1- PASSERA VUOLE POSTI DI POTERE E TIRA LA VOLATA IN FINMECCANICA A ROCCO SABELLI 2- SU GIUSEPPE ORSI, UN MANAGER CHE HA RICEVUTO DAI “BARBARI SOGNANTI” DI MARONI L’APPOGGIO PIÙ FORTE PER LA SUA NOMINA AL VERTICE DI FINMECCANICA, GRANDINANO INSINUAZIONI PESANTI CIRCA L’ESISTENZA DI PRESUNTI FONDI NERI CHE FINMECCANICA AVREBBE DISTRIBUITO TRA ALCUNI COMPONENTI DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA LEGA 3- IL “SOLE” BRUCIA PERISSINOTTO SUI TITOLI GRECI (3 MLD DI PERDITE): “O MIGLIORA LA GESTIONE FINANZIARIA O DEVE ESSERE RIMPIAZZATO” (ZINGALES VENDICA CESARE GERONZI!) 4- ONLY IN ITALY! IN UN PAESE SENZA TESTA, S’AVANZA UN ESERCITO DI “CACCIATORI DI TESTE” 5- COMINCIA BENE ALL’ALITALIA IL NUOVO AD RAGNETTI: “FARE IMPRESA NON È PIÙ UN’IMPRESA”

1- PASSERA TIRA LA VOLATA IN FINMECCANICA A ROCCO SABELLI
Gli uscieri di Finmeccanica hanno perso il senso del futuro.

Per anni sono riusciti a raccapezzarsi e a vivere nell'euforia provocata da risultati sui quali il comandante supremo Giuseppe Orsi ha voluto poche settimane fa buttare un secchio di acqua gelata per far capire che non era tutto oro quello che luccicava tra le mani di Guarguaglini e della moglie Marina Grossi.

Adesso si sentono brutalizzati dalle notizie che piovono sulla holding di piazza Monte Grappa e stentano a capire che cosa succederà a maggio quando si dovrà ridefinire la governance del Gruppo. Nemmeno le notizie e le veline distribuite ai giornali dal mite direttore delle relazioni esterne Marco Forlani e dalla pattuglia dei consulenti strapagati, riescono ad attenuare il senso dell'incertezza.

È certamente positiva la conferma arrivata ieri da Israele per bocca di Mario Monti che il governo di quel Paese ha confermato la commessa per 30 velivoli di addestramento, e una boccata d'ossigeno arriva anche dall'America e dall'Australia dove sono stati acquisiti lavori per 81 milioni di dollari.

Qualcosa di concreto sembra esserci anche dietro le offerte che, stando alle indiscrezioni non confermate, sarebbero in arrivo per Ansaldo Breda e Ansaldo Sts da parte del colosso China South Locomotive e dal Gruppo giapponese Hitachi.

A fronte di questi annunci gli uscieri vedono piovere sul palazzo di vetro una serie di insinuazioni pesanti circa l'esistenza di presunti fondi neri che Finmeccanica attraverso la consociata Agusta Westland avrebbe distribuito tra alcuni componenti del "cerchio tragico" della Lega. E non sono pochi gli uscieri che vorrebbero andare a Bergamo per partecipare alla serata dell'orgoglio leghista promossa dal barbaro sognante Roberto Maroni. A loro interessa capire se la purga annunciata dal futuro leader prevede anche un taglio netto dei rapporti con il Gruppo guidato da Orsi, un manager che ha sempre considerato i "barbari" amici sicuri con cui bisognava fare i conti e dai quali ha ricevuto l'appoggio più forte per la sua nomina al vertice di Finmeccanica.

La sensazione degli uscieri è che le Procure stiano per aprire altri capitoli dolorosi e che per il comandante supremo sarà difficile conservare il doppio incarico di presidente e amministratore delegato. Sulla sua strada non ci sono soltanto le ombre di un passato che finora ha chiamato in causa il consigliere di amministrazione ed ex-senatore Bonferroni, ma da alcuni giorni si è intravista l'ombra lunga di Corradino Passera, il superministro che scalpita dalla voglia di mettere la sua firma su qualche capitolo importante della politica industriale. Dal ministero di via Veneto è partito un messaggio chiaro e forte contro il progetto di Orsi di spacchettare il Gruppo vendendo a qualche investitore o realtà straniera qualcuno dei migliori gioielli della casa.

