fondazione luigi rovati

PENSATE CHE L'ARTE ETRUSCA SIA UNA PALLA? A MILANO C’È UN MUSEO CHE VI FARÀ CAMBIARE IDEA – NELLO STORICO PALAZZO CHE FU DEI BOCCONI E POI DEI RIZZOLI, RECUPERATO DALL'ARCHITETTO MARIO CUCINELLA, APRE LA FONDAZIONE “LUIGI ROVATI” – TRA UNA STRAORDINARIA COLLEZIONE ETRUSCA E OPERE  DI WARHOL, FONTANA, PICASSO E GIACOMETTI, SOTTERRANEI STILE NECROPOLI, UN GIARDINO INTERNO E UN RISTORANTE, PUNTA A DIVENTARE UNO DEI FULCRI CULTURALI MILANESI... – VIDEO

 

Luigi Mascheroni per “il Giornale”

 

fondazione luigi rovati

A Milano da qualche giorno è aperto un museo - privato - di cui si parla da tempo. O meglio: una Fondazione, intitolata a «Luigi Rovati». All'inizio, anni fa, era stato presentato come un museo che avrebbe ospitato la straordinaria collezione etrusca - fra le più importanti in Italia - messa insieme nel corso di una vita da Luigi Rovati, medico, ricercatore e imprenditore farmaceutico, fondatore della Rottapaharm, morto nel 2019, a 91 anni.

 

Poi il progetto è cambiato, ed è diventato qualcosa di diverso e innovativo. Il figlio di Luigi Rovati, Lucio, e la moglie, Giovanna Forlanelli, a loro volta collezionisti d'arte contemporanea, hanno acquistato lo storico Palazzo che fu della famiglia Bocconi e poi Rizzoli, in corso Venezia 52, in pieno centro, e lo hanno affidato allo studio dell'architetto Mario Cucinella. Il quale ha fatto un lavoro magnifico.

 

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Al piano nobile ha mantenuto, esaltandola, la struttura dell'appartamento progettato negli anni '60 dall'architetto Filippo Perego, con stucchi, pavimenti e camini in marmo, alte specchiere, boiserie. Qui, nelle cinque stanze più il sontuoso corridoio, si alternano pezzi antichi e d'arte contemporanea (c'è un incredibile lavoro «etrusco» di Andy Warhol, c'è la sala Ontani, con sei opere realizzate su commissione, c'è la sala Paolini con un'altra installazione site-specific, c'è uno «spazio bianco», le vecchie cucine, destinato a esposizioni temporanee...).

 

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In più Cucinella ha realizzato ex novo due piani sotterranei (l'ipogeo): uno destinato ai depositi e l'altro all'esposizione dei pezzi «forti» della raccolta etrusca - urne cinerarie, ex voto, vasi, elmi, gioielli - con alcune opere «a tema» di Lucio Fontanta, Picasso, Giacometti... E qui, con le pareti curve rivestite in pietra forte fiorentina, il gioco di luci, il soffitto a cupola, sembra davvero di scendere in una necropoli. Poi c'è un giardino interno, il caffè-bistrot, un ristorante all'ultimo piano, l'auditorium...

 

Ciò cui siamo di fronte non è un semplice museo d'arte; ma una fondazione culturale di nuova concezione. È una sorta di upgrade di Palazzo Bagatti Valsecchi a Milano o di Villa Panza a Varese, per fare due esempi vicini; ma che guarda anche a Villa Getty a Malibu. E nello stesso potrebbe diventare, per l'eleganza, la posizione, il bistrot e la bellezza dell'«oggetto»-Palazzo, un luogo arte-chic come Villa Necchi Campiglio, dove puoi andare per una visita, o un pranzo, o l'aperitivo...

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Nella settima di apertura ci sono stati 1.500 visitatori al giorno, grazie anche alla gratuità del primo mese. È passato anche l'assessore alla Cultura, Tommaso Sacchi. L'intera operazione - acquisto del palazzo, ristrutturazione, allestimento... - ha generato un impatto economico di 80 milioni di euro, da cui è facile immaginare il costo dell'investimento.

 

Sandrina Bandera, già direttore della pinacoteca di Brera, che l'ha visitata sabato, ha detto che è la Fondazione privata più bella d'Europa. E un progetto del genere, in effetti, traccia una strada. Sta ai milanesi, per primi, imboccarla.

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