studio trisorio

UN MARZIANI NEL GOLFO - STUDIO TRISORIO, LA STORIA DI UNA DELLE GALLERIE CHE HANNO FATTO DI NAPOLI UNA CAPITALE DELL'ARTE CONTEMPORANEA. TUTTO PARTÌ DALL’INGAGGIO DI LUCIO AMELIO CHE CHIESE A PASQUALE TRISORIO DI GESTIRE LA SUA MODERN ART AGENCY. E FU SUBITO ANDY WARHOL, JIM DINE, ALBERTO BURRI, CY TWOMBLY, KOUNELLIS E JOSEPH BEUYS…

Gianluca Marziani per Dagospia

 

pasquale trisorio e vincent d arista

Ogni sud terrestre racchiude gli ingredienti del vaccino emotivo: e Napoli ne rappresenta la miglior versione mediterranea, sorta di arcobaleno che si allunga sul sistema immunitario per infondergli quel senso di bellezza resistente.

 

Da marziano sulla Terra osservo il Pianeta per capirne meglio le latitudini sentimentali, i varchi atmosferici che spingono gli umani oltre il dovere, nei luoghi in cui il sole diventa la nostra ombra luminescente. Reduce dal mio viaggio mentale a Napoli, trascrivo parole cromatiche tra ricordi vissuti ed evocazioni di straordinaria poesia.

 

Scrive Lucia Trisorio, moglie di Pasquale Trisorio: “Nel 1970, passando un giorno per via dei Mille, Pasquale e io fummo attratti da una piccola opera di Mario Ceroli esposta nella vetrina di un negozio d’arredamento: era una cassettina di legno con tre profili di un volto. Ci piacque e decidemmo di acquistarla. Ci fu detto che si trattava del ritratto di Lucio Amelio, che allora aveva appena rilevato gli spazi in Piazza dei Martiri e stava dando vita alla nuova galleria.

 

remo salvadori e lucia trisorio

Fu così che facemmo la sua conoscenza diretta. Ne nacque presto un rapporto di amicizia e stima reciproca. Pasquale supportava Lucio moralmente e, quando si poteva, anche materialmente. Con i pochi mezzi di cui si disponeva allora, anche il costo di un biglietto aereo poteva rappresentare un ostacolo e ricordo che fu Pasquale a comprare i biglietti per permettere a Lucio di invitare a Napoli per la prima volta Joseph Beuys e la sua famiglia…”

 

Dentro questa memoria, incipit del bellissimo volume STUDIO TRISORIO. UNA STORIA D’ARTE (edito da Electa), si condensa il clima umano, la passione spontanea, la ricchezza sentimentale, lo slancio avanguardista, la forza visionaria e la trasgressione intelligente di una città, Napoli, che è da sempre continente dentro una nazione, globalismo dentro un piccolo cosmo entropico, veggenza dentro il continuo presente culturale.

mostra di dan flavin

 

Napoli condensa i caratteri italici in una versione riscritta a misura letteraria, seguendo le aristocrazie del pensiero luminoso, la resilienza come timone esistenziale, le consuetudini come madri giuste di ogni legge equa.

 

Sono cresciute a Napoli l’epica culturale di Lucio Amelio, la virtù strategica di Lia Rumma e Alfonso Artiaco, la straordinaria curiosità di Giuseppe Morra, Dina Carola, Anna Caputi, Raucci e Santamaria, Umberto Di Marino… Napoli è stata miccia critica per Achille Bonito Oliva, detonazione meticcia per Mario Martone e Antonio Capuano, stilema antropologico per Raffaele La Capria e Paolo Sorrentino, ventre letterario per Ermanno Rea e Giuseppe Montesano…

 

andy warhol 6

Napoli è sartoria magistrale, esperienza elettronica con Marco Carola e Joseph Capriati, alchimia meticcia con Almamegretta e La Famiglia… città di grande teatro e solidi studi accademici, città del lusso climatico, del santo più “laicamente” popolare al mondo, città estrema ma non estremista, metropoli mediterranea che mette allo stesso tavolo Partenope e Maradona, Mithra e Pino Daniele, Iside e Massimo Troisi. 

