luigi rainero fassati

NELLA VITA CI VUOLE FEGATO (SANO) – LUIGI RAINERO FASSATI, IL CHIRURGO SCRITTORE, PROVA A METTERE IN GUARDIA I GIOVANI DAI PERICOLI DELL’ALCOL: “BASTANO CINQUE BICCHIERINI DI VODKA PER LASCIARCI LA PELLE. UN MINUTO PRIMA SONO SANI E UN MINUTO DOPO MORTI, SE NON TROVI UN DONATORE COMPATIBILE” – LA ZIA CLARA CALAMAI, LA FORMAZIONE CON "L'ASSASSINO DI DENVER" STARZLE E LA PASSIONE PER LA SCRITTURA

 

Stefano Lorenzetto per il “Corriere della Sera”

 

luigi rainero fassati 1

All' età di 4 anni, il futuro professor Luigi Rainero Fassati, 84 a marzo, primo dei sei figli del marchese Giuseppe Ippolito Fassati di Balzola, appoggiò un orecchio sul ventre della madre, incinta della terzogenita Yula. «Sentii il battito cardiaco. E poi un terremoto: era la mia sorellina che si muoveva. Dissi alla mamma: voglio aprirti la pancia per vedere che cosa c' è dentro». L' ha visto. Come direttore del dipartimento di chirurgia e dei trapianti del Policlinico di Milano, dove ha lavorato per 45 anni, ha inciso con il bisturi l' addome di 692 pazienti per innestarvi un fegato nuovo. Il suo vero primato, tuttavia, è il messaggino che Corrado gli ha spedito da Santa Marinella il 29 dicembre per augurargli buon 2020: «Sono passati 30 anni dall' ultimo trapianto. Che ne pensa? Vivrò ancora?».

 

trapianto di fegato 1

Un vero miracolo, perché, a 36 mesi dal primo intervento per una cirrosi epatica da virus B, il luminare dovette sostituirgli il fegato a causa di una recidiva e dal 2010 il sopravvissuto ha gettato via i farmaci immunosoppressori, che i trapiantati assumono per sempre onde evitare le crisi di rigetto. «Vivrai ancora a lungo», gli ha risposto Fassati. Di pazienti così, morti di vecchiaia a oltre 30 anni dal trapianto, ne ha già avuti. L' altro prodigio, tanto strabiliante quanto inutile, lo compì su Alex. Il chirurgo scrittore - 12 fra saggi e romanzi, l' ultimo, Un tempo per guarire , pubblicato a settembre da Salani - lo racconta in Mal d' alcol , stesso editore.

 

trapianto di fegato 4

L'esito migliore, la sconfitta peggiore.

«È così. Fui svegliato alle 3.20. Il primario dell' ospedale Santa Giulia mi stava mandando questo giovane di 19 anni, uscito di strada in motorino, in preda a un' emorragia imponente, che non si riusciva ad arginare. Mezz' ora dopo ero in sala operatoria. Al ragazzo avevano già trasfuso cinque sacche di sangue. Ne aspirai dall' addome tre litri. Il flusso non si arrestava, faticavo persino a vedere gli organi interni. Provai a suturare il fegato ricucito dal collega. Era spappolato, solo a toccarlo si lacerava ancora di più».

luigi rainero fassati

 

A quel punto che si poteva fare?

«Niente, dovevo rassegnarmi a lasciarlo morire. O tentare un trapianto. Ma né il centro nazionale di Roma né quello di Parigi trovavano un organo. "Lo ha qui di fronte", esclamò Marina, la fidanzata. "Prelevi metà del mio fegato e lo dia ad Alex". Lei è pazza, replicai. M' insultò: "La denuncerò". Fu così che mi balenò un' idea: togliergli il fegato per bloccare l' emorragia, in attesa di un donatore».

 

trapianto di fegato

Un proposito ai limiti della follia.

«Lo so, me lo dissero anche i miei assistenti. Risposi: mi assumo ogni responsabilità, scrivo sulla cartella clinica che voi non siete d' accordo. Procedetti all' espianto, sicuro di porre fine alla mia carriera, perché temevo che in quelle condizioni il malato non vivesse per più di 120 minuti. Invece resistette 25 ore, finché il mio aiuto non volò in Austria a prelevare il fegato di un anziano di 78 anni morto a Graz. Che il trapianto era perfettamente riuscito lo capii vedendo uscire qualche goccia di bile dal coledoco».

