A BERLUSCONI GLI MANCAVA SOLO LA SENTENZA DELLA CORTE UE CHE DÀ RAGIONE A BOLLORÉ - LA LEGGE GASPARRI È CONTRARIA AL DIRITTO EUROPEO, VIVENDI PUÒ SALIRE SOPRA IL 10% DI MEDIASET E RIPRENDERE LA SUA SCALATA - MA QUESTA BATOSTA POTREBBE APRIRE LA STRADA AL FANTA-SCENARIO RIVELATO DA DAGOSPIA: IL BISCIONE, ULTIMO GIGANTE DELLE TELECOMUNICAZIONI CONTROLLATO DA ITALIANI, ENTRA NELLA RETE UNICA DI TIM E CDP

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L'OPERAZIONE POLITICO-FINANZIARIA CHE DISEGNERÀ IL FUTURO DELL'ITALIA È IN CORSO (MA NON LO LEGGERETE SUI GIORNALI): BERLUSCONI SOSTIENE IL GOVERNO CONTE E IL PREMIER FA INGOIARE AI GRILLINI IL ROSPO DEL BANANA DENTRO LA RETE UNICA, ESSENDO MEDIASET L'ULTIMO GRANDE GRUPPO DI TELCO IN MANO ITALIANA

https://m.dagospia.com/grillo-berlusconi-e-il-piano-per-la-rete-unica-in-mano-italiana-via-cdp-dagoesclusiva-240463

 

 

LA CORTE EUROPEA SCATENA IL BIG BANG SU MEDIA E TLC IN ITALIA

Andrea Biondi per ''Il Sole 24 Ore''

 

È una bocciatura secca quella della Corte di Giustizia Ue sulle norme italiane che hanno costretto Vivendi a congelare al 9,9% la sua partecipazione in Mediaset. La disposizione, «è contraria al diritto dell'Unione». La sentenza della Corte del Lussemburgo, oltre a piombare come un macigno sulla contesa fra il gruppo di Cologno e quello che fa capo a Vincent Bolloré, apre a scenari tutti da verificare, con possibile «Big bang» nel mondo dei media e delle tlc. Mediaset in una nota usa parole che sanno di messa in guardia: «Se, al contrario di quanto prevede oggi la Legge italiana, si aprissero possibilità di convergenza tra i leader delle tlc e dell'editoria televisiva, Mediaset che in tutti questi anni è stata vincolata e penalizzata dal divieto valuterà con il massimo interesse ogni nuova opportunità in materia di business tlc già a partire dai recenti sviluppi di sistema sulla Rete unica nazionale in fibra».

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Legge Gasparri e delibera Agcom

Per capire occorre tornare alla Legge Gasparri, legge sul sistema radiotelevisivo approvata dal Parlamento ad aprile 2004. L'iter non fu semplice, tant' è che nel dicembre 2003 fu rinviata alle Camere dall'allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Fra i motivi di quel rinvio c'era il Sistema integrato delle comunicazioni (Sic): paniere poi recepito dal Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (Tusmar) per evitare le concentrazioni nel mercato audiovideo, a tutela del pluralismo. La legge ha stabilito che nessun soggetto potesse superare il 20% del valore del Sic. Quel limite, allora ritenuto troppo ampio e quindi troppo "pro-Mediaset", fu fra i motivi del richiamo di Ciampi.

 

Il limite del 20% è però rimasto ed è passato, come detto, nel Tusmar unitamente a un altro vincolo contenuto nel comma 11 dell'articolo 43 oggetto dell'intervento della Corte Ue: il divieto di acquisto, per chi abbia una posizione di mercato prevalente nelle tlc (realizzando il 40% dei ricavi complessivi di tale settore), di acquisire ricavi superiori al 10% del Sic. È su questa norma che il Biscione fece leva a fine 2016 nel rivolgersi ad Agcom contro Vivendi. Erano i giorni della "scalata" di Vivendi a Mediaset, seguita al gran rifiuto da parte dei francesi di acquisire, come da accordi, Mediaset Premium e all'immediato contenzioso.

