apple netflix disney

L'INEVITABILE DECLINO DI NETFLIX  – L’ARRIVO DI DISNEY+ RISCHIA DI ESSERE UN GUAIO VERO PER IL COLOSSO DELLO STREAMING: HA UN’OFFERTA COMPETITIVA E UN CATALOGO SPAVENTOSO TRA "STAR WARS", CARTONI E FUMETTI MARVEL – MA IL NEMICO NUMERO UNO È LA SATURAZIONE DEL MERCATO E GLI ENORMI INVESTIMENTI IN CONTENUTI: CON GLI ABBONATI CHE CALANO, IL GIOCO PRESTO NON VARRÀ PIÙ  LA CANDELA – VIDEO

 

Stefano Feltri per “il Fatto Quotidiano”

 

Quando un servizio di streaming arriva a dare ordini a Martin Scorsese e alla distribuzione cinematografica americana, è chiaro che il mondo si è rovesciato: Netflix ha prodotto il nuovo film di Scorsese, The Irishman, e ha anche deciso quanto può stare al cinema. Il minimo indispensabile a dare visibilità al progetto, soltanto 26 giorni e soltanto in un numero ristretto di sale. Poi, chi vuole vederlo, lo trova su Netflix.

netflix

 

Una simile prova di forza, più ancora dei premi alla mostra di Venezia e degli Oscar, sembra indicare un' ascesa inarrestabile. E invece, proprio nei giorni dello scontro con i cinema sul film di Scorsese, Netflix potrebbe aver imboccato la strada del declino. Perché per la prima volta si trova davanti un concorrente serio, uno che probabilmente non può battere: Disney, con il suo servizio Disney+, lanciato negli Stati Uniti il 12 novembre e che in Italia arriverà a fine marzo.

 

the irishman 3

Se Netflix ha fatto il salto di qualità nel 2013 con la sua prima grande produzione originale, House of Cards (100 milioni di dollari per due stagioni), Disney+ entra nel settore con un' offerta a cui è difficile fare argine: i Simpson, la nuova serie dall' universo di Star Wars, The Mandalorian, i cartoon classici Disney e poi a breve i nuovi progetti tratti dai fumetti Marvel, che prima andavano su Netflix.

 

disney+, la piattaforma streaming 4

Disney, ormai quasi monopolista dell' intrattenimento, può anche offrire lo sport, con i canali ESPN . Il tutto a un prezzo di lancio appena inferiore a quello di Netflix, 6,99 euro al mese per il pacchetto base invece che i 7,99 euro di Netflix (che ora negli Usa sono diventati 13, dopo l' ultimo aumento). Disney ha già annunciato di aver raggiunto 10 milioni di abbonamenti al momento del lancio. Poi c' è Apple, con il suo servizio di streaming a 5 dollari al mese e investimenti colossali, già 6 miliardi di dollari annunciati e progetti ambiziosi come lo show con Jennifer Aniston.

disney+ 3

 

Il capo azienda di Netflix, Reed Hastings, ha detto che "il nostro più grande concorrente è la fastidiosa necessità umana di chiudere gli occhi e dormire per un terzo della giornata". Ma di concorrenti Netflix ne comincia ad avere parecchi anche quando i suoi utenti riescono a tenere gli occhi aperti. Secondo una stima del New York Times, sono 271 i servizi di streaming di ogni genere tra cui gli utenti americani possono scegliere. E stiamo parlando di un segmento specifico della popolazione, dai millennial in su.

reed hastings

 

I più giovani difficilmente concepiscono l' idea di guardare un' intera puntata di una serie, quasi un' ora, su una piattaforma dall' offerta limitata. Molto meglio i video su Youtube (che infatti spinge molto la sua versione Premium senza pubblicità) o su TikTok, il nuovo social network cinese che propone video di pochi secondi.

 

I vertici di Netflix sanno che ogni successo dei loro nuovi concorrenti verrà visto dai mercati come un potenziale segno di crisi per la società. E nel presentare i risultati finanziari di fine settembre, hanno sottolineato che la torta è abbastanza grande da sfamare tutti: Netflix stima di occupare "meno del 10 per cento del tempo passato davanti a uno schermo negli Stati Uniti, il nostro mercato più maturo, e molto meno del tempo che viene speso guardando schermi mobili".

 

TIM COOK PRESENTA APPLE TV+

Quindi anche con una maggiore offerta in streaming, a rimetterci saranno soprattutto le televisioni tradizionali e altri strumenti di intrattenimento, Disney+ o Apple non toglieranno quote a Netflix perché, assicura la stessa Netflix, "anche se i nuovi concorrenti hanno alcuni grandi titoli, soprattutto di catalogo, nessuno ha la varietà e la qualità di nuovi programmi che noi produciamo nel mondo". Piccolo dettaglio: trovare nuovi clienti con un catalogo ricco di produzioni già ammortizzate è molto meno rischioso che investire miliardi per realizzare contenuti originali, come fa Netflix.

