vincent bollore vivendi tim labriola mediaset pier silvio berlusconi

BOLLORÉ VUOLE RISOLVERE IN UN SOLO COLPO LE GRANE CON TIM E CON I BERLUSCONI – VIVENDI STA GIOCANDO LA PARTITA PIÙ DELICATA IN TERRA ITALIANA: RECUPERARE PARTE DEI 3,7 MILIARDI DI PERDITE SUGLI INVESTIMENTI IN TIM E IN MEDIAFOREUROPE (L'EX MEDIASET), LE DUE SOCIETÀ DI CUI È AZIONISTA DI RIFERIMENTO – IL PIANO DEL FINANZIERE BRETONE PUNTA ALLA FUSIONE DI MFE CON LA PARTE DEI SERVIZI DI TIM, QUELLA CHE IN PRATICA RESTEREBBE DOPO LA CESSIONE DELLA RETE... 

Estratto dell'articolo di Andrea Biondi e Marigia Mangano per “Il Sole 24 ore”

 

vincent bollore

C'è un comune denominatore tra il destino del riassetto di Tim e il futuro di MediaForEurope. E parla francese. È il gruppo Vivendi, azionista di riferimento delle due società con una quota pressoché identica (22,9% in Mfe e 23,75% in Tim) e interlocutore chiave della famiglia Berlusconi da un lato e della Cdp del Governo dall'altro, su due dossier che, per motivi differenti, oggi sono le priorità del sistema economico e politico del Paese.

 

pier silvio berlusconi

Con una presenza complessiva nelle due società target che in Borsa vale 1,6 miliardi, e con perdite potenziali che hanno raggiunto in termini aggregati il valore di 3,7 miliardi - si possono calcolare in oltre 700 milioni per Mediaset e 3 miliardi per Tim - il gruppo francese che fa capo al finanziere bretone Vincent Bolloré sta giocando oggi la partita più delicata in terra italiana: creare le condizioni per recuperare parte delle perdite su entrambi gli investimenti [...]

 

E proprio in questa seconda categoria di "soluzioni", si inserisce un dossier che circola nelle sale operative e che avrebbe il vantaggio di sistemare in un colpo solo le due partite finanziare del momento: Tim e Media For Europe, appunto.

 

vincent bollore

Il piano, raccontano negli ambienti finanziari, punterebbe alla fusione di Media for Europe con la parte dei servizi di Tim, quella che in pratica resterebbe dopo la cessione della Rete. Tale soluzione risolverebbe due questioni: il futuro industriale e proprietario di Mfe, con la famiglia Berlusconiche in continuità resterebbe azionista di riferimento di un gruppo più grande e industrialmente più articolato, e la posizione di Vivendi, che potrebbe così rinunciare ai 31 miliardi di richiesta per la rinuncia a Netco in cambio di una operazione industriale a cui i francesi guarderebbero da tempo con favore.

 

Non è la prima volta che se ne parla. Lo stesso ad di Mfe, Pier Silvio Berlusconi, nel 2018 fu chiaro, rispondendo a margine alle domande dei giornalisti durante la tradizionale presentazione dei palinsesti: l'interesse per Tim «è fuori dal nostro navigatore: molti anni fa si era pensato, me è un treno che è passato».

 

piersilvio e silvio berlusconi

Quel che è però agli atti è che Mediaset, oggi diventata Mfe, due anni fa è stata oggetto di un grande accordo con Vivendi. Intesa che tuttavia non è stata ancora perfezionata. Il compromesso raggiunto ha interrotto cinque anni di scontri con la famiglia Berlusconi, con la "promessa", non appena le condizioni di mercato lo avessero consentito, dell'uscita di Vivendi dal capitale del gruppo salvo una piccola quota inferiore al 5 percento.

