lea vergine enzo mari

ART’È - LEA VERGINE E IL MARITO, ENZO MARI, DICEVANO CHE L’ARTE FOSSE “COME UNA BENZODIAZEPINA”: QUALCOSA DI “NON NECESSARIO, MA CHE AIUTA A VIVERE” - NAPOLETANA, BELLISSIMA, LEA AVEVA CONOSCIUTO ENZO NEGLI ANNI ‘60, ENTRAMBI DA SPOSATI. AVEVANO VISSUTO INSIEME A NAPOLI DOVE FURONO ACCUSATI DI CONCUBINAGGIO - A MILANO QUALCUNO LA SDEGNAVA: “NON SONO STATA MAI INVITATA AI PARTERRE DI GREGOTTI”, DICEVA PER INDICARE CHE UNA CERTA SINISTRA NON L’AMAVA TANTO, PUR ESSENDO ANCHE LEI DI SINISTRA - LEA SE N’È ANDATA, PERÒ, COME NEL PIÙ CLASSICO DEGLI AMORI ROMANTICI: SEGUENDO DI UN GIORNO SOLO IL MARITO: VIA COL COVID, E COSÌ SIA - VIDEO

DAGOREPORT

Lei e il marito, Enzo Mari, dicevano che l’arte fosse “come una benzodiazepina”: qualcosa di “non necessario, ma che aiuta a vivere”. Lea Vergine, curatrice e critica d’arte se n’è andata, però, come nel più classico degli amori romantici: seguendo di un giorno solo il marito: via col Covid, e così sia. Aveva avuto problemi cardiaci e viveva con “valvole nel cuore”. Un cuore tagliente: “L’artista è una persona disperata”, diceva e il critico come artista (questo era lei), pure.

lea vergine enzo mari

 

Napoletana, Lea Buoncristiano (in arte Lea Vergine) aveva conosciuto Enzo Mari negli anni Sessanta, entrambi da sposati. Avevano vissuto insieme a Napoli dove erano stati accusati di concubinaggio. Allora lei si era trasferita a Milano da lui e nel 1978 i due si erano sposati. Ebbero poi una figlia, Meta. “Non sono mai stata una seduttrice, sono sempre stata più attratta dalla morte. Ho capito di essere stata bella quando la mia bellezza era finita”.

 

LEA VERGINE ENZO MARI 2

Se Mari era l’asceta del design lei era la malandrina delle curatrici. Ciuffo bianco (il resto dei capelli, a caschetto, li tingeva) alternato al turbante o ai cappelli con ampie falde e sigaretta sempre in bocca: “La prima sigaretta in bocca me l’ha fatta mettere un medico che stava curando mio padre moribondo… Il fumo mi piace perché evapora – diceva - e non si sa dove va a finire”.

 

lea vergine enzo mari

Aveva sdoganato donne e body-art sin dal 1974 con il libro “Il corpo come linguaggio. Body Art e storie simili”. Lei stessa, con i suoi atteggiamenti, faceva della body art ipso-facto quando si presentava a una mostra . E’ grazie a lei che si conobbe l’Azionismo, le sue amate Sonia Terk Delaunay, Meret Oppenheim e Carol Rama e se Marina Abramovic ha così tanto seguito qualcosa deve a lei. Così come lei deve molto a figure alle quali è stata legata durante tutta la sua carriera, come Gillo Dorfles e Arturo Schwartz. 

enzo mari calendario perpetuo

 

Attraverso i suoi studi ha aperto l’affermazione delle artiste (“L’altra metà dell’avanguardia”, 1980): “Le donne sono una razza particolare e superiore, anche gli uomini se ne sono accorti. Le donne sono autoironiche; gli uomini quando portano un mazzo di fiori si vergognano! Non capiscono che la cravatta e i gilet tolgono loro molti difetti, solo alcuni conservano garbo”.

 

Leggenda vuole che fosse brava cuoca e che durante un pranzo abbia freddato le velleità culinarie di un importante industriale milanese con un implacabile “pessimo”.  “Anche Marlene Dietrich – raccontò - passava il tempo a cucinare per quei coglioni come Jean Gabin”.

 

lea vergine

Si definiva “una senza carriera” e a Milano qualcuno la sdegnava: “Non sono stata mai invitata ai parterre di Gregotti” diceva per indicare che una certa sinistra non l’amava tanto, pur essendo anche lei di sinistra - infatti subito sono arrivati i tweet di Franceschi, Melandri, Silvia Ballestra e tutta la compagnia di giro. La critica d’arte “mi fa pensare al parassitismo”, diceva, ma bisogna capire: nei critici c’è una malattia dell’anima “spesso hanno avuto una infanzia infelice e quindi cercano l’amore”.

 

Tra gli altri saggi famosi: “Attraverso l’Arte. Pratica politica. Pagare il ’68”, “Dall’Informale alla Body Art. Dieci voci dell’Arte Contemporanea: 1960/1970”, “L’arte in trincea. Lessico delle tendenze artistiche 1960-1990″, “La vita, forse l’arte”.

