maurizio cattelan index

“SONO UN RAGIONIERE CON L'HOBBY DELL'ARTE” – QUEL GENIACCIO DI MAURIZIO CATTELAN SCODELLA “INDEX”, IN CUI RACCOGLIE VENT’ANNI DI CONVERSAZIONI CON 130 COLLEGHI: “È COME ESPLORARE UN UNIVERSO PARALLELO, IN CUI OGNI COSA È LEGGERMENTE DIVERSA MA ANCHE FAMILIARE. A CENA CON DAMIEN HIRST O JEFF KOONS? RIFIUTO L'INVITO DI ENTRAMBI. POTENDO SCEGLIERE VORREI ANDARE DA LOUISE BOURGEOIS. SE FOSSI UNA MIA OPERA SAREI IL CARTELLO “TORNO SUBITO”. SE FOSSI UN POLITICO? VORREI ESSERE ANGELA MERKEL…”

Estratto dell'articolo di Dario Pappalardo per “la Repubblica”

 

maurizio cattelan

Dieci anni fa, decideva di scendere dalla giostra dell'arte contemporanea e di appendere le provocazioni al chiodo. Se si fa eccezione per il water dorato installato al Guggenheim o la banana attaccata con il nastro adesivo ad Art Basel, Maurizio Cattelan (Padova, 1960) ha più o meno mantenuto la promessa.

 

Ma i giardinetti non sembrano troppo vicini. In questo momento l'Hangar Bicocca di Milano ospita la sua mostra Breath Ghosts Blind , aperta fino al 20 febbraio 2022 proprio come Last Judgement all'Ucca di Pechino. E ora l'artista pubblica Index (con Marta Papini e Michele Robecchi, a cura di Roberta Tenconi, Vicente Todolí e Fiammetta Griccioli, editore Marsilio), dove raccoglie vent' anni di conversazioni con più di 130 colleghi.

 

index maurizio cattelan

Cattelan, ha scelto di intervistare gli artisti perché è meglio intervistare che essere intervistati?

«È meglio essere in cattedra o essere interrogati? Vivo ogni intervista a cui devo rispondere come un interrogatorio in cui risulterò sicuramente colpevole, anche se non ho fatto niente.

 

Intervisto gli artisti principalmente per curiosità. Mi piace sentirli parlare di sé e del proprio lavoro, del loro processo ideativo, di come elaborano un concetto e lo trasformano in opera, di che cosa leggono e cosa guardano.

maurizio cattelan

 

È come esplorare un universo parallelo, in cui ogni cosa è leggermente diversa ma anche familiare. E poi ho sempre imparato di più dalle risposte degli altri che dalle mie».

 

Nel suo libro ci sono anche interviste impossibili, come a Filippo Tommaso Marinetti, Domenico Gnoli e Francis Bacon. Che cosa la accomuna e che cosa la allontana da questi artisti?

«Io sono vivo, loro sono morti, a livello ontologico questa è sicuramente una gran differenza! Non hanno molto in comune neanche tra di loro, se non il medium della pittura, che li rende una volta di più diversi da me.

 

index maurizio cattelan

È interessante come hanno saputo declinare questo medium in modi totalmente differenti: chi ha cercato di superarlo, come Marinetti, chi è stato capace di stravolgerne i presupposti, come Bacon, chi di esaltarne il canone, come Gnoli.

 

Tutti e tre hanno a loro modo cercato di fare qualcosa di diverso da ciò che li aveva preceduti con un unico medium. Non riesco a trovare molti punti in comune, e forse proprio per questo mi sono interessato a loro».

 

(…)

 

E oggi, invece, a cena con Damien Hirst o Jeff Koons?

«Rifiuto gentilmente l'invito di entrambi. Potendo scegliere vorrei andare a trovare Louise Bourgeois in uno dei suoi "Sunday, bloody Sundays" nella casa a Chelsea, al 347 West 20th Street.

 

NOVECENTO MAURIZIO CATTELAN

Ogni domenica pomeriggio, a partire dagli anni Settanta fino alla sua morte all'età di 98 anni, riceveva i giovani artisti che andavano a presentarle il proprio lavoro, faceva domande, li criticava. L'ingresso era aperto a tutti, dovevi solo portare il tuo lavoro e non avere il raffreddore».

 

(…)

 

C'è un'opera che non rifarebbe più?

«Ce n'è una lunga serie: ora non ho la lista con me e a memoria faccio fatica a elencarle, tendo a rimuoverle. Se mi guardo indietro, so di avere fatto tanti errori. Vorrei dire che ho imparato qualcosa nel farli e nel riconoscerli, ma non sono sicuro che sarebbe la verità».

maurizio cattelan 3

 

Qual è la prossima che farà, se la farà?

«Avrà due gambe, due braccia, due occhi, due orecchie e una bocca e, se sono fortunato, con un soffio camminerà».

 

Copio tre domande che lei nel libro fa al suo collega Francesco Vezzoli. Se lei fosse una sua opera, quale sarebbe?

«Dunque, non potrei essere uno scoiattolo, non ho tutti quei peli. Oggi non mi sento tanto un cavallo, ma in alcuni giorni potrei. Non ho mai voluto e mai vorrei essere il Papa, quindi... forse il cartello Torno subito ».

maurizio cattelan

 

E se fosse un film?

«Un film di formazione, come Apocalypse Now. Vedo la mia vita come un lungo viaggio verso l'ignoto: a ogni metro in più sul Mekong mi addentro nel mio inconscio, imparo qualcosa di me stesso che fino all'avamposto prima avevo ignorato. Non necessariamente questo mi migliora, anzi: il viaggio è sempre più spaventoso e oscuro, ma io divento sempre più consapevole».

 

E se fosse un politico?

«Angela Merkel oggi. Mi sento pronto per una seconda pensione».

 

Quindi, alla fine, si considera un pensionato dell'arte oppure no?

«Mi sono sempre considerato un ragioniere con l'hobby dell'arte».

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