 

Nella lunga storia dell'investimento in Mediaset da parte di Vivendi, spiccano i numeri: i francesi hanno speso 1,26 miliardi nel 2016 per conquistare il pacchetto del 28 per cento. Il prezzo medio era di 3,7 euro per azione: valore che si confronta con 1,3 euro per azione (sommando i valori delle Mf e A e B) di oggi.

 

PIETRO LABRIOLA

Una prima tranche, pari al 5%, è stata venduta a un prezzo medio di 2,7 euro per azione. Ma il grosso del pacchetto, dunque l'attuale 22,9%, esprime oggi un valore in Borsa di appena 400 milioni. A conti fatti, dunque, la minusvalenza potenziale è di 700 milioni.

 

[…]

 

L'uscita di scena del Cavaliere spianerà forse la strada per un ridimensionamento di Fininvest nel capitale di Mfe a favore del gruppo transalpino? O insieme, l'asse italo-francese si consoliderà intorno a un nuovo progetto industriale? II progetto paneuropeo Anche ieri i titoli Mfe hanno rifiatato (-2,44% le Mfe B e -3,90 le Mfe A) dopo la sbornia delle prime due sedute (lunedì e martedì) seguite alla notizia della morte di Silvio Berlusconi.

 

VINCENT BOLLORE

Da Fininvest, prima, e da Pier Silvio Berlusconi poi, in questi giorni sono arrivati segnali di continuità per il business televisivo del gruppo. Il cui futuro, secondo l'ad e vicepresidente Mfe, è legato a doppio filo a un progetto di espansione internazionale che dovrà passare attraverso la Spagna (e qui il lavoro è stato completato inglobando la controllata Mediaset España) e la Germania.

 

Il versante tedesco resta nei 1,6 miliardi fatti quello più caldo ora, con l'avvicinarsi della data del 13 giugno, quando l'assemblea di Prosiebensat, di cui Mfe ha quasi il 3o% alle soglie dell'Opa, nominerà quattro dei 9 componenti del Supervisory board. Qui si appresta a far entrare Katharina Behrends, direttore generale delle attività di Mfe in Germania.

PIETRO LABRIOLA

 

Chiaro che Vivendi potrebbe in questo quadro trovare soddisfazione anche dall’essere all’interno di una realtà con progetti di espansione e, nel frattempo, con una politica di dividendi che ha portato a una cedola di 5 centesimi per azione quest’anno per gli azionisti Mfe. Rivestire il ruolo del socio silente, magari con un occhio sempre pronto a cogliere possibili movimenti di avvicinamento da Cologno, può non essere considerato un cattivo affare.

 

È invece sull’altra partita, quella che vede i francesi impegnati in quanto azionisti di Tim, che la media company transalpina può far tutto tranne che star ferma. L’ex monopolista delle Tlc in Italia si trova in questo momento a uno snodo cruciale per la vendita di Netco (rete e Sparkle). Lunedì è prevista una prima riunione del cda Tim che farà da preludio a quella del 22 giugno che, stando al calendario stabilito dallo stesso board, dovrebbe essere decisiva per capire se e in che direzione avviare la vendita dell’asset. Le proposte non vincolanti sul tavolo sono due: da Kkr e da Cdp-Macquarie.

 

vincent bollore vivendi

Su entrambe però i francesi hanno posto seccamente il veto invitando il cda a bocciare definitivamente e a passare a un’altra fase. È da mesi che il primo azionista Tim sta evidenziando il suo diniego ritenendo i valori in gioco quelli di una “svendita”. L’alternativa? Mai spiegata ufficialmente anche se si è capito che i francesi preferirebbero un take private, puntando comunque a far propria la parte rimanente di servizi (ServCo).

 

La saga Tim però insegna (è da sempre così) che le posizioni in campo di forza e di debolezza si scambiano repentinamente. E a Luciano Carta, candidato al cda indicato da Vivendi per sostituire il dimissionario Arnaud de Puyfontaine, è stato preferito Alessandro Pansa, nome tirato fuori all’ultimo dal comitato nomine. Impossibile per Vivendi non leggerla come una mossa ostile. Si vedrà se e come vorrà reagire, fra le minacce di convocazione di assemblea o comunque l’indicazione della bocciatura che proporrà con la sua forza di primo socio.

