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VETTEL, L’ULTIMO SGARBO ALLA FERRARI-ANNUNCIA IL PASSAGGIO ALLA ASTON MARTIN PRIMA DELLA FESTA DEL CAVALLINO AL MUGELLO PER LA MILLESIMA GARA IN F1 - IL TEDESCO, CHE A MARANELLO HA FALLITO NON CONQUISTANDO IL TITOLO, SCEGLIE LE PAROLE PIU’ SBAGLIATE PER COMUNICARE IL SUO ADDIO: “SONO RIMASTO IN F1 PER LOTTARE PER LE POSIZIONI IN ALTO, NON PER QUELLE IN FONDO. CREDO CHE IL NUOVO TEAM MI DARÀ QUESTA POSSIBILITÀ” (SICURO?) – QUELL’ASSE TRA STROLL, PATRON DI ASTON MARTIN E TOTO WOLFF…

Daniele Sparisci per corriere.it

 

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Le gigantografie di Ascari, Fangio, Surtees. I tifosi (pochi e con le mascherine) davanti all’ingresso con i cartelli e i cappellini. Il rosso amaranto delle origini sulla macchina e sulle tute, è molto più bello dal vivo. È qui la festa, sì. Al Mugello che per la prima volta ospita una gara di F1. E che gara, la millesima della Ferrari. Non sono tempi felici, ma la storia è storia.

 

Tutto è rosso in Toscana, dalla safety car (Mercedes) alla Vespa di Lewis Hamilton. C’è il fattore ignoto, nessuno ci ha mai corso se non nelle categorie giovanili: Max Verstappen è venuto a girarci con una Gt per memorizzare le traiettorie.

 

 

Peccato che in casa Ferrari (il circuito è di proprietà dal 1988) si siano imbucati i guastafeste: l’annuncio a orologeria di Sebastian Vettel alla Racing Point (dal 2021, Aston Martin) sa di sgarbo. Lawrence Stroll, proprietario della scuderia rosa e azionista del costruttore britannico di James Bond, vicinissimo a Toto Wolff, team principal Mercedes, si è legato al dito le proteste della Ferrari sul «copygate», il caso della monoposto in parte clonata dalla Mercedes del 2019, ed ecco la sua risposta. Ha grandi piani, si dice che stia tentando di soffiare Adrian Newey alla Red Bull, il mago dell’aerodinamica.

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Il Cavallino per ultimo ha ritirato l’appello, ma solo dopo aver ottenuto dalla Fia nuove regole con limiti più severi nei rapporti fra costruttori e team clienti. Il galateo avrebbe suggerito di aspettare almeno lunedì per ufficializzare l’ingaggio del ferrarista. Sergio Perez non l’ha presa bene, ha detto di aver saputo mercoledì che sarebbe stato scaricato. Gli ha telefonato Stroll, senior, ma dietro c’è anche la regia della Mercedes interessata ad avere un pilota tedesco nella sua galassia. Il messicano potrebbe continuare in Alfa (se Raikkonen non eserciterà l’opzione di rinnovo che scade entro il Gp di Russia). La sua uscita può innescare un mini-domino di mercato nel quale può essere coinvolto Mick Schumacher, che domenica girerà qui sulla F2004 con la quale il papà vinse il settimo titolo.

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Per il figlio d’arte le destinazioni probabili sono Haas o Alfa: anche se quest’ultima appare più complessa. Per la Ferrari, che ha diritto a scegliere un sedile, non sarebbe facile sostituire Antonio Giovinazzi, unico italiano in griglia, autore degli unici due punti quest’anno. Ma prima c’è il Mugello, per dimenticare i disastri di Monza e Spa. Leclerc sente la responsabilità:

 

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«Bisogna dare una svolta a questa situazione, sono motivato. Su questa pista sono un po’ più ottimista: due mesi fa abbiamo fatto un test (con la monoposto 2018, ndr)». Ci vuole poco dopo due zeri. Tutte le attenzioni stavolta sono per il compagno, Seb si leva anche qualche sassolino: «Non sono rimasto in F1 tanto per restare ma per lottare per le posizioni in alto, non per quelle in fondo. Credo che il nuovo team mi darà questa possibilità». Che la festa cominci.

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