 

ENZO MARI, «COSCIENZA» (PRATICA) DEL DESIGN

Luca Beatrice per ''il Giornale''

 

enzo mari

Appena due giorni fa si è aperta alla Triennale di Milano la mostra dedicata a Enzo Mari che oggi suona come l' addio al grande maestro del design italiano, scomparso ieri a 88 anni. Un omaggio davvero particolare, affidato alla curatela di Hans Ulrich Obrist (insieme a Francesca Giacomelli), con una lettura che spinge in direzione dell' arte, coinvolgendo nel progetto interventi, tra gli altri, di Tacita Dean, Dominique Gonzalez-Foerster, Mimmo Jodice e Nanda Vigo (morta alcuni mesi fa). In viale Alemagna sono esposti i lavori e i progetti più significativi in sessant' anni di carriera, che da qui in poi osserveremo con più nostalgia.

 

ALBERTO ALESSI - ACHILLE CASTIGLIONI - ENZO MARI - ALDO ROSSI - ALESSANDRO MENDINI

Aldilà delle biografie ufficiali, esiste il libro Leggenda privata (Einaudi) scritto da Michele Mari, figlio del Maestro e della prima moglie, la disegnatrice Iela Mari (la sua seconda compagna è stata la critica d' arte Lea Vergine), una storia di bellezza straziante dove il tragico di un rapporto difficilissimo si innesta su elementi dal risvolto comico, inevitabili nella vita quotidiana. In pochi hanno scritto così profondamente su equilibri e disequilibri tra padri e figli, una storia da leggere e rileggere.

LEA VERGINE E ENZO MARI

 

Sguardo profondo, barba bianca, carattere burbero, Enzo Mari fu uomo il cui carisma si poteva toccare con mano ogni volta che ci parlavi dandogli rigorosamente del lei, intimidente e distante nella sua genialità. Nato nel 1932 a Ceriano, provincia di Novara, si era formato all' Accademia di Brera entrando negli anni '50 in contatto con l' ambiente artistico milanese e in particolare con il gruppo dell' arte cinetica e con Bruno Munari. Designer lo diventa dunque non per mestiere ma per vocazione, cominciando dalla conoscenza dei materiali, convinto di voler unire forma a funzione, in bilico tra paradosso dell' oggetto e necessità di calarsi nel sociale.

enzo mari designer big

 

Controcorrente per principio, Mari detestava la moda del design griffato e la tendenza a considerare tutto design. In uno dei suoi numerosi scritti, 25 modi per piantare un chiodo (Mondadori 2011), riprendeva la componente infantile della disciplina, desunta proprio da Munari: «Vedo giocare i bambini, di fianco al mio tavolo di lavoro, e parlo con loro, raccontando le stesse fiabe che ascoltavo da piccolo. Mi chiedo spesso come farli divertire, così inizio a progettare dei giochi, senza pensare che potranno un giorno essere prodotti industrialmente e venduti».

enzo mari

 

L' uomo avverte la necessità fisiologica di progettare, modificando così il mondo che si trova davanti per tentare di migliorarlo. È una visione anti-intellettualistica e niente affatto elitaria. Proprio perché al design Mari ci arriva attraverso l' arte, che è «sinsemantica e polisemica, cioè ha mille significati».

 

Espone in diverse gallerie milanesi nell' ambito dell' Arte Programmata, teoria per la quale non importa tanto l' oggetto finito quanto il metodo.

 

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Mari ha incontrato e si è relazionato con tutti i personaggi che hanno contribuito alla fortuna del design italiano nel 900. Bruno Munari, che non aveva neppure uno studio e lavorava nel salotto di casa, Bruno Danese, il primo imprenditore illuminato e visionario, Marco Zanuso, Achille Castiglioni ed Ettore Sottsass.

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Alessandro Mendini disse una volta di lui: «Mari non è un designer, se non ci fossero i suoi oggetti mi importerebbe poco. Mari invece è la coscienza di tutti noi, è la coscienza dei designer, questo importa».

 

LEA VERGINE

Vincitore di cinque Compassi d' Oro, il primo nel 1967, l' ultimo alla carriera nel 2011, autore di oggetti (circa 1.500 per le più importanti aziende italiane) che hanno definito il gusto italiano dal secondo dopoguerra in avanti dal vassoio Putrella al cestino per la carta In attesa, dalla sedia Sof Sof al calendario Formosa che può durare per sempre - applica sempre il medesimo principio: «Quando mi si chiede un progetto nuovo, anziché cercare d' inventare chissà cosa, mi limito a mettere i puntini sulle i, tenendo ben fermo un paio di convinzioni: la forma deve essere eterna, fuori dal tempo, libera dalle mode, e la sua qualità dev' essere alla portata di chi fabbrica l' oggetto, come succedeva una volta».

michele enzo mari

 

Polemico contro l' eccesso di autorialità del design contemporaneo a molti giovani fischieranno le orecchie - Mari sosteneva che solo i bambini potranno salvare il mondo.

Semplicemente chiedendosi a cosa serve e come funziona. Risposta che nessun intellettuale è mai riuscito a dare.

 

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