biennale venezia 2022

ALÈ, ALEMANI! – LA PRESENTAZIONE DELLA BIENNALE D’ARTE VISTA DA ALESSANDRA MAMMÌ: “NON VORREMMO CHE "IL LATTE DEI SOGNI" COME UN PIFFERAIO MAGICO CI TRASCINI TROPPO NEL MONDO DORATO DEL BELLO, DEL MERAVIGLIOSO, DEL FANTASTICO. LÀ, OLTRE I CONFINI DELLA REALTÀ, IN UN MOMENTO IN CUI LA REALTÀ BISOGNEREBBE INVECE GUARDARLA IN FACCIA PER FAR RITROVARE ALL'ARTE UN POSTO E UN RUOLO IN QUESTO MONDO INSONNE, AFFATICATO, PREOCCUPATO. ALTRIMENTI A CHE SERVE UNA BIENNALE?“

ALESSANDRA MAMMÌ per www.artribune.com

 

roberto gil de montes el pescador 2020 courtesy the artist kurimanzutto

Stavolta non ci possiamo lamentare. La conferenza stampa della 59ma Biennale non è stata un saggetto senza figure e senza bussola. Tutt'altro: Cecilia Alemani, direttrice in carica, ha messo a dura prova la resistenza fisica del cronista. Dritta di filato per ben 6o minuti, senza una pausa, senza un sorso d'acqua, senza perdere il Nord neanche per un attimo, sorridendo e descrivendo teoricamente , praticamente, geograficamente la sua Biennale, la direttrice ha tenuto in pugno la platea con professionalità degna di un'ancorwoman.

 

remedios varo simpatia la rabia del gato 1955

Non ha perso tempo a filosofeggiare, a citare a destra a manca poeti e storici, a difendersi da critiche non ancora espresse. Foto dopo foto, tappa dopo tappa, nome dopo nome con serrato montaggio di immagini ha abbracciato il vecchio metodo ( benedetto) di offrire alla stampa quel buon esempio di mettere prima i fatti e poi le opinioni. O, nel suo caso, piegare i fatti a spiegare le opinioni.

 

Se la conferenza stampa è un banco di prova, questa prova lei l'ha vinta a pieni voti.

La sua mostra invece potremo giudicarla davvero solo dopo il 23 aprile quando inaugurerà tra Giardini e Arsenale dopo slittamenti di ben due anni causa Covid e un'indagine condotta soprattutto via Zoom/Skype e quant'altro da una direttrice confinata a New York.

 

paula rego sleeper

Forse tutti quegli schermi liquidi e fluttuanti, quelle connessioni tremolanti e visioni pixellate di opere e volti di artisti che in epoca pandemica hanno sostituito i rituali studio-visit del curatore ai quattro angoli del pianeta, hanno contribuito a dare alla mostra la dimensione onirica da cui il titolo: "Il Latte dei sogni", immagine accattivante, fin troppo forse, per questa epoca più vicine a un "Fiele degli incubi".

 

Ma Leonora Carrington alla quale è stata rubata tanta evocativa espressione, appare a tutti gli effetti nostra contemporanea. Artista surrealista che si immaginava figlia di un amplesso tra sua madre e una macchina, creatura Cyborg prima ancora che esistesse il termine , donna/macchina come la protagonista di "Titane" , film che nel 2021 ha vinto Cannes e nel 2022 è stato scelto a rappresentare la Francia gli Oscar, grazie alla distopica mente femminile della regista Julia Docournau.

 

ovartaci untitled. courtesy museum ovartaci

Alla domanda se nella mostra la distopia vincerà sull'utopia, la curatrice con largo e rassicurante sorriso si dichiara foriera di un messaggio assolutamente ottimista che vuole indicarci la strada di un futuro destinato a un radicale cambiamento dei rapporti fra uomo e natura, corpo e macchina, relazioni fra i sessi e le specie viventi. Un futuro che prevede un rituale sacrificio umano: quello del potere del maschio bianco occidentale e di tutta la sua vitruviana centralità.

 

noah davis isis 2009. courtesy the estate of noah davis david zwirner. ?? the estate of noah davis

Non l'uccide  l'Alemani naturalmente,  né la 59ma Biennale d'arte. Già da un po' la sconfitta creatura si aggira come uno zombie tra i rottami di un immaginario, che in tutte le arti (non di certo nella vita reale) lo vede smembrato nel corpo e deprivato della sua potenza, ma che ora qui perde anche il rifugio nel sonno e nei sogni.

 

Questo è territorio di altri sessi: le donne in primis che sono le vere protagoniste di questa Biennale e tutti i diversi generi che abbracciano la metamorfosi prossima ventura.

