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LA CERVICALE NON È MAI BANALE – COME COMBATTERE UN DISTURBO CHE PUÒ DIVENTARE INVALIDANTE – MELANIA RIZZOLI: “NEL MONDO SONO 45 MILIONI LE PERSONE CHE SOFFRONO DI CERVICALE, MOLTE DELLE QUALI AFFETTE DA UNA DISABILITÀ PERMANENTE CAUSATA DA UN EVENTO TRAUMATICO, PER CUI I MEDICI RACCOMANDANO, APPENA SVEGLIATI, DI FARE SEMPRE, PER POCHI MINUTI E DA SEDUTI PICCOLI MOVIMENTI DEL…”

Melania Rizzoli per “Libero quotidiano”

 

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Sei italiani su dieci soffrono di «cervicale», come viene impropriamente chiamata la cervicalgia, il dolore al collo che si protrae per un periodo di tempo variabile, uno dei disturbi muscolo-scheletrici più diffusi nel mondo occidentale, che anche in Italia non accenna a diminuire, anzi risulta in continuo aumento.

 

Il 50% della popolazione mondiale sperimenta un attacco di cervicalgia almeno una volta nella vita, una sindrome che si colloca al quarto posto nella classifica delle cause di anni persi per invalidità, subito dopo la lombalgia, la depressione e i dolori articolari.

 

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Il più delle volte la sintomatologia algica è causata da una semplice infiammazione che colpisce una delle sette vertebre cervicali della colonna vertebrale, quelle che sostengono il collo e la testa, e questo tratto di rachide è considerato uno dei punti più delicati e vulnerabili del corpo umano, se si pensa che un trauma del midollo spinale a livello della prima o seconda vertebra (C1 e C2) può condurre a morte immediata, e quello a livello della cervicale inferiore (C3-C7) può essere responsabile di paralisi permanenti a braccia e gambe (tetraplegia).

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Fortunatamente la cosiddetta cervicale non coinvolge mai il midollo spinale, bensì le strutture che compongono o affiancano le singole vertebre che lo custodiscono all' interno, come le articolazioni, i muscoli, i legamenti e i dischi intervertebrali, e si stima che colpisca in maniera prevalente le donne, rappresentando una delle principali cause di disabilità, dal momento che il dolore causa l' irrigidimento del collo e una forte riduzione della capacità di movimento della testa, che a causa della contrazione muscolare non può essere roteata, impedendo molte attività quotidiane.

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CAUSE ETEROGENEE La cervicalgia può essere scatenata da un insieme di cause particolarmente numerose ed eterogenee, le più indiziate delle quali sono la sedentarietà, la postura scorretta, ernie cervicali, ipercifosi dorsale, iperlordosi lombare, osteofiti e spondilosi, mentre la cervicalgia improvvisa ed acuta è spesso imputabile a colpi di freddo, colpi di frusta (traumi derivati da incidenti automobilistici), protrusioni discali e sport di potenza.

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Il classico dolore del collo inoltre, può essere affiancato da sintomi secondari, quali la tensione ed affaticamento muscolare locale, una sintomatologia che si irradia alla nuca, alla spalla e al dorso, con intorpidimento e formicolio localizzato, fino a provocare dolore al braccio (brachialgia) e debolezza di tutto l' arto superiore e della mano, che arriva in molti casi ad impedire la prensione degli oggetti.

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La cervicalgia viene spesso confusa con il «torcicollo», che altro non è che una contrattura dolorosa di alcuni muscoli del collo, scatenata da esposizioni al freddo, come il finestrino dell' auto abbassato durante la guida, spifferi ed aria condizionata, ma che nulla ha in comune con la patologie rachidea, perché tale sintomatologia coinvolge soltanto il complesso muscolare del collo e non le vertebre cervicali.

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In entrambi i casi però il fastidio e il dolore possono essere così importanti e invalidanti da impedire anche i più banali movimenti del collo e della testa, il paziente si gira con l' intero busto, manifestando rigidità di postura, accusando a volte perfino una sensazione di ottundimento, tanto la dolenzia è costante.

 

Nella maggior parte dei casi (80/85%) all' origine del dolore c' è quindi una alterazione non grave, una flogosi che interessa le strutture meccaniche delle prime vertebre della colonna, ovvero dei muscoli, dei legamenti, dei dischi intervertebrali o delle articolazioni vertebrali che garantiscono il movimento, e basta uno sforzo non adeguato, che può essere istantaneo, brusco o prolungato a livello del collo, per creare una lesione di tali strutture.