I distinguo di Corradino non si fermano alle enunciazioni di principio perché sembra che l'ex-banchiere abbia già in tasca il nome del manager che dovrebbe ridimensionare drasticamente le competenze di Orsi e prendere il timone del Gruppo. A Dagospia risulta infatti che, dopo aver sondato il terreno per affidargli la nuova Authority dei Trasporti, Passera si sia convinto della necessità di tirare la volata in Finmeccanica a Rocco Sabelli, il 58enne manager dalla calvizie lucente che pochi giorni fa ha ceduto la cloche dell'Alitalia ad Andrea Ragnetti.

Alla base di questa scelta c'è la stima che Corradino ha nei confronti di questo ingegnere chimico che dopo aver fatto carriera all'Eni e in Telecom nell'agosto 2008 si è inginocchiato al soglio di BancaIntesa per guidare il rilancio dell'Alitalia con la cordata dei patrioti italiani.

La genuflessione deve essere piaciuta davvero molto al ministro bocconiano ed ex-McKinsey che adesso sembra intenzionato ad aggiungere una pedina sulla scacchiera del suo potere. Finora il Superministro non ha fatto faville e non ha portato a casa posizioni di potere significative; l'unica è stata la nomina di Riccardo Monti, l'ex-direttore di Value Partners, che è riuscito a piazzare all'ICE grazie anche (secondo quanto si sussurra) ai buoni uffici della moglie Giovanna Salza.

Con Rocco Sabelli il ministro potrebbe ricomporre anche i rapporti che negli ultimi tempi sembrano fortemente deteriorati con l'arcivescovo di Genova e presidente della CEI, Angelo Bagnasco dal quale sono partiti messaggi di grande preoccupazione per l'idea di smantellare i livelli occupazionali di Finmeccanica nel capoluogo ligure dove alcune società del Gruppo hanno sempre avuto una presenza storica.


2- IL "SOLE" BRUCIA PERISSINOTTO: "O MIGLIORA LA GESTIONE FINANZIARIA O DEVE ESSERE RIMPIAZZATO"
Poteva essere una Pasqua tranquilla all'insegna della sobrietà e del buongusto che caratterizza la cucina di Trieste.

Invece per Giovanni Perissinotto (per gli amici Perissirotto), l'amministratore delle Generali, anche la "pinza pasquale", uno degli alimenti tipici che i triestini non fanno mancare sulla tavola, è andata letteralmente di traverso. La colpa non va attribuita alla riduzione dello stipendio che è passato nel 2011 a soli 2,3 milioni e nemmeno al crollo del titolo che è scivolato in un anno da 16 a 10,8 euro. E francamente riesce difficile pensare che il manager originario di Ravenna sia rimasto turbato dalla furibonda polemica scatenata da Dieguito Della Valle dentro Rcs, un presagio dei violenti incendi che verranno appiccati dallo scarparo marchigiano a Piazzetta Cuccia e di conseguenza anche dentro la Compagnia di Trieste.

Chi ha rovinato la Pasqua di Perissirotto è Luigi Zingales, l'economista padovano che insegna all'università di Chicago e non perde occasione per lanciare missili terra-aria dentro la comunità finanziaria del nostro Paese. Con un articolo che definire al vetriolo è soltanto un gesto di cristiana pietà, il professore con il look da "indignados" ha buttato sulla tavola del povero Perissirotto una valanga di accuse.

Lo ha fatto il giorno di Pasqua sulla prima pagina del "Sole 24 Ore" dove il suo pezzo è stato presentato con il titolo intrigante "Ma di chi è la colpa se il Leone non ruggisce?", e a questa domanda retorica la risposta era già nella 18esima riga del testo dove si leggeva: "Generali è ritornata ad essere gestita con la compostezza che l'aveva sempre contraddistinta. Ma nella sostanza, la situazione non sembra affatto migliorata".

È probabile che dopo aver letto queste prime battute la brioche ricca di burro che i triestini chiamano "pinza pasquale" e adorano mangiare nella Bottega del Vino che si trova dentro al Castello di San Giusto, abbia rischiato di alterare i lineamenti paciosi del 59enne Perissirotto. Se poi la sua lettura è andata avanti, allora la situazione sarà diventata drammatica perché il buon Zingales mette il dito impietoso nel costato delle Generali chiedendosi la ragione per cui il Leone di Trieste non abbia venduto la sua partecipazione in BancaIntesa (anzi l'ha aumentata) e soprattutto per quale motivo la Compagnia sia arrivata ad investire "così tanto in titoli greci" fino a registrare perdite dolorose sui 3 miliardi di euro.

Forse - scrive con infinita malizia l'economista di Chicago - questo è frutto di una gestione poco oculata del rischio, e aggiunge che forse aveva ragione Giulio Tremonti quando parlava di scarsa conoscenza dell'inglese da parte della finanza italiana.