 

Come fu il decorso postoperatorio?

giovani bevono shottini

«Passati 15 giorni, lo dimisi. Mi confessò la causa dell' incidente: "Da Lodi, dove faccio il dj, tornavo a Melegnano sbronzo, come ogni notte". Mi giurò solennemente che si sarebbe astenuto per sempre dall' alcol. Quattro anni dopo venne a trovarmi la fidanzata, con il viso gonfio: Alex era tornato a bere, la picchiava. Un giorno mi telefonarono dall' ospedale di Melegnano per dirmi che era stato ricoverato con una grave emorragia gastrica ed era morto nel giro di 45 minuti».

 

Di qui la sua missione da pensionato.

trapianto di fegato 3

«Sì, girare nelle scuole per mettere in guardia gli studenti dai pericoli dell' alcol. Ne ho già incontrati 54.000. Viola non sapeva che bastano 5 bicchierini di vodka uno in fila all' altro per lasciarci la pelle. La salvai. In mio onore volle battezzare Luigi suo figlio, che oggi ha 15 anni. Ho curato 24 giovani in coma epatico, a 8 di loro ho dovuto trapiantare il fegato. Un minuto prima sono sani e un minuto dopo morti, se non trovi un donatore compatibile. Provo una tale rabbia...».

alcol e giovani

 

Ma perché accade?

«Il corpo ha tre sistemi per difendersi dall' alcol: il vomito, il respiro che lo elimina al 10-15 per cento attraverso i polmoni, il fegato che lo neutralizza all' 80 per cento con l' alcoldeidrogenasi. Ma questo enzima nei ragazzi fino a 18-19 anni non c' è. Già 15 minuti dopo aver bevuto, tutto l' etanolo è in circolo nel sangue. Ecco spiegate le stragi sulle strade».

coma etilico

 

Senza dancing, movida e apericena, si berrebbe ugualmente tanto?

«No. Oggi è di moda il binge drinking , bere per stordirsi. Chi va in discoteca ha il 31,9 per cento di probabilità in più di ubriacarsi, rispetto al 7,8 di chi non la frequenta. E ingollare drink a garganella aumenta di 70 volte le probabilità di un' epatite acuta fulminante con coma».

 

Spaventoso.

shottini

«Non lo sa nessuno. Ogni anno la tv fa 3.000 ore di pubblicità agli alcolici ma non spiega che sono la prima causa di morte dai 16 ai 22 anni e la seconda dai 22 ai 30. Perché, vede, se io asporto mezzo fegato invaso da un tumore, dopo due mesi si rifà. Ora, una superbevuta uccide 2,5 milioni di cellule epatiche, che in 45 giorni si riformano. Ma se ti ubriachi ogni settimana, l' organo è spacciato».

alcol e giovani 3

 

Come mai i giovani bevono forte?

«Fino agli anni Novanta non era così. È morta la famiglia. Solo l' 1-2 per cento di chi è seguito dai genitori si ubriaca, negli altri casi arriviamo al 18. Alzi la mano chi non ha mai bevuto alcolici, chiedo agli studenti: lo fanno solo gli islamici. Chi si è ubriacato una volta? La alzano 60 su 100. Chi lo fa ogni settimana? Il 5 per cento. Oggi si vendono cocktail buonissimi, dolci, molto economici, scorciatoie sicure per l' eccitazione e la disinibizione».

 

Parla per esperienza personale?

alcol e giovani 1

«Mi sono concesso un whisky di sera fino alla laurea, nel 1961. Da allora sono totalmente astemio. Vino e liquori sono incompatibili con la mia professione».

 

Il consumo di alcolici è di 80 milioni di litri l' anno. Il vino fattura 11 miliardi. Vuole distruggere un' industria italiana?

binge drinking

«Voglio che i giovani imparino a bere con moderazione, tutto qui. Sono il primo a dire che mezzo litro di vino a 12 gradi, suddiviso fra pranzo e cena, quindi a stomaco pieno, in un adulto è benefico: aumenta il colesterolo buono, abbassa la pressione arteriosa, stimola la forza di contrazione del cuore, è antiossidante».

 

Perché diventò chirurgo epatico?

«Perché lo era il mio maestro, Dinangelo Galmarini. Aveva visto le sperimentazioni sui maiali in Brasile. Nel 1983 provammo il trapianto sull' uomo».

