milena gabanelli sigarette elettroniche

IL FUMO UCCIDE, MA ANCHE LO “SVAPO” NON FA BENISSIMO... – DAVVERO LE SIGARETTE ELETTRONICHE SONO MENO DANNOSE DI QUELLE VERE? MI-JENA GABANELLI: “CENTINAIA DI STUDI HANNO DETTO TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO, ANCHE PERCHÉ, COME DENUNCIA L'OMS ‘L'INDUSTRIA DEL TABACCO FINANZIA E PROMUOVE FALSE PROVE”. MA GLI SCIENZIATI SONO ARRIVATI A METTERE DEI PUNTI FERMI: PER PRIMA COSA NON AIUTANO A SMETTERE DI FUMARE. FANNO MALE ALLA SALUTE? PER LA FONDAZIONE AIRC ‘QUESTI DISPOSITIVI NON COMPORTANO UN RISCHIO INFERIORE ALLE SIGARETTE TRADIZIONALI, MA SEMPLICEMENTE DIVERSO…’” – VIDEO

GUARDA QUI LA VIDEO-INCHIESTA DI MILENA GABANELLI SULLE SIGARETTE ELETTRONICHE

 

Estratto dell’articolo di Milena Gabanelli e Andrea Priante per il “Corriere della Sera”

 

MILENA GABANELLI SIGARETTE ELETTRONICHE - DATAROOM

Ognuno è libero di decidere come farsi male, tuttavia lo ribadiamo: tra tutti i tumori, quello al polmone è fra i più letali, e nell’87% dei casi si sviluppa nei fumatori. Pneumologi e cardiologi dicono che le sigarette sono diventate «la più importante causa di morte evitabile nella nostra società» […]

 

In generale, la speranza di vita di un fumatore è otto anni inferiore a quella di un non fumatore.  Ma i 10,4 milioni di italiani che fumano, tutto questo già lo sanno. L’alternativa per chi non riesce a smettere, è passare alle sigarette elettroniche.

 

Sono milioni le persone ad averlo fatto in tutto il mondo, spinte dalla convinzione che non facciano male o che sia un primo passo verso la rinuncia totale. Sono ormai passati quasi vent’anni dallo sbarco sul mercato dei primi dispositivi, e gli studi indicano gli effetti in modo preciso e circostanziato.

 

sigarette elettroniche dataroom

Cosa sono e chi le usa

Si comincia nel 2003 quando le prime e-cig vengono messe in commercio, prima in Cina poi, nel 2006, in Europa e successivamente negli Stati Uniti. Oggi esistono migliaia di modelli – anche usa-e-getta, le cosiddette «puff» che offrono un numero limitato di tiri - ma in sostanza il meccanismo funziona sempre allo stesso modo: una piccola resistenza (l’atomizzatore) surriscalda la sostanza liquida contenuta in una cartuccia fino a «vaporizzarla», trasformandola in una miscela di piccole particelle.

 

[…]   Nel 2013, sulla base dei primi studi disponibili, il più importante oncologo italiano, Umberto Veronesi, dichiara: la sigaretta elettronica non è cancerogena e aiuta a smettere di fumare. Nel 2014 è ancora più netto: «È innocua, emette solo vapore acqueo e il vapore acqueo non fa male: se tutti i fumatori la usassero scomparirebbe il cancro ai polmoni».

 

milena gabanelli sigarette elettroniche dataroom 1

Nel 2015 si sforna un nuovo prodotto «made in Philip Morris», che sceglie l’Italia per lanciare in anteprima mondiale la Iqos, un dispositivo che, a differenza delle e-cig, contiene tabacco e lo riscalda senza fargli raggiungere il punto di combustione: 250-350°C a fronte degli 800°C delle sigarette tradizionali.

 

Oggi gli italiani che svapano sono 1,3 milioni, il 2,5% della popolazione a fronte dell’1,7% di appena cinque anni fa. Quelli che invece usano le sigarette a tabacco riscaldato sono 1,9 milioni, il triplo rispetto al 2019, un mercato che nel nostro Paese vale 759 milioni di euro, in crescita annua del 29%.

 

Cosa dice la Legge

sigarette elettroniche dataroom 4

Produttori e importatori sono obbligati a comunicare al ministero della Salute gli ingredienti e i dati tossicologici. La legge vieta espressamente di utilizzare i dispositivi a scuola (cortili compresi) e negli istituti penali per minori, ma anche chi gestisce un locale pubblico o un luogo di lavoro ha la facoltà di bandirli. Infine, vietatissimo vendere minorenni i dispositivi e i liquidi che contengono nicotina.

 

Ma un’indagine condotta nel maggio 2024 dall’Istituto Superiore di Sanità tra gli studenti dai 14 ai 17 anni, rileva che al 62% dei ragazzini che svapano non è mai capitato di sentirsi rifiutare l’acquisto.

 

Aiutano a smettere?

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Non potendo ancora osservare gli effetti a lungo termine (il tempo di riferimento è almeno trent’anni) centinaia di studi finora hanno detto tutto e il contrario di tutto, anche perché, come denuncia l'Organizzazione Mondiale della Sanità (dicembre 2023), «l'industria del tabacco finanzia e promuove false prove per sostenere che questi prodotti riducono i danni».

