antonio patuelli

LE BOMBE DI PATUELLI: ''SE CAMBIANO LE CONDIZIONI CON LA RIFORMA DEL MES, LE BANCHE ITALIANE NON COMPRERANNO PIÙ TITOLI PUBBLICI COME PRIMA''. IL CAPO DELL'ABI, CHE SI AVVIA VERSO UN QUARTO MANDATO, MANDA SILURI A DESTRA E MANCA: ''LE ISTITUZIONI NON CI HANNO DETTO NULLA SUL FONDO SALVA-STATI. SIAMO LIBERI DI COMPRARE QUELLO CHE VOGLIAMO. NON ABBIAMO UN VINCOLO DI PORTAFOGLIO''

 

 

David Carretta

@davcarretta

 

Patuelli interrogato sulle polemiche sul MES: "guardi io non so niente. Leggo i giornali, ho letto l'Hufftington Post. Sono materie sulle quali il mondo bancario italiano non è stato messo al corrente da parte delle istituzioni della Repubblica. Non ci hanno detto nulla".

 

Patuelli pressato sul CACs single limb e titoli pubblici: "Non li compreremo più. Siamo liberi di comprare quello che vogliamo. Non abbiamo un vincolo di portafoglio di comprare X. Ma come investitore il mio problema è la Repubblica italiana cosa fa per tutelare debito pubblico".

antonio patuelli 16

 

Patuelli ancora pressato: "Il problema è il debito pubblico italiano. Se le condizioni realtive al debito pubblico altereranno o per maggiori assorbimenti o per elementi che favoriscano sinistri, è chiaro che le banche italiane sottoscriveranno meno debito pubblico".

 

 

2. IL POLITICO CHE SI FECE BANCHIERE: PATUELLI E IL DECLINO DELL'ABI

Carlo Di Foggia per ''il Fatto Quotidiano''

 

 

Una volta era un posto ambito, uno degli snodi cruciali del capitalismo di relazione italiano. Oggi non c' è piu competizione per la guida dell' Associazione delle banche italiane (Abi), il potere è altrove, gli interessi delle grandi banche sono lontani dall' Italia e quelle medio-piccole hanno come massima ambizione la sopravvivenza, non certo la guida del Paese.

 

La Confindustria delle banche è talmente spompata da aver chiesto il quarto mandato consecutivo al suo presidente, Antonio Patuelli, ultimo superstite della schiatta liberale, passato indenne alle macerie della Prima Repubblica facendosi banchiere.

Forse si ispira a Franklin Delano Roosevelt: il presidente americano decise di violare la regola non scritta stabilita da George Washington di non superare i due mandati (ne fece quattro anche lui). Patuelli aggira la regola stabilita da lui stesso nel 2012 (il "lodo Patuelli") di alternare alla guida esponenti delle grandi e piccole banche.

 

antonio patuelli 4

Avrebbe dovuto lasciare a fine anno, invece resterà fino al 2022 grazie alle modifiche allo Statuto decise nei giorni scorsi. Un grande classico in casa Abi. Il numero uno di Palazzo Altieri aveva già fatto il terzo grazie a un' altra modifica. Adesso si torna alle regole precedenti al regno di Giuseppe Mussari, l' ex padre padrone di Mps eletto alla guida dell' Abi nel 2010 per acclamazione e confermato nel luglio 2012 nonostante lo scandalo Anonveneta. Anche allora fu modificato lo statuto per lasciare alla guida dell' Abi un banchiere disoccupato. Patuelli, suo avversario, divenne vicepresidente vicario.

 

Quando nel gennaio 2013 Mussari viene travolto dall' inchiesta, ne prende il posto, grazie al lodo da lui inventato, e sempre "per acclamazione".

salvatore rossi antonio patuelli

"Crediamo e operiamo per banche indipendenti, distanti e distinte dalla politica e da ogni interferenza", esordì il giorno dell' elezione. E chi meglio di un politico poteva dirlo?

 

Nel secolo scorso, Patuelli, classe 1951, avvocato e imprenditore agricolo, fu enfant prodige del Pli: già negli anni 70 guidava la Gioventù liberale e nel 1983, a soli 32 anni, approdò a Montecitorio. Viene rieletto nel 1992, quando diventa pure sottosegretario alla Difesa del governo Ciampi. Un anno prima era diventato vicesegretario vicario dell' ultimo leader, Renato Altissimo, poco dopo condannato per la maxi-tangente Enimont.

 

ANTONIO PATUELLI GIOVANNI TRIA GIUSEPPE GUZZETTI IGNAZIO VISCO

Pautelli s' era già fatto banchiere nel 1991, agli albori della lottizzazione del credito avviata con la nascita delle fondazioni bancarie. Diventa vicepresidente della Cassa di risparmio di Ravenna, nel 1995 sale alla presidenza, carica che ricopre da 24 anni per cui prende uno stipendio di 170 mila euro, che si somma al vitalizio parlamentare. Siede in una decina di società, tra cui diverse controllate della banca. Negli anni è stato in una ventina di cda. Oggi rivendica di non avere legami con la politica, né sponsor a cui render conto: s' è dimenticato la tessera del Pli e la Prima Repubblica in cui la Dc deteneva il potere politico e lasciava a laici e massoni un po' di spazio nel mondo della finanza (pubblica).