 

Napoli è la città speciale che racconta la storia di una famiglia speciale che ha creato qualcosa di speciale. Tutto partì dall’ingaggio di Lucio Amelio che chiese a Pasquale se voleva gestire la sezione grafica della sua Modern Art Agency. La cosa durò un anno ma, come scrive Lucia Trisorio, “Fu un periodo molti intenso in cui organizzammo delle bellissime mostre di grafica come quelle di Andy Warhol, Jim Dine, Alberto Burri e fu anche un’occasione per conoscere molti artisti e stabilire con loro un rapporto durato nel tempo…”

Gianluca Marziani

 

Il 16 ottobre 1974, con una personale del minimalista Dan Flavin (organizzata in collaborazione con Ileana Sonnabend), inaugurava ufficialmente lo Studio Trisorio presso la Riviera di Chiaia.

 

Il racconto degli eventi successivi ha la forza di un inchiostro rosso che colora una tela troppo bianca per restare candida. In quegli anni si stava tracciando la prima mappa del mondo a venire, una sinossi d’avanguardia che condensava lo spirito del tempo in una coscienza progressista e civilmente coraggiosa.

 

Il resoconto delle odierne innovazioni poggia su giorni che rintracciavano orizzonti di luce postmoderna, che tutelavano l’etica del capitale umano, che amavano la lucentezza fatua delle anomalie geniali.

 

laura trisorio in un ritratto di helmut newton

Pasquale Trisorio scriveva ad inchiostro rosso i suoi capitoli spontanei, tante azioni che avevano la naturalezza caprese del nuotare e la potenza vesuviana del geyser. Per capire tipo e tipologia, Trisorio non vendeva volentieri le opere ma seguiva un dispendioso anelito di protezione filiale, quando ancora non si pesava il cognome rispetto alle battute d’asta.

 

Epoca di mecenati e inventori senza finanza ma con tanta economia collegiale, laureandi del tempo liberato con una contabilità disordinata ma incredibilmente elettrica, fatta di mutuo soccorso e pronto intervento amicale, senza il pathos dell’investire per guadagnare, quando il profitto si misurava in qualità di luce ed erotismi.

 

BURRI

 

 

 

 

Anno 1975. L’artista Vincent D’Arista prima distrusse una porzione della galleria, poi legò e lasciò immobile sul pavimento Pasquale Trisorio durante l’inaugurazione. Una catarsi scenica che ancora racchiude il senso etico e la sensualità poetica del clima condiviso, della militanza senza divise, della spontaneità corporale in un sistema (quello dell’arte) che ancora non aveva nulla del “sistema” ma possedeva la sostenibile leggerezza dell’essere “oltre” qualsiasi sistema.

 

Gianluca Marziani

Studio Trisorio ha lavorato con Helmut Newton, Ettore Spalletti, Edward Ruscha, Mel Ramos, Tom Wesselmann, Bill Beckley, Allan McCollum, Lucia Romualdi, Mimmo Jodice, Martin Parr, Mario Cresci, Jan Saudek, Lawrence Carroll, Marco Bagnoli, Remo Salvadori, Carlo Alfano, Felice Varini, Jan Vercruysse, Rebecca Horn, Eulalia Valldosera, Louise Bourgeois, Jan Fabre… fino a Umberto Manzo, Marisa Albanese, Raffaela Mariniello, Stefano Cerio, Mimma Russo, Fabrizio Corneli…

 

andy warhol ph helmut newton

Dal 1970 al 1989 ci fu un un luogo speciale in cui misurare la qualità di luce ed erotismi: la splendida Villa Orlandi di Anacapri. Qui i Trisorio ospitarono grandi artisti come Cy Twombly, Jannis Kounellis e Joseph Beuys, alcuni dedicarono opere specifiche a questo sito dell’anima. La famosa fotografia “La Rivoluzione Siamo Noi”, quella in cui vediamo Beuys che incede verso l’osservatore, ieratico come un sopravvissuto del Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, fu scattata nel viale d’ingresso della villa.