 

Ma di recente gli scienziati sono arrivati a mettere dei punti fermi: per prima cosa non aiutano a smettere di fumare. In una guida pubblicata a gennaio 2024 l’Oms è netta: le sigarette elettroniche «non si sono dimostrate efficaci per la cessazione del fumo» e anche l'Iss ne sconsiglia l’uso per sconfiggere la dipendenza: «Le e-cig e le sigarette a tabacco riscaldato non possono essere in alcun modo considerate uno strumento adatto a iniziare una terapia per la cessazione all’abitudine al fumo».

 

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È di febbraio 2024 il primo studio condotto in Italia su 3.185 volontari e coordinato da Silvano Gallus dell’Istituto Mario Negri: chi ha smesso con le sigarette tradizionali per passare alle elettroniche, ha 4 volte più probabilità di ricominciare. Il motivo è evidente: il tabacco riscaldato e gran parte dei liquidi per le e-cig contengono nicotina e quindi, rileva l’Iss, rispetto alla sigarette tradizionali «la differenza non esiste in termini di assuefazione».

 

Giovani fumatori crescono

La convinzione dell’innocuità sta anche creando una nuova generazione dipendente dalla nicotina. Il 55% dei ragazzini italiani tra i 13 e i 15 anni ha provato la sigaretta elettronica e l’uso nella fascia 18-24 anni è 4 volte quello tra i 50-69enni.

 

Accade perché i produttori hanno elaborato una strategia di marketing rivolta proprio ai giovani: «Le sigarette elettroniche si rivolgono ai bambini attraverso i social media e gli influencer – denuncia l’Oms (2024) - con almeno 16.000 gusti attraenti. Alcuni di questi prodotti utilizzano personaggi dei cartoni animati, hanno un design seducente e sembrano giocattoli».

 

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Fanno male alla salute?

La risposta a questa domanda dipende dalle sostanze presenti nella ricarica, da frequenza e intensità con le quali si aspira, e dall’usura dell’apparecchio. Ma in generale la Fondazione Airc la mette così: «Questi dispositivi non comportano necessariamente un rischio inferiore alle sigarette tradizionali, ma semplicemente diverso».

 

Il fumo di sigaretta include 250 sostanze tossiche. Molte di queste sostanze vengono rilasciate anche dai dispositivi, ma in quantità nettamente minori. Il problema è che ne contengono altre: un report finanziato dall’Ue (dicembre 2023) identifica 107 sostanze cancerogene, 32 mutagene (che trasformano la composizione genetica della cellula), 20 in grado di interferire sulla fertilità.

 

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Nelle sigarette elettroniche, ad esempio, troviamo composti organici volatili potenzialmente in grado di danneggiare fegato, reni e sistema nervoso; metalli come cromo, nichel e titanio che innescano malattie del sistema nervoso e problemi respiratori; mentre alcuni aromi contengono diacetile, collegato all’insorgenza di bronchiolite obliterante, e sono in grado di reagire tra loro creando nuovi composti tossici i cui effetti sono ancora ignoti. Secondo lo studio presentato dall’American College of Cardiology (aprile 2024) chi svapa ha il 19% di probabilità in più di sviluppare insufficienza cardiaca.

 

Nel tabacco riscaldato, tra le sostanze troviamo il monossido di carbonio (sebbene in quantità molto inferiore alla normali sigarette) che causa lesioni vascolari; le nitrossammine che possono danneggiare il Dna; l’acroleina che è tossica e crea problemi respiratori; il benzene, che provoca problemi cardiovascolari.

 

E poi c’è la nicotina, che non crea solo dipendenza. Un editoriale (marzo 2023) su Nature Medicine conclude che svapare «comporta la distribuzione di nicotina nei polmoni in modo simile a quello delle sigarette» [...]

 

Causano il cancro?

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La risposta certa può arrivare solo dagli studi sul lungo periodo. Già oggi però sia l’America Cancer Society che l’Oms (per il tabacco riscaldato, qui) ci dicono che questi dispositivi contengono alcune  sostanze chimiche cancerogene, come la formaldeide e l’acetaldeide, che possono favorire la trasformazione delle cellule sane in cellule tumorali.

 

Ma c’è un altro fattore da considerare: l’85% di coloro che usano sigarette elettroniche o apparecchi a tabacco riscaldato sono «consumatori duali», cioè fumano anche sigarette tradizionali. E questo li espone a un numero di sostanze enorme. Su questo aspetto il primo studio è recentissimo (luglio 2024) e dice che i fumatori duali hanno un rischio di contrarre il cancro ai polmoni quattro volte superiore a chi fuma solo sigarette a combustione.

 

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Infine, il «fumo» passivo: gli esperti concordano che gli aerosol generati dagli apparecchi aumentano la concentrazione di particolato negli ambienti interni e contengono, oltre alla nicotina, sostanze potenzialmente tossiche.

 

Concludendo, negli ultimi anni le prove scientifiche hanno smantellato molte delle certezze (o delle speranze) espresse in un primo momento dagli esperti di tutto il mondo. In un articolo pubblicato ad agosto 2024 da Fondazione Umberto Veronesi si legge: «Le sigarette elettroniche e quelle a tabacco riscaldato sono una nuova realtà che non può essere ignorata. Le sigarette elettroniche non sono innocue».

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