 

Difficile trovare un banchiere che parli male di Patuelli, stimato pure dai sindacati. La sua forza è l' assenza di alternative. È considerato il meno peggio del mondo bancario di provincia, il più danneggiato dai nuovi criteri sul patrimonio (a partire da Basilea 2) e dall' ipertrofia normativa dell' Unione bancaria europea contro cui la lobby del credito capitanata da Patuelli ha combattuto, con pochi successi.

Oggi Patuelli denuncia i pericoli del bail in, la normativa Ue che impone di far pagare la crisi ad azionisti, obbligazionisti e correntisti più ricchi.

 

ignazio visco piercarlo padoan guzzetti patuelli

Ma quando fu recepita nel 2015 spiegò che sarebbe stata "l' eccezione estrema, non la regola". Indimenticabile il depliant a fumetti distribuito dall' Abi nelle filiali per rassicurare i risparmiatori ("Tu e il tuo bail in"). La vicenda di Etruria&C. ha mostrato l' errore di valutazione. Oggi Patuelli sostiene che il bail in vìola la tutela del risparmio sancita dalla Costituzione (art. 41).

 

Mai una parola, però, sull' altrettanto grave violazione compiuta dalle banche piazzando miliardi di obbligazioni subordinate alle famiglie (anche CariRavenna lo fece per oltre 150 milioni). Patuelli è il simbolo di questa contraddizione. Ripete sempre che il "debito pubblico è la palla al piede del Paese", però difende "il contributo per stabilizzare la Repubblica" che danno le banche acquistando i Btp. E infatti la sua Cassa di Ravenna ne ha in pancia per 1,6 miliardi su un patrimonio netto di 450 milioni, quattro volte il rapporto di Intesa o Unicredit.

antonio patuelli ai tempi del parlamento

 

Ha predicato per anni che la crisi bancaria fosse finita, mentre vari istituti di credito saltavano. Si è scagliato contro la stretta della Bce sui crediti deteriorati per poi festeggiare ogni volta i risultati delle banche nello smaltimento delle sofferenze, ignorando gli effetti sui debitori. Quando nell' estate 2017 lo Stato ha salvato Mps, per mesi ha chiesto di pubblicare la lista dei grandi debitori degli istituti salvati.

La filastrocca che avrebbero ingannato gli ingenui banchieri facendosi prestare denaro commettendo mendacio bancario si è poi scontrata col fatto che nessun banchiere aveva mai presentato denuncia.

 

Il risultato migliore lo ha raggiunto nella battaglia contro le nuove norme sui requisiti di onorabilità dei banchieri, a suo dire troppo severe. La direttiva Ue che le prevede risale al 2013, ma da sei anni il ministero dell' Economia si scorda di emanare le disposizioni che decimerebbero i consigli di amministrazione.

 

 

PADOAN VISCO GUZZETTI PATUELLI

 

Ultimi Dagoreport

fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT: FRATELLI DEL KAOS - IL DISGREGAMENTO DI FRATELLI D’ITALIA, DOPO TRE ANNI DI MELONISMO SENZA LIMITISMO, SI AVVICINA SEMPRE PIÙ ALLA SOGLIA DELL’IMPLOSIONE - AL ROSARIO DI FAIDE ALLA FIAMMA, ORA SI AGGIUNGE UN’ALTRA ROGNA DI NOME FABIO RAMPELLI, FONDATORE NELLE GROTTE DI COLLE OPPIO DELLA SEZIONE “I GABBIANI”, CHE AGLI INIZI DEGLI ANNI ‘90 HA SVEZZATO, TRA CANTI DEL CORNO E ANELLI MAGICI, L’ALLORA QUINDICENNE GIORGIA CON LA SORELLINA ARIANNA, FAZZOLARI, MOLLICONE, GIULI, LOLLOBRIGIDA, ROSSI, SCALFAROTTO E MOLTI ALTRI CAPOCCIONI OGGI AL POTERE – MITO RINNEGATO DI MELONI, CHE HA PREFERITO CIRCONDARSI DI YES-MEN, RAMPELLI OGGI SI AUTOCANDIDA A SCENDERE IN CAMPO NELLA PRIMAVERA DEL ’27 CONTRO IL BIS CAPITOLINO DI ROBERTINO GUALTIERI - E ORA CHE FARANNO ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI E VIA DELLA SCROFA CHE LO VEDONO COME IL FUMO NEGLI OCCHI? CONTINUERANNO A SBATTERE LA PORTA IN FACCIA AL LORO EX IDEOLOGO DI COLLE OPPIO? 

vladimir putin colpo di stato soldati militari.

