goya fondazione magnani rocca

DOVE VAI NEL FINE SETTIMANA? LO STORICO DELL’ARTE LUIGI FICACCI: ALLA FONDAZIONE MAGNANI ROCCA, A MAMIANO, LOCALITÀ DEL COMUNE DI TRAVERSETOLO, A SUD DI PARMA, SI TROVA IL CAPOLAVORO D’ESORDIO DI GOYA NEL GENERE DEL RITRATTO E’ LA GRANDE TELA CHE RITRAE LA FAMIGLIA DELL’INFANTE DON LUIS DI BORBONE.

Luigi Ficacci per Dagospia

ritratto luigi magnani

 

Sguardi, Sguardi!... La vostra persistente e corrosiva virulenza penetra in noi e il vostro pullulare allucinante si rianima ogni volta che alle nostre labbra, alla nostra penna, viene il nome del pittore”. Chi si rivolge con tale incandescente trasporto poetico ai ritratti di Goya, è il filosofo catalano Eugenio D’Ors, negli anni venti del secolo XX. Lo definiva “magico , infaticabile inventore di sguardi”.

 

Il capolavoro d’esordio di Goya nel genere del ritratto si trova a meno di trenta chilometri a sud di Parma, alla Fondazione Magnani Rocca, a Mamiano, località del comune di Traversetolo. E’ la grande tela che ritrae La Famiglia dell’Infante don Luis di Borbone. Invenzione assolutamente originale, è il suo primo gruppo di figure. Rappresenta la condizione domestica di una specialissima, ristretta corte nobiliare. Se quest’opera di immensa importanza, è conservata in Italia ed è accessibile al pubblico, si deve al suo acquisto, quasi cinquant’anni fa, da parte del grande musicologo e scrittore Luigi Magnani.

 

parco di villa magnani

Una delle finalità ideali per cui Magnani componeva la sua collezione di arte era infatti di assicurare al patrimonio pubblico italiano vari capolavori ancora di proprietà privata e magari dal destino incerto. E’ così che, secondo le sue volontà, la villa da lui abitata nella bassa parmense è visitabile, eccetto che nei mesi invernali di chiusura. Le opere d’arte, gli arredi, gli strumenti musicali, da Duerer, a Ghirlandaio, Tiziano, Rubens Van Dyck, Fuessli , Tipeolo, Canova, fino a Monet, Cezanne e Morandi, vi sono conservati nell’alone di quelle che furono le ragioni, estetiche, storiche, civili, delle acquisizioni da parte del loro  particolarissimo proprietario. Magnani era intellettuale di straordinaria raffinatezza di cultura, ma anche di grande apertura moderna.

 

the family of the infante don luis(goya)detail

Perciò considerava con la dovuta diffidenza la soggettività estetizzante e lo spiritualismo un po’ congestionato con cui D’Ors interpretava Goya. Eppure, intrattenendosi con i suoi ospiti, tratteggiava i caratteri di questo dipinto su una linea interpretativa altrettanto penetrante e avvincente. Vi leggeva la vicenda umana di don Luis de Borbòn come fosse tutta scritta nell’abilità e nel vigore di un pennello capace di cogliere con ineguagliabile destrezza “l’istantaneo e passeggero attimo della fantasia”. Erano parole dello stesso Goya, che Magnani faceva sue, per provare l’intenzionalità e la maestria del racconto figurativo che emerge dalle espressioni, dai moti d’animo, dai segreti segnali impliciti nelle pose.

 

Forse, secondo una tendenza culturale propria della sua generazione, accentuava un pò troppo, rispetto all’opinione critica odierna, l’idea di un Goya radicalmente rivoluzionario, non solo dal punto di vista pittorico, ma anche sociale e politico. Un sovversivo che avesse in odio l’Antico Regime, e si sentisse imprigionato nella ufficialità delle committenze, lasciando filtrare nell’esecuzione pittorica la propria avversione verso quel mondo e quell’ambiente.

 

In realtà Goya, nella piena consapevolezza della propria eccezionalità, inseriva perfettamente le proprie ambizioni entro l’ordine sociale della Spagna del suo tempo. Il trasferimento a Madrid da Saragozza, che segnò per lui l’ingresso, a ventotto anni, nell’orbita delle committenze regie, fu un raggiungimento perseguito con entusiasmo e grande abilità, in un contesto difficile come la corte spagnola. Al tempo di questo dipinto, lavorava già da una decina di anni con continuità per il Palazzo Reale.

