L'EMBARGO SULL'ORO RUSSO VALE 20 MILIARDI DI DOLLARI: È LA SECONDA FONTE DI ENTRATE DEL PAESE – MA C’E’ UN'UNICA GRANDE INCOGNITA, GIÀ IPOTIZZATA DAGLI ANALISTI: CHE LO STOP ALLE ESPORTAZIONI RUSSE DI ORO FINISCA PER ALIMENTARE IL VALORE DI UNA COMMODITY CHE A MOSCA (E A PECHINO) USANO COME COLLATERALE DELLE PROPRIE VALUTE - LA MAGGIOR PARTE DELL’ORO DI PUTIN VIENE ACQUISTATO DALLE BANCHE COMMERCIALI RUSSE CHE LO INVIANO AI RAFFINATORI PRIMA DI VENDERLO ALL'ESTERO O ALLA BANCA CENTRALE RUSSA PER DARE STABILITÀ ALLA PROPRIA VALUTA…

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Xi Jinping e Vladimir Putin Xi Jinping e Vladimir Putin

Diana Cavalcoli e Fabio Savelli per il “Corriere della Sera”

 

Potremmo definirla una sfida da venti miliardi di dollari. Con un'unica grande incognita già ipotizzata dagli analisti: che lo stop alle esportazioni russe di oro finisca per alimentare il valore di una commodity che a Mosca (e a Pechino) usano come collaterale delle proprie valute. Bloccandone i flussi per impedire agli oligarchi di aggirare le sanzioni imposte alla Russia l'impatto sulle entrate per Mosca sarà di quest' ordine di grandezza ma non si può escludere che yuan e rublo finiscano per rivalutarsi grazie alle proprie riserve auree, che potrebbero crescere di valore per la carenza di materia prima sul mercato.

 

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In questa nuova guerra di monete la sfida ventilata di recente dai Paesi Brics - Cina, India, Russia, Sudafrica e Brasile - d'altronde è la de-dollarizzazione dell'economia. Se il biglietto verde è ancora la moneta di scambio delle transazioni energetiche dipende anche dal blocco dei Paesi mediorientali, in testa l'Arabia Saudita, principale produttore di greggio al mondo, che però appena due mesi fa ha avviato gli scambi in yuan cinese aprendo una breccia epocale.

 

Però la Casa Bianca e alcuni dei suoi alleati credono che bloccare l'export di oro russo possa convertirsi in un altro colpo all'economia di Mosca. L'iniziativa con Regno Unito, Canada e Giappone «colpirà il cuore della macchina da guerra di Putin», dice il premier britannico Boris Johnson. Lo stop dovrebbe essere ufficializzato da domani.

 

IL PESO DELL'ORO RUSSO

L'oro è la seconda più grande fonte di reddito da export per Mosca, dopo l'energia, con il Paese che produce ogni anno circa il 10% della materia prima estratta a livello mondiale.

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Però la Russia ha riserve auree tra le più imponenti, per un valore stimato di oltre 140 miliardi di dollari, che ha usato come collaterale quando Mosca è uscita dal sistema di transazioni finanziarie Swift deciso dall'Occidente.

 

La maggior parte del metallo viene acquistato dalle banche commerciali russe che lo inviano ai raffinatori prima di venderlo all'estero o alla banca centrale russa, che il 27 febbraio scorso, non a caso, dichiarò di voler riprendere gli acquisti di oro sul mercato per dare stabilità alla propria valuta.

 

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Riserve che stanno aiutando Mosca ad aggirare le sanzioni vendendo i suoi lingotti. Come successo in Svizzera a maggio quando sono entrate 3,1 tonnellate di oro di origine russa per un controvalore di quasi 200 milioni di franchi. Lingotti destinati ad essere fusi per cui l'Ufficio federale elvetico della dogana ha comunicato di aver aperto un'inchiesta.

 

IL RUOLO DI DUBAI

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Le sanzioni occidentali contro la Russia non hanno finora preso di mira gli scambi commerciali in oro, ma molti istituti, spedizionieri e raffinatori hanno smesso di trattare il metallo russo dopo l'inizio del conflitto. La London Bullion Market Association ha deciso di togliere alle raffinerie russe il bollino «Good Delivery». Un marchio che serve a indicare i lingotti vendibili per scopi finanziari. Il metallo russo continua però a trovare acquirenti: dalla Cina al Medio Oriente. Per decenni la Svizzera è stata l'Eldorado degli intermediari di materie prime, al seguito delle aziende statali del Cremlino. Ma dopo l'allineamento di Berna alle sanzioni occidentali la mappa sta cambiando. Lo snodo sta diventando Dubai. All'emirato arriverebbero i lingotti e da qui verrebbero spediti al resto del mondo. Schema identico nel trasporto aereo. Con Dubai scalo ponte tra Est ed Ovest.

 

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