UN MARZIANI A ROMA – LA CARICATURA DI TOTÒ, IL BESTIARIO ORIGAMI, I CALENDARI E LE GRAFICHE PER CYNAR, LA STORIA ILLUSTRATA DI ATTILIO CASSINELLI IN MOSTRA ALLA GALLERIA NAZIONALE - RESTEREI PER ORE A GODERMI “GLI ANIMALI DI PINOCCHIO”, UNA FACTORY ZOOLOGICA CHE SEMBRA USCITA DAL VECCHIO JAMAICA DI PIERO MANZONI, DALLA VIA VENETO FELLINIANA, DA UNA VIAREGGIO CARNEVALESCA - VIDEO

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ATTILIO CASSINELLI 2 ATTILIO CASSINELLI 2

 

Gianluca Marziani per Dagospia

 

 

Voi terrestri siete gente fortunata. Lo dico spesso ai miei concittadini che solo qui convivono paesaggi, climi, architetture, cibi e arti di sopraffina e ineguagliabile varietà. Ripensavo poc’anzi alla vostra fortuna mentre “ascoltavo” la mostra di Attilio Cassinelli alla Galleria Nazionale: un onore poter attraversare con lo sguardo un uomo di tale respiro e ironia elettrica, un vero cartoliere di doni lieti e cure per via retinica. La sua è una mano d’angelo con la morbidezza soffice della nuvola e l’abbaglio marino dello smeraldo, un tocco da timido maestro che esprime l’essenza per linee e curve, un distillato in purezza semantica con un sottofondo metafisico tra Munari e Cavandoli, dove il comune sussurro diviene grammatica soave e sintassi empatica.

 

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La Galleria Nazionale coglie lo spirito minerale di un disegnatore quasi centenario, nato a Genova nel 1923, autore di libri illustrati e grafica pubblicitaria, figlio di quel Dopoguerra che ci ha regalato un’umanità volante dal destino creativo, generazione stellare che ha unito rinascita e bellezza, ironia e morale, joie de vivre e poesia a prescindere. Lo ribadisco, siete fortunati amici terrestri: perché avete in eredità un invidiabile elenco di uomini e donne che, fin dagli anni Cinquanta, ha tessuto la propria rivoluzione con idee fulminanti: l’arte d’avanguardia, il design narrativo, l’illustrazione virtuosa, la musica dei tanti futuri, le nouvelle vagues del cinema, la moda antagonista… incroci di vite giovani, immaginazioni sfrenate, progetti pirateschi, anni in cui l’idea era un sogno realizzabile, anni in cui il denaro era occasione ma non ambizione, anni in cui l’inclusività non era termine sociologico ma energia condivisa, anni unici con molte porte da varcare e grandi finestre su orizzonti ancora limpidi. 

 

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Resterei per ore a godermi “Gli animali di Pinocchio”, un ciclo di disegni su carta iniziato nel 2015, così raggiante da farmi sentire le farfalle nello stomaco, anche loro sorridenti e colorate come tutti gli animali di Attilio: cani e gatti, volpi e granchi, balene e civette, scimmie e tucani, una factory zoologica che sembra uscita dal vecchio Jamaica di Piero Manzoni, dalla via Veneto felliniana, da una Viareggio carnevalesca, un’allegra gang in ghingheri per orchestrare versi, voli, salti, attese e corse a quattro zampe…

 

I perimetri spessi, i colori piatti, le geometrie essenziali, i fondali monocromi: solide regole d’ingaggio estetico per un illustratore che ha messo i sensi nel disegno, mandando in confusione le divisioni ideologiche, invitando il pubblico ad “ascoltare” la sua pittura di essenze senzienti.

 

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Chiamatelo disegnatore, illustratore, fumettista, chiamatelo come volete tanto conta il risultato più del nome: personalmente lo considero “artiere”, un sorridente artigiano casalingo che porta il linguaggio oltre la sua categoria, confondendo il conformismo, rilasciando aggettivi che si trasformano in verbi all’infinito.      

 

Attilio Cassinelli, più semplicemente Attilio, coglie nel titolo il senso del suo fare senza troppo dire. Evergreen (a cura di Marcella Cossu e Nunzia Fatone) come un pino marittimo sulla costa ligure, come la sua lunga collaborazione con Giunti, come il suo Pinocchio che rende il legno una carta eternamente attuale, evergreen come la sua caricatura di Totò o il suo bestiario origami, come gli alberi, i calendari o le grafiche per Cynar, evergreen come l’arte di un longevo sognatore ad occhi aperti, come i suoi fiori matissiani che mai sfioriscono, evergreen come tutte le cose belle che diventano belle cose: senza tempo; oltre il tempo; dentro il tempo del nostro sorriso.

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