 

Proprio la Fotografia ha disegnato la galassia più consistente nel pianeta curricolare della galleria, non dimenticando quanto fosse anomalo che uno spazio dedicasse energie al valore artistico e concettuale della pellicola. Correva l’anno 1976 quando Gianfranco Gorgoni espose ritratti e azioni di artisti che facevano interventi in scala nel territorio naturale (la Land Art di Robert Smithson e Michael Heizer, tanto per capirci).

 

joseph beuys e pasquale trisorio

Correva l’anno 1977 quando Marina Miraglia curò la mostra “L’immagine tradotta dall’incisione alla fotografia”, dove vecchie incisioni venivano accostate a stampe fotografiche che riproducevano il medesimo soggetto.

 

Un consiglio: quando oggi incontrate progetti che promettono faville teoriche e innovazioni epocali, fate un salto nell’indice del passato per tarare meglio il vostro giudizio. Saranno molti i casi in cui la patente di novità si trasformerà in fotocopia ben vestita per il ballo digitale del nuovo millennio.

 

helmut newton

Il Video non poteva mancare nel viaggio culturale della famiglia Trisorio. Era il 1982 quando organizzarono, con la cura di Mario Costa, la rassegna di video d’artista dal titolo “Differenza Video”, al cui interno erano raccolti i progetti di oltre trenta autori del calibro di Vito Acconci, Alighiero Boetti, Daniel Buren, Pier Paolo Calzolari, Bruce Nauman, Jannis Kounellis, Nam June Paik, Bill Viola…

 

Nel 1992 morì Pasquale Trisorio dopo una lunga malattia. Una defezione cui seguì, poco dopo, l’ingresso in galleria della figlia Laura, reduce dal tirocinio fruttuoso presso gallerie a New York e Düsseldorf.

 

Si deve a Laura il successo di ARTECINEMA, ad oggi il più importante festival italiano (e non solo) dedicato ai rapporti tra arte contemporanea e linguaggio filmico. Venticinque anni in cui Laura, seguendo il suo amore per la creazione, ha raccolto storie d’artisti, movimenti, tendenze, spazi, eventi e tutto ciò che si trova attorno all’opera, dietro l’idea, prima dell’evento, oltre l’evidenza di cronaca.

fabio mauri lucio amelio graziella lonardi joseph beuys pasquale trisorio

 

Dal 2004 al 2011 si delinea la parabola dello spazio romano davanti alla Piazzetta del Fico. Luogo piccolo per allestimenti rigorosi, senza concessioni al superfluo, perfetto per lo sguardo palindromico che traccia l’ordine dentro le superfici. Indimenticabile, tra le tante, il trialogo del 2004 con Ettore Spalletti, Enzo Cucchi e Rebecca Horn.

 

Una volta chiusa la sede romana è cresciuta la presenza a Napoli con novità logistiche e la medesima passione per il progetto, per la costruzione spaziale, per il contenuto prima di tutto.

 

Se una lezione deve arrivarci è proprio questa: ogni mostra come un racconto autonomo e originale, figlia di uno spazio e di un tempo conquistati, gemma ideativa che ritrae i paesaggi non replicabili del pensiero veggente.

 

ettore spalletti

Chiudo questo viaggio da fermo con un’opera a cui noi alieni siamo particolarmente legati. Si tratta del disco blu oceano di Ettore Spalletti, sospeso in aria al centro della galleria.

 

La mostra fu inaugurata nel 2001 ed ebbi la fortuna di vederla coi miei occhi. Quella scultura cosmica, spazio gassoso nello spazio bianco dello Studio Trisorio, ricreò in me l’esperienza della distanza percepita, dell’universo che ci ospita, del blu che è mare ma anche cielo ma anche fuoco ricco d’ossigeno… Un’opera simbolica, un bellissimo memento per ricordarci il mantra dei viventi, ovvero, siamo tutti figli di una stessa madre chiamata Universo.

copertina del libro electala gallerista laura trisorio

 

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