 

PIERSILVIO BERLUSCONI

[…] Quel che è certo che il dossier rete si avvia al dunque fra 19 e 22 giugno. E chissà che dalle parti di Vivendi non guardino al loro essere alle prese con il pantano Tim come a una leva negoziale in cambio di un lasciapassare politico su Mfe. Sempre che un domani la famiglia Berlusconi cambiasse idea sulla vendita.

PIETRO LABRIOLAPIETRO LABRIOLA TIM

Ultimi Dagoreport

daniela santanche giorgia meloni giorgio mottola

DAGOREPORT - COME MAI LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” HA DECISO LA “DESANTANCHEIZZAZIONE” DEL GOVERNO SOLO ADESSO, PUR AVENDO AVUTO A DISPOSIZIONE PIÙ DI TRE ANNI DI CASINI GIUDIZIARI PER METTERLA ALLA PORTA? - NON È CHE ALL’INDOMANI DELLA DISFATTA, MAGARI LEGGENDO UN POST SU FACEBOOK DI “REPORT” (‘’I SOLDI DELLA SOCIETA’ INDAGATA PER MAFIA A DANIELA SANTANCHE’ E LE OMBRE SUI “SALVATORI” DI VISIBILIA’’), LA PREMIER E IL SUO ENTOURAGE DI PALAZZO CHIGI HANNO SENTITO ODOR DI BRUCIATO E PRESO LA PALLA AL BALZO PER BUTTARE FUORI L’INSOSTENIBILE MINISTRO DEL TURISMO? GIÀ IL GIORNO DELLA SCONFITTA, IL RICHELIEU DI PALAZZO CHIGI, FAZZOLARI, AVEVA MESSO IN CONTO LA POSSIBILE REAZIONE DI UNA MAGISTRATURA RINGALLUZZITA DALLA VITTORIA, PREANNUNCIANDO CHE “L’AZIONE (DELLE TOGHE) POTREBBE DIVENTARE PIÙ INVASIVA" - E OGGI, LA PROCURA DI ROMA HA RICICCIATO IL CASO SOGEI CON PERQUISIZIONI AL MINISTERO DELLA DIFESA E IN UNA SERIE DI SOCIETÀ PUBBLICHE TRA CUI TERNA, RETE FERROVIARIA ITALIANA, POLO STRATEGICO NAZIONALE... - VIDEO DI GIORGIO MOTTOLA

radio deejay theodore kyriakou linus albertino

FLASH – THEO KYRIAKOU NON HA SCELTO A CASO DI ANDARE A MILANO PER IL DEBUTTO DA EDITORE DI “REPUBBLICA”: NEGLI STORICI STUDI DI VIA MASSENA C’È LA SEDE OPERATIVA DELLE RADIO DEL GRUPPO GEDI, CHE SONO L’UNICO ASSET CHE INTERESSA AL MAGNATE GRECO – QUEL VOLPONE DI KYRIAKOU, PIÙ FURBO DI ELKANN, HA DATO UNO ZUCCHERINO ALLA REDAZIONE DI “REP”, INCONTRANDO I GIORNALISTI E PROMETTENDO INVESTIMENTI. MA IL SUO VERO OBIETTIVO ERA IL FACCIA A FACCIA CON LINUS (DIRETTORE EDITORIALE DEL POLO RADIOFONICO): LA PRIORITÀ È METTERE A PUNTO UN PIANO PER DARE UNA RINFRESCATA A RADIO CAPITAL E RENDERE PIÙ COMMERCIALE LA DISCOTECARA “M2O”, DI CUI È DIRETTORE ARTISTICO ALBERTINO (FRATELLO DI LINUS)

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?