AIUTATI CHE LO STATO NON TI AIUTA - ''LA CASSA INTEGRAZIONE? LA DEVONO ANTICIPARE LE AZIENDE AI DIPENDENTI''. DANILO MIGLIARESE, CHE HA UNA CATENA DI RISTORANTI CON 90 DIPENDENTI: ''LO STATO IN CAMBIO CI FARÀ SCONTI SUI CONTRIBUTI IN FUTURO. MA NOI ABBIAMO AVUTO UN TRACOLLO DEI FATTURATI, SE ORA SVUOTIAMO IL POCO CHE ABBIAMO IN CASSA NON AVREMO UN SOLDO DA INVESTIRE QUANDO SI POTRA' RIAPRIRE. NEGLI ALTRI PAESI IL GOVERNO VERSA DIRETTAMENTE AI CITTADINI, NOI FINIREMO STROZZATI''

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Lettera di Danilo Migliarese (fondatore di Basara) a ''Italia Oggi''

 

DANILO MIGLIARESE BASARA DANILO MIGLIARESE BASARA

Scrivo come piccolo imprenditore di un gruppo di ristorazione italiana (Basara) con 90 dipendenti e che da 10 anni opera nel mondo della ristorazione giapponese di fascia medio alta. Dopo tanti anni di lavoro diretto e sacrifici, nel 2019 siamo riusciti a raggiungere quota cinque ristoranti, di cui quattro a Milano e uno a Venezia. Questa situazione del covid 19 ci ha colpiti già a partire da inizio febbraio. Soprattutto nelle nostre location più centrali, la mancanza di turisti cinesi si è fatta sentire subito, e quando la situazione ha iniziato a coinvolgere anche tutto il contesto italiano il calo di fatturato è stato drammatico, nell'ordine del 90% aggregato.

 

Come presa di coscienza e per incentivare le persone a stare a casa, ancor prima dell'uscita del decreto, abbiamo aderito a un gruppo di ristoratori https://unionebrandristorazione.com  per provare a fare la nostra parte, chiudendo tutti i nostri ristoranti nel rispetto della salute dei nostri dipendenti e cercando di incentivare i nostri cittadini a stare a casa. Ormai da fine febbraio seguiamo molto da vicino, con i nostri consulenti del lavoro e commercialisti, l'epopea degli aiuti di stato alle imprese. Annunci su annunci, decreti in bozza non firmati e poi ancora annunci e rosee prospettive e grandi promesse.

 

conte gualtieri conte gualtieri

Le nostre speranze di riuscire a sopravvivere a questa fase si sono un po' risollevate quando ci hanno comunicato che ci sarebbe stata una cassa integrazione in deroga (in quanto in quella normale i ristoranti non rientrano), con la possibilità di renderla retroattiva (a partire da fine febbraio) e con anticipo diretto da parte dello stato. Tuttavia, dopo incontri con sindacati, Inps e consulenti, purtroppo abbiamo scoperto che lo Stato non anticiperà alcunché ai nostri dipendenti: l'attuale cassa integrazione in deroga per aziende come la nostra, essendo sopra una certa soglia di fatturato, prevede che sia l'azienda ad anticipare tutto l'importo della cassa integrazione per poi avere un credito fiscale in futuro verso l'Inps.

 

Altri paesi, come Stati Uniti e Germania, stanno finanziando le loro imprese con immissioni dirette di liquidità rispettivamente di 2 triliardi e 500 miliardi, garantendo la cassa integrazione ai loro dipendenti con esborsi diretti di stato. In Svizzera la settimana scorsa il governo ha mandato un modulo per erogare a ogni impresa che lo richieda il 10% del fatturato 2019, a tasso 0% da ridare in 5 anni. E invece in Italia ci sono solo i miseri 25 miliardi di «denaro fresco», citando le parole del ministro Di Maio.

PASQUALE TRIDICO NUNZIA CATALFO PASQUALE TRIDICO NUNZIA CATALFO

 

Forse sarebbe più corretto e anche onesto dire ai cittadini la verità: i soldi arriveranno dalle imprese, che poi andranno a credito con lo stato tra 4/6 mesi quando la cassa integrazione finirà, il lavoro tornerà e le imprese sopravvissute potranno beneficiare del credito non pagando le tasse sui dipendenti. Ci sono troppi se e troppi ma, anche perché se dopo questa chiusura totale l'Italia dovesse cadere in una recessione (ipotesi molto probabile se non certa, secondo tutte le autorità finanziarie ed economiche mondiali) con consumi ridotti del 30%, chi ripagherà i debiti accesi dagli imprenditori? Sicuramente non il nostro amato stato italiano.

 

Certo, c'è stato l'accordo di intesa appena firmato tra Abi e Inps che permetterà l'anticipazione da parte del sistema bancario degli ammortizzatori sociali previsti dal decreto cura Italia. Non commento sul tempismo di questi provvedimenti, siamo a pochi giorni dal pagamento degli stipendi e in emergenza Covid19 da quasi un mese e mezzo. Ma mi chiedo se la stragrande maggioranza di imprese che già si sono attivate per richiedere la cassa integrazione con anticipo diretto stanziando già milioni e milioni di euro non avrebbero potuto usare questa liquidità per mettere in campo investimenti per poter ripartire appena la situazione tornerà alla normalità?

 

di maio catalfo di maio catalfo

Temo quindi che ormai sia troppo tardi per tante imprese, che per non lasciare a secco i loro dipendenti hanno già anticipato gli ammortizzatori sociali svuotandosi le casse aziendali e togliendo risorse che dovrebbero arrivare velocemente da uno stato sempre più burocratico e impantanato.

 

Mi viene da pormi una domanda banale e scontata: ma la ministra Catalfo non poteva pensarci un po' prima e redigere l'accordo un mese fa, contestualmente a quando il presidente Conte presentò il decreto Cura Italia? Dicono che questo accordo fosse stato già usato nel 2008, non stiamo quindi parlando di un terreno inesplorato, ci voleva tanto?

 

 

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