depressione

CHIUSI IN CASA ABBIAMO SCAPOCCIATO - IN ITALIA LA PANDEMIA HA QUINTUPLICATO I CASI DI DEPRESSIONE - SI STIMA CHE LA PSICOSI POTREBBE COLPIRE FINO AL 4% SIA DELLE PERSONE CON DISTURBI MENTALI CHE DI COLORO CHE SONO VENUTI IN CONTATTO CON IL VIRUS - IL 32% MANIFESTA INFATTI SINTOMI DEPRESSIVI, E IN ITALIA SI STIMANO NEI PROSSIMI MESI FINO A 150 MILA CASI DI DEPRESSIONE MAGGIORE IN PIÙ…

Paolo Giorgi per www.agi.it

 

depressione

La salute mentale sta pagando un prezzo altissimo alla pandemia. I sintomi depressivi nella popolazione sono quintuplicati, quelli gravi sono aumentati addirittura più di sette volte in pochi mesi: a dimostrarlo sono i più recenti studi scientifici i quali sanciscono un incremento dei disturbi sia nelle persone già affette da una malattia mentale, sia in chi è stato contagiato dal coronavirus, sia nella popolazione generale.

 

Si stima, inoltre, che la psicosi potrebbe colpire fino al 4% sia delle persone con disturbi mentali che di coloro che sono venuti in contatto con il virus. Emerge infine che il COVID-19 possa provocare conseguenze neuropsichiatriche nel lungo termine individuate ad oggi in un caso su tre e causate dallo stato iper-infiammatorio indotto dal virus.

 

Anche i primi dati sulla popolazione generale sono molto significativi: il 32% manifesta infatti sintomi depressivi, e in Italia si stimano nei prossimi mesi fino a 150.000 casi di depressione maggiore in più.

 

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Cresce perciò la pressione sui centri di salute mentale, con l'Italia tuttora fanalino di coda in Europa per le risorse a loro destinate: così, per accendere i riflettori sull'importanza di garantire il diritto alla salute mentale per tutti, ovunque - a maggior ragione in un momento come quello attuale - continua la campagna nazionale "Insieme per la salute mentale", voluta e organizzata da Lundbeck Italia in vista della Giornata Mondiale della Salute Mentale, il prossimo 10 ottobre in collaborazione - anzi: "insieme" - con le principali società scientifiche, fondazioni, associazioni di pazienti, istituzioni, enti vicini al mondo della salute e attori operanti in ambiti diversi e complementari a testimonianza di un impegno congiunto che coinvolge tutti.

 

disagio giovani

"Quest'anno la Giornata mondiale ha una valenza ancora maggiore, perché la pandemia sta provocando un incremento considerevole del disagio psichico", spiega Claudio Mencacci, presidente della Società italiana di neuropsicofarmacologia (SINPF) e direttore del dipartimento di Salute mentale dell'ospedale Fatebenefratelli, Sacco di Milano.

 

"Sono per esempio in aumento i disturbi psicotici nei pazienti che già soffrono di una patologia mentale e sono in crescita le richieste di aiuto ai centri di salute mentale, inoltre sta emergendo - con sempre maggiore evidenza - la possibilità di sequele neuropsichiatriche da COVID-19 nei pazienti contagiati".

 

Gli studi scientifici, italiani e internazionali, indicano inoltre un incremento netto dei sintomi depressivi nella popolazione generale: i sintomi della depressione sono complessivamente quintuplicati nel nostro Paese, quelli moderati sono quasi quadruplicati e i più gravi sono cresciuti di sette volte e mezzo.

 

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"L'impoverimento e la crisi economica che stiamo iniziando ad affrontare mettono in pericolo soprattutto le persone con redditi al di sotto dei 15.000 euro e i disoccupati, fra i quali il rischio di depressione è triplo. Incidono anche l'isolamento sociale, la paura del contagio e aver perso un congiunto a causa della malattia: si stima che almeno il 10% degli oltre 100.000 italiani che hanno avuto un lutto familiare a causa di COVID-19 andrà incontro a un episodio depressivo maggiore nei prossimi mesi. Siamo perciò di fronte a una situazione in cui il disagio psichico sta crescendo e dobbiamo essere pronti ad affrontarlo".

 

"È fondamentale che sia garantito un maggior sostegno economico ai centri di salute mentale o non riusciremo a contenere l'ondata di pazienti del prossimo futuro: l'Organizzazione Mondiale della Sanità aveva previsto che i disturbi mentali sarebbero diventati i più diffusi al mondo entro il 2030, ma tutti gli indicatori suggeriscono che con la pandemia il sorpasso sia già avvenuto - interviene Massimo Di Giannantonio, Presidente della Società Italiana di Psichiatria (SIP), Professore all'Università Gabriele D'Annunzio di Chieti-Pescara - Oggi sulla carta i centri di salute mentale dovrebbero ricevere il 5% del budget sanitario, ma nella realtà siamo ampiamente al di sotto, attorno al 3,5%: così stiamo assistendo per esempio a una riduzione continua del personale sanitario e dei servizi disponibili, che rendono sempre piu' difficile garantire un equo e adeguato accesso alle strutture.

 

È giunto il momento di allinearci al resto dell'Europa, che destina alla salute mentale anche oltre il 7 o l'8% del PIL, per venire incontro alla richiesta d'aiuto della popolazione: la salute mentale è un diritto che deve essere garantito a tutti, ovunque".

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