 

Thomas Earl Starzl

E andò bene?

«Certo. Consideri che nel 1982 ero stato formato a Pittsburgh da Thomas Earl Starzl, che 20 anni prima aveva eseguito con successo il primo al mondo».

 

Eppure Starzl fu chiamato l'«assassino di Denver», come mi ha raccontato Cristiano Huscher, anche lui suo allievo.

«Vero. L' 11 luglio lo assistevo in un trapianto. "Non guardi la tua Italia in finale ai Mondiali?", si stupì. E fece portare un televisore in sala operatoria. Poiché non ero abilitato agli interventi chirurgici negli Stati Uniti, mi cedeva la propria tessera personale per poterli eseguire. In quel 1982 mi affidò da tradurre il suo libro The puzzle people , uscito da Longanesi con il titolo Ai limiti del possibile ».

 

Anche lei ama scrivere.

Clara Calamai a seno nudo ne la cena delle beffe (1941)

«Una passione nata dalla lettura. In matematica ero un somaro, così fin dal ginnasio per tre anni fui rimandato a settembre. Questo significava finire relegato per tutta l' estate a Reggiolo, dalla zia Eugenia, zitella, terziaria francescana, con il cappellano don Angelo, che officiava la chiesa del Palazzo Fassati, poi donato al Comune. Nell' immensa biblioteca la zia aveva nascosto i volumi che figuravano nell' Indice dei libri proibiti. Non mi fu difficile scovarli, a cominciare dal Decamerone di Boccaccio. Intanto i miei fratelli e il resto della famiglia, in tutto 32 persone, stavano da giugno a ottobre in una villa privata dentro il Des Bains, al Lido di Venezia, insieme con la nonna materna Sarina Nathan, cugina di Ernesto, che fu sindaco di Roma dal 1907 al 1913, e moglie di Iro Bonzi».

 

Il padre del conte Leonardo Bonzi, che vendette a Silvio Berlusconi i terreni per costruire Milano 2 e a don Luigi Maria Verzé quelli per l' ospedale San Raffaele?

trapianto di fegato 2

«Lui, il trasvolatore dell' Angelo dei bimbi, campione olimpionico di bob. Ma per me soprattutto il marito di Clara Calamai, interprete della Cena delle beffe , prima donna nella storia del cinema italiano ad apparire a seno nudo. Al liceo Parini dicevo agli amici: scommettiamo che oggi viene a prendermi mia zia, l' attrice? E incassavo un sacco di soldi».

 

Durante le vacanze forzate a Reggiolo nacque la sua vocazione per la chirurgia.

Luigi Rainero Fassati - Mal d'Alcol

«Grazie al medico condotto, Ermete Fontanili. Mi teneva nel suo ambulatorio, fu lui a insegnarmi a praticare le endovene. All' ospedale faceva tutto da solo, dai parti alle appendiciti, aiutato da una suora che addormentava i pazienti con l' etere nel gocciolatore. Invece per le tonsille arrivava l' otorinolaringoiatra da Reggio Emilia. Mentre le madri tenevano fermi i figli, con una pinza le strappava senza anestesia. Al vedere il fiotto di sangue che schizzava dalla gola, svenni».

 

Chi erano «Chiara e Gao che non ci sono più», ai quali dedica «Mal d' alcol»?

«Un' amica e suo figlio. Al marito trapiantai il fegato, invano. Gao fu colpito da tumore al cervello. Chiara lo fece curare a San Francisco. Tornarono dopo due anni: non vi era più nulla da fare. Un giorno ricevetti una mail: "Ciao Lura, grazie di tutto". Corsi a casa loro. Li trovai distesi nel letto, vestiti con tuniche bianche. La mamma stringeva la mano del figlio ucciso dal cancro. Si era suicidata per stargli accanto anche nell' eternità».