L'accusa di provincialismo è impietosa e poggia sulla base di un calcolo secondo il quale pur sapendo che la Grecia avrebbe fatto default Generali non ha giocato d'anticipo e invece del 40% ha perso il 75% sui titoli greci. Che poi queste perdite siano state scaricate indirettamente allocando i titoli malefici sulle gestioni patrimoniali degli assicurati, è ancora più grave e i top manager di Trieste - scrive sempre Zingales - avrebbero dovuto informare i loro clienti evitando un'operazione "stupida e sbagliata".

La requisitoria dell'economista non finisce qui perché arriva a toccare i rapporti con Mediobanca sui quali c'è da chiedersi "se il top management è capace ma troppo ingessato dall'influenza di Piazzetta Cuccia". Il dilemma si scioglierà solo con l'articolo 36 del decreto Salva-Italia che impedisce ai vertici di un'impresa bancaria o assicurativa di sedere nel consiglio di amministrazione di altre imprese bancarie o assicurative concorrenti.

La conclusione del minuto professore dalla barba incolta è lapidaria: "a questo punto Perissinotto non avrà più scuse: o migliora la gestione finanziaria o deve essere rimpiazzato".

C'è quanto basta per rovinare la Pasqua, ma non è tutto perché anche il buon Zingales dalla penna acida ha avuto un vuoto di memoria. Si è dimenticato infatti di parlare di quei 3 miliardi di euro che Perissirotto dovrà chiedere nel 2014 agli azionisti per riacquistare il 49% della joint-venture con PPF del cecoslovacco Petr Kellner.


3- IN UN PAESE SENZA TESTA, AVANZA UN ESERCITO DI "CACCIATORI DI TESTE"
Le teste sono poche, i cacciatori tanti.

La crisi di leadership che si registra non solo dentro la politica, ma anche nell'economia e nella finanza ha messo in moto gli eserciti degli "headhunter", che si stanno fronteggiando per scegliere i vertici delle banche e di altre realtà dove sembra che la corporate governance sia diventato un groviglio inestricabile.

Basta vedere quello che sta succedendo in Unicredit dove le truppe di Egon Zehnder, la società fondata nel 1964 e presente con 412 consulenti in 38 Paesi, ha avuto la meglio su Spencer Stuart, l'altra azienda abilitata alla ricerca di executive che vanta 53 uffici sparsi in 29 Paesi con 340 consulenti.

I cacciatori di teste, assatanati di business e che secondo l'immaginario collettivo si fronteggiano armati di curricula e di acume, si confrontano senza esclusione di colpi anche su piccole vicende come ad esempio la ricerca di un direttore per la comunicazione per Acea, l'utility romana dove il sindaco Alemanno avrebbe voluto piazzare il suo candidato Simone Turbolente.

Il risultato è che Spencer Stuart ha stilato lo skill professionale di 8 candidati (tra cui una donna) senza portare sul tavolo degli azionisti il profilo ideale. È probabile che questo utilizzo intensivo dei cacciatori di teste arriverà prima o poi anche dentro la Lega Calcio dove bisogna trovare un successore a Maurizio Beretta, l'attuale direttore per le relazioni esterne di Unicredit che si è affezionato alla rotondità del pallone come a quella del potere.

Gli eserciti che cercano i talenti si sono misurati anche la settimana scorsa nella battaglia per il nuovo assetto di Rcs, il Gruppo editoriale del "Corriere della Sera" dove venerdì scorso Dieguito Della Valle si è preso a rasoiate con il giovane Elkann e il grigio Pagliaro. Al termine della riunione si è deciso di affidare a Egon Zenhder la compilazione della short list dalla quale salterà fuori il successore di Antonello Perricone, l'amico di Montezemolo che ha messo sulle spalle del Gruppo un miliardo di debiti.


4- COMINCIA BENE ALL'ALITALIA RAGNETTI: "FARE IMPRESA NON È PIÙ UN'IMPRESA"
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che le hostess dell'Alitalia si sentono moralmente precettate per venerdì prossimo quando alle 14,30 il nuovo amministratore delegato Andrea Ragnetti (proveniente dalla Philips dove tra l'altro ha lanciato tre vibratori) parlerà per la prima volta in pubblico in un parterre d'eccezione.

L'iniziativa è organizzata dall'Università Luiss Guido Carli che alle 14,30 di quel giorno ha invitato nell'aula 200 il giovane Ragnetti a discutere sul tema "Fare impresa non è più un'impresa", un titolo curioso per la tavola rotonda che prevede la partecipazione di Corradino Passera, dell'ambasciatore Thorne, e dei vertici di Enel, Eni, Generali, Intesa, Mediaset e Wind".

 

 

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