 

ospiti di magnani tra cui fausto melotti nella villa di mamiano foto milton gnedel

Era dal 1774, che l’arazzeria reale riproduceva le sue invenzioni e i suoi cartoni preparatori. Ma il rapporto con don Luis di Borbone, fratello del re Carlo III, era specialmente intenso e personale. Goya passò l’intera estate del 1783 e dell’anno successivo, suo ospite nel Palazzo de ls Mosquera ad Arenas de San Pedro, a sud ovest di Madrid, nella provincia di Avila, dove l’Infante viveva, lontano dai palazzi reali, circondato da una sua piccola corte alternativa. In condizioni di particolare benevolenza, Goya eseguì vari ritratti, tra cui, a richiesta del suo ospite, questo gruppo di famiglia. In quanto fratello del Re, Luis si sarebbe trovato in una posizione di elevata probabilità di successione nell’eventualità di morte del fratello.

 

Ma proprio per questo, il regnante Carlo III aveva adottato ogni precauzione per escluderne la possibilità e privilegiare la propria prole. D’altronde era il suo destino di secondogenito. La madre, Elisabetta Farnese, la cui abilità politica è lampante nelle azioni intraprese per dotare di un regno il proprio primogenito, lo aveva destinato dalla nascita alla carriera ecclesiastica. Nonostante avesse ricevuto la dignità cardinalizia all’età di sei anni, l’insofferenza di Luis per la vita religiosa lo aveva portato a rinunciarvi all’età di ventisette, regnante il fratellastro Ferdinando V.

 

magnani rocca goya la familia del infante don luis part

Ma quando a quarantanove anni il fratello Carlo III gli impose il matrimonio, per contenerne la forte inclinazione libertina, lo costrinse a condizioni che annullavano ogni diritto dinastico, per assicurare il trono alla propria discendenza. Da lì la frustrazione, la malinconia, se non l’inanità, che Magnani amava scrutare nella sua espressione, come ritratta da Goya. In realtà l’Infante era uomo curioso e amante delle arti, per quanto disordinatamente passionale. Varie prove documentarie ed epistolari testimoniano la sincera riconoscenza e devozione anche umana del pittore nei suoi confronti. Perciò non credo vi sia alcuna occulta irrisione, alcuna caricatura, nel suo pennello, per quanto il soggetto fosse “brutto da far paura” come testimoniò Casanova, semmai un intrico di sottili sfumature dell’indole e dell’umore che, nella individualità del ritratto, riescono a evocare un dramma, storico, politico, umano. E’ peraltro probabile che, commissionando il gruppo, l’Infante ambisse rappresentare la propria vita appartata con la segreta dignità di un ritratto di corte, seppure domestica e privata, còlta in un momento prettamente familiare come il disporsi serale al gioco delle carte. Goya risponde con questa inedita formula compositiva, nella quale conserva intatta la propria folgorante sensibilità verso ogni singolo personaggio.

 

magnani con ospiti tra cui toti scialoja e giovanni carandente nella villa di mamiano foto milton gendel

Il suo occhio di pittore indaga l’intimità più recondita di ciascuno dei partecipanti e simultaneamente manifesta nei loro confronti la propria reazione, di simpatia o repulsione. Ognuno atteggia la propria figura con intenzionale disposizione disadorna e feriale, sotto la cui epidermide vibra un’intensità estrema di moti d’animo complessi. Nessuna apparenza è esauriente, né del tutto sincera, rispetto all’interiorità soggettiva.

 

luigi ficacci

Tra quei sentimenti fluttuanti e inafferrabili, che legano dilemmi intimi in un racconto visivo, come se le pennellate fossero più profonde delle parole, il tavolino da gioco è un fulcro determinante, tanto aderente alla realtà dell’arredo, quanto astratto  nella densità di vibrazione di un verde marcio che, nella propria stesura cromatica, modella lo spazio, con una assolutezza pittorica tale da costituire un brano autonomo. Sembra quasi un personaggio; così come la candela, isolata nel suo semplice sostegno. Il suo lume basta a incendiare di luce la veste bianca della bella e giovane Maria Teresa de Vallabriga y Rosas, moglie dell’Infante e madre dei tre figli, accendendone lo guardo e svelando la simpatia entusiasta del pittore nei suoi confronti.

 

Oggi, a quasi quarant’anni dalla scomparsa dell’autore de Il Nipote di Beethoven, la sua collezione si visita secondo i suoi desideri, in condizioni non troppo dissimili dalle privilegiate conversazioni che un così inimitabile collezionista tesseva, per i suoi ospiti, attorno alle opere e agli oggetti che amava. Il merito di questa preziosa e rara tenuta è del suo infaticabile direttore, Stefano Roffi, che alla Villa dà vita da molti anni, nonostante la giovane età, con competenza, garbo, devozione e fermezza che sarebbero piaciuti a un così eccezionale padrone di casa.   

luigi magnani foto milton gendel

 

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…