1. S&P DECLASSA L'ITALIA E, TRA LE RIGHE, AVVERTE: PER GARANTIRE CHE IL BEL PAESE PAGHI I DEBITI, GLI ITALIANI DEVONO ANCORA ESSERE SPREMUTI A COMINCIARE DA IMU E IVA 2. PER LETTAENRICO È UNA DECISIONE ‘’SUPERATA DAI FATTI”, QUALCUNO SPIEGHI AL PREMIER CHE È SEDUTO SU DUEMILA MILIARDI DI EURO DI DEBITI E CHE ALL’APPELLO MANCA ANCORA MOODY’S CHE POTREBBE PORTARE IL NOSTRO RATING AL LIVELLO SPAZZATURA 3. SE SACCOMANNI CONTINUA A NASCONDERE LA VERITÀ SUI DERIVATI E SUI DEBITI COMMERCIALI (FATTURE NON PAGATE) DELLO STATO PRIMA O POI A QUALCUNO SALTERANNO I NERVI ED INIZIERÀ A LIQUIDARE BTP A PREZZI DI SALDO. LE BANCHE ITALIANE, STRACARICHE DI BTP, ENTREREBBERO SUBITO IN DIFFICOLTÀ ED IL CASTELLO DI CARTA MONTATO DA BANKITALIA E MARIO DRAGHI VERREBBE GIÙ CON CONSEGUENZE TRAGICHE

1. DAGOREPORT
Superbonus per Dagospia

Il Ministero del Tesoro ha detto che la scelta di S&P di abbassare il rating della Repubblica Italiana è una scelta "superata dai fatti". Qui il Governo si sbaglia di grosso, l'agenzia di rating ha sorvolato sull'ammontare del debito commerciale dello Stato (per intendersi le fatture non pagate), non ha aperto una luce sui derivati del Tesoro, ha lasciato da parte la situazione di semi default di Campania, Sicilia e Lazio, non ha guardato i conti di Napoli, Roma e Piemonte e si è concentrata soltanto sui flussi di cassa.

In pratica S&P non ha tenuto conto dei "fatti", che evidentemente, secondo gli analisti possono essere superati se la crescita economica ed i flussi di cassa conseguenti consentissero all'Italia di galleggiare sui problemi come ha fatto sino ad ora. Standard & Poors fa finta di preoccuparsi della solidità dell'azienda Stato ma in realtà guarda all'Italia con la sola domanda che si fanno gli investitori in questo periodo di liquidità a basso costo: "Riuscirà a pagare i debiti il Belpaese?"

Sì, nel brevissimo periodo, forse no se guardiamo un paio di anni in avanti. Per garantire che la cassa paghi i debiti, gli italiani, dice S&P fra le righe, devono ancora essere spremuti a cominciare da IMU e IVA.

Letta (nipote) dice: "Siamo sorvegliati speciali", qualcuno spieghi al premier che è seduto su duemila miliardi di euro di debiti e che quanto più rinvia le decisioni tanto più gli investitori diventano nervosi. Qualcuno avverta Letta che all'appello manca ancora la revisione del rating di Moody's che potrebbe portare il nostro rating direttamente al livello spazzatura.

Se Saccomanni continua a nascondere la verità sui derivati e sui debiti commerciali (fatture non pagate) dello Stato prima o poi a qualcuno salteranno i nervi ed inizierà a liquidare BTP a prezzi di saldo. Le banche italiane che sono stracariche di titoli di Stato entrerebbero subito in difficoltà ed il castello di carta montato da Bankitalia e Mario Draghi verrebbe giù con conseguenze tragiche.

Un'operazione verità sullo stato dell'Economia e delle Finanze pubbliche non aiuterebbe certo quel "tiriamo a campare" che è il vero motto di questo Governo, questa volta però c'è il rischio di tirare le cuoia tutti insieme Zio e Nipote compresi.


2. S&P DECLASSA L'ITALIA E DETTA L'AGENDA A LETTAENRICO SU IMU E IVA
Roberto Giovannini per LaStampa.it

Proprio «spazzatura» non sono, i titoli del debito pubblico italiano; ma per l'agenzia Standard&Poor's il rating dell'Italia scende da BBB+ a BBB, per di più con una previsione negativa.

Una doccia fredda per il governo, che da qualche settimana invece incassava giudizi lusinghieri e adesso rischia di dover fare i conti con un aumento dello spread e dei rendimenti da pagare su Btp e affini. E soprattutto, una bella grana politica: perché tra le ragioni per le quali siamo declassati c'è «il differente approccio nella coalizione di governo» per coprire un disavanzo «frutto della sospensione dell'Imu e del possibile ritardo del pianificato aumento dell'Iva».

Dissensi che mettono «potenzialmente a rischio» il raggiungimento degli obiettivi di bilancio 2013. Per il Tesoro le cose non stanno così, ma come ha detto parlando a «Ballarò» il premier Enrico Letta, «la situazione rimane complessa, l'Italia col debito così alto rimane un sorvegliato speciale».

Oltre a Imu e Iva, per gli analisti di Standard&Poor's i problemi dell'Italia sono la debolezza dell'economia, che quest'anno si contrarrà dell'1,9%, automaticamente portando il debito a quota 129 per cento del Pil. Per S&P è possibile un «ulteriore peggioramento dell'economia in Italia con le prospettive di crescita reale dell'ultimo decennio di meno dello 0,04% di media».

Infine, nel mirino c'è la mancata trasmissione sull'economia reale della politica monetaria espansiva della Bce, con i tassi dei prestiti alle imprese che rimangono ben al di sopra dei livelli pre-crisi.

Detto della reazione del premier, anche il Pdl comunque contesta l'agenzia di rating. «Nessuno è perfetto. Enron, Lehman Brothers, Aig, Bear Stearns e Parmalat, quando Standards & Poor's piglia fischi per fiaschi», scrive su Twitter la portavoce del gruppo Pdl alla Camera dei deputati Mara Carfagna. Critico è anche il ministero del Tesoro.

In una giornata decisamente negativa, se non altro dall'Istat arrivano segnali che lasciano sperare finalmente a un disgelo dell'economia italiana. A inizio 2013, dopo due anni in rosso, il potere d'acquisto delle famiglie è tornato a crescere e si è ricominciato anche a risparmiare, come ormai non accadeva da tempo. Tuttavia, consumi e spese sono ancora decisamente in stallo, e non solo per le famiglie. Quanto alle imprese (finanziarie escluse) invece la sofferenza continua a essere notevole.

Secondo le rilevazioni dell'Istituto di Statistica, la capacità di spesa «reale» degli italiani è così risalita dello 0,5% sul trimestre precedente dopo otto cali consecutivi. Invece nel confronto con l'anno scorso il ritardo è ancora presente (-2,4%), anche se la flessione è più che dimezzata rispetto alla fine del 2012.

Ancora, gli italiani hanno ripreso a mettere da parte, con la propensione al risparmio (la quota di reddito non consumata) risalita al 9,3%, in crescita anche su base annua (+0,9 punti). In questo caso il cambiamento è significativo e mette fine alla lunga erosione dei risparmi che aveva portato la quota degli accantonamenti ai minimi storici.

Oggi invece la soglia si è risollevata ai livelli del 2010, pur se rimane forte la distanza con i valori del periodo pre-crisi. Non è ripartita, almeno per ora, la spesa delle famiglie per consumi, sostanzialmente ferma a confronto con il trimestre precedente e in diminuzione dell'1,4% su base annua. E così gli investimenti, che a livello familiare coincidono con l'acquisto della casa: il loro tasso è rimasto in flessione, anche se lieve.

 

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