DAGOREPORT – ORA PUTIN È DAVVERO TERRORIZZATO: PIÙ CHE I DRONI UCRAINI CHE BUCANO LE DIFESE AEREE OGNI GIORNO, A TORMENTARE IL CAPOCCIONE DEL “MACELLAIO RUSSO” (COPYRIGHT BIDEN) È UN POSSIBILE COLPO DI STATO – QUESTA VOLTA A INSORGERE NON SAREBBE UN GRUPPO DI SCALMANATI MERCENARI COME LA WAGNER GUIDATA DA PRIGOZHIN, MA L’ESERCITO. I COLONNELLI GLI RINFACCIANO L’UMILIAZIONE SUBITA IN UCRAINA (AVEVA PROMESSO DI CONQUISTARE KIEV IN TRE SETTIMANE, È IMPANTANATO DA 4 ANNI), E LUI REPLICA DANDO LA COLPA AI SOLDATI – L’OCCASIONE PERFETTA PER UN GOLPETTO? POTREBBE ESSERE DIETRO L’ANGOLO. DOMANI “MAD VLAD” PARTE PER LA CINA. E AL SUO RITORNO…

maurizio martina francesco lollobrigida elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT – LA STORIA DELLA CANDIDATURA DI MAURIZIO MARTINA ALLA FAO È STATO UNO “SCHERZETTO” BEN CONGEGNATO DALL'AZZOPPATA MELONI CON L'EX COGNATO LOLLOBRIGIDA, PER METTERE IN DIFFICOLTÀ ELLY SCHLEIN: LA SPAGNA HA PUNTATO DA TEMPO LA POLTRONA, TANTO CHE SANCHEZ HA PROPOSTO UN SUO MINISTRO, FEDELISSIMO, LUIS PLANAS. È QUI CHE I FRATELLI D’ITALIA HANNO INTRAVISTO L’OPPORTUNITÀ: SAPENDO CHE L’ITALIA HA POCHE CHANCE, HANNO MESSO SUL PIATTO IL NOME DI MARTINA, PER SPACCARE IL PD E ACCUSARE SCHLEIN DI “SUBALTERNITÀ” RISPETTO AL BEL PEDRO – VORACI COME SONO DI CARICHE E INCARICHI, TI PARE CHE RINUNCIANO A UNA POLTRONA PER DARLA A UN EX SEGRETARIO DEL PD? ERA TUTTO “SPIN”, E I RIFORMISTI DEM HANNO ABBOCCATO…

elkann lapo ginevra john gianni agnelli margherita agnelli poteri

DAGOREPORT - MENTRE LAPO SI RIAVVICINA ALLA MADRE MARGHERITA AGNELLI (“VOGLIO RICOMPORRE UN RAPPORTO DI AFFETTO E DI SERENITÀ”), SI AVVICINA L’UDIENZA DEL 22 GIUGNO A TORINO CHE POTREBBE PORTARE A UN RINVIO A GIUDIZIO PER JOHN ELKANN PER TRUFFA AI DANNI DELLO STATO - NELLO STESSO TEMPO COMINCIA A DIPANARSI L’INTRECCIO DELLE VARIE CAUSE CIVILI INCASTRATE L’UNA CON L’ALTRA TRA ITALIA E SVIZZERA CHE VEDE CONTRAPPORSI MARGHERITA AI SUOI TRE PRIMI FIGLI, AL FINE DI TOGLIERE AL PRIMOGENITO JOHN LA GUIDA DELL’IMPERO EXOR - MA DAGOSPIA PUBBLICA UN ATTO UFFICIALE RELATIVO AI POTERI DELLA "DICEMBRE", LA SOCIETA' CHE HA LA QUOTA PRINCIPALE DEL GRUPPO CHE CONTROLLA EXOR, SOTTOSCRITTO NEL 1999 DALLA STESSA MARGHERITA, IN CUI SI LEGGE: "QUALORA GIOVANNI AGNELLI MANCASSE O PER QUALSIASI RAGIONE FOSSE IMPEDITO, L'AMMINISTRAZIONE NELLA SUA IDENTICA POSIZIONE CON GLI STESSI POTERI E PREROGATIVE SARA' ASSUNTA DA JOHN PHILIP ELKANN..."

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni

FLASH – COM’È FRICCICARELLO ANTONIO TAJANI IN QUESTI GIORNI: PRIMA HA FATTO USCIRE SUI GIORNALI L'IPOTESI DI UNA POSSIBILE “MANOVRA CORRETTIVA”. POI HA RINFACCIATO ALL’OPPOSIZIONE LO STALLO IN COMMISSIONE VIGILANZA RAI, CHE BLOCCA LA NOMINA DI SIMONA AGNES A PRESIDENTE DELLA TV PUBBLICA (CANDIDATURA A CUI ORMAI NON CREDE NEMMENO LEI). IL MOTIVO DI TANTO PENARE? MARINA BERLUSCONI: TAJANI DEVE DIMOSTRARE ALLA “PADRONA” DI FORZA ITALIA DI NON ESSERE IL MAGGIORDOMO DI GIORGIA MELONI…

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...