alberto savinio

LE OPERE DI ALBERTO SAVINIO DIALOGANO CON I MARMI DI PALAZZO ALTEMPS. ED È SUBITO ESTASI - LA RETROSPETTIVA DI ROMA, CURATA GENIALMENTE DA ESTHER COEN, ILLUMINA IL PERCORSO DI UN MAESTRO CHE SAPEVA ESSERE TOTALMENTE ARTISTA, PITTORE, MUSICISTA, ROMANZIERE E FAR ANCHE SCENOGRAFIA E COSTUMI, CAPACE DI TRASFERIRE NELLE OPERE LA FELICITÀ DEL VIVERE. E CHE ERA FIGLIO, CON IL FRATELLO GIORGIO DE CHIRICO, DI MADRE GRECIA

Valeria Parrella per Repubblica.it - Robinson

 

alberto savinio

Forse la cifra prima, il primo tratto che percorre la mostra allestita a palazzo Altemps su Alberto Savinio è la felicità. Una felicità di giovinezza, di intelligenza, di nuovi inizi e sole, la felicità intesa come fiducia nel progresso e capacità di giocare, affidarsi all’infanzia come chiave di interpretazione della realtà: questa felicità balza agli occhi del visitatore, percorre l’allestimento, attraversa tutta la produzione di Savinio.

 

alberto savinio

Certo è concetto sfuggente, è più facile, e dunque forse sarebbe più giusto, parlare di parametri concreti; eppure se ciò che l’arte può produrre, ottenere nel suo fruitore è la felicità, allora Savinio vi riesce: lo scopo, uno degli scopi, è compiuto, e anzi il supporto materiale delle opere ci aiuterà nella definizione del sentimento che le pervade.

 

Succederà dunque che, inondate le sale di un sentimento, sia esso a guidarci nell’attraversarle: sia la nostra guida, chiedersi: ma da dove scaturisce, cosa? perché, come fa questo artista così lontano da noi? Una possibile risposta è che non sia affatto lontano, ché le opere d’arte hanno questo di magico: di non invecchiare mai, non diventare mai desuete, non perdersi con le mode, tornare sempre a visitarci (sì sono loro che vengono da noi, oppure non sono opere d’arte).

alberto savinio

 

In questo Savinio appare, in questo allestimento, come un “classico”, quello che noi occidentali europei siamo abituati a considerare tale, noi che non ci spingiamo mai oltre l’epoca bizantina per usare questo aggettivo sostantivato. Ecco che la scelta dell’edificio ospitante diventa fondamentale.

 

Di questa evidente corrispondenza, tra l’esterno e l’interno, tra ciò che permane e ciò che transita, va ascritto il merito alla curatrice, Ester Coen (con la collaborazione di Zelda De Lillo, organizzazione Electa, fino al 13 giugno), e a una certa tendenza originatasi negli ultimi anni dai nostri soprintendenti e direttori dei poli museali.

 

Una capacità di sperare, augurarsi che i due aspetti che sono chiamati a custodire: conservare e scoprire, coincidano. Ci riescono. Il palazzo Altemps è certo uno degli edifici più belli di una città che ha tanto di bello, da viversi i suoi capolavori con eccessivo understatement: sarà questa anche l’occasione, per i romani e i laziali, intanto, di andarselo a guardare, scoprirlo, riscoprirlo.

 

alberto savinio

Il palazzo è una delle sedi del Museo nazionale Romano e illustra il collezionismo nel Cinquecento e nel Seicento: raccolte di sculture delle famiglie Altemps, Boncompagni, Ludovisi, Mattei. Ecco che quell’idea di gioco di cui si diceva all’inizio, e che è sia esplicitata in maniera diretta da Savinio, nelle opere dedicate, sia manifestata dal suo essere totalmente artista, cioè dal saltellare tra la scrittura drammaturgica e la vocazione da romanziere, essere pittore, musicista e far anche scenografia e costumi, trova un suo potente specchio nel gioco del collezionismo preesistente nelle sale.

 

alberto savinio

Così, per analogia, nella Sala Grande del Galata c’è un fondale di scena che Savinio disegnò per l’opera Hoffmann e la Musa in cui la posa delle figure è esattamente la stessa sia nel gruppo marmoreo che nei soggetti della tela. Nella Sala degli obelischi, dove ci sono le statue classiche delle muse, viene esposto il più celebre dei figli di Calliope, l’Orfeo del 1929, il cui corpo si trasforma in una lira.

alberto savinio

 

Nella Sala delle prospettive dipinte, che ospita l’Hermes loghios viene allestito il Prometeo dello stesso anno, e così via per novanta opere che arrivano da gallerie, musei e collezioni private. Ma arrivano anche dal Teatro alla Scala di Milano, e dal Gabinetto Vieusseux, a testimonianza della infinita capacità (in pochi anni, sessanta di vita e quaranta di attività) di Savinio di moltiplicarsi per le arti, non unico, nella sua famiglia, ma con più leggerezza di quanta appaia nell’opera di Giorgio De Chirico.

alberto savinio mondo mendini

 

E infatti al gioco si torna e dal gioco si parte osservando la cura che Savinio dedicava ai suoi libri, in cui era artefice di tutto, dal testo all’illustrazione di copertina: c’è un Ascolto il tuo cuore città edizione Bompiani che vale tutta la mostra, nella prima sala (anche qui va notato l’allestimento a forma di scatole – di fiammiferi, di scacchi, di giochi- che contengono i pezzi piccoli della collezione).

 

E da lì i giocattoli sono tutto, sono dappertutto. Sono Oggetti abbandonati nella foresta nel 1928, o l’equipaggio di un vascello ne Le navire perdu, gli abitanti di un’isola ne L’Ile de charme, o il tesoro, su quell’isola nel quadro omonimo. Giocattoli sono Sodoma e Gomorra e i re magi, e i giocattoli segnano l’abbandono o arrivano dai flutti marini.

 

Ester Coen valeria parrella

Ed è commozione e sollievo assieme scoprire che i giocattoli stanno lì a guardare il mondo da una finestra (Souvenir d’enfance a Athenes, 1930) come le muse se ne ispiravano per Giorgio De Chirico. Qui, in questi cieli, in questi passaggi, nella composizione interna dello spazio, tra la finestra e un drappo, c’è la Madre Grecia dai fratelli De Chirico immensamente amata e per sempre ricordo, souvenir appunto, dei giorni felici.

 

palazzo altemps 8

E allora forse il sentimento di felicità nasce non solo dall’opera di Alberto Savinio in sé, ma anche da questa magnifica intuizione: cioè l’incontro tra ciò che è nostro patrimonio permanente e ci ricorda da dove veniamo, e ciò che di volta in volta l’arte innova, e il fruitore finale, noi. Quello spettatore, quell’individuo solo, naufrago nel Paese, nel tempo della crisi. È solo nella relazione che accade il gesto artistico: si compie.

palazzo altemps 1palazzo altemps 2palazzo altemps 6palazzo altemps 7palazzo altemps 5palazzo altemps 4sculture di palazzo altemps (2)sculture di palazzo altemps (1)view palazzo altemps asvoffpalazzo altemps

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…