 

BOLLORE BERLUSCONI BOLLORE BERLUSCONI

Dopo qualche mese Agcom è intervenuta per vietare a Vivendi di mantenere tutte le sue quote contemporaneamente in Tim (dove è primo azionista col 23,9%) e in Mediaset (dove è il secondo con il 28,8% e il 29,9% dei diritti di voto). Il gruppo francese ha cosi parcheggiato il 19,19% di Mediaset in Simon Fiduciaria. L'impatto è stato non da poco anche perché Mediaset, facendo leva su decisioni giudiziarie, ha sempre negato accesso e voto nelle assemblee a Simon. Vivendi ha fatto ricorso contro la delibera Agcom al Tar che a sua volta si è rivolto alla Corte Ue con un "rinvio pregiudiziale".

 

Ora il responso, favorevole a Vivendi assistita dallo studio Cleary Gottlieb con gli avvocati Giuseppe Scassellati, Ferdinando Emanuele, Marco D'Ostuni e Gianluca Faella. La bocciatura della Corte Ue «L'articolo 49 TFUE - si legge in un comunicato della Corte - osta a qualsiasi provvedimento nazionale che possa ostacolare o scoraggiare l'esercizio della libertà di stabilimento garantita dal TFUE. È questo il caso della normativa italiana che vieta a Vivendi di mantenere le partecipazioni che essa aveva acquisito in Mediaset o che deteneva in Telecom».

 

La Corte Ue ha puntato l'indice su tre aspetti: la definizione restrittiva del settore delle comunicazioni elettroniche che esclude nuovi mercati (i servizi al dettaglio di telefonia mobile e altri servizi collegati ad Internet); la sproporzionalità nel calcolare i ricavi delle società «collegate» come se fossero «controllate», vietando anche alle prime gli incroci azionari; l'irrilevanza del limite del 10% dei ricavi del Sic che «non è di per sé indicativo di un rischio di influenza sul pluralismo dei media». Dal gruppo francese «grande soddisfazione» per la decisione. «Vivendi - si legge in una nota - ha sempre agito nel rigoroso rispetto della legge italiana ed è stata costretta a difendere i propri interessi in sede giudiziaria dopo che Mediaset ha presentato reclamo all'Agcom nell'unico desiderio di impedirle di partecipare alle proprie assemblee».

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Gli scenari

Gli occhi sono puntati su Agcom, il cui prossimo Consiglio si terrà il 9 settembre, che potrebbe in autotutela annullare la delibera 178/17/CONS.

 

Se questo non accadesse, sarebbe il Tar a doversi esprimere e i pareri legali ascoltati dal Sole 24 Ore considerano obbligata la strada della bocciatura della delibera. «Non c'è alcuna "cancellazione" da parte della Corte Ue: ora sarà il Tar del Lazio a riprendere in mano la vicenda e a decidere, dopodiché sono sempre possibili ricorsi», afferma Gian Michele Roberti, uno dei legali di Mediaset. Ferdinando Emanuele, fra i legali di Vivendi, evidenzia invece che «per il principio del primato del diritto comunitario sul diritto nazionale, più volte ribadito dalla Corte di Giustizia, i giudici italiani non potrebbero disattendere questa sentenza della Corte Ue e quanto affermato sul Tusmar».

 

A ogni modo, se Vivendi potrà far valere il suo peso azionario in Mediaset (ieri il titolo del Biscione è salito del 5,18%), da Cologno rilanciano dicendosi pronti a guardare al dossier della rete unica (si veda a lato), dopo che la Corte Ue ha nei fatti affossato l'impossibilità di controlli incrociati tra gruppi tlc e operatori Tv. Al di là delle schermaglie, senza interventi normativi la bagarre legale sarebbe inevitabile. In questa situazione, infatti, come escludere a priori che qualcuno che ricade in uno degli altri divieti anti-concentrazione del Tusmar possa cercare di forzare la mano, magari contando su ricorsi legali?

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L'articolo 43 comma 12 del Tusmar prevede per esempio un divieto per «soggetti che esercitano l'attività televisiva in ambito nazionale su qualunque piattaforma» con ricavi superiori all'8% del Sic di «acquisire partecipazioni in imprese editrici di giornali quotidiani o partecipare alla costituzione di nuove imprese editrici di giornali quotidiani». Mediaset, solo per fare un esempio paradossale, potrebbe anche puntare ad acquisire Rcs.

 

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