Quindi eccolo lo spirito dei tempi in mano alle donne di ieri e di oggi. Artiste che grazie alla loro emarginazione hanno mantenuto intatto un nucleo profondo di archetipa conoscenza al riparo dall' evoluzione a linea retta e gamba tesa della storia maschia, bianca, occidentale.

merikokeb berhanu untitled lvii 2021. courtesy the artist addis fine art. ?? merikokeb berhanu

 

"Capsule del tempo" le ha battezzate la direttrice e ne ha sparse parecchie lungo il percorso come cellule o meglio organi di un corpo unico, pieno di rotondità, uteri, seni, cavità, sfere, contenitori che prendono forme di scultura, pittura ( tanta) , video, segno o linguaggio.

Hanno titoli che ricordano racconti di fantascienza dolce o di horror  domestici: "Culla della strega", "Tecnologia dell'incanto" "Seduzione del Cyborg".

 

Sono capitoli di una storia non ancora scritta che riguarda soprattutto donne escluse o rese marginali da gruppi o movimenti storici dal Surrealismo all'arte Optical dove i nomi passati alla storia sono come sempre maschili.

 

maria bartuszova untitled from the series endless egg 1985 photo michael brzezinski courtesy the estate of maria bartuszova kosice alison jacques london

Sono perdipiù luoghi chiusi che si alternano al serpentino percorso, dove invece si accavallano  le generazioni, le appartenenze, i sessi,  le origini e dove a nomi notissimi ( Barbara Kruger, Carla Accardi, Josephine Baker, Sonia Delaunay, Nan Goldin, Hanna Höch, Carol Rama) si aggiungono nomi meno conosciuti o dimenticati, mentre artiste nate negli anni '80 del secolo scorso secolo (Giulia Cenci, Elaine Cameron-Weir, June Crespo)  si avvicinano ad artiste nate negli '80 di due secoli fa (Anna Coleman Ladd, Valentine de Saint-Point) in un tutt'uno che vorrebbe essere un unico organismo capace di partorire altri organismi, quelli che abiteranno il futuro.

 

lois mailou jones africa 1935 the johnson collection spartanburg south carolina

Viene in mente la bella mostra firmata da Massimiliano Gioni, con cui Cecilia Alemani divide la vita e condivide la scelta di un identico lavoro. Si chiamava "La Grande Madre" e nel 2015 raccontò a Palazzo Reale a Milano la rappresentazione della maternità dalle avanguardie fino a noi proponendo sul tema un confronto tra immaginario maschile e femminile.

 

A domanda Cecilia risponde:" Non l'ho neanche vista. Ero incinta, ho partorito proprio in quei giorni, non potevo lasciare New York".  E poi quella del suo compagno era solo una mostra sulla maternità mentre la sua , a onor del vero, vuol partorire un intero mondo se non dei mondi.

 

jane graverol lecole de la vanite 1967. photo renaud schrobiltgen. collection anne boschmans. courtesy schirn kunsthalle frankfurt. ?? siae

Non resta quindi che attendere con curiosità questa Biennale, sperando che sia più la riflessione che l'evasione a nutrire un progetto che lascia in fondo un dubbio: non vorremmo che "Il latte dei sogni" come un pifferaio magico ci trascini troppo nel mondo dorato del Bello, del Meraviglioso, del Fantastico. Là, oltre i confini della realtà, in un momento in cui la realtà bisognerebbe invece guardarla in faccia per far ritrovare all'arte un posto e un ruolo in questo mondo insonne, affaticato ,preoccupato. Altrimenti a che serve una Biennale?

 

 

 

cecilia alemanicecilia alemaniroberto cicutto foto di bacco

kiki kogelnik robots 1966. kiki kogelnik foundation collection. ?? 1966 kiki kogelnik foundation. all rights reservedlenora de barrosjaider esbell amamentacao 2021. courtesy galeria jaider esbell de arte indigena contemporanea galeria millan. ?? jaider esbell estateejoanna piotrowska untitled 2013–2022. courtesy southard reid madragoa thomas zander dawid radziszewskielle perez petal 2020 2021. courtesy the artist 47 canalcosima von bonin installation view of what if it barks featuring authority puree petzel gallery 2018. photo jason mandella. courtesy the artist petzel new yorkithell colquhoun the pine family 1940. photo ?? the israel museum jerusalem. the vera and arturo schwarz collection of dada and surrealist art in the israel museum. ?? siaeclaude cahun self portrait reflected image in mirror checquered jacket 1928. courtesy of the jersey heritage collectionscandice linbridget tichenor la espera the wait1961. photo javier hinojosa private collectionalexandra pirici aggregate 2017–2019andra ursuta predators r us 2020. courtesy the artist david zwirner ramiken new york. ?? andra ursuta scaledbaya mahieddine femme au panier et coq rouge 1947. collection adrien maeght saint paul. ?? photo galerie maeght parisbirgit jurgenssen missing limbs 1974 photo pixelstorm verbund collection vienna courtesy the estate birgit jurgenssen vienna 200x300felipe baeza por caminos ignorados por hendiduras secretas por las misteriosas vetas de troncos recien cortados 2020. photo ian byers gamber. courtesy maureen paley london. ?? felipe baezageumhyung jeong toy prototype 2021 installation view national museum of modern and contemporary art korea photo kanghyuk leealessandra mammi foto di bacco

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