 

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La cervicalgia non è una condizione legata all' età, perché può comparire anche durante quella giovanile, sebbene in questi casi è spesso imputabile a contratture dei muscoli cervicali e delle spalle, il picco di insorgenza si colloca tra i 40 e i 60 anni, ma con l' avanzare degli anni è più facile osservare degenerazione di uno o più dischi intervertebrali, formazione di speroni ossei, escrescenze ossee localizzate sulle vertebre, o formazioni di ernie in seguito a traumi pregressi e non curati a dovere.

 

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Più banalmente la cervicalgia latente può accentuarsi in diverse occasioni, come dormire su un materasso troppo morbido con un cuscino non adeguato, due condizioni che possono aggravare il dolore cervicale, come accade quando per esempio ci si sveglia con un braccio «addormentato», indizio di compressione anomala dei nervi cervicali causante parestesie e formicolio, oppure quando si rimane molte ore al volante, sottoponendo la colonna a ripetuti microtraumi durante la guida, come succede quotidianamente ai tassisti romani che percorrono le strade accidentate della capitale.

 

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Altro elemento imputato è lo stress, il quale, imponendo contratture da tensioni eccessive, accentua un dolore preesistente se si assumono posizioni scorrette, sfociando spesso in rigidità muscolari ed articolari, che non facilitano il risolversi della flogosi rachidea.

 

Esistono poi alcune malattie che tra i sintomi annoverano i tipici dolori della regione cervicale, ma spesso si tratta di patologie dovute alla progressiva degenerazione delle ossa, come l' artrite reumatoide, l' osteoartrosi o l' ernia del disco, quando cioè si verifica un progressivo consumo dei cuscinetti intervertebrali, i quali premono e schiacciano i nervi limitrofi causando dolori, parestesie e rigidità da compressione.

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MEDICINE DA BANCO Di norma però, in assenza di patologie specifiche sottostanti, il dolore al collo e i sintomi della cervicalgia tendono a migliorare in pochi giorni con una comune terapia a base di farmaci da banco, analgesici ed antinfiammatori, ma se i sintomi non dovessero regredire è necessario rivolgersi al medico per una valutazione radiologica e strumentale della colonna cervicale, soprattutto quando compaiono vertigini, disturbi alla vista, all' udito, nausea e vomito

 

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. Se non trattati adeguatamente però, i sintomi tendono a ripresentarsi con relativa facilità, per cui l' obiettivo è spegnere l' infiammazione con i Fans (farmaci antinfiammatori non steroidei), mentre i cortisonici vanno usati nei casi più seri e sempre sotto prescrizione medica, per i noti effetti collaterali. La terapia viene di solito prescritta per 7/10 giorni e non dovrebbe essere interrotta anzitempo come fanno in molti, perché il dolore può sparire presto, ma non l' infiammazione sottostante, la quale se non correttamente guarita provoca sempre ricadute.

 

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È importante sottolineare che se il dolore cervicale non risponde alle comuni terapie in pochi giorni, può significare che a causarlo è una differente patologia che andrebbe prontamente e rigorosamente diagnosticata.

 

La fisioterapia può servire a correggere i problemi posturali e a ripristinare la mobilità della parte colpita una volta risolti i sintomi più acuti, mentre le manipolazioni del collo eseguite da professionisti, possono aiutare a prevenire il ritorno dei sintomi, ma solo se il dolore non è di origine infiammatoria, altrimenti questi tipi di massaggi possono essere addirittura controproducenti.

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fLa chirurgia è un' opzione da non scartare quando si è in presenza di compressioni discali sul midollo spinale o dei nervi, come accade nell' ernia del disco, anzi in questi casi è l' unica soluzione per eliminare il disturbo ed andrebbe eseguita preferibilmente da uno specialista in neurochirurgia.

 

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Nel mondo sono 45 milioni le persone che soffrono di cervicale, molte delle quali affette da una disabilità permanente causata da un evento traumatico, per cui i medici raccomandano, appena svegliati, di fare sempre, per pochi minuti e da seduti, piccoli movimenti del collo, in senso antero-posteriore (toccando il petto con il mento ed estendendo la nuca sul dorso), laterali (allineando il mento alle due spalle in modo alternato) ed obliqui (avvicinando le orecchie alle spalle), per ridurre sensibilmente il rischio di probabili recidive di cervicalgia, per avere il collo libero da tensioni e dolori, o addirittura per eliminare la possibilità di comparsa della temibile cervicale.

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