cetrioloni per l italia - meme by edoardo baraldi giorgia meloni economia crisi soldi

CAMBIANO I GOVERNI MA IL CETRIOLONE FINISCE SEMPRE IN CULO AL CETO MEDIO – ALTRO CHE “MENO TASSE” ANNUNCIATO DALLA MELONI: LA MANOVRA CONTINUA A PENALIZZARE QUEL 15% DI CONTRIBUENTI CHE DICHIARA REDDITI DA 35 MILA EURO IN SU E CHE PAGA IL 63% DELL’IRPEF E QUASI IL 100% DI TUTTE LE RESTANTI IMPOSTE DIRETTE – “IL FOGLIO”: “QUESTO SPARUTO ‘CETO MEDIO’ È FUORI DA TUTTE LE AGEVOLAZIONI SALVO QUALCHE BONUS. PER QUANTO TEMPO PUÒ DURARE UN PAESE SE UNA MINORANZA DEVE PAGARE PER TUTTI?

Estratto dell’articolo di Alberto Brambilla per www.ilfoglio.it

    

giorgia meloni giancarlo giorgetti

Meno tasse, meno tasse, meno tasse: questa è la ricetta magica del governo. Solo così, dice, si favorisce la crescita economica. E questo è il filo conduttore della legge di Bilancio, una stanca ripetizione prodotta da politici che da 25 e più anni si sono “ricoverati” nel meraviglioso e remunerativo mondo della politica, avulso dalla realtà e dai numeri dell’economia. […]

 

[…] Solo 30 miliardi (35 per il 2026 e 40 per il 2027), la maggior parte dei quali in “assistenza di sussistenza”, in deficit per altri 9/10 miliardi e basata su bonus, decontribuzioni di ogni genere, riduzione ulteriore di imposte, esenzione dell’Auuf anche dall’Isee, 1.000 euro di bonus nuovi nati e  ulteriori aumenti delle pensioni minime. Deficit ancora al 2,6% nel 2027 a patto che il pil cresca ma già lo si vede in riduzione dello 0,2% e rapporto debito pil in crescita al 136 e poi al 137%.

 

crisi del ceto medio

Ma la cosa che più sconcerta è la volontà di rendere strutturale quello che ingannevolmente viene indicato come “cuneo fiscale”, ma che in realtà è uno sconto sui contributi pensionistici per redditi fino a 25 mila euro dei dipendenti, per i residenti al Sud, giovani assunti, donne madri, disoccupati e così via.

 

Gran parte di questi cittadini paga poche o nulle tasse, ora gli diamo gratis anche la pensione. Se proseguiamo così altro che sostenibilità economica del sistema previdenziale raggiunta dopo tante riforme negli ultimi 30 anni, in dieci anni la smontiamo alla faccia delle giovani generazioni.

 

[…]

 

giorgia meloni e il pizzo di stato - vignetta by emiliano carli

Ma restiamo ai numeri e partiamo dalle tasse cui pare il governo abbia dichiarato guerra. Secondo l’ultimo studio di Itinerari Previdenziali sui redditi relativi al 2022, dichiarati nel 2023 ed elaborati dal Mef in questi ultimi mesi, quelli che fanno una dichiarazione dei redditi positiva e quindi pagano almeno 1 euro di Irpef sono solo 32,373 milioni di cittadini su 59,030 milioni di abitanti.

 

Significa che il 45% degli italiani non ha redditi e, quindi, vive a carico di qualcuno. Ma c’è di più: su  42 milioni di dichiarati il 93,7% dell’Irpef è pagato da 19,66 milioni di contribuenti, mentre i restanti 22,35 milioni ne pagano solo il 6,31%. Domanda: per quanto tempo può durare un paese se una minoranza deve pagare per tutti?

 

Entriamo un po’ più in dettaglio. Il 40,35% dei dichiaranti con redditi da negativi a zero, da zero a 7.500 € lordi l’anno e da 7.500 a 15.000 € lordi l’anno, che con le persone a carico fanno 23,818 milioni di abitanti, pagano l’1,28% di tutta l’Irpef: la metà di questi non paga nulla né tasse né contributi.

 

crisi del ceto medio

Per garantire a questi primi tre scaglioni di reddito la sola sanità, facendo la differenza tra l’Irpef versata e il costo pro capite della sanità (131,103 miliardi di spesa sanitaria nel 2022 per un pro-capite di 2.221 €), occorre che altri contribuenti o il debito pubblico paghino ogni anno 50,4 miliardi.

 

Sommando anche i 5.398.261 dichiaranti da 15 a 20 mila euro €  lordi l’anno, che per l’effetto bonus-Tir si riducono a 4.936.319 versanti (il 12,84% del totale) e che pagano il 5,02% del totale Irpef, il 53,19% dei contribuenti pari a oltre 31,4 milioni di cittadini versa soltanto il 6,21% di tutta l’Irpef pari a 11,75 miliardi e forse una percentuale simile di altre imposte. Per garantire a questi quattro scaglioni la sanità occorrono 60 miliardi.

 

[…]

 

LA GIORGIA DI LOTTA E QUELLA DI GOVERNO - VIGNETTA BY ELLEKAPPA

E allora chi paga le tasse? Posto che il 53,19% versa il 6,21% dell’Irpef e quindi è totalmente a carico della collettività, che il 31,55% è pressoché autosufficiente su quasi tutte le funzioni salvo per l’assistenza, il grosso dell’Irpef è pagato dal 15,26% di contribuenti che dichiarano redditi da 35 mila euro in su e che si sobbarcano oltre il 63% dell’Irpef e quasi il 100% di tutte le restanti imposte dirette; questo sparuto “ceto medio” che, dichiarando da 35 mila euro in su, è fuori da tutte le agevolazioni salvo qualche bonus e una parte dell’Auuf. Possiamo andare avanti così?

giorgia meloni e giancarlo giorgetti 1LA GIORGIA DI LOTTA E QUELLA DI GOVERNO - VIGNETTA BY ELLEKAPPA

Ultimi Dagoreport

meloni trump

DAGOREPORT - CHISSÀ, MAGARI LO SCONCIO GOLPE TRUMPIANO IN VENEZUELA, CON LA CATTURA DI MADURO E DECINE DI MORTI, HA SPEDITO GIORGIA MELONI IN UNO STADIO DI TALE PIACERE DA PERDERE IL CONTROLLO DEI NEURONI, INCIAMPANDO IN DUE MADORNALI GAFFE, CHE NESSUN MEDIA HA SOTTOLINEATO - PRESO IL MOSCHETTO, CALZATO L’ELMETTO, LA “CHICA CALIENTE” (COPY SANTIAGO ABASCAL) HA PROCLAMATO LA TESI DI ‘’UN INTERVENTO LEGITTIMO DI NATURA DIFENSIVA CONTRO IL NARCOTRAFFICO’’ - BENE, SIETE CURIOSI DI SAPERE CHI L’HA SMENTITA? LO STESSO TRUMP! “D’ORA IN AVANTI SAREMO FORTEMENTE COINVOLTI NELLA GESTIONE DEL PETROLIO DEL VENEZUELA” - MA NON È FINITA: LA STAGIONATA RAGAZZA PON-PON DEL TRUMPISMO SENZA LIMITISMO HA SPROLOQUIATO PURE DI UNA “AZIONE MILITARE ESTERNA”. A SMENTIRLA È ARRIVATO QUESTA VOLTA IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO: "NON SIAMO IN GUERRA…" - VIDEO

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”