Ultimi Dagoreport

donald trump va in pezzi

DAGOREPORT - COSA HA SPINTO TRUMP AD “ANNULLARE” LA PARTECIPAZIONE DEL SUO VICE PRESIDENTE JD VANCE ALLA CONFERENZA SULLA SICUREZZA, MANDANDO A MONACO IL MASSIMO AVVERSARIO DEL MOVIMENTO MAGA, IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO, “COLOMBA” DEI REPUBBLICANI? - I FATTI E I FATTACCI INANELLATI DURANTE L’ULTIMO ANNO DAL TRUMPISMO SONO ARRIVATI AL PETTINE. DAL DAZISMO GLOBALE CHE HA TRAFITTO LE TASCHE DEI CONSUMATORI AMERICANI AL PIANO DI DEPORTARE I PALESTINESI TRASFORMANDO GAZA IN UN “RESORT”, DAL DELIRIO DI COMPRARE LA GROENLANDIA AL PESTAGGIO DEL PRESIDENTE UCRAINO ZELENSKY, DALLE TRATTATIVE-FARSA CON PUTIN ALLA ROTTURA CON LA GRAN BRETAGNA, DALL'UNIONE EUROPEA "SCROCCONA" E ''PARASSITA'' ALLA SEPOLTURA DELLA NATO E DELL'ONU, GLI STATI UNITI INCOMINCIANO AD ESSERE PERCEPITI COME LA PRINCIPALE MINACCIA ALL'ORDINE GLOBALE, BEN PRIMA DELLA CINA – A NOVEMBRE LE ELEZIONI DI MIDTERM PREVEDONO TEMPI CUPI PER TRUMP…

alberto arbasino fratelli d italia moravia bassani agosti

DAGOREPORT ARBASINIANO – A PROPOSITO DELL’EGEMONIA CULTURALE DELLA SINISTRA: COME FU MASSACRATO NEL 1963 IL CAPOLAVORO DI ALBERTO ARBASINO, “FRATELLI D’ITALIA” (ORA RIPUBBLICATO CON BELLA POSTFAZIONE DI GIOVANNI AGOSTI) – PER FARLO A PEZZI BASTÒ ALLA MAFIETTA DEI MORAVIA, VITTORINI, MONTALE, LEGGERE QUESTE RIGHE: “LA PENNA SINISTRA VIENE USATA PER PROTESTARE CONTRO GLI STESSI PADRONI DEL VAPORE CHE LA PENNA DESTRA STA BENE ATTENTA A NON DISTURBARE COLLABORANDO IN TUTTA APOLITICITÀ AI LORO FOGLI BENPENSANTI” – UN SISTEMA DI POTERE CHE SOPRAVVIVE IN UNIVERSITÀ, CASE EDITRICI, GIORNALI, SI STRINGE A COORTE CON CONTROFIGURE WOKE EMULI DI MURGIA: I VERONESI, I GENOVESI, I GIORDANO, I LAGIOIA, LE CHIARA VALERIO, LE CHIARA GAMBERALE…

beatrice venezi andrea ruggieri nicola porro

DAGOREPORT – SUL CASO BEATRICE VENEZI, NESSUNO ERA ANCORA SCESO ALLE PROFONDITÀ DI BECERA VOLGARITÀ E IGNORANZA RAGGIUNTI DAL PARRUCCHINATO ANDREA RUGGIERI. IN UN VIDEO INCREDIBILE, A UNA MANIFESTAZIONE DI QUELL’ALTRO MAÎTRE-À-PENSER DI NICOLA PORRO, RUGGIERI PRESENTA UNA “LECTIO MAGISTRALIS” DI VENEZI INFORMANDO CHE È “ACCLAMATA IN TUTTO IL MONDO COME UN FENOMENO”. PER LA VERITÀ, QUALSIASI GIORNALE STRANIERO CHE SI SIA OCCUPATO DELLE SUE DISAVVENTURE VENEZIANE HA SCRITTO ESATTAMENTE L’OPPOSTO. MA, “IN QUESTA NAZIONE DI CAGACAZZI”, SECONDO IL RAFFINATISSIMO RUGGIERI, “BEATRICE VENEZI È UNA FIGA BESTIALE” - DI PIÙ INDECENTE DI QUESTO SPROLOQUIO C’È SOLTANTO CHE SUBITO DOPO, SALGA SUL PALCO AD ABBRACCIARNE L’AUTORE LA DIRETTA INTERESSATA. EVIDENTEMENTE, VENEZI È D’ACCORDO SUL FATTO CHE I PROFESSORI, CHE VORREBBE A TUTTI I COSTI DIRIGERE, SIANO “QUATTRO PIPPE”. CI SI CHIEDE ALLORA PERCHÉ ABBIA MOSSO MARI E MONTI PER OTTENERE QUEL PODIO – VIDEO

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO