IL LATO OSCURO DELLA SOLITUDINE – L'EMARGINAZIONE EQUIVARREBBE AL CONSUMO DI 15 SIGARETTE AL GIORNO O A TRACANNARE ALCOL IN MANIERA SMODATA: SONO LE CONCLUSIONI DEI RICERCATORI DELLA BRIGHAM YOUNG UNIVERSITY NELLO UTAH CHE, PRENDENDO IN ESAME I RISULTATI DI 70 STUDI SU 3 MILIONI DI PERSONE, RIVELANO COME L’ISOLAMENTO HA UN IMPATTO COSÌ FORTE SULL'ORGANISMO DA AUMENTARE DEL 30% LA PREDISPOSIZIONE DELL'INDIVIDUO AD AMMALARSI…

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Fabrizio Barbuto per "Libero Quotidiano"

 

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La scrittrice francese Colette scrisse: «Ci sono giorni in cui la solitudine è un vino inebriante che ti ispira libertà, altri in cui è un tonico amaro, e altri ancora in cui è un veleno che ti fa sbattere la testa contro il muro». Difatti è così: dopo averci narrato la fiaba di un' illusoria quiete, l' emarginazione ci pone dinanzi al suo lato oscuro e devastante.

 

Tanto devastante che i suoi effetti sono stati raffrontati a quelli da consumo di alcol e fumo Secondo una ricerca ad opera della Brigham Young University in Utah, l' isolamento ha un impatto così forte sull' organismo da aumentare del 30% la predisposizione dell' individuo ad ammalarsi.

 

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L' indagine ha preso in esame i risultati di 70 studi condotti tra il 1980 ed il 2014 su un totale di circa tre milioni di partecipanti. Le conclusioni sono tutt' altro che scontate: l' emarginazione equivarrebbe al consumo di circa 15 sigarette al giorno o, in alternativa, a tracannare alcol in maniera smodata.

 

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Julianne Holt Lunstad, autore della ricerca, ha commentato: «L' effetto della solitudine è paragonabile a quello dell' obesità, qualcosa che la salute pubblica prende molto sul serio. È necessario iniziare a considerare in maniera approfondita le nostre relazioni sociali».

 

Il Brigham Young non fu l' unico ateneo a mettersi in moto per approfondire l' impatto dell' emarginazione sull' organismo: la Florida State University, a seguito di uno studio svolto in 10 anni su 12mila individui dai 50 anni in su, stabilì che la solitudine aumenta il rischio di demenza del 40%.

 

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LE DIFESE Non è del tutto chiara la ragione, ma pare che avere una rete sociale solida si renda utile a rafforzare il sistema immunitario ed a scongiurare, tra le altre, patologie come problemi cardiovascolari, pressione alta e cancro.

Risale al 2011 un' altra ricerca condotta dallo psicologo americano John Cacioppo il quale asserì: «Sentirsi soli può rendere più difficile il sonno e accelerare la progressione della demenza. Quando il tempo reclama il suo conto sul corpo, la solitudine rende più rapida la discesa».

 

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I DANNI Ci siamo rivolti al Prof. Roberto Albanesi - divulgatore scientifico - il quale afferma: «L' idea di isolamento è ampia: la solitudine di un anziano che ha perso la moglie non è paragonabile a quella di un 30enne dalla grande energia vitale. Il concetto di emarginazione non basta a giustificare un malessere esistenziale. Può essere un fattore sfavorevole, ma proprio come succede nel contagio da Covid, se una persona non ha patologie pregresse, i danni da solitudine sono bassi.

 

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L' esclusione della vicinanza altrui comporta danni sulla salute nel caso in cui vada ad acuire disfunzioni psichiatriche preesistenti, come ad esempio la depressione, che sappiamo avere l' infausta prerogativa di minare il sistema immunitario fino a determinare, nei casi più gravi, lo sviluppo di patologie come il cancro. Ma se non si integra in un quadro clinico già di per sé compromesso, non ritengo che l' isolamento possa rivelarsi pernicioso.

 

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È altresì necessario fare presente che la solitudine la si affronta con più o meno vigore in base alla propria stagione di vita: un soggetto giovane farà meno fatica ad accettarla, in quanto è consapevole di avere davanti a sé abbastanza tempo. Un anziano potrebbe sentirsi annientato dal timore di concludere l' esistenza in abbandono».

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