tim grillo berlusconi bollore

ARRIVATA LA RETE UNICA, ARRIVA ANCHE BERLUSCONI? CONTE APRE A MEDIASET, GUBITOSI FRENA: ''LA SENTENZA SU MEDIASET? NON CI RIGUARDA. NON CAPISCO CHE VANTAGGIO AVREBBE UN FRUITORE DELLA RETE AD AVERNE UNA QUOTA'' - STARACE: ''CI INTERESSA CABLARE, IL RESTO UN PO' MENO''

 

Francesco Spini per ''la Stampa''

 

LUIGI GUBITOSI FRANCO BASSANINI

Ora che la strada è tracciata, la rete unica è diventata una bandiera del governo. Il premier Giuseppe Conte dal Forum Ambrosetti di Cernobbio assicura che «sarà aperta e inclusiva: confidiamo possa completarsi quanto prima». Anche di fronte a chi gli chiede cosa pensi del fatto che Mediaset, dopo la pronuncia della corte di Giustizia che ha sbloccato gli incroci tra contenuti e tlc, possa entrare nel progetto, non si scompone: «Perché no?», afferma. Una prospettiva su cui l' ad di Tim, Luigi Gubitosi, anch' egli presente ai lavori di Cernobbio, appare ben più freddo.

 

«È una partita in cui non siamo coinvolti», dice. La sentenza dei giudici europei «non riguarda Tim ma un investitore che ha una trattativa con Mediaset». Il riferimento, ovviamente, è a Vivendi, azionista col 23,9% di Tim che si ritroverà presto sbloccato anche l' intero 29,9% che ha del Biscione prima in buona parte segregato (19,9%) con un provvedimento di Agcom che non ha più ragion d' essere dopo la sentenza europea.

 

berlusconi giacomini confalonieri valentini

E che ha riaperto il fronte dentro il Biscione, tra le possibilità di un accordo coi francesi e il rischio stallo. Ad ogni modo Cologno Monzese s' è detta pronta a valutare un investimento nella rete unica. Gubitosi appare scettico. «Mentre mi è evidente che vantaggio avrebbe un operatore di tlc» nell' investire nella rete, «non mi è evidente che vantaggio avrebbe un fruitore della rete come può essere Netflix, la Rai o Mediaset».

 

A chi gioverebbe, insomma? Dunque una suggestione, secondo Gubitosi, con pochi razionali. «Se ci fosse interesse di qualcuno lo valuteremmo - afferma -, ma non è ovvio, industrialmente parlando». Meglio ragionare, secondo il manager, sulle possibilità di coinvestimento di altri operatori tlc dopo Fastweb, entrata in partita, e Tiscali, con cui è stato siglato un accordo.

 

CONFALONIERI PIERSILVIO BERLUSCONI

Lo sguardo ora corre già alle prossime tappe della rete unica che, dopo la lettera di intenti tra Tim e la Cdp, dovrà portare, a valle delle valutazioni, alla fusione tra FiberCop (la società in cui sarà scorporata la rete secondaria a cui Tim aggiungerà anche la sua infrastruttura primaria) e Open Fiber, per dare vita ad AccessCo. Il premier Conte, che nel suo discorso a Cernobbio mostra comunione di intenti con Gubitosi, con cui si incontra brevemente, è certo: «Open Fiber entrerà». Resta da risolvere il rebus Enel, azionista al 50% di Open Fiber e che a giorni riceverà l' offerta vincolante del fondo Macquarie (su una quota del 35-50%, col resto da girare a Cdp).

 

L' ad Francesco Starace, in videocollegamento con Cernobbio non risponde sulle sue mosse future e se la cava con una battuta: «Ci interessa cablare, il resto un po' meno». Gubitosi spera che sulla rete finisca il tempo del caos.

LUIGI GUBITOSI FRANCESCO STARACE

 

«Basta con le polemiche», dice, «stiamo lavorando per trasformare le poche pagine di principio della lettera di intenti in un business plan condiviso». Sullo sfondo resta l' incognita Bruxelles, soprattutto alla luce del fatto che Tim manterrà almeno il 50,1%, come ha sempre dichiarato. «Non vogliamo mantenere il controllo - assicura però l' ad di Tim - auspico avremo la maggioranza perché apporteremo la parte più grande di rete ma il controllo sarà condiviso, accettiamo di essere minoranza in consiglio». Quanto all' Europa e agli altri regolatori, «verificheranno che ci sia parità di accesso e Bruxelles credo e spero avrà un approccio giusto. Certo non commento cosa dovrebbe fare».

francesco starace

 

 

Ultimi Dagoreport

antonio angelucci tommaso cerno alessandro sallusti

FLASH – UCCI UCCI, QUANTI SCAZZI NEL “GIORNALE” DEGLI ANGELUCCI! NON SI PLACA L’IRA DELLA REDAZIONE CONTRO L’EDITORE E I POCHI COLLEGHI CHE VENERDÌ SI SONO ZERBINATI ALL'AZIENDA, LAVORANDO NONOSTANTE LO SCIOPERO CONTRO IL MANCATO RINNOVO DEL CONTRATTO NAZIONALE E PER CHIEDERE ADEGUAMENTI DEGLI STIPENDI (ANCHE I LORO). DOPO LO SCAMBIO DI MAIL INFUOCATE TRA CDR E PROPRIETÀ, C’È UN CLIMA DA GUERRA CIVILE. L’ULTIMO CADEAU DI ALESSANDRO SALLUSTI, IN USCITA COATTA (OGGI È IL SUO ULTIMO GIORNO A CAPO DEL QUOTIDIANO). AL NUOVO DIRETTORE, TOMMASO CERNO, CONVIENE PRESENTARSI CON L'ELMETTO DOMANI MATTINA...

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)