 

Per noi utenti sembra un ottimo affare: la concorrenza aumenta l' offerta e riduce il prezzo, con un mercato di contenuti in streaming sempre più ampio, anche le produzioni di nicchia possono sperare di trovare un pubblico e dunque finanziamenti.

 

basta netflix

Tutti contenti. O forse no, perché la scommessa di questi servizi di streaming è di arrivare a un pubblico abbastanza grande da giustificare gli enormi investimenti in contenuti.

Netflix spende 15 miliardi all' anno per produrre film e serie. Oggi dichiara di avere circa 158 milioni di abbonati (gli utenti reali sono di più, grazie alla condivisione degli account) e secondo gli analisti ha un mercato potenziale di 700 milioni. Peccato che gli utenti abbiano smesso di crescere al ritmo previsto: la frenata si è vista con i conti di fine giugno, quando Netflix ha perso 126.000 utenti negli Stati Uniti. Non accadeva dal 2011. E ancora non c' era Disney+ a fare concorrenza.

TIM COOK PRESENTA APPLE TV+

 

Anche il prezzo delle azioni ha smesso di crescere, oggi l' intera azienda vale 136 miliardi di dollari, parecchio ma meno che nel marzo scorso, quando ha raggiunto il picco.

Netflix è quotata in Borsa da più tempo di Google e Facebook, ma ha impiegato molto tempo per emergere come una delle aziende simbolo dell' economia dei dati.

disney+ 2

 

Tra il 2003 e il 2009 ha aumentato la sua capitalizzazione di Borsa del 33,4 per cento all' anno, poi tra il 2010 e il 2017 ben del 50 per cento all' anno. Ma una corsa che sembrava inarrestabile pare essersi arrestata, perché la frenata nell' aumento degli abbonati indica che questa volta, forse, Netflix non riesce a stare al passo dei concorrenti. Che siano il sonno o gli altri servizi di streaming.

 

Tra il 2002 e il 2007 aveva un avversario molto diverso da quelli attuali: l' ormai dimenticata catena di videonoleggio Blockbuster. Netflix spediva i dvd via posta a condizioni migliori e, intanto, raccoglieva dati sulle preferenze degli utenti. Poi ha lanciato il servizio di streaming, ha indetto una competizione tra gli statistici di tutto il mondo ed è riuscita a costruire un modello sempre più preciso di quelle che in gergo si chiamano "probabilità condizionate": sapere che chi ha amato The Spy con Sacha Baron Cohen quasi certamente gradirà anche la serie Mindhunter è utile per migliorare la selezione da sottoporre all' utente, ma è cruciale per decidere cosa produrre. Ed è proprio sui contenuti originali che Netflix ha costruito il suo successo recente.

netflix 1

 

Netflix ha abbandonato la procedura standard del settore: si produce un episodio pilota di una serie, si testa, poi, se piace, si prosegue con tutto il resto, in un continuo tentativo di limitare le perdite, inevitabili quando si investono milioni per una serie che non incontra i gusti del pubblico. Grazie alle probabilità condizionate, Netflix sa cosa piacerà ai suoi spettatori, così investe subito centinaia di milioni e carica l' intera stagione, non soltanto un episodio di prova.

Più abbonati ci sono, più ricavi entrano, ma anche più dati si raccolgono, con il risultato di rendere le previsioni ancora più accurate ed evitare di sprecare risorse.

 

netflix esquivale ad accidia

Ma questo è un modello di business che presuppone di arrivare, prima o poi, a una situazione di monopolio in cui i consumatori sono legati a Netflix al punto che l' azienda può permettersi di aumentare i prezzi e fare finalmente i profitti che gli investitori si aspettano (a differenza di Uber e di altre start up rivoluzionarie ma in perdita, Netflix comunque fa utili: 665 milioni nell' ultimo trimestre, sotto le attese degli analisti).

 

Netflix Building

Nella sua corsa verso il monopolio dello in streaming, Netflix si scontra con un altro problema insormontabile: tutti i suoi concorrenti offrono il servizio di contenuti video come parte collaterale di un loro business molto più ampio. Amazon ha lanciato Prime Video come appendice del suo servizio di spedizioni accelerato, può andare bene o andare male ma il destino dell' azienda di Jeff Bezos non dipende certo da quello.

 

Lo stesso vale per Disney o Apple. Netflix invece non ha alternative: vende una cosa soltanto, i contenuti in streaming, e ora sarà sempre più difficile sostenere che sono di una qualità superiore rispetto a quelli della concorrenza. Anche la tecnologia che permette di adattare l' offerta alle preferenze dell' utente è replicabile (e replicata) da tutti i suoi concorrenti.

 

netflix television

"Quelli che entrano in un settore con il portafoglio aperto, di solito escono con il portafoglio vuoto. Per sfuggire a questo destino, Netflix dovrebbe dimostrare una certa disciplina nel controllare i costi, ma finché non vedrò questa disciplina continuerò a essere soltanto un abbonato e non un investitore", ha scritto sul suo blog il professore di Finanza alla New York University Aswath Damodaran.

Ultimi Dagoreport

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....