capaci di brutalizzarle e di rovinarle. Nel buon nome della vittoria, certo. Non un' esclusiva del tennis femminile, visto che tutti conoscono le sofferenze di Andre Agassi. L' ossessione di crescere una campionessa, un campione, divora i rapporti, spegne l' infanzia, costringe a diventare quel che un altro, che ami e odierai, ti chiede di essere.

 

il riscatto dal ghetto Poi ci sono loro, le sorelle Williams. Qui le relazioni sono più complesse perché le figlie sono due, complici e rivali. La battaglia contro il mondo, stabilita da un adulto, riguarda, da subito, anche loro, bambine afroamericane di un ghetto (Compton, Los Angeles) per cui sognare uno sport da ragazze bianche è già un atto eversivo. Anche Venus e Serena obbediscono alla legge del padre, cresciute come macchine da gioco dal feroce istinto di Richard Williams.

venus serena e richard williams

 

Qui il papà, che scommette sul tennis come campo di lotta per l' emancipazione, strumento epico di riscatto economico e sociale, le trascina e, però, a suo modo, le esalta. Siete diverse, sarà la vostra condanna, sarà la vostra benedizione. Ovviamente manipola i loro sogni e sceglie per loro. Richard Williams aveva usato la racchetta ma soprattutto aveva imparato a guardare.

Durante una finale aveva letto il montepremi: Virginia Ruzici contro Mima Jauovec, Roland Garros 1978, 40 mila dollari alla vincitrice.

 

richard williams

programmare il destino Così decide, come ha raccontato lui, che lì dovevano starci le sue future creature. Disse, con la mitomania del caso, alla moglie Oracene: facciamo due figlie femmine, diventeranno le più grandi. Prima Venus, nata nel 1980, e subito dopo Serena, nel 1981. Si può programmare il destino? Richard Williams, un nero, ferito dal Ku Klux Klan, dal basso di un ghetto americano pensò che sì, si poteva.

 

insieme e da sole La famiglia Williams, non solo Venus e Serena, la racconta Giorgia Mecca, giornalista felicemente innamorata del tennis, nel suo bel libro Serena e Venus Williams, nel nome del padre (66thand2nd, pp. 168, euro 16). E nel racconto Richard è il motore di tutto.

 

Delle ansie performative, delle esibizioni, degli allenamenti, del «guardami sarai orgoglioso di me», del percorso senza alternative, per quelle che saranno «le due Michael Jordan del tennis». Due. Non una. E quel legame, inesorabile, incolla per sempre Venus e Serena, costrette al confronto continuo, a vivere e a vincere, a farsi accettare, con corpi mai visti nel club riservato alle giocatrici bianche. Insieme e da sole. Il libro di Giorgia Mecca è soprattutto un lessico famigliare di chi ha cambiato la propria storia e quella del tennis.

sorelle williams

 

«Io credo» racconta lei «che tutto dipenda dall' ossessione di Richard, e lo dico nel miglior senso del termine, per questo non lo definirei un orco. Le Williams sono cresciute con la consapevolezza dei sacrifici che i loro genitori hanno fatto per provare a farle diventare tenniste. Venus e Serena hanno il desiderio costante di non deludere chi le ha messe al mondo».

 

sorelle williams cover

uno stile fuori norma Nei capitoli del libro, le due sorelle passano dall' imbarazzo e dalla vergogna per il loro fisico prepotente, per il loro stile così fuori norma, quasi barbaro, all' idea che saranno le altre a doverle ammirare per anni. Non conquistano, colpiscono. La forza è con loro. E, poco a poco, vincendo tra i fischi e le offese razziste, si prendono il regno e diventano, per merito loro, un modello nuovo.

 

Muscolari, potenti, capaci di intimidire senza rimpianti. Venus apre la strada, è la prima afroamericana a diventare la numero uno, ma è Serena che se la intitola per sempre, scrivendoci il suo nome dopo 20 anni di dominio non sempre e solo sportivo. Dal 1999 al 2017, vince 23 tornei del Grande Slam (più 14 nel doppio con Venus), 73 tornei in totale, 851 partite, resta numero uno per 319 settimane, guadagna più di 90 milioni di dollari.

serena williams 1

 

Trionfa, cade, rischia di morire, ritorna, perde la testa, sceglie un allenatore senza il consenso di Richard, veste completi prima improbabili poi quasi glamour, coloratissimi e sfidanti, va su tutte le copertine che contano, partecipa ai programmi televisivi più di successo, da Oprah Winfrey ai Kardashian, entra nei cartoni dei Simpson, denuncia, pronuncia qualche frase infelice, si batte contro il gender pay gap e contro il razzismo, si sposa invitando Beyoncé e Anna Wintour, ma senza il padre, fa una figlia, torna a giocare, perde, s' infortuna, rivince un torneo, si prepara a una docu-serie su Amazon.

serena williams 2

E, nel 2018, quando Naomi Osaka la batte agli Us Open, è Serena, sconfitta, a difenderla dalla furia del pubblico.

 

nervi saldi e isteria «Congratulations to Naomi», dice tra le lacrime, per fermare i buh di chi tifava per lei (adesso tutti, sì), regalando così all' altra qualcosa che a lei è a lungo mancato. La solidarietà, l' abbraccio. Anche per questo Serena piace molto a Giorgia Mecca: «Mi sembra che abbia normalizzato l' idea della caduta. Ha dimostrato paura quando doveva essere coraggiosa, si è lasciata andare all' isteria quando le veniva richiesta calma, nervi saldi, l' atteggiamento che deve avere una campionessa. Si è lasciata travolgere dal panico due volte nel momento meno opportuno, in mondovisione, nel campo di casa sua, quando il pubblico si aspettava il Serena' s Slam (nel 2015) e il 24° titolo (2018). Penso a quanta fatica deve fare ogni volta che scende in campo, con tutta quell' emotività con cui fare i conti. Delle volte persino a lei può succedere di deludere gli altri. E se succede a lei forse può succedere anche a noi».

la tennista serena williamsSERENA WILLIAMS 1serena williams gioca a boxe sulla spiaggiaserena williams

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